E se la capitale venisse spostata a Ekaterinburg? Ecco le opinioni di chi vive negli Urali

Non vi spaventate, nessuno ha ancora spostato la capitale negli Urali. Capita però già da molti anni che il tema emerga periodicamente “in modo isterico”, per poi spegnersi oppure divampando con nuova forza. Molti moscoviti tirerebbero un sospiro di sollievo se i funzionari, le ristrutturazioni e le code infinite insieme allo status di capitale venissero trasferiti da qualche parte in provincia. Per esempio a Ekaterinburg, città ambiziosa che sembra avere proprio tutto quello che serve. 

Ecco cosa ne pensano i cittadini di Ekaterinburg (tra l’altro, a parte un’unica eccezione, nessuno si è chiesto “e questa da dove arriva?!”, bensì tutti hanno accettato volentieri di analizzare questa fantasiosa prospettiva).

Innokentij Šeremet, direttore e conduttore del notiziario “Nove e mezzo”

“Avevo sentito di questa idea circa 25 anni fa. A Ekaterinburg si era diffuso attivamente il tema della terza capitale, ma adesso ci crediamo in modo più sentito, anche se riconosciamo dei meriti sia a Kazan’ che a Novosibirsk.
Abbiamo tutto, siamo pronti ad accogliere gli ospiti stranieri e gli alti funzionari russi. C’è tutto quello che è a Mosca, solo che è migliore, perché Ekaterinburg è 10 volte più piccola. Vicino al centro della città c’è un eccellente aeroporto. Lussuosi alberghi e ristoranti, grattacieli, costosissime concessionarie di automobili, complessi abitativi, numerose villette fuori città e la Rublevka (prestigiosa zona residenziale nella periferia di Mosca) degli Urali. Ospitiamo summit internazionali, i capi di stato ci fanno regolarmente visita e abbiamo stupendi teatri. Al contrario, i musei non sono come a Mosca, ma, chissà perché, penso che i funzionari possano sopportarlo. Per la quantità di centri commerciali in rapporto al numero di abitanti, battiamo tutte le città della Russia, compresa Mosca, e tutto il mondo. Siamo secondi solo a Dubai. In pratica tutto quello che funzionari e deputati amano. Qui staranno bene, Mosca tirerà un sospiro di sollievo e noi rimarremo soffocati dal traffico infernale. L’unica cosa che non abbiamo è il numero smisurato di funzionari e impiegati; per questo i costosissimi ristoranti e i palazzi con uffici restano semivuoti e la grande quantità di immobili non viene sfruttata. Serve riempirli tutti in breve tempo. Aspettiamo i moscoviti, il collasso del trasporti, l’impennata dei prezzi di uffici e case; tuttavia questo permetterà a Ekaterinburg di fare un enorme balzo in avanti nel suo sviluppo, diventare migliore, più ricca e più comoda. Magari già da domani, perché no.
Nessun’altra città può diventare la nuova capitale della Russia, solo Ekaterinburg! Mosca ha già stancato i funzionari, ma noi no… Non si può spostare la capitale a San Pietroburgo, è una città antica con strade strette: là il collasso dei trasporti avrebbe una dimensione sia sociale che politica. Che rimanga la capitale culturale”. 

Innokentij Šeremet, direttore e conduttore del notiziario “Nove e mezzo”

 

Vjačeslav Vegner, deputato dell’Assemblea legislativa dell’oblast’ di Sverdlovsk, presidente della commissione per l’attività intraparlamentare

