Come sono arrivati i mandarini in Russia e perché sono diventati un simbolo del nuovo anno?

Dove e quando iniziarono a coltivare i primi alberi di mandarini non è noto esattamente. Secondo una versione si diffusero in Iran circa mille anni fa, mentre stando a un’altra sarebbero comparsi nel Medioevo nel distretto di Satsuma, nel sud del Giappone; addirittura una terza teoria afferma che la patria di questi frutti sarebbe l’antica Cina, dove i mandarini erano i funzionari di alto rango. Essi erano tenuti ad indossare abiti di color arancione acceso e, probabilmente, si iniziò a chiamare i frutti con questo nome proprio per la somiglianza di colore. In Cina si era soliti regalare due mandarini in occasione del nuovo anno: tale regalo voleva essere un augurio di ricchezza, dato che in cinese la parola “oro” e l’espressione “coppia di mandarini” hanno una pronuncia simile.

“Giacevano poi, come se fossero niente più che patate, mucchi di mandarini, un tipo di arance piccole ma molto dolci e profumate. Buoni anche perché la buccia con tutte le fibre si stacca subito, e si ottiene un frutto sbucciato, come un uovo, succoso, quasi trasparente.”
Ivan Gončarov, “Fregata Pallada”

All’inizio del XIX secolo la prima pianta di mandarini comparve in Francia, nel giardino botanico della città di Lione. Vi era stata portata dall’Algeria o dal Marocco, e i frutti vennero chiamati “tangerini” dal nome del porto di Tangeri, punto di arrivo delle navi che trasportavano prodotti africani. In seguito “tangerino” prese a designare un altro agrume, ma c’è da dire che in quel periodo gli europei distinguevano a malapena mandarini, tangerini, arance e altri frutti simili.

In Russia i mandarini iniziarono ad arrivare dalla Germania negli anni ’70 dell’Ottocento. All’epoca non erano ancora il simbolo del Nuovo Anno e del Natale: i frutti maturavano a dicembre e venivano distribuiti a San Pietroburgo e Mosca solo verso la fine di gennaio. Negli anni ’80 dell’Ottocento le prime piantagioni di mandarini si registrarono in Abcasia e nella provincia georgiana di Kacheti. Così i tempi di consegna di questi frutti nelle maggiori città russe si ridussero e le famiglie ricche abbracciarono presto una nuova tradizione: addobbare l’albero di natale con i mandarini, spesso avvolti da carta dorata o argentata.

Fino agli anni ’60 del Novecento tali frutti rimasero tuttavia una prelibatezza rara e costosa che spesso si trovava solo nelle regioni del sud. Solo nel 1963 giunse in URSS la prima nave da carico secco con mandarini dal Marocco. Dopo questo episodio gli agrumi africani furono consegnati regolarmente e recapitati in Unione Sovietica proprio in occasione delle festività natalizie. In inverno erano forse gli unici frutti freschi che si potevano portare in tavola per le feste. Da quel periodo in Unione Sovietica, e poi in Russia, i mandarini iniziarono ad essere associati proprio all’avvento del nuovo anno.

Iosif Brodskij descriveva così l’affaccendamento della vigilia della festa nella poesia “Siamo tutti, a Natale, un po’ Re Magi”:

Reti per la spesa, borse, sacchi,

cappelli, cravatte, messi da una parte.

Odore di vodka, aghi di pino e merluzzo,

mandarini, cannella e mele.

Un caos di persone e i sentieri per Betlemme

coperti da una coltre di neve.

Un chilogrammo di mandarini allora costava 1 rublo e 30 copechi. In URSS arrivavano frutti della specie “unshiu”: agrodolci, schiacciati e dalla buccia spessa. Oggi in Russia vengono portate da Spagna e Marocco clementine dolci e con buccia sottile, mentre in Abcasia si coltivano numerosi incroci delle specie “unshiu” e “satsuma”.

Fonte Kul’tura.rf, di Irina Kirilina, traduzione di Giulia Conti

Giulia Conti

Ho iniziato a studiare russo per curiosità e mi sono appassionata sempre di più. Negli anni universitari ho avuto modo di studiare e lavorare in Russia per svariati periodi. Non mi sono fatta mancare i viaggi: Mosca, San Pietroburgo, l'anello d'oro, Ekaterinburg e poi fino a Vladivostok, percorrendo la tratta ferroviaria Transiberiana . Un pezzo del mio cuore è rimasto a Mosca. Laureata in Mediazione linguistica e culturale e in Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale.