“L’inferno è stato accanto a noi per tutti questi anni…”

Nota del traduttore: il linguaggio esplicito dell’intervistato è qui riportato come nell’originale

Mikhail Kozyrev parla di come la nostra (russa, NdT) cultura è inesorabilmente finita con Buča.

Mikhail Kozyrev fondatore delle emittenti radio “Maksimum” e “Naše radio”, del festival “Našestvije” e conduttore del canale televisivo Dožd’ è incolpato di molte cose. Dell’ideologia del “nostrismo’’(in russo нашизм, našizm, neologismo creato dall’aggettivo naš, nostro. NdT), del fatto che gli artisti che lui ha reso famosi girino il paese per Z-tour (1) e facciano propaganda alla guerra, di tutti i peccati della cultura giovanile di massa degli anni zero e dieci. Questa intervista non è una giustificazione, è una spiegazione. Kozyrev racconta che cosa faceva realmente e perché tutto è finito in catastrofe. 

E’ stato annunciato che il canale televisivo Dožd’ (2) riprende le emissioni. Significa che ti vedremo e sentiremo di nuovo nel ruolo di prima?

Sì, abbiamo già ricevuto la licenza televisiva europea. E le trasmissioni inizieranno più o meno tra un mese, forse  un po’ di più. Si tratterà di una trasformazione dal canale Dožd’ locale al canale Dožd’ globale. Lo studio principale e la redazione saranno a Riga, ci sarà un ufficio a Amsterdam, uno a Parigi, un gruppo a Tblisi. A me è toccata Amsterdam. 

Dove ti trovi ora?

Sono a Londra. Alla fine di febbraio ero al concerto di Zemfira al Music Media Dome, è stato l’ultimo concerto che ho visto a Mosca. Il giorno dopo sono venuto qui per girare un film sugli Akvarium che avevano un’esibizione prevista nel leggendario locale Troubador e più o meno al mio terzo o quarto giorno di permanenza la polizia si è recata nello studio moscovita di Dožd’ e abbiamo deciso di chiudere il canale televisivo, perché lavorare normalmente e al contempo rispettare tutte le leggi sulle fake news era impossibile. Abbiamo condotto una trasmissione finale e tutti i presentatori hanno lasciato il paese contemporaneamente, praticamente la stessa notte. Eravamo già “agenti stranieri’’, avevamo già dei processi sulla pubblicazione di fake e siamo andati via tutti. 

E poi?

Poi c’è stato il meraviglioso concerto di BG (Boris Grebenščikov, frontman del gruppo Akvarium. NdT) al Troubadour. Un minuscolo locale da quaranta persone e Borja comincia a cantare un pezzo di Vertinskij, “Ja ne znaju začem i komu eto nužno…’’ ed era evidente che le persone cominciavano a percepire l’entità della catastrofe che si era compiuta.

La sensazione è che d’ora in poi sarà così: Londra, quaranta persone…

Boris dice che per ora non vede la possibilità per lui di esibirsi in Russia. La sua sola presenza su un qualsiasi palco in Russia, il suo nome su una locandina, significherebbe automaticamente che lui considera legittimo quello che sta succedendo. “Se Grebenščikov è qui e continua a suonare significa che tutto va bene, possiamo stare tranquilli’’. Ma noi non dobbiamo stare tranquilli!

Mentre parlavamo, riceveva di continuo dei messaggi: “Boris Borisovič, Le confermiamo le date dei tour che ha pianificato l’autunno scorso. Andrà tutto bene, ci siamo messi d’accordo (con qualcuno) dall’alto riguardo la sua presenza. Nessuno creerà problemi’’. Se aveste visto la reazione di Boris “Questa è bella… Prima di tutto non ho bisogno del permesso di nessuno per esibirmi. E secondo, io per principio non posso andare in scena finché le cose stanno come stanno ora.’’