“La nostra capitale è una sola: Mosca. Il cambiamento non ha senso, è pericoloso, uno spreco finanziario e ingiustificato. Mosca prima di tutto è storia, il simbolo di un paese unito e il cuore di ogni cittadino russo. Cosa manca a Ekaterinburg o qualsiasi altra città per diventare la capitale? Innanzitutto l’imponenza, la vastità, le finanze, le infrastrutture necessarie, le risorse e semplicemente l’intenzione dei cittadini. Dopotutto, se ci si pensa, lo status di capitale comporta più aspetti negativi che positivi: costo della vita più alto, arterie congestionate, traffico, per non parlare del livello di criminalità, perché si sa che i soldi non attirano solo affari. Ah, anche l’ecologia non va sottovalutata. 
Ekaterinburg non potrà mai, nemmeno ipoteticamente, pretendere di diventare la capitale. La città è molto rigida, piccola, la rete dei trasporti non è pronta, e, sfortunatamente, non è più possibile migliorare nulla. 
Lo spostamento della capitale da Mosca, porta a una serie di fantasticherie: “Sarebbe stato meglio se improvvisamente… e se ci fossero stati i mercanti a vendere diversi piccoli oggetti per i contadini”. Questi sono i discorsi della gente di questo oblast’ in merito allo spostamento della capitale. Personalmente non ne vedo l’impatto economico, poiché qui il discorso non è sulla costruzione di industrie, complessi sportivi o scuole, quanto piuttosto di templi per i funzionari. […]
Peccato che i problemi siano altri. Non serve spostare la capitale, ma risolvere i problemi della centralizzazione, liberare Mosca dal denaro, e non trascinare il centro zeppo di fondi federali in un altro punto.
Nell’era del digitale lo status di capitale si perderà sempre di più e rimarrà sicuramente un mero simbolo. È già stato dimostrato in questo difficile periodo caratterizzato dal Covid. Abbiamo visto che a distanza è possibile risolvere la maggior parte dei problemi, ovunque si trovino. In futuro ciò che conterà nella scelta del posto in cui vivere saranno i fattori comodità e ecologia.”

Vjačeslav Vegner, deputato dell’Assemblea legislativa dell’oblast’ di Sverdlovsk, presidente della commissione per l’attività intraparlamentare

Kostantin Kiselev, politologo, Dottore in filosofia, deputato della Duma di Ekaterinburg

“Il tema della “capitalità” dell’una o all’altra città presenta minimo 3 aspetti.
Per prima cosa le città nello sforzo di definire la loro identità iniziano ad attribuirsi caratteristiche di capitale. Spesso questo porta alla nascita di capitali di settore: quella delle miniere (Kemerovo), quelle di gas e petrolio (Surgut, Neftejugansk ecc.), quella tessile (Ivanovo) e così via. Accanto a queste ci sono quelle sportive: per l’hockey (Čeljabinsk, ecc.), il biatlon (Tjumen’) e altre ancora. Si annoverano addirittura capitali esotiche: del cetriolo (Suzdal’, Luhovicy, ecc.), della bellezza russa (Samara), del cocomero (Astrahan’, Kamišin). Oltre a queste ci sono poi le capitali territoriali: degli Urali, degli Urali del sud, della Siberia, della regione del Volga, del territorio di Perm’, dell’Estremo Oriente. Ci sono capitali del sud, del nord e ancora altre. Per non parlare di quelle storiche (Suzdal’, Vladimir, Jaroslavl’, ecc.). In tutto in Russia si contano più di 100 capitali. Per di più alcune sono capitali doppie o addirittura triple. Ad esempio, Ekaterinburg è al tempo stesso capitale degli Urali, degli Urali centrali, del Distretto Federale degli Urali (UrFO), delle proteste, dell’industria metalmeccanica, del territorio di Gornozavodsk e non solo. A conti fatti, la lista delle varie attribuzioni si avvicina a 200 e il numero continua a crescere, dato che la ricerca non è stata interrotta. 


Il secondo aspetto riguarda un altro problema: lo status di terza capitale dopo Mosca e San Pietroburgo. Molte hanno aspirato a tale titolo: Nižnij Novgorod, Kazan’, Novosibirsk, Ekaterinburg, ecc. Nel 2009 Rospatent (Servizio Federale per la Proprietà Intellettuale) ha messo fine alla disputa assegnando il titolo a Kazan’. Sostanzialmente aspirare a diventare la terza capitale è un errore di posizionamento. A metà degli anni ‘2000 personalmente ho fatto di tutto per impedire agli organi governativi e alla comunità di Ekaterinburg di partecipare a questa competizione senza senso. Il fatto è che il terzo resta sempre il terzo. Non ha senso posizionarsi davanti a qualcun altro essendo terzi, quanto piuttosto affermarsi con uno status di modernità e globalità. Che Mosca, San Pietroburgo, Kazan’ e altre città rimangano entità a sé, città in un territorio chiuso, ingredienti di un kompot fatto da un assortimento di identità provinciali. Allora mi hanno ascoltato, ma adesso la tematica, sfortunatamente, torna a farsi sentire di nuovo.

