Abbiamo deciso di unire le forze con un progetto che moltы di voi già conoscono e stimano. Con Andergraund Rivista, tradurremo in italiano una selezione di articoli della Novaja Gazeta. NG ha sempre dato voce al coraggio del dissenso, coraggio che è costato caro ad alcune/i collaboratori e collaboratrici della rivista: Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov, Anastasia Baburova, Viktor Popkov, Natalja Estemirova. Oggi NG diretta dal premio Nobel per la Pace 2021, Dmitrij Muratov, aggira la censura con piglio sagace e ironico proponendo contenuti brillanti e coraggiosi. Il nostro intento è rendervi accessibili questi contenuti!

Quando verrà il momento di rivedere la luce

Quattro tipi di visioni del mondo all’interno della società russa е come fare per avvicinarne tre

Questo è un articolo sul prossimo futuro, (…) sulle macerie nelle teste.

Persone con diverse visioni della società dovranno trovare modi nuovi per mettersi d’accordo: la futura ricostruzione del Paese dipenderà dalla loro capacità di cooperare, armonizzare interessi e valori, capirsi e dalla velocità con cui riusciranno a farlo. Dovremo capire qualcosa di noi stessi come società: come stiamo sprofondando nel caos imminente, da cosa cominceremo la ricostruzione.

Perché io, pur non essendo un sociologo, mi arrischio a formulare dei giudizi sociologici? Sono il direttore di una casa editrice specializzata in pedagogia e negli ultimi trent’anni ho avuto contatti più o meno stretti con persone che lavorano nel campo dell’istruzione provenienti da quasi tutte le regioni della Russia. E la scuola è un mondo attorno al quale ruotano le vite di specialisti di tutti i campi professionali. Dalle discussioni sulle problematiche scolastiche traspaiono le tipologie di concezione del mondo di tutti gli strati della società russa; che, per quanto mi è possibile giudicare, sono significativamente diverse da quelle proposte dalla sociologia nostrana.

  • Quali sono per i genitori i modelli ideali di educazione dei loro figli?
  • Quali sono per loro le regole di un’interazione ragionevole e costruttiva tra adulti?
  • Che visione hanno gli abitanti del nostro Paese del resto del mondo e quale posto immaginano per la Russia al suo interno?

Quando i russi dovranno cominciare a mettersi d’accordo, il confronto tra i loro modi di vedere il mondo (emersi attraverso questioni scolastiche di questo tipo) sarà di fondamentale importanza.

Semplificando molto a causa del formato, cercherò di presentare le tipologie di coscienza pubblica russa sotto forma di quattro diverse posizioni di vita che sono nettamente aliene l’una dall’altra sullo sfondo di una profonda crisi morale della società russa.

Un artista di strada vestito da zar vicino alla Piazza Rossa a Mosca. Foto: Michail Tereščenko / TASS

Gli amanti della grandezza

Circa il 30%

“Non dare ai russi pane o vivande, ma rendi il loro Paese grande” con queste parole non di rado viene descritto il nostro popolo, a volte con enfasi solenne, più spesso con malignità o ironia.

Mi rapporterò all’esaltazione di questa idea di “potenza” che risiede nel cuore di molti miei connazionali senza intenerirmi o provare disgusto, ma con comprensione e malinconia.

I sostenitori della “Grande Russia” sono una parte enorme del popolo russo, ma non la maggioranza; arrivano piuttosto a circa un terzo. Si tratta di persone che non concepiscono la propria vita se non legata alla partecipazione a una grande causa. Considerano un dovere dare il loro contributo a un grande sistema lavorando o rendendo un servizio e, a loro volta, si aspettano che sia lo Stato a prendersi cura delle loro condizioni di vita.

L’abitudine di pensare al proprio destino in connessione con quello dello Stato è uno dei “filamenti del DNA” del carattere nazionale grande-russo per come si è sviluppato a partire dal XIV secolo. Senza questo filamento, e senza le persone per cui è centrale, sarà difficile concepire la Russia del futuro. Questa parte della popolazione è orgogliosa delle proprie abilità professionali, del posto che occupa “nel sistema” (presente o passato); non sente il bisogno di autoaffermarsi con la sofferenza altrui, 

anzi fa più volentieri del bene agli altri che del male, ma tende a sostenere lo Stato sia quando dice la verità che quando mente. È difficile trarre queste persone in inganno su cose di poco conto, ma sono vulnerabili agli inganni più grandi, soprattutto se provengono dallo Stato.

“Gli amanti della grandezza” non prendono sul serio i concetti di legge, giurisprudenza e diritti umani; non capiscono come le questioni pubbliche possano essere gestite democraticamente. La loro esperienza di vita li porta alla conclusione che qualsiasi grande impresa debba essere portata avanti da specialisti, facenti parte di una gerarchia organizzata per subordinazione e competenza.

L’autostima di queste persone è basata sull’onore e sulla dignità derivanti dal partecipare a una grande causa, non per forza di natura nazionale-statale: progetti su larga scala possono concretizzarsi nel campo della scienza mondiale, dell’industria o in quello religioso. Queste persone vorrebbero tanto che tale grandezza si concretizzasse in qualcosa di buono, utile e stabile (per questo sono così propensi a giustificarla e così interiormente restii a smascherarla).

La capacità di indirizzare il pensiero di questa parte della società verso uno sciovinismo primitivo si è rivelata una “fortuna” per le autorità russe e una disgrazia per la Russia;

in una situazione di degrado del Paese su molti piani, il “canale patriottico” di iperbolizzazione della gloria e del potere militare si è rivelato fondamentale.

…Avete mai sentito menzionare “programmi di educazione patriottica pacifista”? Io no. Il patriottismo in Russia è diventato esclusivamente color cachi. Ho paura di sembrare duro, ma mi azzardo a dire una cosa spiacevole.

L’educazione “militare-patriottica” russa ha un solo equivalente esatto: l’educazione sciovinista. Cioè un’educazione che pompa il sentimento di superiorità nazionale attraverso l’esaltazione di imprese altrui, mezze verità storiche e la sprezzante arroganza verso gli altri popoli. L’ideale educativo di tale patriottismo è rappresentato dalla gioiosa disponibilità a dare la propria vita per i superiori senza esitazione.

Da un punto così scosceso non è particolarmente difficile scivolare nel fascismo. (…)

Le prime vittime della catastrofe in corso sono state giovani ufficiali e soldati dell’esercito russo, di certo non la parte peggiore degli abitanti del nostro Paese e di sicuro i migliori tra le persone in uniforme.

L’esaltazione delle “grandi azioni” e della devozione verso lo Stato saranno nel prossimo futuro ridicolizzati o ancor più screditati dalla prossima ondata di bugie.

Ma senza persone di questa categoria a prescindere dal fatto che siano militari o civili o statali che in gran parte si renderanno conto di essere demoralizzate, sconfitte, umiliate, temo che il futuro della Russia non si potrà neanche cominciare a costruire.

La speranza rivolta a scenari futuri, l’apertura verso la disciplina e la responsabilità personale, il paziente adempimento dei propri doveri in condizioni disagiate: queste sono le qualità su cui tutti dovremo fare affidamento nel prossimo futuro.

Il punto non è cercare di convertire i nostri concittadini “statalisti” in liberali, ma smilitarizzare la loro coscienza, ripristinare la loro fiducia nella possibilità di realizzare grandi progetti pacifici ed efficaci. È importante che passino da un mondo illusorio di menzogne mitizzate e astiose verso uno di azioni reali e di buon senso.

Foto: Pavel Golovko

Le persone a misura domestica: cittadini innocui di uno stato-potenza nocivo

Circa il 50%

Penso che siano una metà buona della popolazione del Paese, se non la maggioranza assoluta, di sicuro quella relativa.

“Il secondo filamento del DNA russo” si tiene lontano da uno Stato aggressivo, pianifica la propria vita basandosi esclusivamente sulla propria esperienza e quella dei propri conoscenti, diffidando da teorie e pretenziosi slogan.

Le sue linee guida principali nella vita sono prendersi cura del prossimo, dei propri interessi e della propria coscienza.

Lo Stato ha i suoi affari e noi abbiamo i nostri. Lo Stato non siamo noi. Siamo, se preferite, cittadini che danno a Cesare ciò che è di Cesare. I cittadini concepiscono lo Stato come una realtà naturale, che pur essendo un po’ feroce li nutre, e ritengono necessario adattarsi ai suoi cambiamenti come possono.

La politica è sporca, meglio non imbrattarsi le mani.

Le persone “a misura domestica” non si aspettano nulla di particolarmente buono dalle autorità, ma ancor meno si aspettano qualcosa di buono da rivoluzioni e sconvolgimenti.

Tale posizione porta a una sorprendente mobilità dei risultati dei sondaggi ufficiali su temi socio-politici: cambiando solo la sfumatura emotiva nella formulazione della domanda si può ricevere una risposta di natura esattamente opposta da una buona metà della società russa.

Il noto fatalismo russo è una caratteristica fondamentale degli appartenenti alla “dimensione domestica”. Danno più importanza alle notizie che riguardano la loro realtà locale rispetto a quella globale. Sì, la loro vita può cambiare in modo imprevedibile a seconda di eventi esterni, ma influenzare tali eventi è al di fuori del loro potere.

Il più delle volte ci troviamo davanti a persone disponibili ad aiutare, compassionevoli, comprensive e accoglienti verso gli altri (con cui sono a contatto). La loro razionalità è limitata ai criteri del mondo a loro noto “alla vista e al tatto”; il resto è destinato a un distacco ironico o ad essere mitizzato. È difficile infiammare queste persone di odio per gli altri, ma è di gran lunga più facile convincerli a sostenere qualcosa per compassione verso la sofferenza di qualcuno lontano.

Le persone della “dimensione domestica” si inseriscono con facilità e anche con piacere nel mondo organizzato democraticamente, ma non sono affatto pronte a crearlo. Purtroppo, la democrazia è sempre un secondo lavoro, che richiede sforzi aggiuntivi e particolari abilità.

I nazisti russi

Circa il 5%

(…) Penso che siano il cinque per cento della popolazione: sembrano pochi, ma in termini assoluti sono milioni di persone. Anche lo Stato ha combattuto contro i loro rappresentanti più radicali: i processi ai neonazisti hanno fatto molto rumore e tutti se li ricordano. Ma non li ha sconfitti. (…) Forse perché l’idea, un tempo popolare al Cremlino, di un “nazionalismo controllato” è un costrutto mentale consono a molti di coloro che detengono il potere.

Il nervo psicologico del nazismo, ovvero della forma del fascismo con elementi di razzismo e antisemitismo, è l’impossibilità di affermarsi se non umiliando e reprimendo altre persone. Adesso la “questione ucraina” (che ha sostituito nella coscienza quella “dei migranti”) per i nazisti russi è esattamente ciò che la questione ebraica era per quelli tedeschi. È la scelta delle persone da schiacciare per potersi sentire dei superuomini. “Banderisti” da distruggere è l’eufemismo che è stato coniato per designare le persone che si considerano parte di una nazione ucraina separata (…).

“L’Ucraina è un non-stato”, “la lingua ucraina è una trovata stupida”, “l’idea nazionale ucraina è stata inventata dallo stato maggiore austriaco”, “L’Ucraina deve essere ripulita dai non russi” sono le espressioni chiave del vocabolario nazista.

Vale la pena ascoltare altre dichiarazioni di tali oratori per sentire parlare di predominio ebraico, della “plutocrazia anglosassone” e dei “residui di omosessualità”, della “missione geopolitica” e dello “spazio vitale di sicurezza”, del misticismo del potere e del desiderio di violenza, del pacifismo che non è che tradimento, della democrazia che è marcia e della guerra come unica risposta a questioni importanti. Naturalmente il concetto di nazismo è più ampio della “lotteria hitleriana” riportata sopra, ma la sua essenza, per come la vedo io, è stata catturata in misura sufficiente.

A condire la retorica quasi sempre c’è il piacere che trasuda dalle discussioni sulle prospettive di tortura e omicidio di esponenti di nazionalità e gruppi sociali non graditi.

Nazisti specifici della “lotteria di Hitler” possono avere singole caselle vuote: alcuni dei nazisti russi si rapportano in modo bonario con gli ebrei e alcuni non ritengono necessario sterminare i pacifisti. Ma la maggior parte delle caselle verrà completata di sicuro.

