La storia dell’Istituto Smol’nyj

La storia dell’educazione femminile in Russia è indissolubilmente legata al nome dell’imperatrice Caterina la Grande. Scopriamo come è nato l’Istituto delle nobili fanciulle e in che modo ha influenzato la vita delle donne russe.

Donne istruite e membri utili della società

La cultura europea, che iniziò ad affermarsi in Russia già dalla fine del XVIII secolo, portò nella vita dell’uomo russo molte innovazioni. Sotto Pietro I cominciarono ad apparire scuole per ragazze, questo fu il primo passo per lo sviluppo dell’istruzione femminile in Russia, ma la vera svolta in questo settore fu l’iniziativa di Caterina la Grande, sotto la quale venne fondato a San Pietroburgo l’Istituto Smol’nyj delle nobili fanciulle. Il primo istituto di istruzione superiore per le donne in Russia apparve il 16 maggio 1764.

Ivan Beckoj, personaggio pubblico, illuminista, funzionario dell’ufficio di Stato e una delle personalità più vicine all’imperatrice, avviò la fondazione dell’Istituto. Beckoj era stato educato in Europa, sostenne Caterina nel suo tentativo di infondere nei connazionali le abitudini della vita occidentale e apprezzava molto il ruolo delle donne nello sviluppo della società. Beckoj credeva che “i giovani di entrambi i sessi” avrebbero dovuto essere educati alla pari.

Alla fondazione, l’Istituto Smol’nyj era chiamato “Società educativa delle nobili fanciulle”. Il suo scopo era descritto nel documento ufficiale come: “dare allo Stato donne istruite, buone madri, membri utili della famiglia e della società”. Caterina stessa partecipò attivamente alla vita dell’istituzione: investì una quantità enorme di denaro, spesso si recava all’Istituto dove conduceva lunghe conversazioni con dame di classe, conversava con le allieve ed era in corrispondenza con gli amministratori, interessandosi di tutti i successi e le difficoltà. L’imperatrice voleva che le studentesse, una volta uscite dall’Istituto Smol’nyj, diventassero un esempio per tutte le donne del Paese. Secondo il suo progetto, le ragazze dovevano ricevere una buona istruzione, svilupparsi culturalmente e moralmente.

L’Istituto Smol’nyj accolse ragazze provenienti da buone famiglie, seppur modeste. Erano originarie sia della Russia che di altri Paesi, figlie di principi georgiani, aristocratici svedesi. La formazione durava 12 anni, durante questo periodo le studentesse non potevano lasciare l’Istituto né per spontanea volontà né per quella dei tutori. Le ragazze venivano ammesse allo Smol’nyj dall’età di 6 anni e il programma di formazione prevedeva tre classi, ognuna della quale durava 4 anni. I parenti delle allieve firmavano un accordo in cui accettavano di affidare le bambine all’Istituto per 12 anni senza la possibilità di incontri e uscite al di fuori dell’Istituto. Così l’imperatrice intendeva proteggere le educande dall’influenza dell’ambiente in cui erano cresciute prima di entrare nell’Istituto.

Entrare allo Smol’nyj non era facile: le potenziali studentesse dovevano superare gli esami di lingua russa e francese, oltre ad avere una buona educazione religiosa, ma il criterio più importante in base al quale molte candidate venivano scartate era la provenienza.

“Non rendere le scienze delle discipline noiose”

Alle ragazze dello Smol’nyj venivano insegnate molte scienze. Il programma comprendeva aritmetica, lettura, scrittura, tre lingue straniere, studi religiosi, galateo, arte culinaria, pittura, musica, canto, geografia, storia e altre materie, eppure molte di loro studiavano in modo estremamente superficiale. Ad esempio, durante le lezioni di cucina, le studentesse dell’Istituto Smol’nyj imparavano a friggere le polpette dalla carne macinata già pronta, studiavano storia su un unico libro di testo e spesso saltavano gli argomenti.

Nello studio veniva data grande importanza alle regole di comportamento nella società e alla parola di Dio. Si credeva che l’allieva di questa istituzione, cioè la futura dama o giovane donna di corte, avrebbe dovuto essere in grado di sostenere una conversazione sulla religione e comportarsi nella società con modestia e grazia.

Si prestava attenzione anche alla condizione fisica delle ragazze che svolgevano esercizi sportivi leggeri più volte a settimana, il cibo razionato aiutava a mantenere una figura snella: il cibo era scarso, a volte semplicemente di scarsa qualità. Molte ragazze, una volta terminati gli studi allo Smol’nyj, scrissero nelle loro memorie che mangiare all’Istituto era uno dei ricordi peggiori.

La temperatura nelle camere da letto delle studentesse non saliva oltre i 16 gradi. Si coricavano e si alzavano presto, dormivano su letti rigidi, si lavavano con l’acqua ghiacciata dalla Neva. Tutto questo avrebbe dovuto temprarle.

 

“Il regolamento richiedeva fortemente che le bambine avessero sempre un aspetto allegro, felice, contento e “azioni libere dell’anima”. Pertanto, era stato ordinato di non rendere le scienze discipline noiose, penose e fastidiose e di facilitare in tutti i modi l’assimilazione della conoscenza, prestando attenzione al grado di sviluppo e capacità di ogni singola ragazza”.

