Abbiamo deciso di unire le forze con un progetto che moltы di voi già conoscono e stimano. Con Andergraund Rivista, tradurremo in italiano una selezione di articoli della Novaja Gazeta.
NG ha sempre dato voce al coraggio del dissenso, coraggio che è costato caro ad alcune/i collaboratori e collaboratrici della rivista: Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov, Anastasia Baburova, Viktor Popkov, Natalja Estemirova.
Oggi NG diretta dal premio Nobel per la Pace 2021, Dmitrij Muratov, aggira la censura con piglio sagace e ironico proponendo contenuti brillanti e coraggiosi. Il nostro intento è rendervi accessibili questi contenuti!

"Noi siamo un danno collaterale"

La prima interruzione delle trasmissioni di Echo Moskvy (Eco di Mosca) dai tempi del putsch dell’agosto 1991 vista dalla loro redazione. Reportage.

Aleksej Venediktov e Ekaterina Šul'man. Foto: Vlad Doškin / "Novaja"

AGGIORNAMENTI

 

Il 3 marzo il consiglio d’amministrazione di Echo Moskvy ha deciso di chiudere l’emittente radiofonica e il sito internet della testata. Sono bastati i voti di tre persone e 15 minuti di tempo per liquidare la più longeva stazione radio indipendente russa, senza neanche consultare il collettivo della redazione. Ecco i nomi di chi ha spento Echo:

  • Jurij Alekseevič Kostin: presidente di Gazprom-Media Radio,
  • Julija Sergeevna Golubeva: vicedirettore generale di Gazprom-Media, presidente del consiglio d’amministrazione di Echo Moskvy,
  • Leonid Fedorovič Savkov: membro del consiglio d’amministrazione di Echo Moskvy.

 

Il 5 marzo viene reso noto che il Dipartimento dei beni della città di Mosca ha rescisso il contratto d’affitto dei locali della radio.

Petr Saruchanov / Novaja

Il primo marzo, durante il notiziario delle 9 di sera, è stato interrotto il collegamento della radio Echo Moskvy. La frequenza 91,2 FM, probabilmente nota a tutti in Russia, ha taciuto per la prima volta in 30 anni. La politologa Ekaterina Šul’man e il giornalista di Echo Moskvy Maksim Kurnikov hanno condotto la trasmissione Status a quel punto solo per il canale YouTube e per la diretta su internet, che si poteva continuare ad ascoltare usando una VPN.

Alle 10 di sera nella redazione di Echo Moskvy si è riunito un numero insolitamente alto di collaboratori per quell’ora. Lo storico caporedattore Aleksej Venediktov, con la sua immancabile camicia a quadri, sopra la quale quel giorno indossava una maglietta con l’immagine del dragone a più teste del folklore russo Gorynyč, non è seduto nel suo ufficio, ma nella stanza degli ospiti, dove di solito gli speaker aspettano di andare in onda. Sul tavolo c’è una bottiglia di whisky (come fare senza?), nell’angolo un albero di Natale decorato, dal soffitto pendono stelle di carta. Il centro operativo della redazione per il momento si è spostato qui, e nella stanza degli ospiti entrano in continuazione collaboratori di Echo allarmati, molti dei quali rimangono ad ascoltare la nostra conversazione.

– La TASS comunica che per adesso con “Alisa” si può ancora sentire Echo. Ne capissi una delle parole che dicono, – interviene Venediktov, alzando la testa dal suo smartphone.

– È l’assistente virtuale di Yandex, – spiega la conduttrice Irina Bablojan.

– Non sapevo neanche che ci fossimo, –   dice stupito il caporedattore.