Infine, il terzo aspetto riguarda lo spostamento della capitale e delle funzioni della capitale da Mosca verso altre città. Di preciso la proposta è nata all’inizio degli anni ’90; già nel 1993 un deputato del Soviet Supremo aveva proposto di trasferire la capitale a Novosibirsk. La proposta si affievolì, così come era emersa. Nel 2005 fu presentato nella Duma un progetto di legge con una proposta simile. Nel 2008 il candidato alla presidenza della Federazione Russa Andrej Bogdanov avanzò la proposta di spostare la Duma a Nižnij Novgorod, e il Consiglio della Federazione a Kazan’. Prima di questo episodio, precisamente negli anni 2006-2007, la Corte Costituzionale venne spostata a San Pietroburgo. Nel 2017 la tematica ha contagiato alcuni esponenti del partito Edinaja Rossija; Orlov, ad esempio, aveva suggerito di trasformare proprio Ekaterinburg nella capitale. 


Il mio atteggiamento nei confronti dell’argomento, sia allora che ora, è lo stesso che ho nei confronti delle dicerie. Non dico che siano futili, in quanto lavorano all’immagine della città.  In particolare, il dibattito sullo spostamento della capitale a Ekaterinburg eleva certamente lo status della città. Non in modo esorbitante, ma lo eleva. 


I problemi dei moscoviti sono chiari, ma sono sicuro che solo una piccola parte degli abitanti di Mosca sarebbe disposta ad abbandonare lo status di capitale. La maggior parte capisce razionalmente o istintivamente che lo status di capitale garantisce alla città una certa rendita е determinate quote del bilancio che nessun altro si sognerebbe. Per di più questa rendita, che si genera a spese di altri territori, raggiunge in un modo o nell’altro tutti i moscoviti sotto forma di qualità e quantità dei servizi, livello degli stipendi, infrastrutture e via dicendo. Infatti, proprio questo tipo di reddito porta un cospicuo numero di moscoviti ad essere conservatori; tra l’altro si sono espresse categoricamente contro la rimozione dello status di capitale a Mosca anche le autorità moscovite con a capo Sobjanin. Secondo lui la perdita di rendita non è affatto necessaria. 


Certamente, il moscovita autentico nato e cresciuto a Mosca può disperarsi e lamentarsi di tutti quelli che sono arrivati, ma, del resto, chi ha mai visto un vero e autentico moscovita? Quanti ce ne sono? 
Mosca inghiotte le regioni meglio di un qualsiasi buco nero: attira forza lavoro, soldi, talenti, attività, giovani. Non a caso, da tempo, Mosca non è vista dalle altre regioni come “materna”, “stupenda”, “cuore delle Russia”, bensì tutto l’opposto. La centralità e i privilegi di Mosca sono diventati legge in tutte le regioni.

Insomma, grazie al lavoro di “aspirapolvere”, Mosca rientra nelle quattro capitali mondiali il cui numero di abitanti si avvicina al 7-8% della popolazione totale; prima ci sono Algeri, Buenos Aires e Tokyo. L’estensione del Giappone la conosciamo, ma l’Algeria è costituita principalmente da terre desertiche. Tra l’altro, anche in Argentina volevano spostare la capitale da Buenos Aires a Viedma, una cittadina con qualche decina di migliaia di abitanti. Negli anni ’80 all’allora presidente dell’Argentina Raúl Alfonsín bastava l’immaginazione per Viedma, ma non furono trovati i fondi. 


