“Sono sensazioni indescrivibili”. Intervista a Jana Šarova, una delle prime donne macchiniste della metropolitana di Mosca

Il 3 gennaio 2021 nella metropolitana di Mosca si è verificato un evento memorabile: dal deposito “Fili”, per la prima volta dopo molti anni,  è partita una macchinista donna alla guida del treno sulla linea Filevskaja.

Al gentil sesso era stato proibito di guidare i treni dall’inizio degli anni ’80 del XX secolo, ma con l’inizio del 2021 il Ministero del lavoro е della tutela sociale ha permesso alle donne di lavorare come macchiniste. Dmitrij Bulgakov ha spiegato come si è sviluppato il destino delle donne al comando dei treni e ha intervistato Jana Šarova, che ha già iniziato a trasportare passeggeri nella rete sotterranea della capitale.

Gli anni passati e il periodo della guerra

In realtà le macchiniste donne nella metropolitana di Mosca non sono affatto un fenomeno nuovo. Già alla fine del 1936, agli albori della metropolitana della capitale, i treni erano guidati da tre donne.

Prima della seconda guerra mondiale nella metropolitana moscovita lavoravano già decine di macchiniste. Nel marzo del 1942 sotto la guida della macchinista di seconda classe Ekaterina Mišina partì il primo convoglio dedicato: “il treno delle donne in memoria del 8 marzo”.

L’afflusso massivo delle donne a lavoro nella metropolitana negli anni della seconda guerra mondiale fu del tutto necessario, poiché molti degli impiegati nella rete di trasporto sotterranea, fra cui i macchinisti, partirono per il fronte. In quegli anni le donne acquisirono numerose abilità, considerate prima della guerra prevalentemente di dominio maschile. Un esempio: negli anni della guerra, dopo il lungo turno, le macchiniste dovevano scendere nelle zone di controllo ed effettuare dei lavori di saldatura per la manutenzione e la riparazione dei vagoni. Dopo la guerra, come macchiniste e aiuto-macchiniste lavorarono tante donne, molte delle quali posero le basi per intere generazioni di lavoratrici.

Così è stato fino agli anni ’80 del secolo scorso, quando per una serie di motivi il Consiglio centrale dei sindacati di tutta l’Unione (VCSPS) emise un’ordinanza che vietava alle donne di lavorare come macchiniste o aiuto-macchiniste nei treni della metropolitana.

40 anni di divieto

Nel momento in cui il VCSPS emanò il divieto, nella metropolitana di Mosca erano impiegate non poche donne come macchiniste e aiuto-macchiniste; a loro fu concesso di continuare a lavorare, ma si smise formarne di nuove.
L’unica a fare eccezione fu Ekaterina Mozgalova, alla quale dopo numerosi anni di lavoro come aiuto-macchinista fu concesso di dare l’esame per diventare macchinista. Lavorò nella metro fino alla metà degli anni ’90, andando in pensione come macchinista di prima classe.
L’ultimissima donna macchinista è stata Natal’ja Kornienko, di servizio presso il deposito “Severnoe” e alla guida dei treni della linea Sokol’ničeskaja. Riuscì ad iniziare a guidare i treni prima dell’istituzione del divieto e mantenne fedelmente il suo ruolo per più di 30 anni.

Negli anni in cui alle donne era ufficialmente vietato guidare i treni, le condizioni di lavoro dei macchinisti cambiarono sostanzialmente: i treni stessi divennero più comodi, con le cabine che oggi si distinguono per ampiezza, quiete e confortevolezza. I pannelli contenenti i comandi di guida del treno subirono dei miglioramenti ergonomici e le operazioni che in precedenza i macchinisti eseguivano manualmente furono il più possibile automatizzate.

Tutti questi cambiamenti si sono rivelati le basi grazie alle quali il Ministero del lavoro ha nuovamente permesso alle donne di tornare a lavorare come macchiniste della metropolitana. Oggi 12 macchiniste donne hanno già seguito la formazione e iniziato a trasportare passeggeri sulla linea Filevskaja. Una di loro, la trentunenne Jana Šarova, ha raccontato come si è avvicinata alla sua, non ancora comune, professione.

Il percorso verso la ferrovia sotterranea
La macchinista intervistata Jana Šarova

– Jana, ci parli di lei. Come si è avvicinata alla professione di macchinista?

– Ho 31 anni e sono originaria dell’oblast’ di Samara. Ho una formazione in ambito turistico e prima ho lavorato in strutture ricettive. Per 5 anni sono stata impiegata nel parco Olimpico di Soči, dopo mi sono trasferita a Mosca e ho deciso di fare carriera nella metropolitana della capitale. Ho iniziato a lavorare come operatrice del servizio di trasporto, ma quella che mi attirava in modo particolare era la professione di macchinista. Guardavo gli impiegati che guidavano i treni e nel profondo provavo invidia per loro. Quando ho saputo che avrebbero fatto le selezioni per le prime donne da formare per guidare i treni mi sono incuriosita, e così ho deciso di inviare la domanda. Ammetto che mi ero preoccupata per l’esito della selezione ma alla fine è andato tutto bene e ne sono molto felice.

– Quali prove di ingresso ha dovuto sostenere?

