Nastas’ja Filippovna o la storia di un abuso sessuale

Nastas’ja Filippovna o la storia di un abuso sessuale. Il trauma della violenza.

Dall’autore: questo articolo è un modo “di parte” per descrivere, attraverso l’esperienza dell’eroina, i sentimenti principali e le emozioni di una vittima di abuso sessuale.

 

Dopo aver letto per la prima volta L’Idiota di Dostoevskij, mi sono a lungo identificata nel personaggio principale, che per me in quel momento era il principe Myškin. Ma di recente, rileggendo il romanzo, mi è venuta voglia di guardare la serie con Evgenij Mironov nel ruolo di protagonista. E mentre la guardavo, mi entusiasmavo per la sua interpretazione e per la sua genialità, ma d’un tratto mi sono resa conto che per me l’eroina principale era diventata improvvisamente Nastas’ja Filippovna. Prima il romanzo e poi anche il film hanno chiaramente dipinto davanti a me la natura e la tragedia di una donna, vittima di abuso sessuale. Questa è solo una delle possibili varianti di sviluppo dello scenario di una vita, ma quanto è conosciuta e ben scritta da Dostoevskij, e poi anche portata in scena da Lidija Veleževaja! Mi è venuta voglia di scrivere dell’eroina, della sua storia, dei suoi sentimenti, poiché mi sono ben noti. Inoltre, è la mia terapia personale. Forse, aiuterà anche qualcun altro.

Nastas’ja Filippovna (Lidija Veleževaja) nella serie «L’Idiota», 2003.
  1. Nastas’ja rimane orfana e la “raccoglie” un ricco possidente, per la sua “magnanimità”, il signor Tockij. La storia di una simbolica orfanità ricorre sempre nelle vittime di abuso. Ma con i genitori vivi non c’è comunque nessun adulto in grado di difendere, proteggere dalle violazioni una bambina o giovane ragazza che sta crescendo. Questo motivo della “presa per magnanimità”, e del fornire supporto alla famiglia, ricorre molto spesso negli scenari con patrigni. O simbolicamente o realmente il patrigno non ha vicino una madre, una donna del suo stesso livello che potrebbe ristabilire questo equilibrio. Di conseguenza questo compito è affidato alla bambina.
  2. La bambina, essendo stata notata da Tockij, riceve la migliore istruzione. Notata in questo contesto significa “potenziale vittima”. Che cosa prova la bambina, senza l’amore dei genitori, quando un adulto le manifesta la propria disponibilità, benché per il momento sul piano delle conversazioni, dell’empatia e del supporto materiale? La bambina prova gratitudine e alle volte amore, fiducia e la sensazione di essere difesa e che il mondo non ti farà del male. Spesso, molto spesso proprio questa fiducia che si è venuta a creare è segno di una futura possibilità di abuso. Poiché si possiede questa fiducia, tutto accadrà automaticamente e non sarà necessaria alcuna violenza, visto che la bambina crede e sa che quello che fa l’adulto è il giusto.
  3. Ad un certo punto l’abusatore inizierà a mettere in atto comportamenti di seduzione, violazione dei confini sessuali, pervertimento. Questo dura per un certo periodo di tempo, durante il quale la vittima non percepisce l’inganno, prova solo sentimenti disordinati e discordanti, che non può condividere con nessuno, poiché accanto a lei non c’è una persona cara. Nel romanzo suona così: «Da quel momento egli prese ad amare in maniera particolare quel suo villaggetto sperduto nella steppa. Vi veniva ogni estate, ci rimaneva due o persino tre mesi e così passò un periodo abbastanza lungo, circa quattro anni, con gusto ed eleganza…»[1].
  4. La dipendenza, prodotta dalla sensazione di impotenza e impossibilità di cambiare la situazione, diventa il pattern di base del comportamento della vittima. L’impossibilità di revocare la morte dei genitori (che sia fattuale o simbolica), l’impossibilità di capire ciò che sta succedendo, poiché spesso l’apparato cognitivo non è ancora formato, l’impotenza di andarsene, di finire, di scappare. C’è solo sottomissione.
  5. Nastas’ja cresce e improvvisamente arriva alla consapevolezza della sua situazione e di quello che il signor Tockij ha fatto con lei. Quando succede è come se ti si aprissero gli occhi e precipitassi in un abisso di acque scure. Così nel corso della vita e durante la terapia le vittime di abuso improvvisamente iniziano a capire che hanno subito qualcosa di terribile. Colpevole senza colpa, Nastas’ja si imbatte nella condanna sociale del mondo. Conscia della sua posizione, spera che lo stesso Tockij regolarizzi la sua posizione sposandola. Ma avendo capito che questo non accadrà, si trova a essere tradita per la seconda volta: prima dei suoi stessi genitori (i bambini spesso percepiscono la morte o l’assenza dei genitori come un tradimento) e poi da lui.
  6. Che tipo di sentimenti prova questa giovane donna? Rabbia, una rabbia incandescente e una furia nei confronti del suo offensore. La rabbia prende il posto che normalmente è di un fortissimo affetto e di un sentimento d’amore, perché ciò che è accaduto lega la vittima e l’aggressore per sempre. Lei vuole che sia smascherato davanti alle persone, ma lei stessa non può dichiararlo. La vergogna la ferma. La più forte delle vergogne diventa la sua compagna. Proprio la vergogna e l’impossibilità di governarla, di superarla e metterla in uno spazio sicuro, la colpa immaginaria, determinano tutto il suo successivo comportamento sconclusionato.
Ritratto di Nastas’ja Filippovna del pittore I. S. Glazunov.
  1. Nastas’ja Filippovna, dopo tutto ciò che è accaduto, percepisce il suo destino come infranto. Una tale fissazione per il proprio trauma fa sì che il trauma si trasformi in un feticcio, in un atteggiamento sfrontato che poi determina tutti i comportamenti successivi. Nastas’ja diventa un individuo-maschera, una maschera identificativa, che si delinea davanti al mondo. L’aspetto fatale, i vestiti sgargianti, la spavalderia e le esternazioni roboanti sulla propria «perversione», «indegnità», risuonano come una sfida al mondo e nascondono l’insostenibile dolore per quello che è accaduto. La prontezza a vendersi al primo uomo che incontra, il risolino esibito e l’altezzosità, la particolare sfrontatezza nelle esternazioni, che rasenta la follia – tutto questo è un lavoro del trauma e del bisogno di difendersi, che nascondono un’anima distrutta. La società, che vive dietro una maschera, non ha le forze e non prova alcun desiderio di conoscere il dolore che lei porta dentro.
  2. Quello che, nella costruzione basilare della personalità, viene definito come dignità, viene infranto. Nastas’ja cerca nel mondo ciò che potrebbe restituirle questa dignità. Dopo aver incontrato il buonissimo e beatissimo principe Myškin, vede in lui colui che potrà amarla con purezza, senza concupirla, e grazie al quale potrà riavere la propria innocenza, purezza e immacolatezza. Simbolicamente lei ricerca il Salvatore o Dio nella sua pura incarnazione, poiché nelle sue mani ha il potere di farle riconquistare la propria dignità. Ma, non trovandola in sé stessa, Nastas’ja getta le sue speranze sul principe. Lei gli dice «ecco come vivi e aspetti, quando arriverà, puro, lo abbraccerai e diventerai puro anche tu». Le sensazioni di “sudiciume” e “sporcizia” sono conseguenze molto frequenti dell’abuso sessuale. Il principe essendo beato e vicino a Dio, accetta di assumere il ruolo di Salvatore, di cui tuttavia si dimostra incapace.
Il principe Myškin (Evgenij Mironov) nella serie «L’Idiota», 2003.
  1. La vittima di abuso spesso sceglie di relazionarsi con chi diventerà il prossimo aggressore. Ecco che nel destino di Nastas’ja appare Rogožin, il quale «”… non è degno né delle facoltà mentali, né del cuore nobile di Nastas’ja Filippovna …”». Proprio con lui sceglie di passare la vita e poi morire per mano sua. Il suo amore è folle, come anche la stessa Nastas’ja, consenziente del gioco nella relazione con Rogožin. Così, anche non permettendogli di impossessarsi di lei, lo rende una vittima e un ostaggio del suo trauma e dramma personale. Dopo aver sfogato su di lui tutta la rabbia di una donna offesa, umiliandolo con freddezza e arroganza, lei rimane completamente sconfitta nel corso della vendetta, che è rivolta alla persona sbagliata. Non era rivolta a Rogožin, ma a Tockij. La rabbia reindirizzata è spesso presente nelle relazioni delle vittime.
Rogožin (Vladimir Maškov) nella serie «L’Idiota», 2003.
  1. Chi è la vera Nastas’ja Filippovna? Il suo sdoppiamento interiore porta alla tragedia. Il principe Myškin vede la Luce di Nastas’ja, prova empatia e compassione per il suo dolore, vede la sua generosità, la sua dignità e il suo amore. Rogožin riflette in lei la sua Ombra e la ammira. Entrambi in certa misura le sono necessari e l’impossibilità di scegliere tra i due è la stessa incapacità di Nastas’ja di trovare dentro di sé integrità e di metabolizzare le conseguenze del trauma.

Dostoevskij mise in bocca al principe parole sorprendentemente precise, nelle quali è riflessa tutta l’anima di Nastas’ja:

«— Un viso stupendo! — rispose il principe. — E sono sicuro che il suo destino non è dei più comuni. È un viso allegro, ma ha sofferto terribilmente, vero? Lo dicono i suoi occhi, queste due piccole sporgenze questi punti sotto gli occhi, dove cominciano le guance. È un viso orgoglioso, terribilmente orgoglioso, e non so se sia buona. Ah, se fosse buona! Tutto sarebbe salvo!»[2]  […] «Quel viso, straordinario perla bellezza e per qualcos’altro ancora, ora destava in lui un’impressione ancora maggiore. In quel viso parevano esserci uno smisurato orgoglio e un disprezzo che sconfinava nell’odio, e nello stesso tempo c’era un che si fiducioso, di meravigliosamente ingenuo; queste due caratteristiche contrastanti suscitavano quasi un senso di compassione in chi guardava i lineamenti. Quell’abbagliante bellezza era quasi insopportabile, la bellezza del viso pallido, delle guance infossate e degli occhi ardenti. Strana bellezza!»[3].

Una donna fatale, diventata ostaggio della sua sorte, del suo destino, che non ha mai trovato una via d’uscita. Beh, per molte di noi una via d’uscita c’è.

 

[1] F.M. Dostoevskij, L’Idiota, trad. it. di Licia Brustolin, Milano, Garzanti Editore, 2015, pp. 3067-3068.

[2] Ivi., p. 3062.

[3] Ivi., pp. 3109-3110.

 

FONTE: www.b17.ru, 04/11/2017 – di Oksana Čikina

Traduzione di Marta ObertoLa mia avventura con la lingua russa è iniziata quando ero un’adolescente in cerca di sfide. Questa bellissima sfida mi ha portato a una laurea in Mediazione Linguistica e a un soggiorno nell’immensa Mosca. Adesso continua con il corso di laurea magistrale in Lingue e letterature moderne, ma soprattutto con la traduzione, grazie alla quale posso condividere la mia passione, cercando di far scoprire l’unicità della cultura russa che tanto mi affascina.

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