10 artisti del Secolo d’Argento prestati al teatro

Nel XIX e all’inizio del XX secolo, artisti e pittori spesso non dipingevano solo quadri, ma allestivano anche le scene teatrali. Molti di loro lavoravano per i Balletti russi di Sergej Djagilev e allestivano scenografie per l’opera privata di Mosca di Savva Mamontov, per il Teatro Bol’soj e il Teatro Mariinskij.

Mstislav Dobužinskij

Mstislav Dobužinskij realizzò i suoi primi lavori teatrali sotto la commissione del Teatro d’arte di Mosca. Fra questi, uno dei più riusciti fu l’allestimento dello spettacolo basato sulla pièce di Turgenev «Un mese in campagna». Sulla sua partecipazione a questa rappresentazione, l’artista ricordò: «Con Konstantin Sergeevič [Stanislavskij, N.d.T.], nonostante la notevole differenza d’età, è subito sorta una grande vicinanza d’animo. Lui non mi limitava e sapeva conversare in maniera incredibilmente distesa. Il compito che mi aspettava con «Un mese in campagna» era molto più arduo e grande che creare semplicemente una “bella cornice” per la pièce. Sono entrato in un’atmosfera lavorativa totalmente nuova ed eccezionale, e quello che mi ha fatto scoprire Stanislavskij è stato per me un grande insegnamento».

Di nuovo presso il Teatro d’arte di Mosca, realizzò gli spettacoli «Nikolaj Stavrogin», tratto dall’opera dostoevskiana, e i drammi «La corda di spezza dove è sottile», «Il pane altrui» e «Una ragazza di provincia» di Turgenev. L’ultimo lavoro dell’artista per il Teatro d’arte fu di nuovo un’opera di Dostoevskij, «Il villaggio di Stepančikovo». In questo periodo, tra Stanislavskij e Dobužinskij sorsero disaccordi di carattere creativo, a causa dei quali i due smisero di collaborare. Nonostante ciò, l’artista ha sempre ricordato affettuosamente Stanislavskij.

Nel periodo dell’emigrazione, Dobužinskij lavorò molto per il teatro di Kaunas: qui curò dieci opere, tra cui «La dama di picche», «Pagliacci», «Boris Godunov» e quello che fu, secondo la critica, il suo migliore spettacolo, «Don Juan». Dobužinskij realizzò inoltre le decorazioni per il balletto di Michail Fokin «Un soldato russo» e, insieme a Michail Cechov, lavorò all’allestimento londinese de «I demòni». Negli Stati Uniti, dove si trasferì in tarda età, allestì lo spettacolo «Un ballo in maschera» di Giuseppe Verdi al Metropolitan Opera e «Wozzeck» di Alban Berg presso l’opera di New York insieme a Fёdor Komissarževskij.

Konstantin Korovin

10 театральных художников Серебряного века. Константин Коровин

Konstantin Korovin fece i suoi primi passi in qualità di scenografo presso l’opera privata di Savva Mamontov. Sempre lì, nel 1885 allestì «Le allegre comari di Windsor» di Otto Nikolai. Per i successivi 15 anni, Korovin lavorò presso il teatro di Mamontov a decine di opere, tra le quali «Aida», «Sansone e Dalila» e «Chovanščina». A proposito delle sue scenografie per l’opera «Lakmé» di Léo Delibes, la critica scrisse: «Tutte le tre scenografie per «Lakmé» dell’artista Korovin sono assolutamente meravigliose: irradiano perfettamente il calore tropicale dell’India. I costumi sono realizzati con gusto e, soprattutto, sono originali».  

In seguito Korovin lavorò al teatro Bol’šoj, dove allestì «Rusalka» e «Il gallo d’oro»; in seguito, preparò le scenografie per «Il demone» di Rubinštejn per il teatro Mariinskij. Come scrisse l’artista stesso: «le tinte, gli accostamenti di colore, le forme: è questo lo scopo che mi sono posto nella pittura decorativa per il balletto e l’opera». Nonostante la quarantennale esperienza e la realizzazione di più di cento spettacoli, nel periodo dell’emigrazione il Korovin scenografo in un primo momento non fu richiesto. Con l’apertura dell’Opera russa a Parigi, tuttavia, l’artista tornò alla sua amata professione e creò le decorazioni per «Il principe Igor’».