Mi imbarazza quasi ricordare l’aforisma che dice “i fascisti del futuro si chiameranno antifascisti”. Da tempo nessuno si scompone per il fatto che il signor Girkin, il simbolo della “primavera russa antifascista”, sia il partner più vicino e la persona con il pensiero più affine al signor Barkašov, il più celebre e schietto dei nazisti. (…)

Foto: Alexey Dušutin / Novaja Gazeta
Foto: Alexey Dušutin / Novaja Gazeta

Le persone democratiche e di buon senso

Circa il 20%

La propensione al buon senso si manifesta non tanto nella logica quanto nella totalità delle loro abitudini. Nell’abitudine di valutare con razionalità le circostanze e di maneggiare con responsabilità le proprie parole e azioni. Nell’abitudine di guardare le cose non solo dal proprio punto di vista. Nell’abitudine di comprendere la portata dei fenomeni, distinguendo tra un singolo dettaglio e l’essenza della questione. Nell’abitudine ad agire in base ai propri valori e progetti, piuttosto che semplicemente obbedire e conformarsi.

Si tratta di abitudini semplici, ma che determinano le regole di vita di a malapena un quinto della popolazione del Paese, il venti per cento. E a malapena la metà di loro è propensa a credere nelle prospettive di un futuro democratico in Russia.

Il discorso sulla democrazia negli anni Duemila si è irrimediabilmente perso nella torbida foschia delle discussioni geopolitiche. Perché qui

non si tratta di costrutti politici, ma di democrazia come pratica quotidiana della vita pubblica.

Per spiegarlo, userò una citazione che si presta: «Abbiamo solo due modi per trovare una via d’uscita da qualsiasi conflitto. Il primo modo: puoi lottare per avere ragione, e questo significherà che prevarrà il diritto del più forte. Il secondo modo: le parti in gioco, discutendo, cercano di trattare il problema da tutti i lati e si sforzano di raggiungere una comprensione più corretta e profonda durante la discussione. Questa è la democrazia. Il dialogo, la comprensione reciproca e il rispetto sono la sostanza della democrazia…». Si tratta della scienza della comprensione degli interessi altrui, dell’arte di negoziare e mantenere un accordo, di impegnarsi a cooperare sulla base di un disegno concordato.

Tali pratiche relazionali sono padroneggiate, ad esempio, dalla maggior parte delle persone che si occupano di business, da coloro che lo creano da soli e non lo ricevono in dono dai funzionari dello Stato. 

In misura ancora maggiore, è orientato all’impiego di pratiche democratiche e al coltivarle il “terzo settore”: chi si occupa di trovare, con competenza e senza scopo di lucro, soluzioni ai problemi sociali delle persone.

Le persone con esperienza in attività a scopo e senza scopo di lucro sono alla base dello strato democratico nel nostro Paese.

Ma nelle condizioni in cui versa la Russia la democrazia politica ha un punto irrimediabilmente debole: non può dettare legge nella vita nazionale malgrado la comprensione, la volontà e i valori della maggioranza. Possiamo solo sperare in una lenta espansione delle pratiche democratiche, e soprattutto nel loro ruolo nel plasmare e mantenere piattaforme di buon senso. Ma queste pratiche (a differenza della democrazia in senso proprio) possono servire in Russia solo come base per l’interazione di persone con esperienze, valori e orizzonti diversi.

Del resto, il superamento dell’oscillazione tra i due estremi della confusione di massa e della verticale sorda e muta del potere sarà una condizione sempre più ovvia per la sopravvivenza del Paese.

Abbiamo bisogno di qualcosa di saldo, ma flessibile, di forte, ma attento, di eterogeneo, ma paritario. Un’impalcatura al posto di una piramide.

Le soluzioni non dovranno essere cercate né a partire dal basso, né dall’alto, ma dalle classi medie. Nei “nodi” di una possibile impalcatura orizzontale, tra la cerchia di persone abituate ad assumersi responsabilità, che dovranno insegnare le pratiche del mutuo sostegno ai rappresentanti della popolazione amorfa, cioè coloro che in prima battuta erano lontani dall’indipendenza e dalla responsabilità, e l’abitudine all’autocontrollo ai rappresentanti del potere.