Ekaterinburg è pronta a qualsiasi sviluppo. Ci saranno soldi, libertà e anche una nuova capitale. Si può affermare senza dubbio che nella coscienza degli abitanti di Ekaterinburg questa idea campeggia con naturalezza. Da tempo Ekaterinburg si ritiene una città peculiare, pronta a diventare quando capitale mondiale degli scacchi, quando capitale della Russia, quando capitale a livello mondiale. Se poi Ekaterinburg non diventerà capitale, i suoi cittadini non se la prenderanno. Ma no, non è così. La perplessità porterà alla decisione di designare come capitale un’altra grande città. E allora reazione sarà la seguente: è ovvio che hanno commesso un errore, hanno avuto paura di spostare la capitale a Ekaterinburg, fatto sta che noi rimaniamo i più fighi. 


Se consideriamo l’aspetto tecnico del trasferimento, Ekaterinburg, in qualità di città più compatta che conta più di un milione di abitanti, allargherebbe i suoi confini a sud verso Čeljabinsk o a ovest in direzione di Perm’. Di fatto la città diventerebbe bipolare, in quanto il centro città esistente non sopporterebbe un ulteriore carico. A livello mondiale ci sono esperienze di trasferimento di città capitali verso altre città o di effettive costruzioni partendo dal nulla. Putrajaya, che si trova a 20 km dalla gigantesca Kuala-Lampur, è la capitale della Malesia ed è stata fondata nel 1995. Nur-Sultan (Astana) è la capitale del Kazakistan dal 1997. Allora nella città c’erano circa 300.000 abitanti e adesso quasi 1.15 milioni. E niente, hanno fatto una capitale “quasi dal nulla” e ci vivono. 


A Ekaterinburg c’è tutto quello che serve per raggiungere lo status di capitale. Mancano giusto cose di poco conto: acqua potabile dai rubinetti, strade pulite, nuove fosse biologiche a Himmaš, un paio di linee della metro, nuovi autobus, ambulanze, una medicina moderna di livello mondiale, scuole, istruzione superiore del calibro di Cambridge o dell’Istituto di Tecnologia del Massachussetts, parchi e giardini moderni, polizia all’altezza, il lungofiume Iset’ ricostruito, teatri a livello de “La Scala” e dell’Opera di Sidney, architettura contemporanea di Frank Gehry, Ludwig Mies van der Rohe  o Daniel Libeskind… Ma è tutto risolvibile, giusto? Dopotutto è già stato avvistato Norman Foster e lo studio di Zaha Hadid sta per costruire il prossimo capolavoro. 


Tuttavia non posso non notare cosa abbonda a Ekaterinburg. In questa città c’è un’abbondanza di recinzioni. Non si sa da dove sbucano. Sembra che si riproducano con facilità.
Qualsiasi città può diventare la nuova capitale della Russia. Quello che conta sono i soldi e il livello di fantasia del governo. Per il momento i soldi vanno da qualche parte e non in una certa direzione, e la fantasia basta solo per unire le regioni e creare distretti federali. Per farla breve, la fantasia resta al livello di semplici riflessioni, mentre il denaro per Mosca è evidentemente più necessario.”

Kostantin Kiselev, politologo, Dottore in filosofia, deputato della Duma di Ekaterinburg
Evgenij Kasimov, scrittore, insignito del premio letterario “Jasnaja Poljana”

“Nella nostra cerchia ristretta non se ne è mai discusso. Chiamavamo umilmente la città terza capitale, sottolineandone la sua connotazione regionale. E poi la boria provinciale ne ha soffocati diversi. Non ci hanno detto che è meglio essere primi nel villaggio che secondi a Roma. Penso che la città non sia pronta per l’invasione dei Variaghi (marinai viaggiatori del nord e i guerrieri scandinavi che nel IX sec. emigrarono verso est e costruirono basi commerciali permanenti lungo i fiumi della pianura russa). A cosa ci servono nuovi Rjuriki? (Rjurik è stato il capo variago che conquistò il controllo di Velikij Novgorod intorno all’862, e il capostipite della dinastia rjurikide). Che ci facciamo con 35.000 corrieri? Per di più è difficile che a Mosca diminuiscano traffico e funzionari. Le code saranno più compatte e i funzionari più deboli. Da segretari collegiali ad assessori collegiali. E anche un paio di consiglieri statali, più uno segreto. I pantaloni di diversi colori a Ekaterinburg ci sono già. Ma non bastano le strade ad alta percorrenza dove possono liberamente transitare gli uomini statali. Inoltre manca anche il gusto. Sulla Piazza Rossa non ci sono parcheggi, mentre da noi davanti al municipio nella piazza centrale ci sono parcheggi per auto da molti anni. 


