In Russia vieteranno la plastica. Ma non tutta

Le intenzioni del governo russo di vietare la produzione e l’utilizzo di un’intera serie di prodotti in plastica sono lodevoli, ma risolvono forse i problemi ecologici?

 

La vendita e l’impiego di stoviglie e anche di un’intera serie di prodotti in plastica saranno vietati – il governo sta preparando delle proposte di legge in merito, ha detto venerdì la vice-premier della Federazione Russa Viktorija Abramčenko. Intervenendo al IX forum ecologico internazionale Nevskij a San Pietroburgo, ha spiegato che il divieto riguarderà quei tipi di plastica non riciclabili e difficili da smaltire.

Oltre al divieto sulla plastica di uso quotidiano, in Russia si pianifica di coinvolgere nel giro fino al 50% delle materie prime secondarie di scarto industriale e agricolo. Ci si aspetta che, come risultato, il volume di seppellimento dei rifiuti si dimezzerà entro il 2030. Inoltre, secondo l’accordo in ambito UEE, nel paese entro il 2025 l’utilizzo delle confezioni di plastica sarà completamente sospeso.

Questi piani relativi ai prodotti in plastica sono sicuramente giustificati dal punto di vista ecologico: quelle stesse confezioni di plastica in condizioni naturali impiegano circa 100 anni a decomporsi e gli archeologi del futuro potranno capire tramite essi la cultura dei materiali del XX-XXI secolo. Gli specialisti, del resto, mostrano che bisognerebbe parallelamente capire con cosa sostituire le confezioni di plastica, perché lo scambio ovvio con carta o cartone tappa un buco in ecologia, ma ne apre un altro.

Vice-premier della Federazione Russia Viktorija Abramčenko

Nel migliorare l’ecologia l’importante è non causare danni

Il principale problema della plastica consiste nel dove “cacciarla” dopo l’uso, poiché solo alcuni tipi di plastica cedono alla rilavorazione senza danneggiare l’ecologia, spiega il rappresentante pubblico per le questioni ecologiche di Mosca Mikhail Zamarin.

“In Russia delle 70 milioni di tonnellate di rifiuti domestici solidi, che si formano in un anno, quasi il 90% viene nascosto sotto terra nelle discariche – dice. – Che percentuale ricopre in questi rifiuti la plastica non riciclabile non ve lo dirà nessuno in modo certo perché i produttori di plastica custodiscono queste cifre come se fossero un segreto di guerra”.

Viktorija Abramčenko ha annunciato al forum Nevskij che entro il 2030 quasi l’85% degli imballaggi sarà riciclabile. In molte regioni per la raccolta della plastica presso le abitazioni da diverso tempo ci sono contenitori appositi. Ma la raccolta differenziata in nessun modo risulta essere una panacea dall’inquinamento ambientale, commenta Zamarin. Il fatto è che dei sette tipi di plastica che vengono prodotti oggi in Russia, solo due possono essere sottoposti a riciclaggio. La domanda per materie prime secondarie dai rimanenti tipi di plastica manca sul mercato.

 

“Sul mercato la domanda più alta per le materie prime secondarie esiste per la plastica di tipo PET – sui prodotti si identifica con un triangolo con la cifra “1” all’interno. I produttori di stoviglie di plastica per un kilogrammo di questa plastica pagano 25-30 rubli ed essa scarseggia sempre, – dice Zamarin. – Ma questo è praticamente l’unico tipo di plastica che si utilizza a ciclo chiuso. Per tutti gli altri scarti di plastica la sorte è una: la discarica.”

Bruciare i tipi non riciclabili di plastica è anch’essa una decisione discutibile, anche se Rostec lavora alla ricerca di un metodo meno nocivo per il loro riutilizzo. Con la combustione si formano delle emissioni, che inquinano l’atmosfera, quindi pur risolvendo un problema, l’incenerimento ne crea un altro. La via d’uscita si trova a monte: non produrre questi tipi di plastica, che notoriamente non vengono sottoposti a lavorazione secondaria.

“Ci sono due modi per costringere i produttori a rifiutarsi di fabbricare questi prodotti: o tramite un divieto amministrativo-legislativo, o portando i pagamenti ambientali a un livello tale che la produzione della plastica non riciclabile diventi economicamente sconsigliabile – dice Zamarin. – Il principio di estensione della responsabilità del produttore mira per l’appunto a questo”.

L’istituto della responsabilità estesa del produttore (EPR) agisce nell’ambito del progetto federale “Sistema integrato per la gestione dei rifiuti solidi urbani” del progetto nazionale “Ecologia”. Ai sensi del comma 10 dell’articolo 24.2 della legge N 89-FЗ “Sui rifiuti di produzione e consumo” (1998), in relazione all’imballaggio che viene sottoposto a recupero dopo la perdita della proprietà del consumatore, l’obbligo di rispetto delle normative di riutilizzo ricade sui produttori e importatori della merce contenuta in tale imballaggio. Tuttavia l’EPR non risolve il problema ecologico; essa risolve i problemi di una domestica, sottolinea Zamarin.