Zinaida Mordvinova, autrice del saggio storico “L’Istituto Smol’nyj nell’epoca di Caterina II”

 

Regole di condotta delle nobili fanciulle

Nello statuto dell’Istituto delle nobili fanciulle erano dettagliatamente descritte le regole di condotta. Si parlava di come le insegnanti avrebbero dovuto trattare le studentesse e di come quest’ultime avrebbero dovuto conversare tra loro.

All’Istituto lavoravano più di 20 insegnanti altamente qualificate. Curioso il fatto che fossero tutte donne non sposate e, generalmente, con più di 40 anni. Le punizioni corporali all’Istituto Smol’nyj erano severamente vietate ma le insegnanti non si facevano problemi ad urlare contro le ragazze disobbedienti. Il disturbo della quiete all’Istituto era considerato “cattiva condotta” e le ragazze indisciplinate venivano chiamate “moveški” (“mauvaise” – cattiva). C’era un altro termine, “parfetki” (termine distorto dal francese “parfaite” – perfetta), così venivano canzonate le studentesse che non avevano mai infranto le regole e si erano comportate in modo perfetto.

Tutte le ragazze dovevano rappresentare un modello di modestia. Indossavano gli stessi vestiti e le stesse acconciature, trecce pettinate impeccabilmente. Gli abiti uniformi erano di diversi colori, così da poter determinare facilmente l’età delle studentesse. Le ragazze più giovani portavano abiti color caffè, quindi venivano chiamate “caffeine”, le ragazze dai 9 ai 12 anni indossavano il blu, dai 12 ai 15 anni l’azzurro e le più grandi il bianco. Non erano ammessi accessori di moda, tutto ciò era dovuto all’atmosfera generale dell’istituzione dove regnavano semplicità e uniformità e la disciplina e l’ordine erano apprezzati sopra ogni altra cosa.

Nonostante le rigide regole e l’impossibilità di vedere la famiglia, le ragazze non erano tenute rinchiuse tutto l’anno, venivano portate a spettacoli teatrali, mostre d’arte, feste a corte, imparavano ad amare il bello e capire le innovazioni culturali dell’epoca.

L’occupazione, una volta uscite dallo Smol’nyj, era praticamente garantita. Molte ragazze, dopo gli studi, rimasero all’Istituto delle nobili fanciulle a lavorare come insegnanti o dame di classe. Per i molti anni di lavoro vennero insignite con simboli d’onore: con un fiocco arancione “per il lavoro” e smaltato in argento “segno dell’Ente Istituzionale di Marija Fedorovna”. Alcune studentesse, dopo l’Istituto Smol’nyj, potevano anche diventare istitutrici.

L’Istituto Smol’nyj dopo Caterina II

Dopo la morte di Caterina, la gestione dello Smol’nyj venne affidata alla moglie di Paolo I, Marija Fedorovna. Ricoprendo per 32 anni questa posizione, l’imperatrice fece molti cambiamenti nella vita delle studentesse e delle insegnanti. Prima di tutto, le regole di ammissione e soggiorno all’Istituto cambiarono. Ora le ragazze entravano allo Smol’nyj ad un’età di circa 8 anni e venivano formate non più 12 anni ma 9. Marija Fedorovna cambiò il programma in modo tale che ci fossero lezioni a ore. Due volte all’anno le ragazze sostenevano gli esami e, a seconda dei risultati, venivano assegnate a determinate classi. La divisione delle classi appariva così: le alunne più preparate, poi le ragazze con un punteggio medio e la terza classe con le studentesse più indietro.

Con l’arrivo di Marija Fedorovna, gli obiettivi dei dipendenti dell’istituzione cambiarono notevolmente. Si cercava di formare le ragazze non più come dame di compagnia, bensì come buone mogli. Se ai tempi di Caterina era stata ordinata la lettura del libro “Sui doveri dell’uomo e del cittadino”, con Marija Fedorovna questo venne sostituito da “Consigli paterni a mia figlia”. L’Istituto delle nobili fanciulle venne chiuso nel 1917, ma fino ad allora tutti i cambiamenti di Marija Fedorovna furono rigorosamente osservati.

L’Istituto Smol’nyj sopravvisse più di un secolo e mezzo. Durante questo periodo, 85 ragazze terminarono qui gli studi e molte di esse diventarono famose. L’amante di Maksim Gor’kij, Marija Budberg, entrò all’Istituto poco prima della sua chiusura. All’inizio del XX secolo, Nina Habias, che in seguito divenne una poetessa futurista, terminò gli studi allo Smol’nyj. Nel 1900 uscì dall’Istituto Maria Dobroljubova, poetessa e rivoluzionaria, sorella del poeta Aleksandr Dobroljubov.

L’Istituto delle nobili fanciulle rappresentò un grande passo nello sviluppo dell’istruzione femminile in Russia e, sulla base di esso, in tutto il Paese cominciarono ad apparire altre istituzioni educative per le donne.

 

Fonte Culture.ru – di Ksenija Mareič, traduzione di Giada Sanseverino

Giada Sanseverino

Nata a Milano nel 1994. La mia passione per questo paese così affascinante e sconfinato nasce durante gli studi universitari alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere e si intensifica grazie a diversi periodi di studio e volontariato in Russia ed Estonia. Traduco per passione, adoro mangiare i bliny, amo il freddo estremo e i lunghi viaggi in treno.