Lola Astanova: andrò in Uzbekistan solo per i concerti

La pianista 33enne Lola Astanova, nata a Taškent, vive e lavora da 18 anni negli Stati Uniti. Di recente, Lola, definita dalla critica musicale «la pianista più affascinante al mondo», non solo per la sua grande maestria nel suonare il pianoforte ma anche per la bellezza e il buon gusto nel vestire, ha rilasciato un’intervista all’emittente Ozodlik.

Ozodlik: Lola, ci racconti della sua prima impressione una volta arrivata negli Stati Uniti. Com’è stato?

Lola Astanova: Sono arrivata quando ero ancora una bambina, in occasione di una tournée con la scuola di Tamara Popovič.  La sensazione che ho provato è stata una sorta di shock per non aver mai visto niente del genere. Ricordo New York di notte, le limousine bianche, i grattaceli illuminati, i cartelloni pubblicitari, Broadway. È stato davvero incredibile. Poi, sono tornata agli inizi del 2000 per continuare la mia carriera e dedicarmi alla musica e all’arte.

Lola Astanova

Ozodlik: Come ha iniziato la sua carriera negli USA? È stato difficile per lei dopo aver vissuto in Russia e in Uzbekistan?

Lola Astanova: Certo che è stato difficile. Molti si illudono che negli Stati Uniti sia tutto rose e fiori, che basti venire qui e tutto gli sarà immediatamente servito su un piatto d’argento. In realtà non è così. È stato complesso ed è stato necessario ricominciare tutto da zero. Quando sono arrivata, non conoscevo nessuno. Non sapevo nemmeno come funzionasse la società qui. Non avevo conoscenti, né contatti. Per questo è stato molto difficile resistere. In una situazione del genere, molte persone crollano, altre semplicemente vanno via, smettono di perseverare. Ma questo è un momento cruciale: bisogna farsi forza perché tutto dipende solo da te. L’unica cosa che posso dire è che gli Stati Uniti, così come qualsiasi altra società complessa, hanno i propri problemi. Ma qui, tutto dipende da te. Qui, non importa da dove vieni, che aspetto hai, qual è il tuo accento e quanti soldi hai in banca. Non importa davvero. Tutto dipende da te stesso, dalla tua visione delle cose e da ciò che stai cercando di realizzare.

Ozodlik: Com’è riuscita a trovare il suo posto nel mondo della musica? Non è certo semplice dal momento che questo è un mercato più che saturo. 

Lola Astanova: Ha assolutamente ragione. Il mondo dell’arte è sempre qualcosa di prettamente soggettivo, dove tutti hanno opinioni personali. Ma questa è la mia vocazione: mi occupo di musica da quando ero bambina e le ho dedicato tanti anni della mia vita. Però devo ammettere che ho sempre avuto la dimostrazione che ciò di cui mi occupo fa per me. Ho sempre avuto la sensazione che ciò che faccio è ciò che dovrei fare, che questa è la strada giusta. Sin da bambina, ho sempre ricevuto molta attenzione, sia dai miei maestri che dal pubblico. E poi, da adulta, ho compiuto importanti passi in avanti come il mio debutto alla Carnegie Hall. In qualche modo sono riuscita a trovare il mio pubblico. E il mio pubblico, di conseguenza, ha trovato me.

 

Ozodlik: Quindi, sin da bambina ha capito cosa avrebbe voluto fare. Come lo ha capito a quell’età?

Lola Astanova: Sì, ho iniziato da piccola e non riuscivo nemmeno a immaginare come fosse possibile occuparsi di altro nella vita. Quando hai 16-17 anni, quando sei ancora adolescente, ti chiedi se sei disposto a fare questo per tutta la vita. A quell’età sei già in grado di comprendere che non puoi solo suonare il pianoforte e dovresti formarti anche per qualche altra professione. A me, invece, non è mai passato per la testa. Diciamo che è stata la musica a scegliere me.

Ozodlik: Lola, che ricordi ha dell’Uzbekistan? È rimasta in contatto con qualcuno? Ha parenti sul posto?

Lola Astanova: Non vivo in Uzbekistan da molto tempo ormai. I miei parenti vivono lì. Purtroppo, non abbiamo un rapporto stretto. Ma è possibile che le cose cambino (ride).

Lola Astanova

Ozodlik: Ne ha fan o ammiratori dall’Uzbekistan? Le è mai capitato che qualche sostenitore uzbeko si mettesse in contatto con lei?

Lola Astanova: Nell’ultimo periodo, sulle mie pagine delle piattaforme social, mi hanno scritto sempre più persone, prevalentemente appassionati di musica e di pianoforte. Ad esempio, mi ha scritto qualcuno che frequenta la scuola Uspenskij, dove ho studiato anch’io. A volte, ho ricevuto parole molto affettuose da chi l’ha frequentata e ha conosciuto Tamara Popovič e Mark Rusak, miei insegnanti.

Ozodlik: Si dice che, una volta, all’ambasciata dell’Uzbekistan negli Stati Uniti, non le hanno voluto prorogare la data di scadenza del passaporto. Poi c’è riuscita?

 Lola Astanova: Sì, è successo davvero. Purtroppo, è la verità. Avevo bisogno di farmi prorogare la data di scadenza del passaporto così sono andata al consolato, ho chiamato, ho scritto. Ho fatto l’impossibile ma, a quanto pare, non è servito a niente. Da quel momento non ho più riavuto il passaporto e nessuno ne ha prorogato la scadenza. Non è stato un avvenimento molto felice.

Ozodlik: Praticamente, lei aveva il passaporto uzbeko, è scaduto e aveva semplicemente bisogno di una proroga. Giusto?

Lola Astanova: Esatto. È stato proprio così. Credo che la ragione fosse legata a qualche cavillo burocratico dal momento che ho presentato tutti i documenti necessari e fatto ciò che mi era stato chiesto, ma non ho mai ricevuto il passaporto indietro.

Ozodlik: All’ambasciata dell’Uzbekistan non le hanno spiegato il perché?

Lola Astanova: Innanzitutto, era molto difficile mettersi in contatto con loro. Quando ho cominciato a chiamare per chiedere spiegazioni, a un certo punto non alzavano più nemmeno la cornetta. Sono riuscita ad ottenere solo risposte discordanti alle mie domande. Così ho smesso di aspettarmi qualcosa. Sarebbe stato più semplice e celere rifarmi il passaporto anziché aspettare la proroga al mio.

Ozodlik: Ma, alla fine, ha ricevuto il passaporto americano…

Lola Astanova: Sì.

Ozodlik: Lola, l’anno scorso, il Presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev, ha partecipato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Durante quel viaggio, ha incontrato i cittadini uzbeki che vivono in America e li ha incoraggiati a tornare in Uzbekistan e a lavorare lì per il bene del Paese. Se lei dovesse ricevere un’offerta del genere dalle autorità uzbeke, l’accetterebbe?

Lola Astanova: In quanto persona nata in Uzbekistan, a Taškent, questo per me rimarrà sempre un posto speciale. Ma la mia vita professionale adesso si svolge in America. Sono qui da molti, molti anni, mi sono adattata e mi trovo bene. Mi farebbe piacere fare qualche concerto in Uzbekistan, visitare il Paese e rivedere i miei cari. Dopotutto, è il luogo in cui sono nata e per questo sarà sempre nel mio cuore. Ma la mia vita professionale e artistica è qui. Ecco come stanno le cose.

Lola Astanova

Ozodlik: Cosa ne pensa del fatto che la definiscono «la pianista più affascinante e sexy del mondo»? Non le dà fastidio quest’immagine?

Lola Astanova: (ride) No, non mi disturba affatto. Naturalmente mi fa piacere che alcuni la pensino così. Ma credo che la maggior parte delle persone non associ la musica classica a termini del genere e che, piuttosto, la reputi noiosa, antiquata e poco interessante. Per questo motivo, giudico quelle parole come un complimento alla mia esibizione. Suono sempre con grande sentimento, con tutta l’anima. Vorrei che le persone avessero voglia di venire a teatro, che fossero davvero interessate ad ascoltare e a vedere. Quelle che lo fanno già, pagano molti soldi per il biglietto e si aspettano di esperire emozioni. Per tanto, credo che un concerto debba essere ben curato sia sul piano della musica che su quello visivo. È questo il tipo di società in cui viviamo, è questo il 2018. Tutto cambia. L’arte stessa non può essere uguale a quella di 100 anni fa! Sarebbe impossibile: nessuno avrebbe voglia di vederla e nessuno verrebbe ad ascoltarla. Il pubblico andrebbe via. Penso che sia un bene quando i giovani scoprano l’arte e in particolare la musica classica. In qualche modo, credo di riuscire a renderla più interessante per loro. E vedo solo del positivo in questo. Faccio ciò che amo e nel modo in cui percepisco ciò che amo. Dubito che potrei mai salire su un palco, vestita di nero, con la sala mezza vuota e premere dei tasti senza far emergere la mia personalità. Non sarei io. Il mio approccio è diverso, la mia energia è diversa, tutto in me è diverso.

Ozodlik: Lola, grazie mille per quest’intervista.

 

Fonte: rus.ozodlik.org, 23/07/2018 – di Aziz Nur per Radio Ozodlik, traduzione di Giulia Paola Pattavina.