Aleksandr Golovin

10 театральных художников Серебряного века. Александр Головин

Aleksandr Golovin approdò al Teatro Bol’šoj per raccomandazione di Vasilij Polenov. Qui creò le decorazioni per le opere «Il palazzo di ghiaccio» di Arsenij Koreščenko e «La fanciulla di Pskov» di Nikolaj Rimskij-Korsakov. L’artista ricordò: «Non amavo iniziare dall’inizio, vale a dire dalla prima immagine, e passare poi alla seconda, alla terza e così via; amavo iniziare o dalla fine, cioè dall’ultima immagine, oppure dal mezzo. Così, per l’allestimento de «Il palazzo di ghiaccio», ho iniziato dall’immagine di un’alba su un accampamento di zingari. La difficoltà del lavoro stava nel fatto che dovevo fare tutto da solo: non sapevo mai come esprimere esattamente di cosa avevo bisogno o cosa cercavo, e ho sempre preferito fare il lavoro da solo piuttosto che affidarlo agli assistenti».

Golovin lavorò anche per i Balletti russi di Djagilev a Parigi: allestì l’opera «Boris Godunov» di Modest Musorgskij e il balletto «L’uccello di fuoco» di Igor’ Stravinskij. Ha anche preparato delle rappresentazioni per il Teatro Mariinskij: in tutto, allestì per il Mariinskij 15 spettacoli. Insieme a Vsevolov Mejerchol’d, Golovin allestì «Orfeo ed Euridice», «Elettra» e «Il convitato di pietra». Mejerchol’d scrisse: «Sono due i nomi che non riuscirò mai a cancellare dalla mia memoria: Golovin e il compianto Nikolaj Sapunov. Questi sono coloro a cui, come a me, sono state aperte le porte segrete del paese delle meraviglie».

L’ultima opera congiunta di Mejerchol’d e Golovin fu il lermontoviano «Un ballo in maschera». Golovin disegnò per questo spettacolo circa 4000 tra disegni e schizzi di decorazioni, tessuti e oggetti di scena. Dopo la rivoluzione, il loro sodalizio creativo si ruppe. Nel 1925, presso il Teatro d’arte di Mosca, Golovin allestì «Le nozze di Figaro» e «Otello», il quale fu il suo ultimo spettacolo.

Vasilij Polenov

10 театральных художников Серебряного века. Василий Поленов

Tra le rappresentazioni famose di Vasilij Polenov c’è l’allestimento della fiaba «La rosa scarlatta» per la pièce di Savva Mamontov e le scenografie per «Orfeo ed Euridice» di Christoph Gluck, realizzate per l’Opera privata di Savva Mamontov. Ha inoltre allestito «La pulzella d’Orléans» di Pёtr Čajkovskij. Tuttavia, Polenov non lavorò solamente per teatri altrui: fondò il proprio teatro personale.

Insieme ad un gruppo di bambini, ha messo in scena alcuni spettacoli per i membri della scuola di paese situata nei pressi della sua tenuta di campagna: dopo la rivoluzione, infatti, anche i contadini iniziarono a recitare a teatro. L’artista descrisse così questa esperienza: «Abbiamo due circoli teatrali qui tra i contadini… Tra gli interpreti, o artisti, come li chiamiamo noi, ce ne sono di molto talentuosi e ispirati. Le ragazze sono impegnate nella regia, nei costumi, nel trucco, partecipando di tanto in tanto; io dipingo i fondali, organizzo la scena e realizzo oggetti di scena».

Léon Bakst

10 театральных художников Серебряного века. Лев Бакст

Uno dei primi lavori teatrali di Léon Bakst fu il balletto «La fata delle bambole» di Joseph Bayer, messо in scena nel 1900. Bakst lavorò molto per il teatro dell’Ermitage e per il teatro Aleksandrinskij. Più tardi collaborò con i Balletti russi di Sergej Djagilev, grazie ai quali divenne famoso in Europa. Bakst realizzò le scenografie per i balletti «Cleopatra», «Shéhérazade», «Carnevale» e altri. Di particolare successo per l’artista furono le opere di ambientazione antica o orientale. Come artista per il teatro, Bakst raggiunse una particolare maestria nella creazione dei costumi.

I modelli pensati da Bakst non solo trovarono il loro posto sulla scena, ma influenzarono profondamente anche la moda del tempo a livello mondiale. Bakst descrisse così il suo processo creativo: «In ogni colore ci sono sfumature che a volte esprimono sincerità e castità, a volte sensualità e persino brutalità, a volte orgoglio, a volte ancora disperazione. Tutto ciò può essere… trasmesso al pubblico… Questo è quello che ho cercato di fare con «Shéhérazade». Su un verde triste posso sovrapporre un blu pieno di disperazione… Ci sono rossi solenni e rossi che uccidono… Un artista che sa beneficiare di queste proprietà è come un direttore d’orchestra…»

Nikolaj Rerich

10 театральных художников Серебряного века. Николай Рерих

La prima esperienza teatrale di Rerich arrivò nel 1907: i fondatori del teatro Starinnyj di San Pietroburgo, Nikolaj Evreinov e Nikolaj Drizen, gli hanno affidato la realizzazione dello spettacolo «I re magi». La critica ha condannato all’unanimità la produzione, ma ha al contempo elogiato le scenografie. Più avanti, per commissione di Djagilev, Rerich realizzò «Il principe Igor’» e «La fanciullia di Pskov» per i Balletti russi (di cui l’ultimo assieme agli artisti Aleksandr Golovin e Konstantin Juon).

Come scrisse il regista Aleksandr Sanin a Rerich: «sarai «grande» in questa cosa. Se non esistessi, dovresti essere inventato e partorito, solo per allestire «Igor’». Con ammirazione per i lavori teatrali dell’artista scrisse anche la stampa parigina: «Non ho avuto l’onore di conoscere Rerich di persona… Lo giudico solo per le scenografie allo Châtelet, che trovo straordinarie… Tutto ciò che ho visto allo Châtelet mi ha trasportato in un museo, in tutto è evidente il più profondo studio della storia e non ci sono la quotidianità, la banalità e le noiose convenzioni a cui il nostro pubblico teatrale è così abituato…»

Un altro lavoro di Nikolaj Rerich per Djagilev fu il balletto di Igor’ Stravinskij «La sagra della primavera», a proposito del quale il compositore ricordò: «Ho iniziato a lavorare con Rerich e dopo pochi giorni il ​​piano dell’azione scenica e i nomi delle danze erano fatti e pensati, su carta. Mentre vivevamo lì, Rerich ha anche realizzato alcuni schizzi dei suoi famosi fondali di ispirazione polovesiana, più degli schizzi di costumi basati sui campioni originali della collezione della principessa».

Viktor Vasnecov

10 театральных художников Серебряного века. Виктор Васнецов

Viktor Vasnecov ha lavorato poco per la scena teatrale, tuttavia i suoi schizzi per «Sneguročka» di Aleksandr Ostrovskij hanno fatto scuola per l’arte scenografica russa. Inizialemente Vasnecov allestì alcuni spettacoli casalinghi nella tenuta di campagna di Savva Mamontov ad Abramcevo. Nel contesto di queste rappresentazioni, Vasnecov non realizzò solo le scenografie, ma recitò anche nel ruolo di Ded Moroz (Babbo Natale, N.d.T.) insieme a Il’ja Repin, che interpretava il boiardo Bermjat, e Savva Mamontov stesso nel ruolo dello zar Berendej. Tre anni più tardi, Vasnecov allestì nuovamente «Sneguročka», ma questa volta per l’opera privata di Mosca di Savva Mamontov.

L’artista fu ispirato dall’architettura russa antica e dall’artigianato popolare. Così scrisse il critico Vladimir Statov a proposito di questo allestimento: «Vasnetsov ha realizzato tutti i costumi e le scene, inclusa la «Camera di Berendeev». Si tratta di veri chef-d’oeuvre (capolavori) della creatività teatrale nazionale. […] Mai prima d’ora l’immaginazione di qualcuno, per quanto io possa giudicare, è andata così lontano e così in profondità nel ricreare forme architettoniche e ornamenti dell’antica, favolosa, leggendaria ed epica Rus’. Tutto ciò che rimane con noi in frammenti di vita quotidiana dell’antica vita russa come ricami, stampe popolari, prijaniki (dolci speziati tipici di Tula, N.d.T.), antiche sculture in legno, è combinato qui in un’immagine meravigliosa e incomparabile. In quest’opera si aprono orizzonti ampi utili all’ammirazione e allo studio; non solo per gli artisti, ma per tutti».

Ivan Bilibin

10 театральных художников Серебряного века. Иван Билибин

Ivan Bilibin è noto principalmente per le sue illustrazioni sui libri di fiabe e di byline russe; si è tuttavia distinto anche come artista per il teatro. Tra i suoi lavori c’è la suite per balletto «Russkie pljaski». Sugli schizzi preparatori per i costumi di scena di questo allestimento, scrisse: «Se era bello quel costume? Era sensazionale. C’era dentro la bellezza del movimento e quella della pace. Prendiamo, ad esempio, la nostra danza russa: un uomo balla come fosse un demone, abbracciandosi le ginocchia così vertiginosamente veloci, con il solo scopo di rompere la maestosa calma del centro della danza, vale a dire la donna; lei invece sta quasi ferma, nel suo bellissimo abito di pace, mentre scrolla appena le spalle”

Ha realizzato anche «Fuente Ovejuna» di Lope de Vega per il teatro Starinnyj, «Il gallo d’oro» di Nikolaj Rimskij-Korsakov e «La tomba di Askol’dov» di Aleksej Verstovskij per il teatro dell’Opera privato di Zimin, «Ruslan e Ljudmila» di Michail Glinka e «Sadko» di Nikolaj Rimskij-Korsakov per il teatro Narodnyj dom di San Pietroburgo. Come altri artisti dell’inizio del XX secolo, Bilibin ha lavorato per i Balletti russi a Parigi, prendendo parte alla realizzazione dell’opera «Boris Godunov» e alla suite per balletto «Pir». Nel periodo dell’emigrazione, Bilibin ha realizzato le decorazioni per la messa in scena delle opere russe «La fidanzata dello zar», «Il principe Igor’» e «Boris Godunov» presso teatro degli Champs-Élysées; ha allestito inoltre il balletto «L’uccello di fuoco» di Igor’ Stravinskij al teatro Colón di Buenos-Aires.