Lui per sé ha preso questa decisione. Ševčuk (DDT, NdT), Kortnev (Nesčastnyj slučaj, NdT), Arberina (Nočnye snajpery, NdT)  invece hanno deciso di restare e, se possibile, dare concerti (3). Io non mi sento di giudicare quelli che hanno lasciato il paese, così come non mi sento di giudicare coloro che sono rimasti. Ognuno ha la sua strada, circostanze diverse, bisogna tenere in conto tutto questo prima di esprimere una qualche opinione Se ci interessiamo da vicino a queste circostanze, di cui certamente non si parla in pubblico, allora si capisce la decisione di restare per ora. Ma nessuno se ne interessa, tutti si giudicano a vicenda, gettano pietre l’uno sull’altro. E questo mi rattrista molto. 

Con Boris Grebenščikov. Facebook / misha.kozyrev

In cosa abbiamo sbagliato, Miša? BG, tu, io, tutti gli altri… Perché non siamo riusciti a salvare il paese dalla tragedia?

Neanche in un incubo potevo immaginare che ci saremmo trovati a questo punto della storia. Che il mio paese avrebbe iniziato una guerra totale e scatenato una catastrofe che il mondo non aveva più visto dalla seconda guerra mondiale. Per me questa è una catastrofe personale. Sono obbligato a firmare la mia sconfitta e seppellire tutte le mie illusioni e speranze di cambiare in qualche modo il paese, il suo ambiente culturale. 

Venticinque anni fa pensavo “Ecco, ora mando in onda delle vere canzoni, faccio conoscere ai giovani della musica figa occidentale, gli faccio sentire gli “Okean El’zy”, i “Brainstorm”, gli “Zdob si Zdub” e aprirò per noi gli scrigni della cultura mondiale. E diventeremo migliori, più buoni, più umani…”. Ma le persone che oggi metodicamente e sangue freddo uccidono donne, bambini e anziani in Ucraina, sono le stesse che si divertivano al “MaxiDrom”, facevano festa nei campi del festival “Našestvije”, ascoltavano incantati musica alternativa su radio “ULTRA” e “il vero rock russo” passato da “Naše radio” scoprendo tutti i fantastici nuovi artisti. Ma alla fine il risultato è il villaggio di Buča. 

Non importa quanto duramente combatti, c’è una sorta di profonda oncologia spirituale che colpisce il mio paese, e la cultura non è sicuramente la chemioterapia contro il cancro imperiale.

Quindi non c’erano speranze?

Il successo di molti miei progetti prova che la scommessa era vincente, ma a priori (si combatteva a) armi impari. E’ una battaglia che non si può vincere. Vivevamo nell’illusione che noi significhiamo qualcosa e cambiamo qualcosa, ma è difficile produrre cambiamenti quando tutta la macchina statale è contro di te. Ogni volta che facevo crescere nel mio orto un ennesimo (concorso come) “Čartovaja djužina” o un programma come “BiKoz”, lo stato rispondeva con dieci, venti, cento mosse. Organizzava mostruosi premi di musica di varietà che assegnava sempre agli stessi artisti. Il tutto si accompagnava a infinite sbornie televisive con musica volgare come “Tancy so zvezdami”, “Dom 2” (4) e merda simile. 

Ogni volta che il canale Dožd’ provava ad alzare la testa e a interessare più spettatori ci staccavano la spina, ci cacciavano dall’ufficio di turno e alla fine ci hanno rinchiusi in un ghetto. In quel piccolo mondo ci sentivamo a nostro agio, vedevo intorno persone come me, parlavamo la stessa lingua, ci capivamo con mezza parola. Vivevamo con l’impressione che l’inferno fosse da qualche parte accanto a noi, ma fuori dal cancello, non nelle nostre newsroom, non ai nostri concerti. Là da qualche parte, separati da noi, sullo schermo della tv si agitavano questi pidocchi della propaganda che avevano venduto la loro coscienza per i favori del potere. Ma si trattava di una vita parallela che non si rifletteva su di noi e non ci toccava in alcun modo.