“I produttori in Russia per il momento non badano al fatto che la loro produzione possa essere sottoposta a seconda lavorazione e riutilizzo – constata lui. – Molti produttori agricoli si schierano contro il ritiro dalla circolazione di imballaggi e confezioni di plastica, giustificandosi con il fatto che la loro produzione non potrebbe essere altrimenti conservata e trasportata. Ma questa è furbizia – dopotutto prima dell’invenzione della pellicola di plastica il pane, il pollame e la carne venivano venduti praticamente non impacchettati. Le persone compravano l’olio di semi di girasole in contenitori di metallo o in bottiglie di vetro.  I produttori semplicemente non vogliono faticare, cambiare le linee tecnologiche, complicare le catene produttive. In quanto economista posso capirli, poiché la plastica è il tipo di imballaggio più economico tra quelli in circolazione.”

Il più grande produttore di polimeri in Russia oggi è “Sibur”. Questa società pubblica è una dei leader della politica dello sviluppo sostenibile. Secondo le parole di Zamarin, l’azienda cerca attivamente alternative alla plastica non riciclabile e se la soluzione verrà trovata è una questione di tempo. Mentre En+ Group, ad esempio, finanzia 22 progetti ecologici in sette città della Russia nell’ambito del programma socio-ecologico “Mondo con segno +”, che dal 2011 si svolge grazie all’iniziativa del fondatore della società Oleg Deripaska.

Ovviamente, concorda Zamarin, nel vietare le stoviglie di plastica c’è anche un lato negativo. La rinuncia alla plastica porta alla crescita della domanda di tipi alternativi di imballaggio, in primis la carta. E questo provoca un aumento del disboscamento.

“Questa è di certo un’arma a doppio taglio, – dice Zamarin. – Se fosse così facile sostituire la plastica, non si sarebbe sollevata una polemica così accesa e lunga. Purtroppo una soluzione che vada bene a tutti, produttori, ecologi e politici, non esiste. Perché le stesse soluzioni “verdi”, quanto messe in pratica, a volte risultano non meno nocive per l’ecologia di quelle tecnologie a cui si opponevano”.

La miglior soluzione ai problemi ecologici sarebbe la vittoria nella società della psicologia del consumo consapevole, ma per ora questo rimane solo un nobile desiderio, riconosce l’esperto.

 

L’ecologia contro la corsa alle armi

Gli sforzi del governo russo di “inverdire” l’economia si inseriscono in un contesto più ampio. La tematica ecologica da tempo si trova nell’agenda della comunità internazionale e a Mosca vedono in questo una possibilità di dialogo con l’Occidente, in primis con gli USA, dove il tema “verde” è stato annunciato come prioritario dall’amministrazione di Joe Biden.

In Russia le negoziazioni con gli USA nell’ambito dell’accordo di Parigi sul clima vengono considerate come parte degli sforzi comuni per stabilire un dialogo tra il Cremlino e la Casa Bianca. Proprio per questo motivo il presidente Vladimir Putin ha preso parte al summit climatico organizzato da Biden in aprile 2021.

Negli ultimi anni il grande business russo, operante a livello internazionale, ha sicuramente iniziato a rivolgere maggior attenzione all’ecologia industriale e allo sviluppo sostenibile, fa notare il direttore del fondo per lo studio degli USA Franklin Roosevelt presso la MGU (Università statale di Mosca) Jurij Rogulev. Ma, avverte, non bisogna sopravvalutare l’importanza proprio dei temi ecologici come strumento per stabilire un dialogo russo-americano.

“Le discussioni su questo tema negli ultimi mesi sono molteplici. Questo è un chiaro segnale del fatto che a Mosca si sforzino di “inserirsi” nella visione americana dello sviluppo sostenibile. L’amministrazione Biden ha reso l’“economia verde” uno dei suoi obiettivi, ha eliminato una serie di decreti di Trump, riguardanti l’estrazione di idrocarburi, la costruzione di tubature ecc. e la Russia sosteneva ufficialmente questa politica” – dice Rogulev.

Tuttavia, le questioni ecologiche si trovano nella periferia lontana delle relazioni bilaterali e contare sul fatto che l’accordo delle visioni su tale tematica, come una locomotiva a vapore, faccia uscire tutto il complesso di problemi è semplicemente da ingenui, ne è convinto Rogulev.

“Il principale impedimento per la normalizzazione delle relazioni russo-americane erano e restano le questioni delle armi strategiche e proprio per la discussione di queste ultime Putin e Biden dedicheranno la maggior parte del tempo nel corso del prossimo summit”,- ne è sicuro Rogulev.

Lui nutre forti dubbi sul fatto che qualunque agevolazione venga proposta dal governo russo alle aziende che portano avanti una politica ecology-friendly, diventi una vera e propria esca per gli investimenti stranieri, tra cui americani.

“Cercare di migliorare le relazioni, attirare il business straniero agitando la “bandiera verde” – significa affrontare la questione dalla parte sbagliata. Fintanto che in Occidente c’è una diffidenza su larga scala, in tutte le direzioni, verso la Russia, qualunque accordo su questioni ecologiche concrete non può fare la differenza” – riassume Rogulev.

 

FONTE: expert.ru, 28/05/2021 – di Igor’ Serebrjanyj.

Traduzione a cura di Eleonora Groppi: Da quando ho avuto l’occasione di studiare la lingua e la cultura russe all’università, non ho mai smesso di innamorarmi di tutte le loro sfaccettature. Tradurre è per me un modo per rendere accessibile a tutti questa meravigliosa cultura. LINKEDIN

 

Russia in Translation

Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa. Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.