Ovvio, potrebbe essere come in “Brazil”, spostare la capitale verso qualche dannata vecchia città e costruire una città-sole, ma il film di Terry Gilliam genera associazioni inutili. Già meglio recuperare una città con una storia antica. Saraj Batu o Saraj Berke sarebbero perfette da questo punto di vista.”

Evgenij Kasimov, scrittore, insignito del premio letterario “Jasnaja Poljana”

Ekaterina Kalužnikova, culturologa, guida e disegnatrice

“L’idea della capitale a Ekaterinburg si è nuovamente diffusa a metà degli anni ‘2000, quando si era parlato di spostare le sedi principali delle holding da Mosca verso altre regioni. Certo, il tutto era stato anticipato dai summit OCS (Organizzazione della Cooperazione di Shangai) e BRIC nel 2009.

Il concetto di “capitalità” è parte dello sviluppo storico di Ekaterinburg, per di più se si osserva come le città hanno cambiato status e posizionamento economico è possibile riscontrare una certa logica. 
Innanzitutto, la centralità e la provincialità per Ekaterinburg non sono concetti estranei tra loro. C’è stato un periodo in cui era stabilito per legge: all’inizio del XIX secolo Ekaterinburg ricevette lo status di città mineraria e ospitava la direzione di tutte le fabbriche minerarie degli Urali, concentrando così tutto il potere amministrativo degli Urali. Tuttavia, nel contempo, Ekaterinburg era rimasta una città del governatorato di Perm’ e quindi formalmente subordinata al governatore di Perm’. 


Resta di fatto che i periodi di boom economico (la febbre dell’oro dell’inizio del XIX secolo, la messa in funzione della ferrovia alla fine del secolo e il conseguente incremento degli scambi commerciali, della cultura e delle attività imprenditoriali) si sono combinati alle infrastrutture arretrate e alle misere opere di riqualificazione urbana. Basti pensare che l’acquedotto a Ekaterinburg è arrivato circa 40 anni dopo che a Perm’ e 60 anni dopo rispetto a Kazan’. 


Credo che spostare i dipartimenti della capitale verso altre regioni non ci salverà dal traffico. Sono processi diversi. Ma Ekaterinburg è pronta a diventare la capitale? Mentalmente sì. A livello di infrastrutture e di economia no. I principali punti di forza della capitale degli Urali sono: la posizione geografica, la tratta ferroviaria Transiberiana, i resti delle industrie sovietiche e la schiera di ambiziose iniziative dei maniaci del lavoro nelle più disparate sfere, pronti alle riforme, orientati a decisioni indipendenti e alla loro attuazione. Ekaterinburg è pronta all’autonomia piuttosto che a divenire la capitale.

Personalmente non augurerei a Ekaterinburg di diventare la capitale. Le augurerei invece una maggiore indipendenza e dei buoni sindaci, interessati per davvero ai problemi della città. 
È difficile dire quale città potrebbe diventare la nuova capitale della Russia. Probabilmente, considerando l’estensione geografica del paese, è opportuno chiedersi perché il centro sia soltanto uno, e non cinque o sei.”

Ekaterina Kalužnikova, culturologa, guida e disegnatrice

Fonte: Moskvič Mag, 15/03/2021 – di Anna Matveeva, traduzione di Giulia Conti

Giulia Conti

Ho iniziato a studiare russo per curiosità e mi sono appassionata sempre di più. Negli anni universitari ho avuto modo di studiare e lavorare in Russia per svariati periodi. Non mi sono fatta mancare i viaggi: Mosca, San Pietroburgo, l'anello d'oro, Ekaterinburg e poi fino a Vladivostok, percorrendo la tratta ferroviaria Transiberiana . Un pezzo del mio cuore è rimasto a Mosca. Laureata in Mediazione linguistica e culturale e in Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale.