Putin e Biden si sono parlati

ma, a giudicare dalle informazioni delle due capitali, sembra ci siano state due conversazioni diverse.

Al termine della prima telefonata dei presidenti Biden e Putin, la Casa Bianca e il Cremlino hanno rilasciato comunicati così diversi che, se non fosse per il tema comune della proroga dell’accordo START-3, si potrebbe supporre che le parti raccontino di due diverse conversazioni. Ci sono anche discrepanze su chi abbia telefonato per primo.

Quello che ha riferito la Casa Bianca: il presidente Biden ha ribadito il saldo sostegno degli Stati Uniti per la sovranità dell’Ucraina. Ha anche sollevato altre questioni di preoccupazione per l’amministrazione americana:

  • L’hacking alla SolarWinds (Washington è convinta che, dietro alla più massiccia penetrazione nei sistemi informatici degli Stati Uniti, si celino hacker russi legati ai servizi segreti; sono state colpite 250 organizzazioni statali e private, 8 ministeri principali, incluso il Pentagono, il Dipartimento di Stato e il Ministero del Commercio);
  • le notizie riguardo al fatto che la Russia conferisca premi per l’uccisione di soldati americani in Afghanistan (presso i servizi segreti USA non c’era un parere univoco, per quanto questa informazione sia stata confermata);
  • L’interferenza nelle elezioni negli Stati Uniti del 2020;
  • L’avvelenamento di Aleksej Naval’nyj

La nuova amministrazione, fino ad ora, non ha intrapreso azioni contro la Russia in risposta al gruppo di hacker, con riferimento alla violazione del funzionamento della società di gestione SolarWinds, l’appaltatore del governo e delle grandi società finanziarie.

Biden la scorsa settimana ha sollecitato il direttore dell’intelligence nazionale a svolgere un’indagine sugli attacchi degli hacker russi su larga scala, sull’avvelenamento di  Naval’nyj e su altre «azioni aggressive» di Mosca.

Al termine delle indagini potranno essere adottate nuove sanzioni.

È subito evidente la differenza dalla precedente amministrazione. Trump non aveva commentato l’hackeraggio informatico, presumendo che la colpa potesse essere della Cina. Sulla questione riguardo il presunto bonus in denaro, da parte di Mosca, ai talebani per l’uccisione e il ferimento di soldati americani, Trump, con grande sdegno dei membri del Congresso di entrambe le parti, ha addirittura lasciato perdere.

E che dire su Naval’nyi. Il 45° presidente [Trump] ha promesso di «studiare la questione» dell’avvelenamento del leader dell’opposizione russa, ma non si è mai preso la briga di rilasciare una dichiarazione. È risultato conveniente far pagare lo scotto al (già ex) capo della politica estera Mike Pompeo. Il cinquattottenne Anthony Blinken è stato confermato dal Senato ed è entrato in carica come nuovo Segretario di Stato degli Stati Uniti. Come previsto, la sicurezza informatica e le relazioni con la Russia (del resto, i temi si intrecciano) sarà per lui una questione di priorità assoluta.

Nel corso della campagna elettorale Biden ha promesso agli elettori di mantenere l’accordo con la Russia, stipulato dal presidente Obama e Medved a Praga nel 2010,  in vigore fino alla scadenza del termine del 5 febbraio di questo anno. Trump voleva coinvolgere nel trattato la Cina, ma quando questo non è avvenuto, la parte americana non è riuscita a mettersi d’accordo con Mosca, anche se a un certo punto la Casa Bianca sperava in una svolta. Ora le parti si sono accordate per prolungare il termine per altri cinque anni. Questo è il risultato più importante della prima conversazione telefonica. Non si è parlato di visite o incontri imminenti. Come ha dichiarato la portavoce Jen Psaki, Biden ha promesso di rispondere con fermezza alle «perniciose» azioni di Mosca, gli Stati Uniti non tollereranno azioni aggressive da parte della Russia e proteggeranno da queste i propri interessi nazionali.

Il riassunto della conversazione dalla parte russa taglia completamente i momenti difficili. Il Cremlino ha confermato la sua disponibilità a prolungare START-3. Allo stesso tempo, il messaggio sul sito ufficiale del presidente russo, non dice affatto che la conversazione abbia sollevato il tema dell’avvelenamento di Alexej Naval’nyj e la repressione delle proteste pacifiche del 23 gennaio. Al posto delle parole «aggressione russa in Ucraina», nel comunicato stampa è stato inserito la definizione neutra e priva di significato di «accordo interno ucraino». Stando alla versione del Cremlino, il primo colloquio tra i presidenti Putin e Biden ha anche affrontato il ritiro degli USA dal Trattato sui Cieli Aperti e «il problema di mantenere un piano d’azione onnicomprensivo comune riguardo il programma nucleare iraniano». Putin, che è stato uno degli ultimi leader mondiali a congratularsi con Biden per la sua vittoria alle elezioni (15 dicembre), questa volta si è nuovamente congratulato con lui per l’inizio della sua presidenza.

Il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo americano Joe Biden hanno avuto una conversazione telefonica molto franca, durata circa mezz’ora, ha dichiarato l’addetto stampa del presidente russo. «Il dialogo è stato concreto e diretto. Inoltre, se ricordate, Biden e Putin si erano incontrati nel 2011 a Mosca, e anche allora erano d’accordo sul parlarsi in modo abbastanza schietto» ha detto Peskov.

Noi ricordiamo quell’incontro e altri ancora. I media americani riportano che durante una riunione al Cremlino di quasi dieci anni fa, l’allora vice presidente Biden disse al Presidente della Federazione Russa: «Io la guardo negli occhi e non mi sembra che Lei abbia un’anima». Putin, sorridendo, si limitò ad una risposta generica, leggermente enigmatica : «Io e Lei ci capiamo».

Biden non solo sfidò Putin, ma fece anche capire di non essere d’accordo con George Bush jr., il quale 10 anni prima, nel 2001, parlando con Putin, gli aveva detto che gli sembrasse sincero e degno di fiducia: a detta del presidente degli Stati Uniti, aveva «visto l’anima» del suo collega russo. Joe Biden invece si era fatto l’impressione opposta di Putin. In quella visita in un incontro con l’opposizione russa alla “Spaso House”[1], secondo le testimonianze dei partecipanti, Biden riferì che aveva consigliato a Vladimir Putin di non correre per un nuovo mandato presidenziale. La Russia, secondo il vicepresidente americano, era stanca di Putin, e questa stanchezza sarebbe aumentata fino a portare, inevitabilmente, ad eventi simili a quelli verificatisi nel mondo arabo. Il vice presidente degli Stati Uniti non riportò come reagì Vladimir Putin alla sua dichiarazione. Il Cremlino, questa storia non l’ha mai commentata né  confermata.

Nel settembre dello scorso anno, nel bel mezzo della campagna elettorale, Biden ha denunciato l’avvelenamento di Naval’nyj: «la modalità di attacco non lascia alcun dubbio su di chi sia la responsabilità: è dello Stato russo. Lo scandaloso e sfacciato tentativo alla vita di Naval’nyj è solo un altro incidente nella lunga storia di omicidi e avvelenamenti di dissidenti, di giornalisti investigativi,  di attivisti anti-corruzione e di leader dell’opposizione sotto il regime di Putin. Questo è un tratto distintivo del regime russo, così paranoico da non tollerare alcuna critica o dissenso». E ancora «il Cremlino, senza dubbio, ritiene che possa agire impunemente. Donald Trump ha rifiutato di presentare un reclamo a Putin, definendolo un “uomo formidabile”… Il suo silenzio è complicità».

I giornalisti hanno interrogato l’addetto stampa del presidente russo sulle eclatanti discrepanze nei rapporti della Casa Bianca e del Cremlino sulla conversazione telefonica, in particolare sulla presenza di Naval’nyj nel comunicato di Washington. Peskov ha risposto così: «Il presidente russo Vladimir Putin, durante la conversazione telefonica con il suo omologo americano Joe Biden, ha fornito chiarimenti sulla situazione con il l’oppositore Alexej Naval’nyj». Secondo Peskov, «avevamo un unico testo che è stato pubblicato immediatamente». Tuttavia, a confrontare i due testi – della Casa Bianca e dal sito web del Cremlino – si vedrà che questo non è affatto un “testo unico”. Quando è stato chiesto di chiarire se ci sia un’intesa tra Putin e Biden sulla situazione con Naval’nyj, l’addetto stampa di Putin ha ribadito: «Da parte nostra abbiamo fornito i chiarimenti necessari». La Russia nega tutte le accuse americane: sugli attacchi degli hacker, sull’avvelenamento di un leader dell’opposizione (il cui nome è tabù nei corridoi del potere russo), sull’ingerenza nelle elezioni americane nel 2016 e nel 2020, ecc. Novità, il quinto presidente americano (Clinton , Bush Jr., Obama, Trump, Biden) che Putin vede susseguirsi, ha fatto quello che aveva promesso agli elettori: nell’interesse dell’America intende estendere il trattato sulla limitazione delle armi nucleari.

A Washington ritengono che il passo successivo per venirsi incontro dipenda dal Cremlino. Senza questo, nessun nuovo «riavvio». Biden ha indicato gli argomenti. Il Cremlino la metà di questi non li ha nemmeno nominati nel messaggio informativo per i  «Cari cittadini russi»[2] e per il resto del mondo.

[1] La Spaso House è un edificio neoclassico di interesse storico-culturale in piazza Spasopeskovskaja n. 10 a Mosca. Costruito nel 1913 come residenza dell’industriale tessile Nikolay Vtorov, dal 1933 è la residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Unione Sovietica e, dal 1991, nella Federazione Russa.

[2]  «Dorogich rossijan»: è l’espressione usata dai presidenti, dal crollo dell’URSS, per rivolgersi ai cittadini della Federazione Russa. Nei media russi viene ripresa spesso.

Fonte: novayagazeta.ru, 28/01/2021 – di Aleksandr Panov, Traduzione di Elisa Savelli