Ci siamo sbagliati. Ci toccava e si rifletteva su di noi. Nella fetida fossa, dalla quale eravamo, come credevamo, separati da un muro, il governo ha gettato del lievito, la fossa si è allargata e ha mandato a farsi fottere tutto quello su cui si basava la nostra fragile vita. Ci siamo ritrovati dentro fino al collo. E adesso, secondo l’opinione degli abitanti del paese che abbiamo attaccato io sono la stessa merda che Vladimir Solov’ev e Anton Krasovskij (5), e dovrò lavarmi (da questa colpa) tutta la vita. E’ un destino umiliante del quale sono io stesso colpevole. 

facebook / misha.kozyrev

Eppure tu hai combattuto

Significa che ho combatutto male. Avrei dovuto essere più forte. La notte fissando il soffitto, penso che avrei potuto fare diversamente. Per esempio, alla fine dell’anno scorso ho ospitato in trasmissione Garik Sukačev (Bravo, Brigada S etc… NdT) e Saša Skljar (Va-bank, NdT). Non ho fatto loro nessuna domanda scomoda, mi sembrava di tendergli una trappola, li invito a parlare del loro nuovo album e poi comincio a impicciarmi (dei fatti) di Garik “Per quale assurdo motivo hai un tatuaggio di Stalin sul petto?” o a domandare a Saša Skljar “Ma perché sei uscito di testa per le idee dello pseudofilosofo Dugin?” (6). E invece avrei dovuto domandare proprio questo. Avrei dovuto dibattere con loro, mostrarli allo spettatore nella loro luce peggiore, affinché il rispetto verso di loro si affievolisse, affinché le persone capissero che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel fatto che l’autore delle loro canzoni preferite, una persona di talento, porti sul petto il ritratto di Stalin! Le persone dovevano capire che Saša Skljar non scrive più belle canzoni da molto tempo, che tutti i suoi pezzi migliori li ha scritti all’epoca dei “Va-bank”. Il suo talento è finito appena la sua testa è stata attraversata dalla “freccia di Dugin”. 

A proposito, è un fatto comune tra coloro che sostengono l’operazione Z e si esibiscono nei tour Za rodinu (in russo Zа родину, Per la patria, con la lettera Z in alfabeto latino, NdT), sono veramente degli artisti perdenti che non hanno scritto  una bella canzone negli ultimi 10-20 anni, neanche una hit, se le confrontiamo con quelle di quando erano giovani. 

C’è un’espressione terribile, “piloti abbattuti” (l’espressione fa riferimento a coloro che dopo una carriera in ascesa subiscono un grosso tracollo, NdT), ma se guardiamo bene chi si esibisce in questi concerti, non c’è nessun artista importante che abbia superato la prova del tempo. E’ davvero una vergogna!

Cosa li spinge secondo te?

Qualcuno l’idea dei guadagni. Più apparizioni in tv, più concerti, più presenza pubblica. E per questo si vendono la coscienza. Qualcuno la paura, la preoccupazione per le proprie entrate e la propria posizione. La grana, il comfort e l’appoggio del governo si sono rivelate tentazioni molto più pericolose della gloria, la droga e l’alcol. (I problemi) con l’alcol, la droga e la gloria il rock ‘n roll in generale li ha risolti, con questa triade invece no. Ma la cosa principale è che a spingerli su questa via militaristica e inumana è la percezione di essere in un’impasse artistica. Io non dico che non abbiano talento, no, all’inizio avevano molto, ma da Vadim Samoilov a Julia Čičerina, che sono impazziti del tutto e hanno firmato un patto con il diavolo a sfigati indolenti come “Džango” o qualche gruppo tipo “Poslezavtra” sono tutti artisti dimenticati, impotenti artistici, i cui giorni migliori sono ormai alle spalle. 

Chiedi a chiunque, ti nomineranno una sola canzone con cui (questi gruppi) 25 anni fa hanno cominciato. Julia Čičerina “Tu-lu-la, vetrom v golovu nadulo” gli “Uma’Turman” – “Devuška Praskov’ja iz Podmoskov’ja”, 7B – “Molodye vetra”. Cosa hanno scritto di importante dopo queste canzoni? Ecco perché usano il patriottismo come stampella.

