Двор-колодeц– Dvor-Kolodec

Etimologia

Двор- kolodec (pl. Dvory-kolodcy) non è altro che l’unione di due parole, dvor “cortile” e kolodec “pozzo”:

Dvor

Camminando per strade di San Pietroburgo è facile rimanere abbagliati dai lussuosi e bellissimi palazzi che dominano la città, come anche dall’estrema eleganza e classe di molte facciate, ma se si spia in qualche cancello o si riesce ad accedere a qualche cortile si può scorgere una Pietroburgo diversa, capace di affascinare ed inghiottire allo stesso tempo, come un pozzo. Nei cortili di molte case si viene infatti catapultati in un’altra dimensione, in cui ci si sente così piccoli circondati da muri altissimi che si innalzano verso il cielo, che lo catturano delineandone i contorni come una fotografia, come se oltre quello scorcio non ci fosse più nulla.

Forse proprio da quest’immagine si può capire perché i pietroburghesi chiamino questi ambienti “cortili a pozzo”, appunto dvory-kolodecy.

Data la loro grande varietà a livello di altezze e forme (se ne trovano anche di ottagonali!) e il fatto che siano tipici meramente di San Pietroburgo, ci si è spesso interrogati sul perché siano sorti proprio lì e con quale utilizzo.

Di plausibili risposte e pareri ne sono nati a bizzeffe, ma la reale soluzione a questa domanda si può cogliere soltanto esplorando a fondo la storia architettonica e sociale di questa meravigliosa città.

Secondo alcuni i dvory-kolodecy, essendo cortili interni e quindi nascosti e non visibili dalla strada percorribile lungo la facciata, nacquero con l’intento di diventare delle specie di magazzini, ovvero luoghi celati in cui depositare merce ritenuta ingombrante oppure decisamente poco piacevole da notare, la quale avrebbe potuto sminuire la bellezza di San Pietroburgo. Era il caso della legna da ardere, del letame, o del carbone.

Si dice infatti che in tempi antichi gli abitanti di San Pietroburgo utilizzassero il carbone per riscaldare le proprie abitazioni come si era solito fare in Inghilterra, il quale veniva appunto conservato nei dvory-kolodecy in modo da occultarlo ai passanti. Tale versione è però alquanto inverosimile, in quanto il carbone russo non veniva usato a causa della sua scarsa qualità e soltanto 5-6 navi all’anno arrivavano cariche di carbone in città ed era molto costoso, anzi un lusso.

Il fatto di essere celati agli occhi dei passanti portò i dvory-kolodecy ad essere utilizzati come “ripostiglio” soltanto in un secondo momento, per comodità, ma non nacquero sicuramente con quell’intento.

 

Il mistero si infittisce …ma veniamo al dunque.

 

Nell’immaginario di Pietro I, data la delicata posizione sul fiume e i relativi problemi legati al terreno, San Pietroburgo avrebbe dovuto essere costruita come una nuova Amsterdam, con canali ed edifici dalle facciate solide e graziose per bellezza e praticità, come quelli che aveva visto durante il suo viaggio in Europa.

I luoghi “saldi” su cui costruire erano però ristretti e la tecnologia di quel tempo non permetteva ancora di bonificare o sostituire grandi masse di terreno. Parte degli edifici e delle strutture costruite inizialmente subirono delle deformazioni: ad esempio, la Cattedrale di Sant’Isacco si incurvò di alcune decine di centimetri!

Drenare il terreno per costruire era inoltre un’impresa estremamente costosa, era necessario chiamare un architetto straniero e radunare molti servi, quindi si escogitarono vie alternative per far crescere la città, come quella di non costruire in lunghezza, quanto in altezza.

Proprio per questo motivo la costruzione di abitazioni a forma di U e L iniziò ad essere considerata uno spreco e nel centro della città cominciarono a comparire veri e propri blocchi di edifici fino a 4 piani uno accanto all’altro e strettamente collegati tra loro.

Nel corso degli anni San Pietroburgo divenne inoltre una città sempre più promettente, dove aumentavano in maniera spropositata non soltanto gli abitanti, ma anche il costo dei terreni.

Per massimizzare i profitti, i proprietari di case tentarono quindi di edificare il più possibile i propri terreni, dando vita ad edifici sempre più alti e dalla forma insolita, creando arzigogolati dvory- kolodecy con archi e porte.

A seguito della Rivoluzione d’Ottobre e della sempre più alta crescita di cittadini richiamati nel centro urbano dalla propaganda socialista, si dette il via alla costruzione di edifici anche di 6 -7 piani, spesso aggiungendo dei piani a quelli già esistenti. Camminando per San Pietroburgo è infatti possibile notare facciate con piani di stili completamente diversi tra loro, che raccontano questa particolarità urbanistica e che resero molti dvory-kolodecy ancora più profondi e suggestivi.

Il numero medio di piani delle abitazioni aumentò poi fino a 10 piani tra il 1969-1970, fino poi a toccare i 16 piani negli anni ’70.

Fu proprio negli anni ’70 che gli architetti di Leningrado iniziarono a considerare il rapporto tra il nuovo sviluppo urbano a più piani e la sagoma storica della città. Si decise che gli edifici di nuova costruzione avrebbero dovuto essere localizzati in apposite aree da rinnovare, al fine di evitare danni al patrimonio architettonico della città.

La volontà di costruire sempre più in alto dei pietroburghesi non si è mai fermata, basti pensare al Lachta-centr – un grattacielo alto 462 metri di ben 86 piani concluso pochi anni fa che risulta essere l’edificio più alto della Russia, l’edificio più alto d’Europa e il 12º edificio più alto del mondo! – ma resterà sempre più affascinante rimanere con i piedi per terrà ed ammirare con il naso all’insù il cielo in un dvor-kolodec piuttosto che un grattacielo!