L’attacco decisivo ai media in Russia non è iniziato nel marzo 2022, ma molto prima della (…) [parola vietata dalle autorità russe]. Molti media sono stati dichiarati “agenti stranieri”, alcuni altri “organizzazioni indesiderate”, qualcuno è stato bloccato, qualcun altro ha chiuso da solo, ma pochi in Russia si aspettavano che si arrivasse alla chiusura di Echo Moskvy. La più longeva stazione radio della Russia postsovietica era stata sì oggetto di frequenti attacchi da parte dei conservatori e dei propagandisti della tv, ma si pensava che le numerose conoscenze di Venediktov tra le più alte sfere russe, Vladimir Putin compreso, e la sua vecchia amicizia con il portavoce del presidente, Dmitrij Peskov, avrebbero dovuto proteggerlo.

Le frequenti richieste e rimostranze avanzate alla stazione radio da parte dell’Ufficio del procuratore generale e di altri enti non venivano prese sul serio: quasi tutti all’interno della comunità giornalistica erano sicuri che, se anche fosse stato chiuso, Echo sarebbe stato chiuso per ultimo.

– Ve lo aspettavate? – chiedo a Venediktov dopo che mi hanno versato due dita di Glenfiddich invecchiato.

– Sì, era evidente. Come dice un vecchio detto ebraico, se tutto intorno è giovedì, perché qui dovrebbe essere sabato? Non c’era giorno che non ricevessimo richieste di rimozione di determinati materiali dal Roskomnadzor (l’osservatorio russo sulle comunicazioni), o meglio, ad essere onesti, dall’Ufficio del procuratore generale. Io ordinavo di rimuoverli dopo 10 minuti, quindi abbiamo adempiuto a tutte le prescrizioni. Non pensavamo di violare alcunché in questo modo, ma viviamo nello Stato [russo], – risponde il caporedattore.

Secondo Venediktov i giornalisti di Echo Moskvy e gli ospiti della radio quando erano in onda usavano eufemismi al posto della parola “guerra”. «Certo, è una forma di censura, ma comunque lo capiscono tutti che c’è una (…) in corso,» dice lui stesso.

– Alle persone che prendono le decisioni io l’ho detto che questo è ipocrita. Perché essere ipocriti? È una (…) [parola vietata dalle autorità russe] che voi ritenete giusta? E allora chiamatela tale: una (…) [parola vietata dalle autorità russe] giusta dal punto di vista del potere.

La redazione di "Echo Moskvy". Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja"

Naturalmente, quando si è in onda è impossibile prevenire dei lapsus fortuiti o impedire all’interlocutore di esprimere la sua opinione, per questo sul sito di Echo Moskvy, nelle trascrizioni delle dirette, è stato pubblicato il termine approvato dalle autorità “operazione militare speciale”, spiegando ogni volta che la sostituzione del termine è dovuta alle richieste del Roskomnadzor. «La diretta è qualcosa di molto impulsivo, per questo secondo la decisione della Corte suprema la redazione è esonerata da qualsiasi responsabilità. Ma [questo non ci ha salvato]», commenta il caporedattore.

– Hanno trovato un pretesto per chiudervi dopo tutto questo tempo o per loro è così importante soffocare coloro che chiamano la ( … ) [parola vietata dalle autorità russe] con il suo nome?

– La prima cosa da tenere a mente, di certo, è che viviamo in un nuovo contesto, che richiede un’unificazione universale [intorno al potere]… La (…) [parola vietata dalle autorità russe] fa sempre danni, e noi siamo un danno collaterale. Il canale Dožd*, la Novaja gazeta, Echo e molti altri media allargano il quadro di questo conflitto militare e lo rendono meno univoco. Perciò le persone che devono riferire che politicamente fila tutto liscio e senza problemi sono costrette a fare fuori chiunque metta in dubbio le cose.

Ai suoi, come ama chiamarli lo stesso Venediktov, compagni di bevute ai massimi livelli del potere in questa situazione non ha intenzione di chiedere nulla. «Ho solo comunicato il fatto, reso nota al pubblico la mia reazione. Ma non gli chiederò nulla, perché sono sicuro di essere nel giusto. Non sono mica un bambino. Capisco benissimo che questa decisione è stata presa da qualche parte ai vertici,» dice.