Io non ho il diritto di giudicare coloro che non hanno espresso la propria posizione, che tacciono, che non si oppongono al male, ma mi riconosco il diritto di giudicare coloro che si sono messi dalla parte del male. Il mio odio è indirizzato verso quegli artisti che a suo tempo ho aiutato e ho sostenuto a tal punto da farli divenire grandi star. Queste persone devono alle mie stazioni radio la fortuna di aver fatto carriera. Il mio obbiettivo era di dare a tutti una possibilità e gliel’ho data. Ora queste persone vanno in giro a esibirsi per tour sporchi di sangue e questo sarà un dolore tutto mio probabilmente fino alla fine della mia vita.

Con la moglie, Anastasija. Facebook / misha.kozyrev

Cosa pensi della cancellazione della cultura russa?

Niente, non credo sia un tema di cui sia consono parlare ora. Tutte queste infinite discussioni sul destino della cultura russa mi sembrano oggi una bestialità quando penso ai miei amici in Ucraina. I genitori di mia moglie Nastja sono originari di Severodoneck, l’appartamento che avevano là è stato distrutto, non esiste più. Durante le prime settimane di guerra eravamo impegnati a far scappare cugine, nipoti, fratelli, amici. Alcuni siamo riusciti a farli uscire dal Paese, altri a trasferirli in un luogo meno pericoloso, alcuni riusciamo a sentirli regolarmente, altri no perché sono sotto le bombe. E ogni volta che mi scontro con l’ennesima stronzata a proposito della cancellazione della cultura russa… E’ veramente una cazzata volgare e arrogante se pensiamo al fatto che i miei amici e parenti hanno vissuto settimane nelle cantine, salvando i proprio figli dalla sete e dalla fame. Tutte queste riflessioni ora non servono a un cazzo di nessuno, dobbiamo solo tenere la bocca chiusa, perché sembriamo delle beste senza anima nei confronti degli ucraini.

Lamentarsi è vergognoso, su questo sono d’accordo con te. Ma non è possibile non pensare a cosa ci riserva il futuro. Siamo emigrati. Per quanto tempo non si sa. Credo per molto, forse per sempre. Abbiamo due vie d’uscita, due strategie. Costruirci qui una Russia parallela, non putinista, normale. Oppure integrarci  con la cultura circostante. 

Ricostruire la Russia mi interessa poco, quello che mi interessa è ricostruire il futuro dei miei figli. E spero che il fatto di avere 10 anni li aiuti a integrarsi nel grande mondo meglio di me. Per me ora la cosa importante  è questa, e non il destino della cultura russa. Che se ne vada in culo questa cultura russa, se il risultato di tutto questo è Buča. E nonostante ciò per me non esiste cultura più prossima e familiare, ne colgo tutte le sfumature, i più impercettibili cambi di intonazione, riconosco al volo le citazioni di film, cartoni animati e libri… La amo di un amore disperato, doloroso e senza via d’uscita. Ma se su un piatto della bilancia c’è il futuro dei miei bambini e sull’altro quello della cultura russa, ovviamente scelgo i miei figli.

 1. Si fa riferimento ai tour dei musicisti apertamente dichiaratisi a favore dell’operazione militare in Ucraina che espongono sul palco il simbolo Z

2. Canale televisivo indipendente, già considerato “agente straniero”

3. Ad oggi (22.02.2022) tutti i concerti dei DDT sono stati annullati. Il frontman Ševčuk è accusato, per i suoi discorsi pacifisti di fronte al pubblico, di aver screditato l’esercito russo

4. Versioni russe dei format “Ballando sotto le stelle” e “Grande fratello”

5. Giornalisti della propaganda russa

6. Filosofo e politologo ultranazionalista

Fonte: https://novayagazeta.eu/articles/2022/06/15/ad-byl-gde-to-riadom-vse-eti-gody di Jan  Šenkman. Traduzione di Francesca Loche