Obiettivi chiari per tempi difficili

Tre sono stati i compiti accuratamente identificati dal presidente russo, per qualche motivo non mirati al suo di Paese, ma a uno vicino:

  • La denazificazione;
  • La smilitarizzazione;
  • La federalizzazione.
  1. Il primo e più accessibile strumento è la denazificazione: l’esclusione di coloro che usano la retorica corrispondente (al momento anti-ucraina) dalla cerchia sociale delle persone oneste e sane. Proprio nella stessa misura in cui è consuetudine evitare le persone che fanno uso di retorica antisemita.
  2. Smilitarizzazione. È assolutamente necessaria, soprattutto all’interno dell’opinione pubblica: nella ferma consapevolezza che i problemi urgenti della vita moderna e dello sviluppo del Paese non possono essere risolti per mezzo della violenza militare.

(E sarà lo stesso esercito, suppongo, ad avere un grande bisogno di cure e attenzioni pubbliche per passare da uno stato di shock a uno di normalità.)

  1. La federalizzazione ovvero il ripristino dell’indipendenza (…) delle regioni.

    La Russia ha ottenuto lo stato di “federazione” per caso, per eredità sovietica. Dopo la spontanea federalizzazione-feudalizzazione degli anni ‘90, tutto è tornato ad essere un “sottoimpero” supercentralizzato dall’alto.

In futuro, una federazione dovrà essere ricreata, ma questa volta con cognizione di causa, e non da zero, ma da valori negativi. La risoluzione di questo compito è la nostra occasione per ottenere un ragionevole compromesso tra quelle strutture statali che cercheranno di sottomettere l’apparato del potere centralizzato e quelle persone che saranno in grado di cambiare qualcosa in meglio nel Paese.

Un tempo l’“opričnina” è stata separata dalla “zemščina”1; ora sarebbe il caso di fare il contrario: separare la “zemščina” dalla “opričnina” e convincere quest’ultima a non immischiarsi negli affari della prima. Bisognerà preoccuparsi meno del parlamento e delle altre suppellettili del potere centrale, ma far sì che le persone riescano a lottare per l’adeguatezza, la democrazia e la capacità di discernimento del livello base dello Stato, cioè le autorità regionali e i governi locali.

* * *

Il mondo si sta abituando a un’immagine cupa della Russia e, anche se la politica russa rallentasse nella sua follia, per molti anni l’atteggiamento nei nostri confronti non potrà che peggiorare.

Già adesso si trovano pochi paesi in cui le persone hanno un livello così basso di fiducia negli altri e in sé stessi. Come passare dagli istinti di mutua umiliazione al rispetto della dignità umana, all’instaurazione di pratiche di mutua assistenza a cui non siamo abituati? Un’immagine degna di una possibile Russia di domani è, dopo tutto, un’immagine più degna di noi stessi oggi.

La Russia sta emergendo dall’era postmoderna e, di conseguenza, da un atteggiamento elitario, kitsch e arrogantemente volgare nei confronti della vita.

Alle persone toccherà di nuovo interrogarsi sulla vita in modo serio e doloroso.

Sarebbe bello imparare a dare una risposta secondo la voce della coscienza, con la sensazione di sforzarsi per qualcosa che vale la pena, con il desiderio di aiutarsi a vicenda in modo proficuo.

La nostra sopravvivenza nazionale sarà possibile nella misura in cui sarà connessa con la ricerca di quelle piattaforme di buon senso in cui è possibile armonizzare le dominanti psicologiche delle tre grandi fasce del popolo russo:

  • la cultura del coinvolgimento in una grande causa;
  • la cultura dell’atteggiamento umano e premuroso nei confronti del prossimo;
  • la cultura della libertà e della negoziazione responsabile.

1. Nel 1565 lo zar Ivan IV divise il territorio della Moscovia in due parti: la zemščina, la quale conservava la passata amministrazione zarista, e l’opričnina sulla quale lo zar deteneva un potere illimitato. Nei tempi moderni la parola opričnina è diventata sinonimo di potere assoluto e crudele.

Traduzione: Giulia Sorrentino