– Cosa ci fa capire la prima interruzione di Echo dai tempi del putsch del 1991? 

– Ci fa capire che lo Stato ha cambiato atteggiamento nei confronti della libertà di parola, della libertà di stampa e degli altri Stati. 

Venediktov riporta i dati dell’ultimo sondaggio del FOM (Fondo opinione pubblica), secondo il quale il 68% dei russi è a favore dell’intervento russo in Ucraina, mentre il 17% è contrario. «Ammettiamo di prendere per vere queste cifre, dimostrano comunque un enorme strato di persone che non sono a favore dell’intervento russo, e in stato di (…) [parola vietata dalle autorità russe] questo è considerato inammissibile» spiega Venediktov.

Secondo il caporedattore di Echo Moskvy, Putin si rende conto di come le persone che tra 5-10 anni scriveranno sui libri la loro interpretazione degli eventi del 2022 adesso siano schierate contro. «Se guardate le petizioni contro la guerra, troverete dappertutto persone che sono sempre state fedeli al presidente Putin e quasi sempre alla sua politica. Da quello che so, è stato un colpo molto duro per lui – spiega Venediktov. – C’è una lotta in corso per accattivarsi chi scrive la storia, cioè il pubblico di Echo, Novaja gazeta e Dožd’. La politica d’informazione ucraina si è rivelata più ingegnosa, professionale e popolare. Che scelta rimane a chi gira intorno al [nostro] presidente? Non possono avere la meglio, non possono spiegarsi. Non gli rimane che tranciare il cavo con l’accetta. Al loro posto avrei fatto la stessa cosa».

Foto: Vlad Dokšin / Novaja

Nella stanza degli ospiti entra la Šul’man, come sempre precisa e composta nel suo abituale vestito grigio.

– Kat’, come va?  – si interessa il padrone della stazione radio.

– Normale, abbiamo finito! Siamo vivi, – risponde laconica la nota politologa.

– Le è toccato un ruolo storico, – le dico io.

– Sì sì, con me è finito il collegamento, – riconosce con modestia la Šul’man.

– Magari è successo tutto per lei! E allora le darò la colpa, a me servono sempre dei colpevoli, – scherza Venediktov.

– Caro Aleksej Alekseevič, facciamo che sono io la colpevole. Tutto è successo a causa mia, – la Šul’man prende su di sé tutte le colpe con prontezza.

– Katja, se non ci tagliano tutti i mezzi [per trasmettere], noi continuiamo, – promette il caporedattore alla politologa.

Finché non ci riempiranno la bocca di argilla, noi continueremo a fare il possibile, – risponde la Šul’man con la sottile ironia che la caratterizza.

Quando la politologa rientra nella stanza degli ospiti per congedarsi, già con addosso il cappotto e un fazzoletto colorato in testa, le chiedo di rispondere a un paio di domande.

– Adesso? Mi sono già travestita da moglie di decabrista…

– Da Sneguročka!  – dice qualcuno nella stanza.

– … e in pratica mi sto dirigendo in Siberia, – dice ridendo. 

Che cosa deve fare adesso un semplice consumatore di informazioni? 

– Installare una VPN, fare scorta di conserve e seguire gli aggiornamenti, – risponde la politologa.

– Tra poco non ci sarà nessun posto in cui farlo!

– Aleksej Alekseevič conferma che trasmetterà su YouTube, anche se potrebbero rallentare o bloccare anche quello, ma è inutile guardare tanto in là nel futuro, che non riguarderà tutti. Per ora approfitti delle fonti di informazioni che sono rimaste, – dice la Šul’man con giudizio e se ne va.

Foto: Vlad Dokšin / Novaja

Venediktov ha intenzione di dedicare i giorni successivi a chiarire le motivazioni dello scollegamento di Echo e a cercare il responsabile di quell’ordine.

Che cosa farà Radio Echo da domani in poi?

