Recensione di "Quanto manca alla sera", di Evgenija Nekrasova

Il mondo di Katja è fatto di vita, che pervade ogni cosa dopo il tramonto. Una lettura per scoprire che il buio, visto attraverso gli occhi di una bambina, può assumere tutt’altra valenza.

Ci sarebbero molti modi per descrivere il secondo romanzo della giovane autrice russa Evgenija Nekrasova, Quanto manca alla sera. Senza indulgere in pericolose propensioni ad etichettare cose e opere, è possibile affermare che il lavoro della Nekrasova sia un romanzo di formazione costellato di elementi tipici del realismo magico e dell’animismo.

 

La storia è quella di Katja, una bambina di dieci anni che vive in un sobborgo di una cittadina russa (“la città dei lillipuziani”, secondo la fervida immaginazione della protagonista, in contrapposizione con la “città di Gulliver” dove lavorano i genitori).

 

La sua è una vita triste e solitaria: incompresa dai genitori (soprattutto dal padre), dalla maestra e dai compagni di scuola, l’unico conforto di Katja è ripararsi dal mondo circostante rifugiandosi nel suo personale mondo fatto di draghi che escono dalle ciminiere delle fabbriche, personaggi minuscoli che può prendere tra le mani come bamboline e macchie delle infiltrazioni sul soffitto che ogni sera si muovono e confondono dando vita a persone, animali e cose.

 
Quanto manca alla sera
Quanto manca alla sera, traduzione di Francesca Biagini. Atmosphere, 2020

È proprio questo il momento che Katja attende per tutto il corso della giornata: la sera. Soltanto durante la sera e poi per tutta la notte Katja può fuggire dal mondo circostante che avverte come estraneo e dal quale viene puntualmente respinta.

 
Il punto di rottura avviene quando la maestra di scuola, dopo l’ennesima insufficienza, paventa la possibilità che la bambina sia trasferita in un istituto speciale per bambini con ritardo. Nel momento più buio della breve vita di Katja, proprio quando tutto crolla e sembra consumarsi la tragedia, interviene inaspettatamente una magica creatura: la Kikimora.

 

Nella mitologia slava, la Kikimora è uno spirito casalingo che infesta le abitazioni. Si tratta per lo più di una creatura malvagia, molto simile a un poltergeist, dedita a compiere dispetti, come ad esempio rompere stoviglie, fare rumori molesti di notte, rubare piccoli oggetti, strappare i capelli e così via. La sua presenza è generalmente considerata un presagio di sventure.

 

Nel romanzo di Evgenija Nekrasova la Kikimora, pur conservando i tratti fisionomici della tradizione russa (piccola e gobba come una vecchietta, interamente vestita di stracci, con le zampe da gallina, le mani come artigli e il naso arricciato come la coda di un maiale) ha un ruolo salvifico e traghetta la storia verso la sua seconda parte, quella che vedrà Katja e la misteriosa creaturina affrontare un’avventura al termine della quale Katja non sarà più la stessa. In un certo senso, la Kikimora è il deus ex machina che serve per dare una svolta all’intera esistenza della piccola e sfortunata protagonista.

 

Romanzo di formazione, dicevamo all’inizio, perché la protagonista non sarà più la stessa al termine della storia: cambierà vita e acquisterà quella serenità che nella “città dei lillipuziani” non aveva mai avuto.

Il realismo magico è chiaramente rappresentato dalla Kikimora, a metà tra l’essere uno spirito dispettoso e un angelo custode. Interviene per salvare Katja più di una volta, rivelandosi alla fine una creatura benigna, contrariamente alle credenze popolari.

Evgenija Nekrasova
Evgenija Nekrasova è nata nel 1985 a Kapustin Jar. È laureata in Sceneggiatura alla Scuola del Nuovo Cinema di Mosca. Quanto manca alla sera è entrato nella short-list dei premi NOS, Nacional'nij bestseller e Bol'šaja kniga.

Infine, l’animismo. Il mondo di Katja è vivo: cose e sentimenti respirano e si muovono. È il caso della paura, che striscia per la casa come un pericoloso serpente; oppure dei latrati dei cani che si arrampicano in alto, o ancora del cielo notturno che cala come una pelliccia di lupo. Anche le cose sono vive: Katja guarda nelle fauci della televisione oppure accarezza il gomitolo di lana come se volesse addomesticarlo.

 

Agli occhi di una bambina di dieci anni che preferisce la sera al giorno e i sogni alla realtà, le cose, le persone e i sentimenti subiscono una trasfigurazione: oggetti e sensazioni si antropomorfizzano (la campanella fa “chicchirichì”; la porta “sospirò”), mentre gli uomini degradano a cose o dèmoni. A questo proposito, esemplare è l’episodio in cui Katja, intrappolata nell’ascensore rimasto bloccato, vede calare su di sé gli adulti con buchi neri al posto degli occhi, dei nasi e delle bocche.

 

Quanto manca alla sera di Evgenija Nekrasova è una lettura necessaria per chi vuole vedere il mondo attraverso gli occhi di una bambina dolce e fantasiosa ma reietta dagli altri, capace di ottenere il proprio riscatto grazie all’intervento di uno spirito che, in un certo senso, ne rappresenta il suo doppio: così come Katja è emarginata dalla società, allo stesso modo la Kikimora viene scacciata perché demone presago di sciagure. Insieme, però, riusciranno a fare la differenza.

 

 

La creaturina alzò il muso, libero dalla striscia della sciarpa. Lara vide il germoglio a spirale sul viso giallognolo e rugoso. Il foro semiaperto della bocca e i dentini aguzzi che vi spuntavano erano imbrattati di sangue.