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Recensione di “Urbi et Orbi”, di Dmitrij Miropol’skij

Recensione di "Urbi et orbi", di Dmitrij Miropol'skij

A due anni dalla prima edizione italiana de L’ultimo inverno di Rasputin, Fazi editore torna a pubblicare Dmitrij Miropol’skij con un nuovo avvincente romanzo a sfondo storico.

Recensione a cura di Giordana Carbone

Pubblicato nel 2021 da Fazi editore e tradotto da Carmelo Cascone, Urbi et orbi è un romanzo particolarissimo, articolato, una profusione di stimoli intellettuali. Non a caso considerato il “Dan Brown russo“, già autore de L’ultimo inverno di Rasputin [potete leggere la recensione qui, ndr] Miropol’skij si riconferma acuto indagatore e narratore della storia, dalla quale prende eventi passati, anche antichi, e li consegna a una ricerca omonima.

Urbi et orbi
Urbi et orbi, traduzione di Carmelo Cascone. Fazi editore, 2021.

Questo titolo, infatti, che riflette la benedizione dei pontefici romani al mondo, viene anche dalla ricerca del giovane studioso di storia Muninn, ragazzo ingenuo e intimorito. Egli, così come l’ufficiale Odincov, l’addetto alla sicurezza del museo del Castello Michajlovskij a San Pietroburgo, vuole analizzare e svelare domande poste dalla storia, enigmi che questa ha lasciato con sé. Conosciamo
anche Eva, tra i protagonisti, americana di origine etiope nonché scienziata e fisica.

Essi sono alla ricerca dell’Arca di Mosé, quel prezioso “tesoro” avvolto nel mistero che egli aveva lasciato e che, dopo l’Etiopia, sembra trovarsi nella grande Russia.

Ecco che il lettore, fuori da questa cultura, sbircia come da una finestra le storie di una grande casa, la Russia, ricca di misteri chiusi in dei cassetti. La chiave per penetrarli è Urbi et Orbi, o così sembra. Chi legge segue l’esperienza dei protagonisti e si chiede cosa avessero in comune i grandi zar dell’impero russo, cosa c’entrino i Templari o i Rosacroce, o cosa cercasse un apostolo al fiume Ladoga, per raggiungere il quale attraversò migliaia di chilometri.

Il testo, intriso di cultura, storia, avventura e anche geopolitica, trascina con sé potenzialmente chiunque, da un lettore esperto di cultura russa al principiante, al curioso. Egli avrà a che fare con questioni storiche, geopolitiche, religiose (legate a vari popoli). Nel percorso “a ostacoli”, in cui si mescolano avventura e “spy story”, quando non thriller, sbucheranno qua e là personaggi di ogni tipo a contribuire, nel bene e nel male, allo sviluppo degli eventi, si accalcheranno con le loro buone o cattive intenzioni.

Essi sono talvolta miliardari, altre volte donne, scrittori, membri di ordini mistici o organizzazioni internazionali. Vorticano immagini di uccisioni, cadaveri, spari, armi di vario tipo, cunicoli, castelli. Urbi et Orbi è insomma un lungo romanzo avvincente, che arricchisce, intrattiene e stimola il lettore tenendolo incollato alle pagine, sempre piene di colpi di scena e complicazioni, fino all’ultima pagina, quella più rivelatrice, catartica.

Non a caso, Dmitrij Miropolskij (1964, Leningrado, attuale San Pietroburgo), che già coniuga efficacemente informazione e intrattenimento, oltre a scrivere romanzi storici e d’avventura di meritato successo, è anche artista e sceneggiatore cinematografico, padrone quindi di una materia che gioca anche sugli effetti visivi.

Miropol'skij
L'autore Dmitrij Miropol'skij

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