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“Buona” ma “anormale”: l’ultima imperatrice russa

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Nessuno ha mai detto nulla di male sulla gentile e modesta Aleksandra Fëdorovna, ma è possibile che anche lei abbia giocato un piccolo ruolo nella tragica vicenda storica della Russia.

 

AMATA IN CASA, INVISA AL PAESE

Sergej Vitte, lasciando la carica di primo ministro, nelle sue memorie non risparmiò nessuno. Neanche l’imperatrice. Stando a quanto affermava Vitte, Nicola II “aveva sposato una donna brava ma del tutto anormale, che lo teneva in pugno, il che non era difficile considerata la sua debole volontà”, e ciò rese quindi i suoi difetti “significativamente più accentuati”. 

Non c’è alcun dubbio sul fatto che Aleksandra Fëdorovna Romanova, nata con il nome Alix-Viktoria-Helene-Brigitta-Luise-Beatrix, principessa d’Assia-Darmstadt, fosse una brava donna. Priorità su tutto per lei avevano la famiglia e le virtù cristiane. All’età di 22 anni venne a conoscenza del fatto che i suoi genitori avevano dato il consenso al suo matrimonio con il nuovo imperatore della Russia, Nicola II. Alix si convertì alla religione ortodossa e consacrò se stessa ai doveri di imperatrice russa. Mise al mondo cinque figli: quattro femmine ed un maschio, lo zarevič [1] Aleksej; si prese cura del marito e dell’erede, mantenne vivo il calore del focolare domestico; i suoi diari sono pieni di annotazioni da donna e madre esemplare: “In famiglia l’amore disinteressato è un dovere”, “il più intenso amore ha bisogno di trarre vigore principalmente nella quotidianità”, “nella famiglia un bambino avvicina la coppia come non mai”. Per il resto della vita gli scambi epistolari e la vita di ogni giorno della famiglia imperiale furono pieni di amore e di buoni sentimenti.

Лауриц Туксен «Венчание цесаревича Николая и Алисы Гессенской, 1895.
Lauritz Tuxen “Matrimonio dello Tsesarevič Nicola e Alix d’Assia”, 1895

 

Александра Фёдоровна.
Aleksandra Fëdorovna

Le attività sociali durante i primi due decenni di governo di Nicola II furono anch’esse condotte in modo impeccabile da Aleksandra Fëdorovna. La zarina si impegnò molto nelle opere di bene: aiutava gli affamati, i poveri e le suore della misericordia; istituì ospizi di mendicità, case di accoglienza, scuole e ospedali, organizzava vendite di beneficenza, durante la guerra si prendeva cura dei feriti, delle vedove e degli orfani; nel 1914 insieme alle figlie imparò a prestare servizio come infermiera, lavorò nell’ospedale di Tsarskoye Selo [2] dove assisteva il chirurgo. In più di un’occasione dimostrò una bontà sincera, non cercando un tornaconto personale; come quando ad esempio nel 1914 a Yalta si trovò casualmente a fare da madrina di battesimo alla figlia di un calzolaio: l’imperatrice era passata in chiesa a pregare proprio nel momento in cui doveva avere luogo il battesimo; il sacerdote le chiese di sostituire la donna che non era potuta arrivare all’orario stabilito. Aleksandra Fëdorovna accettò immediatamente, il giorno successivo donò alla povera famiglia della sua figlioccia 500 rubli e la aiutò anche in seguito.

La zarina non fu tuttavia in grado di guadagnarsi l’affetto di tutti. Era esile e snella, aveva lunghi capelli dorati e grandi occhi grigi, in pubblico sorrideva raramente e non traspariva in lei allegria e spensieratezza. A corte Aleksandra Fëdorovna non era amata: la sua timidezza veniva scambiata per freddezza e aridità d’animo; la suocera Marija Fëdorovna non amava la nuora per la sua origine tedesca.