– A quanto pare in primo luogo lavoreremo sui social network, – risponde Veneditov e mi mostra un’emoticon che piange che gli ha mandato Pavel Durov (Venediktov allora gli ha risposto con lo sticker di un gattino.Novaja). – Abbiamo Telegram, per ora c’è YouTube. Lavoreremo su quelle piattaforme come Twitter, Odnoklassniki, Vkontakte, dove abbiamo ancora spazio. La redazione continuerà a lavorare e a produrre contenuti come ha fatto in tutti questi anni.

– Se non le hanno ancora bloccate tutte significa che non hanno portato a termine il lavoro?

– È una decisione da incompetenti. Usano gli strumenti del XX secolo. In un mondo in cui esistono diversi spazi informativi loro tranciano il cavo. Non capiscono che il nostro pubblico, offeso dalla chiusura della loro radio preferita, passerà ad altre piattaforme o ad altri media, probabilmente più radicali.

A uno degli azionisti spiega per telefono: «Non so a che livello sia stata preso questo provvedimento, solo quando lo scoprirò potrò muovermi in una qualche direzione. Presumo, che sia la fine di Echo come radio». Venediktov promette di portare avanti i contratti con la rivista Diletant e l’allegato Moj rajon, che ovviamente non sono stati toccati dall’interruzione del collegamento radio.

Alla domanda su che cosa succederà con la pubblicità, Venediktov risponde che forse toccherà organizzare una campagna di crowdfunding e raccogliere donazioni. «La cosa più divertente è che oggi Google ci ha bloccato la pubblicità su YouTube, in conformità con la decisione di introdurre nuove sanzioni contro la Russia, perché noi per due terzi apparteniamo a Gazprom-Media. Cioè, [ci attaccano contemporaneamente] da due fronti! I primi ci hanno tolto il mercato della pubblicità, gli altri ci hanno interrotto il collegamento. L’ho sempre detto, che Gazprom e il dipartimento di Stato degli Usa sono la stessa organizzazione» dice ridendo Venediktov.

Nel corso della nostra lunga conversazione Venediktov per tre volte ha attaccato a spiegarmi che a ferirlo persino di più della stessa interruzione delle trasmissioni è stata “l’offesa” che gli ha arrecato la Procura generale. 

«In primo luogo, all’inizio ci hanno staccato il collegamento, e solo dopo ci hanno mandato la relazione del procuratore, separatamente per il sito e poi per la radio. Questa è una violazione di tutte le regole e le leggi esistenti,

motivo per il quale senza dubbio faremo ricorso, forse alla Corte costituzionale, visto che le stesse relazioni risultano incostituzionali» aggiunge.

 

Foto: Vlad Dokšin / Novaja

Nella relazione della Procura Generale, che mi mostra la vice di Venediktov per le comunicazioni Ljubov Komarova, si dice che il motivo del blocco risieda nelle «informazioni, contenenti messaggi falsi sugli atti di terrorismo o in altre informazioni inattendibili socialmente rilevanti, diffuse sotto l’apparenza di messaggi affidabili, che rappresentano una minaccia che può arrecare danni alla vita e (o) alla salute dei cittadini». Questa accusa per Venediktov è inaccettabile. «Perché Echo Moskvy è la radio più patriottica, quella che auspica più prosperità per il paese. Le accuse di estremismo e di violazioni fatte di proposito dai miei giornalisti sono offensive» dice Venediktov e promette di presentare una denuncia per diffamazione a un tribunale civile contro il procuratore che ha firmato l’ordinanza.

Kurnikov porta nella stanza una lavagna, sulla quale è stato scritto con un gessetto “No alla guerra” e che durante il programma Status si trovava proprio dentro allo studio.

– Ma così si può? –  chiedo sorpreso.

– Noi diciamo “no alla guerra”, e così la guerra non c’è. Significa che in questo caso siamo d’accordo con il presidente – dice ridendo Venediktov.

La conversazione viene interrotta dalla Komarova, che comunica a Venediktov che lo sta chiamando il suo amico e caporedattore della Novaja gazeta Dmitrij Muratov.

– Mettetevi d’accordo per farlo venire domani da noi in trasmissione! –  interviene Kurnikov.

– E perché lo volete? – si stupisce Venediktov.

–  Ma come! Non è forse un premio Nobel? Che dica la sua! – dicono all’unisono Bablojan e Kurnikov.

– E perché volete un premio Nobel in onda? Cos’è, non avete nessun altro? –  dice Venediktov e tutti ridono.

«Ascolta, ho una bella storia da raccontarti! – dice Venediktov a Muratov al telefono con tono gioioso tendente addirittura al maligno. – A me è già successo e tu sarai il prossimo! Sei ancora in attesa, invece io mi sento già più leggero. Come se il dentista mi avesse appena lasciato andare, e tu invece avessi appuntamento domani». La conversazione finisce in chiave classica per Venediktov e in generale per tutta la vecchia guardia del giornalismo (alla cui fine ahimè pare stiamo assistendo): «Domani è il compleanno di Gorbačev… Se lui non può potremmo andare noi due a sbronzarci da qualche parte?»

Venediktov non gli dice nulla della trasmissione del mattino, così Bablojan e Kournikov vanno nell’ufficio di Sergej Buntman a ragionare su chi altro potrebbe essere invitato a partecipare.

–  Sei contento di essere entrato nella storia, conducendo la prima trasmissione dopo l’interruzione del collegamento? –  chiedo a Kurnikov.

–  Sono solo Sancho Panza da Don Chisciotte, – risponde con un sorriso il conduttore, alludendo all’autorità della Šul’man.

–  Che cosa pensate in generale della situazione?

–  Domani andiamo in onda, – rispondono all’unisono i conduttori.

Bablojan racconta che non la abbandona la sensazione che le trasmissioni fatte con Kurnikov, dove erano stati invitati i consiglieri del presidente ucraino Vladimir Zelens’kij e altri politici ed esperti ucraini (per avere un quadro completo), «abbiano accelerato il processo». Poi in redazione lodano la produttrice Daša, che è appena “saltata giù dal letto per riorganizzare la messa in onda”.

Foto: Vlad Dokšin / Novaja

La presentatrice della trasmissione mattutina spera di mandare in onda l’analista politico pro-governativo Alexej Česnakov, visto che Echo ha sempre cercato di dare la parola assolutamente a tutte le parti di ogni conflitto, costruendo un quadro equilibrato di ciò che accade. Lo stesso Venediktov lo ha sempre sottolineato con veemenza, lottando con tutte le forze contro l’etichetta di “radio dell’opposizione”.

– Posner bisogna chiamare! Chi di questi guru può venire da noi a dire qualche parola? Kas’janov! – medita Kurnikov ad alta voce, e dopo aver notato il mio stupore, aggiunge: – A proposito, la sua ultima diretta ha ottenuto un milione di visualizzazioni.

Venediktov è sicuro che abbiano bloccato prima Echo Moskvy e Dožd’ rispetto a Meduza (il primo di molti media a essere dichiarato lo scorso anno «agente straniero» misura che per i tempi recenti sembra per bambini.Novaja) perché l’alta dirigenza russa la considera un nemico, come

la BBC e gli altri media stranieri, mentre invece i media che si trovano in Russia e parlano della (…) [parola vietata dalle autorità russe] senza le limitazioni usate ad esempio da Primo canale, sono considerati dei traditori.

 A quanto pare, sta cominciando una nuova fase dell’operazione speciale ed è necessario che i media russi abbiano una posizione interna unitaria. Noi facciamo parte del paesaggio, e quando soffia il Simun ricopre tutto.

– I media rimasti verranno chiusi presto? – chiedo con cautela.

– Non sono mica il procuratore generale Krasnov, ma ci sono tre media tradizionali [più temuti dal potere]: la Novaja gazeta, Dožd’ ed Echo Mosky. Oggi hanno colpito noi, ma voi sarete i prossimi. Non ho nessun dubbio al riguardo.

– Anche se in ordine alfabetico siamo gli ultimi! – si intromette Kurnikov.

Foto: Vlad Dokšin / Novaja

Nella stanza entra un attimo il vice di Venediktov Vladimir Varfolomeev, dicendo con gioia che non bisognerà più sostituire con “il bip” le parolacce, visto che su YouTube non sono previsti obblighi di questo tipo per i creatori di contenuti. Entra a salutare anche la giornalista Liza Anikina, a cui Venediktov chiede con un finto tono severo: «E tu che ci fai qui?»

– Non lo so. Passavo di qui, ho visto la finestra illuminata e ho deciso di entrare, – risponde lei ironica e sparisce.

– Cosa sarà mai successo a Putin? – rivolgo a Venediktov la domanda che è di maggior interesse in questo momento.

– Io il presidente non lo riconosco. Tutti i miei contatti con lui nel corso di 25 anni mi hanno dato un’impressione di lui come di una persona straordinariamente prudente, scrupolosa e attenta, estremamente previdente. Non parlo con lui da un anno, e, a mio parere, adesso lui non è né attento, né prudente, né scrupoloso, né previdente, – risponde Venediktov.

– Ma cosa gli è successo di preciso?

– Questa è una domanda da fare agli sciamani, non a me. Molte persone mi ridevano in faccia quando dicevo che Putin è una persona molto suscettibile, che reagisce in modo pesante alle offese personali e a ciò che considera un’ingiustizia e un tradimento.

Anche dopo il blocco della sua creatura, Venediktov rievoca ancora il suo amato voto elettronico, a causa del quale lo hanno maledetto i sostenitori di Naval’nyj e molti altri membri dell’opposizione.

– Adesso non pensa che sarebbe stato meglio non occuparsene? L’hanno rimproverato così tanto.

– Al contrario. Loro non capiscono che sarebbe arrivato comunque, che è una cosa che riguarda il presente, non il futuro. Io non condivido i loro timori, ma li capisco. Le persone hanno paura di venire ingannate: che gli iniettino qualcos’altro [spacciandolo per vaccino], che non contino i loro voti nel modo giusto. Il voto elettronico è una cosa storica, è come le carte con il chip (che, a proposito, hanno smesso di funzionare proprio durante la nostra conversazioneI. A.), alle quali tutti si sono già abituati, ma che 5 anni fa erano “roba da pazzi”. Bisogna essere i primi, bisogna spianare il terreno. Che senso ha arrivare secondi?

– Il risultato è che molti liberali l’hanno maledetta, e Putin le ha chiuso la radio.

– È come con Google e Gazprom! Faccio un esempio: la campagna presidenziale della Sobčak è finita, ma la targa sulla casa di Nemcov è rimasta. Qui è lo stesso. Io ho scritto a un membro del Consiglio di sicurezza in risposta alla sua perplessità: «Ti ricordi Dante? “Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta.” Dai canti dell’Inferno, perché in paradiso queste massime non servono. Che ti critichino e ti odino pure, ma a che pro unirsi alla folla e cercare di guadagnarsi il suo amore? Questo lo possono fare tutti, ma a che pro essere come tutti? Non è interessante».

– Accidenti Aleksej Alekseevič, le hanno interrotto il collegamento, tutto va male, ma le si illuminano gli occhi lo stesso mentre parla del voto elettronico.

– Se è per quello ho anche in pubblicazione il prossimo numero di Diletant sulla piccola “vittoriosa” guerra tra Russia e Giappone. Certo che mi si illuminano gli occhi! La vita non è finita qui,

hanno staccato Echo, ma le persone sono più importanti dei cavi. Quello che mi preoccupa non è la frequenza radio, ma gli obblighi che ho di fronte agli ascoltatori e alla redazione, – dice Venediktov.

Verso la mezzanotte entra nella stanza il conduttore notturno di quel giorno Vladimir Il’inskij.

– Ciao Vova! – dice allegramente Venediktov – Ci hanno staccato! Cosa sei venuto a fare?