Aleksandr Benois

10 театральных художников Серебряного века. Александр Бенуа

Il primo lavoro teatrale di Aleksandr Benois fu la realizzazione dell’opera in un atto «La vendetta di Cupido» presso il Teatro dell’Ermitage nel 1900. Due anni più tardi stava già lavorando all’imponente opera «Il crepuscolo degli dei» di Wagner per la scena del Teatro Mariinskij e in seguito al balletto «Le Pavillon d’Armide» di Čerepnin, per il quale scrisse anche il libretto. Igor’ Grabar’ scrisse a proposito dell’artista: «Benois ha molte passioni, ma la più grande di esse è la passione per l’arte, e nel campo dell’arte, forse, per il teatro… È l’uomo più teatrale che abbia mai incontrato nella mia vita, non meno teatrale dello stesso Stanislavskij, o di Mejerchol’d…»

In Europa, Benois divenne celebre grazie alla sua partecipazione nei Balletti russi di Djagilev: ha allestito i balletti di «La Sylphide», «Giselle», «L’usignolo». Il suo miglior lavoro sono furono le decorazioni per il balletto di Stravinskij «Petruška», per il quale scrisse anche il libretto. Benois lavorò molto anche con Stanislavkij al Teatro d’arte di Mosca, dove mise in scena le pièces di Molière «Il malato immaginario» e «Il tartuffo», e «La locandiera» di Goldoni.

Stanislavskij ricordò così l’artista: «Benois era affascinante. Ascoltava, andava con piacere a tutte le prove e ai diversi allestimenti; era evidente che volesse carpire i segreti della scena. Era un ottimo regista e psicologo, afferrò magnificamente e immediatamente tutte le nostre tecniche e ne fu portato via. Un gran lavoratore. In una parola: un uomo di teatro». Durante l’emigrazione, Benois ha lavorato per l’Opéra Garnier di Parigi, dove ha realizzato le decorazioni per «Il bacio della fata» di Igor’ Stravinskij.

Sergej Sudejkin

10 театральных художников Серебряного века. Сергей Судейкин

I primi lavori di Sergej Sudejkin per il teatro, come per molti artisti del tempo, furono possibili grazie alla collaborazione di Savva Mamontov. Presso il teatro-studio sulla Povarskaja realizzò «La Mort de Tintagiles» di Maeterlinck. Successivamente, lavorò ad un’altra pièce di Maeterlinck, «Sœur Béatrice», a proposito della quale Aleksandr Blok scrisse: «Questi spettatori casuali hanno sentito il “miracolo” sbocciato sul palco; abbiamo imparato l’eccitazione alta, l’eccitazione per l’amore, per le ali, per la gioia del futuro».

Presso il Nuovo Teatro Drammatico, Sudejkin realizzò le decorazioni per «Cesare e Cleopatra» sotto la direzione di Fёdor Komissarževskij. Presso il teatro Malyj mise in scena i balletti «Il lago dei cigni», «La Halte de cavalerie» e «La fille mal gardée». Djagilev commissionò a Sudejkin le messe in scena de «Il pomeriggio di un fauno» di Claude Debussy, «La sagra della primavera» di Igor’ Stravinskij e «La Tragédie de Salomé» di Florent Schmitt. Durante il periodo dell’emigrazione, Sudejkin fu lo scenografo del cabaret “La Chauve-Souris” a Parigi e lavorò al Metropolitan Opera di New York.

Fonte Kul’tura.rf – di Lidija Utёmova, Traduzione di Giulia Gallo  

Giulia Gallo

Romana, classe 1996. Il mio amore per la lingua e la cultura russa nasce per puro caso, spinta dall'interesse per il diverso e l'ignoto, stimolata lungo il cammino da docenti e persone meravigliose. E alla fine, è il russo che ha conquistato me. Dopo la laurea triennale in Lingue e Letterature Moderne a Roma ho avuto l'occasione di trascorrere, nell'ambito della magistrale, il tanto desiderato semestre a San Pietroburgo nel 2019; ho avuto l'ennesima conferma che la strada intrapresa era quella giusta. Non resta che continuare a percorrerla, colmando la nostalgia con la pratica traduttiva e continuando ad imparare, guidata da interminabile curiosità.