Non tutto andò nel migliore dei modi neppure in relazione al suo principale dovere: la nascita di un erede. Lo zarevič, che il paese aveva atteso per 8 anni, risultò essere gravemente malato di emofilia, aveva ereditato il gene di questa malattia proprio dal lato materno, dalla bisnonna, la regina Vittoria. L’atteggiamento neutrale del popolo nei confronti della zarina nel corso della prima guerra mondiale facilmente si trasformò in ostilità. Le sconfitte al fronte ed i problemi nelle retrovie vennero erroneamente interpretati come derivanti dalla superiorità dei tedeschi e dagli intrighi messi in atto dall’imperatrice tedesca, circondata da spie; i giornali su questo tema facevano battute umoristiche (L’imperatrice si informa sulle novità al fronte: “E chi ha vinto, i nostri o i russi?”) e pubblicavano le relative caricature.

Карикатура на царскую семью: «Алиса Гессенская, псевдоним — Александра Романова» и «Клаус II Голштин-Готторпский», «знатный иностранец».
Caricatura della famiglia imperiale: “Alix d’Assia, alias Aleksandra Romanova” e “Klaus II Holstein-Gottorp”, “nobile straniero”

Ma più di tutto fu quanto successe con Grigorij Rasputin a produrre effetti negativi sulla reputazione dell’imperatrice e sul suo destino. E’ qui che appunto si rivelò tutta quella “anormalità” di cui parlava Vitte. Benché Aleksandra Fëdorovna attribuisse grande importanza alla propria religiosità, era superstiziosa e con facilità si lasciava attrarre dal misticismo. Nel 1905 Rasputin venne presentato come un grande “asceta” cristiano all’imperatrice dalle sue amiche, granduchesse montenegrine. Egli riuscì senza difficoltà ad affascinare la famiglia imperiale, già psicologicamente predisposta ad un evento del genere: un paio di anni prima il mago-medium di corte Nizier Anthelme Philippe aveva predetto ad Aleksandra Fëdorovna che presto sarebbe apparso un “uomo di Dio”. A Philippe (a proposito, a corte non era l’unico ciarlatano) l’imperatrice credette poiché già in precedenza egli aveva profetizzato la nascita dello zarevič. Attesero quindi Rasputin e lo accolsero come il salvatore del figlio dello zar.

La capacità di Rasputin di bloccare le emorragie di Aleksej, malato di emofilia, convinse definitivamente l’imperatrice della “santità” dello starets [3]. A giudicare dall’insieme ciò non dipendeva assolutamente dalle capacità soprannaturali di Grigorij, quanto piuttosto dal fatto che le sue manipolazioni acquietavano tutti coloro che circondavano il bambino, e quindi lo stesso Aleksej. Questo risultava avere un effetto positivo e l’emorragia si fermava; in altre occasioni lo stato di intensa agitazione della madre apparentemente suscitava paura nello stesso  zarevič e l’accelerazione del battito cardiaco, causata dallo stress, ovviamente in presenza di una emorragia si ripercuoteva in modo particolarmente negativo sull’emofiliaco. In questa situazione Aleksandra Fëdorovna trascurò le conseguenze politiche della vicinanza di Rasputin alla corte. Furono pessime conseguenze: il popolo riteneva che Nicola II venisse tradito dalla moglie ed il monarca iniziò a perdere il rispetto dei suoi sudditi.

Карикатура на Распутина и императорскую чету.
Caricatura di Rasputin con la coppia imperiale

 

Распутин с царской женой и детьми.
Rasputin con la moglie e i figli dello zar

 

“ORA LASCIA CHE  A VOLTE SENTANO IL TUO PUGNO”

Rasputin, i cui consigli venivano recepiti dall’imperatrice come fossero rivelazioni dal cielo, cercava di esercitare la sua influenza anche sulla politica (sempre più circolavano voci sul suo ruolo politico). In precedenza Aleksandra Fëdorovna aveva raramente tentato di aiutare il marito negli affari di Stato, limitandosi ad offrire a Nicola II un appoggio morale. Confessava: “come mi piacerebbe essere veramente intelligente, per offrire a Niki un sostegno concreto”. Ma con Rasputin, di fronte alla minaccia della rivoluzione e negli anni della prima guerra mondiale, il suo atteggiamento verso la politica cambiò. La zarina sapeva che Nicola cedeva all’influenza dei ministri e spesso con difficoltà prendeva decisioni relative ai vari uffici. Riteneva fosse suo dovere non solo nei confronti del marito, ma anche del figlio, lottare per la solidità dell’autocrazia, affinché lo zarevič potesse giungere al potere senza subire limitazioni da parte del parlamento. Convinta che il popolo amasse il monarca, rafforzava in Nicola II la tendenza a proteggere il regime autocratico da ogni genere di attacco e ad opporsi alla Duma, lo appoggiava nella sua resistenza, priva di lungimiranza, ai cambiamenti politici da tempo ormai divenuti inevitabili.

In che misura le opinioni dell’imperatrice, corroborate dai “suggerimenti” di Rasputin, hanno influenzato il corso della politica e le decisioni individuali di Nicola? Apparentemente egli non prendeva sul serio i consigli della moglie e li seguiva soltanto in relazione a questioni di minore importanza, per non offenderla. L’imperatore stesso era più flessibile di sua moglie, più spesso dava ascolto ai ministri, non ritenendoli semplicemente servitori ed esecutori della volontà monarchica, e teneva conto dell’influenza dei partiti politici. Lei gli scriveva: “Tu sei sovrano ed imperatore della Russia, per volontà di Dio onnipotente, e tutti loro devono inchinarsi davanti alla tua saggezza e la tua fermezza… Sii come Pietro il Grande, Ivan il Terribile, l’imperatore Paolo, sconfiggili tutti”. Oppure: “Sii risoluto, mostra una mano imperiosa, è questo ciò di cui hanno bisogno i russi. Non hai mai perso occasione per mostrare amore e bontà, – ora lascia che a volte sentano il tuo pugno”.

Императрица с хирургом В. Гедройц в перевязочной.
L’imperatrice con la chirurga V. Gedroits nella sala medicazioni

A partire dal 1915 l’influenza che Aleksandra Fëdorovna esercitava era evidentemente alquanto aumentata. L’imperatore assunse il comando supremo dell’esercito e trascorse molto tempo fuori dalla capitale, nella quale l’imperatrice riceveva i ministri e andava alla ricerca di candidati per le diverse cariche. Nelle lettere a Nicola II nel 1916 diceva Aleksandra Fëdorovna: “Scegliamo dunque insieme il ministro degli esteri”. Consigliava di nominare alcuni e di revocare l’incarico oppure mandare al confino in Siberia altri, i “nemici” politici (L’vov, Miljukov, Gučkov). Riferiva le parole del “nostro Amico” (cioè di Rasputin): “E’ molto contento che tu abbia nominato Pokr. Trova che si tratti di una designazione incredibilmente saggia”. La circostanza che dietro le parole dell’imperatrice non di rado ci fosse Rasputin, con le sue idee, i suoi  legami ed i suoi interessi a corte, viene confermata dall’estratto di una lettera del 31 ottobre 1916: “Faccio totalmente affidamento sul nostro Amico che pensa esclusivamente a te, al Baby e alla Russia; grazie alla Sua guida sopporteremo questi tempi difficili”.

Nicola II tuttavia non mandò al confino nè il cadetto [4] Miljukov, nè l’ottobrista [5] Gučkov, nonostante ne fosse infastidito non meno dell’imperatrice: una inutile conferma del fatto che i suoi consigli non avevano seria rilevanza politica. Tuttavia, molto probabilmente, le lettere della moglie risultarono avere su Nicola II un qualche effetto psicologico. E’ possibile che le sue parole rassicuranti abbiano contribuito al fatto che, nel 1916 e all’inizio del 1917, egli continuasse a sottovalutare la portata delle minacce che incombevano sullo Stato e ad ignorare gli avvertimenti e le proposte dei deputati della Duma. Mentre lo avvisavano della necessità di risolvere urgentemente i problemi legati all’approvvigionamento, Aleksandra Fëdorovna scriveva: “Il nostro Amico ti chiede di non preoccuparti eccessivamente in relazione alla questione dei generi alimentari. Dice che tutto questo si risolverà da sè” (22 settembre 1916). E l’imperatore avrebbe invece fatto meglio a preoccuparsi! Appena qualche mese dopo sarebbe scoppiata la rivoluzione, che ebbe inizio proprio con la rivolta del pane a Pietrogrado.

Императорская семья.
La famiglia imperiale

Le capacità analitiche ed il fiuto politico dell’imperatrice vengono illustrate anche nella lettera datata 22 febbraio 1917, nella quale affermava: “Sembra che le cose stiano migliorando”. Già un paio di giorni dopo si trovò a dover spingere Nicola alla rappresaglia nei confronti dei rivoluzionari: “Da quanto tempo, già tanti anni le persone mi dicono la stessa cosa: “La Russia ama la frusta!”. E’ nella loro natura: tenero amore e dopo pugno di ferro che castiga e guida. Come vorrei riversare la mia volontà nelle tue vene!”

Può essere che se fosse stata accanto all’imperatore, negli infausti giorni di marzo del 1917, avrebbe potuto infondergli sicurezza non solo nel suo diritto ma anche nel suo dovere di contrastare la rivoluzione e rimanere sul trono. In ogni caso l’imperatore non avrebbe preso la decisione di abdicare pensando alla propria famiglia che si trovava lì, a Tsarskoye Selo, in ostaggio. Le cose però andarono diversamente. L’imperatore si rese conto che la storia aveva fatto il suo corso, l’autocrazia apparteneva ormai al passato ed il trono non valeva il costo di una guerra civile. Probabilmente non condivideva con la moglie neppure le speranze in una restaurazione: Aleksandra Fëdorovna credeva che il popolo e l’esercito avrebbero restituito a Nicola la corona.

A seguito della rivoluzione la vita dell’imperatrice riprese ad essere dedicata a prendersi cura della famiglia, fino al tragico epilogo nella casa Ipat’ev a luglio del 1918. Dopo la rivoluzione, tra le persone che avevano convinzioni antibolsceviche (ed in particolare coloro che erano emigrati [6]) venne talvolta inserita nella lista dei colpevoli della catastrofe del 1917. Tuttavia se anche Aleksandra Fëdorovna ha giocato un ruolo nel crollo dell’impero russo, è stato di scarso rilievo. In fin dei conti, si può biasimare una moglie per avere con animo sincero dato sostegno al marito, sia pure nei suoi errori?! Come anche Nicola II, l’ultima zarina russa era una persona dal carattere mite e tranquillo, semplicemente non era pronta per il ruolo che le aveva riservato la storia.

 

 

[1] E’ un termine usato per indicare il figlio di uno Zar. Da non confondere con Tsesarevič che era il titolo nobiliare assegnato all’erede legittimo o presuntivo dell’impero russo.

[2] Ovvero “villaggio dello zar”, un complesso di residenze della famiglia imperiale russa a 26 chilometri a sud di San Pietroburgo.

[3] Termine russo che si riferisce ai mistici cristiani ortodossi dotati di particolare carisma e seguito. Il termine non designa necessariamente monaci o religiosi, ma anche contadini o popolani che in seguito a rivelazioni o visioni hanno scelto la via dell’eremitaggio o dell’assistenza ai malati e agli infermi, guadagnandosi la fama di compiere prodigi.

[4] Membro del Partito Democratico Costituzionale o Partito dei Cadetti (dalle iniziali K-D). Fu un partito di ispirazione liberale agli inizi del XX secolo in Russia. Nacque durante la rivoluzione russa del 1905 ed entrò nel nuovo parlamento istituito nel 1906, la Duma.

[5] Membro dell’Unione del 17 ottobre, partito russo costituito nel 1905 per iniziativa di A.I. Gučkov. Formazione liberale di destra, moderatamente riformista, prese il nome dal Manifesto del 17 ottobre, con il quale lo zar aveva introdotto (1905) una monarchia costituzionale.

[6] Molti russi emigrarono durante la rivoluzione russa e la conseguente guerra civile per motivi politici.

 

Fonte https://diletant.media/articles/45334317/?utm_medium=kartoteka , 14/12/2021 – di Konstantin Kotel’nikov, Traduzione di Camilla Gentile

Camilla Gentile

Mi sono avvicinata alla lingua russa in modo del tutto inatteso quando, terminati gli studi alla facoltà di giurisprudenza, sono andata a vivere all’estero. La possibilità di abitare in vari paesi molto diversi fra loro mi ha offerto una magnifica occasione per conoscere culture e tradizioni di altri popoli e studiarne le lingue. Kiev è stata una tappa del mio percorso ed il luogo nel quale ho scoperto la mia passione per il russo.