– Mi hanno avvisato…

– Dannazione, niente presa in giro, – dice dispiaciuto Venediktov. – Ecco Vova Il’inskij che è arrivato, si è seduto davanti al microfono e non gli importa quale sia la piattaforma: YouTube, un’applicazione, un trasmettitore, degli sms. L’importante è arrivare ai suoi ascoltatori, che lo stanno aspettando. Ecco tutto. Il mio compito è procurare queste piattaforme.

La Komarova comunica che Apple Pay ha smesso di funzionare in Russia.

– Secondo me gli occidentali stanno esagerando, – mi scappa detto.

– Yankee malvagi, – scherza il viceredattore.

– Colpiscono i cittadini per suscitare indignazione – dice Venediktov.

– Ma i cittadini manifesteranno per Putin, perché non è stato Putin a bloccargli Apple Pay, e non è da tutti vedere la connessione logica, – contesto io.

Foto: Vlad Dokšin / Novaja

Kurnikov tra sole sei ore deve essere di nuovo in redazione, quindi si appresta ad andare a casa, e lo salutiamo facendo un brindisi a tre.

– Come ci avevamo preso sulla questione Putin (alla conferenza stampa di dicembre.Novaja)!

Io gli avevo chiesto come si immaginava sarebbe stato dare l’ordine di sparare sui soldati ucraini. E lui è scattato e ha detto di chiedere agli ucraini, com’è stato per loro sparare nel Donbass per tutti quegli anni, – dice il giornalista.

– Ci serviva una sua emozione, perché tutto gli rimbalza addosso come sul teflon, – concorda con il suo collaboratore Venediktov.

Dopo la mezzanotte tutti in redazione cominciano a discutere prima della possibilità che venga introdotta la legge marziale, e poi di quella di una perquisizione. Nella redazione di Dožd’, che è stato bloccato contemporaneamente a Echo Moskvy, non c’era già più nessuno la sera tardi proprio per queste considerazioni (di mattina si è scoperto che alcuni conduttori del canale televisivo avevano già lasciato il paese, ma il canale aveva promesso di riprendere le trasmissioni alle 20). «Nella relazione si parla di elucubrazioni notoriamente false, e questa è un’accusa di reato corporativo. Sennò secondo voi perché me ne starei ancora qui?» dice Venediktov e chiede a Komarov di preparare un vademecum in caso di comparsa delle forze dell’ordine per i collaboratori che rimangono in redazione.

Venediktov racconta che il giorno prima a sua moglie e al figlio, e anche al caporedattore di Dožd’ Tichon Dzjadko e alla presentatrice del canale Ekaterina Kotrikadze, sono arrivati messaggi da persone indesiderate. Mi mostra l’sms arrivato al figlio che sta facendo il militare: «Buongiorno, le scrive un servitore del leader della Repubblica cecena Ramzan Achmatovič Kadyrov. La preghiamo di comprendere la situazione che si è creata e di riportarla a suo padre Aleksej, in modo che non interferisca con ciò che sta accadendo, altrimenti saremo costretti a prendere delle misure appropriate».

Verso l’una finalmente ci avviamo ognuno verso casa, ma mi rendo conto di essermi dimenticato di chiedere una cosa importante, ovvero perché a inizio marzo nella redazione ci sia ancora l’albero di Natale.

– Perché non lo avete ancora tolto? – chiedo alla conduttrice Ol’ga Byčkova.

– È di prima della guerra – mi risponde dopo averci riflettuto. – Ci ricorda di un’altra vita.

*Il canale TV Dožd’ è stato inserito nel registro dei media considerati agenti stranieri dal Ministero della Giustizia della Federazione russa.


Fonte: Novaja Gazeta, 2 marzo 2022

Autore: Il’ja Azar, inviato speciale della Novaja Gazeta

Traduzione: Giulia Sorrentino

 

Questo articolo è estratto dal N°23 del 4 marzo 2022