– Inizialmente, sia io che le altre candidate al ruolo, abbiamo affrontato un controllo medico rigoroso. Poi è stato creato un unico gruppo di formazione composto da 25 donne aspiranti macchiniste. Abbiamo studiato materie tecniche, preso confidenza con i comandi dei vagoni, con gli apparecchi elettrici e meccanici, sostenuto prove intermedie ed esami, infine affrontato una prova pratica. Infine, nostre competenze sono state valutate da alcuni esaminatori. Durante il periodo di formazione, durato da febbraio a dicembre 2020, abbiamo studiato ogni minimo dettaglio dei treni grazie ad appositi programmi. Alla fine solo 12 donne, me compresa, hanno conseguito la “patente” per guidare i treni della metropolitana; si tratta di meno della metà di quelle che avevano avuto accesso alla formazione. 

– Cosa si ricorda più di tutto del periodo di formazione da macchinista?

– Ho dovuto fare non pochi sforzi per capire e acquisire una buona mole di nozioni tecniche, e non è stato semplice. C’è da dire che il primo viaggio nella cabina del macchinista ha lasciato dietro di sé emozioni indescrivibili; è stato davvero interessante, dopo circa 2 settimane ero davvero impressionata.
Molti mi chiedono se non mi spaventa lavorare sottoterra. Sinceramente la mia risposta è: no. Bisogna comunque considerare che tutte le macchiniste della metropolitana di Mosca oggi lavorano solo nella linea Filevskaja, che comprende numerosi tratti in superficie. Di fatto non mi è mai toccato lavorare esclusivamente in tratte sotterranee, ma credo che me la caverò senza problemi se dovesse capitare.

– La sua famiglia come ha reagito alla decisione di diventare macchinista?

– Nessuno della mia famiglia lavora nell’ambito dei trasporti e posso dire di essere la prima ad aver debuttato in questo settore. In realtà so guidare anche altri tipi di mezzi: guido sia la macchina che il motorino.
Ovviamente, molti della mia famiglia dopo aver appreso la mia decisione di diventare macchinista sono rimasti fortemente sorpresi: la ritenevano una professione esclusivamente maschile, che richiede forza. Questi sono solo vecchi stereotipi: una volta capite le peculiarità del ruolo, è chiaro che non è affatto così. In seguito, quando si sono resi conto che andavo veramente per quella strada, hanno accettato la mia decisione e hanno iniziato a supportarmi. Mio marito invece ha sostenuto la mia idea fin dall’inizio.

– È difficile lavorare con il personale maschile della metropolitana?

– No, il comportamento dei colleghi è del tutto adeguato. Il loro atteggiamento verso noi donne è lo stesso che hanno con gli uomini, da colleghi insomma. Le persone che mi circondano nell’ambiente di lavoro sono comprensive e pronte ad aiutarmi in caso di bisogno, il che mi rende felice. Posso dire che non ci sono difficoltà nemmeno per altri tipi di esigenze: per riposarci abbiamo a disposizione stanze separate dove si sta davvero comodi, come a casa.

– Quando le macchiniste donne sono tornate a lavorare nella metro, in rete si sono diffuse critiche che affermavano che per loro non c’era posto al comando dei treni. Si è imbattuta in qualcosa di simile?

– Di base cerco non prestare attenzione ai pensieri negativi. Basta prendere un fenomeno qualsiasi: ci saranno sempre persone a favore e altre contro, è normale. Per me le critiche non rappresentano un problema.
Mi incuriosiscono le reazioni che hanno i passeggeri nel vedermi come macchinista. Alcuni si accorgono che c’è una donna ai comandi e osservano con stupore dentro la cabina, controllano, senza farsi vedere. Altri addirittura cercano di riprendermi con la fotocamera del cellulare: è evidente che per i passeggeri le donne alla guida dei treni rappresentano una novità.

– Lavora come macchinista da quasi un mese, quali sono le sue impressioni lavorative ad oggi?

– Per ora mi piace molto lavorare come macchinista, mi rendo conto di aver preso la giusta decisione. È un lavoro divertente ma che al tempo stesso richiede responsabilità. Per di più lavorare nella metropolitana significa avere una certa stabilità, aspetto importante al giorno d’oggi. Al momento sono una macchinista di terza classe, ma col tempo voglio passare in prima classe, e dopo ancora diventare insegnante, per aiutare coloro che sognano di guidare i treni a realizzare i propri sogni.
Consiglio a chi vuole diventare macchinista di fare una scelta responsabile e di dimostrare la massima perseveranza. Non nego che inizialmente è difficile, in particolar modo per quelle donne che prima non avevano alcuna dimestichezza con certi macchinari. Ammetto però che si può superare tutto e che già dopo qualche mese risulterà di gran lunga più semplice. L’importante è che si arrivi a capire che vale la pena lavorare come macchinista. In fondo, ciò che conta è porsi un obiettivo e raggiungerlo. 

 

Fonte: RIAMO.ru , 01/02/2021 – di Dmitrij Bulgakov, traduzione di Giulia Conti

Giulia Conti

Ho iniziato a studiare russo per curiosità e mi sono appassionata sempre di più. Negli anni universitari ho avuto modo di studiare e lavorare in Russia per svariati periodi. Non mi sono fatta mancare i viaggi: Mosca, San Pietroburgo, l'anello d'oro, Ekaterinburg e poi fino a Vladivostok, percorrendo la tratta ferroviaria Transiberiana . Un pezzo del mio cuore è rimasto a Mosca. Laureata in Mediazione linguistica e culturale e in Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale.