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Cento anni senza “Jat”. Timeline

Cento anni senza “Jat”[1]. Timeline

La rivista “Snob” racconta come è nata e come si è svolta la “ grande rivoluzione ortografica” degli anni 1917-1918.

1873

Venne pubblicata l’opera “Questioni controverse dell’ortografia russa da Pietro il Grande ai giorni nostri”, scritta dal filologo Yakov Grot, che conteneva, per la prima volta, tutte le norme di base dell’ortografia russa pre-rivoluzionaria. Dodici anni dopo, Grot pubblicò un manuale “Ortografia russa”, che stabilì finalmente le regole della lingua e dell’alfabetizzazione.

Tuttavia, insegnanti e professori cominciarono ad opporsi attivamente contro l’ortografia di Grot perché si basava su due principi: fonetico e storico-etimologico. Cioè, per scrivere correttamente, bisognava memorizzare delle liste di parole, perché le regole ortografiche erano incoerenti. Si arrivò al punto che alcuni anni dopo aver finito la scuola, i contadini semplificarono deliberatamente l’ortografia non usando le lettere “jat” e “i decimale”[2], cioè scrivevano “sgrammaticati”.

In primo luogo gli insegnanti suggerirono di sostituire le lettere Ѣ (jat), Ѳ (fita), I (“i decimale”) con le familiari E (je), Ф (ef) e И (“i ottale”). E abolire del tutto la lettera Ъ (jer dura), perché non si pronunciava comunque.

1889

La discussione sull’ortografia portò vari appassionati a proporre i propri modi di semplificare e modificare l’ortografia. Il professore e filologo Lev Voevodskij nel suo opuscolo “Esperienza di semplificazione dell’ortografia russa” oltre a rifiutare la “jat” e  la “fita” (Ѳ), suggerì di introdurre la lettera h, che avrebbe riprodotto il suono “g” alla maniera della lingua ucraina.

L’economista e contabile Fedor Jezerskij inventò un alfabeto universale ottenuto da una miscela di cirillico e latino. Incluse nel suo opuscolo esempi di come potrebbero apparire le poesie classiche nel nuovo alfabeto:

Буrа·̇ мгlou·̇nебо кrоеt,
Vixrisnejni·
̇ekruta
То, как zve·̇r·̇onazavoet,
То zaпlачеt, как dita·̇

1904

Il progetto di riforma della lingua russa fu poi finalmente ripreso dalla comunità accademica. Il granduca Konstantin Romanov, capo delle scuole militari e presidente dell’Accademia delle Scienze, ha sollevato la questione sulla necessità aggiornare il manuale di ortografia di Grotowski su cui si basava l’educazione scolastica.

Una commissione ortografica di 50 persone si riunì per discutere l’argomento. Vennero avanzate molte argomentazioni a favore della riforma, dal rendere l’ortografia accessibile alla gente comune all’abbassare il costo della stampa. I sostenitori della riforma dell’ortografia erano visti come sostenitori del progresso e della democrazia, mentre i conservatori insistevano sul fatto che abbandonare le vecchie regole avrebbe distrutto la cultura. La Commissione Ortografica istituì una sottocommissione di sette studiosi di filologia, che iniziarono a redigere nuove regole ortografiche.

1912

La sottocommissione di ortografia pubblicò proposte specifiche di riforma. Tra le proposte radicali c’era quella di eliminare del tutto la lettera Ъ, di usare Ь come elemento di separazione e di abolire il segno morbido alla fine delle parole che finiscono in consonante sibilante (per esempio: noč, vešč, bereč, ljubiš). Il progetto non venne mai adottato.

1917

Dopo la Rivoluzione di febbraio, il Governo Provvisorio adottò l’ortografia a livello statale. A maggio il Ministero della Pubblica Istruzione decise che dall’inizio dell’anno scolastico agli alunni delle scuole medie sarebbero state insegnate le nuove regole. La bozza riprendeva quasi completamente la proposta della Commissione per l’ortografia. La riforma comprendeva:

  • sostituzione delle lettere Ѣ, Ѳ, I con Е, Ф, И
  • sostituzione delle desinenze -аго, -яго nei casi genitivo e accusativo degli aggettivi e dei participi con -ого, -его (per esempio, милого invece di милаго)
  • Sostituzione della forma plurale femminile онѣ, однѣ, однѣхъ con они, одни, одних, одним, одними
  • Sostituzione della з con la с nei prefissi se la lettera seguente è una consonante muta (рассказать invece di разсказать)

L’ortografia pre-riforma non venne proibita, quindi in pratica le nuove regole ortografiche attecchirono male e con riluttanza.

Il 23 dicembre, subito dopo la Rivoluzione d’ottobre, fu pubblicato un decreto del Commissariato del Popolo per l’educazione; questo decreto confermava le nuove regole della lingua russa, proposte dal governo provvisorio, con la sola differenza che dal 1° gennaio 1918 tutte le pubblicazioni governative e statali erano obbligate a usare la nuova ortografia. Per questo motivo, il 30 dicembre fu pubblicato un decreto che proibiva di usare la vecchia ortografia. L’osservanza delle nuove regole era controllata dai marinai rivoluzionari, che ispezionavano le tipografie e ritiravano le lettere proibite. In seguito alla rimozione della lettera Ъ, l’apostrofo cominciò ad essere usato come segno di separazione: così, dopo la Rivoluzione d’Ottobre, nella stampa apparirono parole scritte come s’ezd e ob’jasnenie nella stampa.

1918

Ad ottobre fu emesso un altro decreto, questa volta dal Consiglio superiore dell’economia nazionale[3], “Sul ritiro dalla circolazione delle lettere comuni dell’alfabeto russo in relazione all’introduzione di una nuova ortografia”, secondo il quale l’uso delle lettere vietate nelle tipografie sarebbe stato severamente punito. Di conseguenza, anche la riforma stessa non poteva essere messa in discussione. Per esempio, il filologo e culturologo Dmitrij Lichačev trascorse quattro anni nel campo SLON[4] e poi nel Belbaltlag perché nel 1928, quando era membro del circolo studentesco “Accademia spaziale delle scienze”, aveva redatto una finta relazione sulla vecchia ortografia russa “calpestata e distorta dal nemico della Chiesa e del popolo russo”.

Fonte: snob.ru , 12/01/2018 – di articolo di Anna Karpova.

 

[1] La jat (Ѣ) è la trentaduesima lettera della versione antica dell’alfabeto cirillico. Nell’alfabeto latino moderno è rappresenta con una “e con un háček” (ě).

[2] Nell’alfabeto cirillico arcaico esisteva una distinzione tra la lettera и (iže) ed і (i), poiché rappresentavano due differenti numeri nel sistema numerale cirillico, 8 e 10, e venivano chiamate i ottale e i decimale.

[3] In russo: ВСНХ – Vysšij sovet narodnogo chozjajstva.

[4] In russo: Soloveckij Lager’ Osobogo Naznačenija (campo per scopi speciali) era un gulag che si trovava sulle Isole Sloveckie.

 

Traduzione di Lucia Cervellino. Nata nel 1998 in Basilicata, dal 2016 vivo a Milano, città in cui mi sono addentrata nella lingua e nella cultura russa grazie allo studio della lingua all’Università IULM, dove ho conseguito la laurea magistrale in Traduzione specialistica. La traduzione per me è il giusto compromesso tra il mio immenso amore per la lettura e la volontà di rendere accessibile la “diversità” culturale a quante più persone possibili.

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