Al momento stai visualizzando Recensione de “Il volo”, di G. Gazdanov

Recensione de “Il volo”, di G. Gazdanov

Criterion editore ha pubblicato quest’anno, in italiano, un nuovo titolo di un eccellente autore russo ancora troppo poco conosciuto nel nostro Paese: Gajto Gazdanov. Così come per Strade di notte, anche ne Il volo la trama si svolge nell’atmosfera romantica, nostalgica e multiculturale della Parigi degli anni Trenta.

Recensione a cura di Giulia Gallo

 

Bisognerebbe sapere tutto ciò che aveva preceduto questo volo e così ristabilire nell’evoluzione delle circostanze susseguenti quasi l’intera storia del mondo

Il volo ha una sorte editoriale travagliata. Incarnatosi per la prima volta nel 1939 in tre puntate su una rivista parigina dell’emigrazione russa, dovrà attendere anni per essere completato dalla sua quarta parte e decenni per essere letto nella sua interezza in patria, solo dopo la lunga parentesi sovietica.

Il viaggio del romanzo è avventuroso, compiuto attraversando due Storie, due lingue e due culture; la sintesi di queste dualità può essere solo l’autore del romanzo stesso. Gajto Gazdanov, russo di estrazione osseta emigrato a Parigi, interpreta il meglio della prima emigrazione e della sua letteratura.

La trama è di per sé aneddotica, suscitata da eventi di cuore e di mondo. Siamo nella Parigi émigré degli anni Trenta: un crocevia di eterni viandanti che da qui raggiungono il resto del Vecchio Mondo borghese. Una nebbiolina francesizzante viene calata dall’autore su luoghi, gusti e circostanze; nei sentimenti, però, viene evocata la Russia, mai abbastanza distante per essere dimenticata. Incarnata da un volto sempre diverso, ci ricorda le sue mille identità migranti, tante quante le anime raminghe in cui la Russia alberga.

Il volo
Il volo, traduzione di Michela Venditti. Criterion editore, 2022

Al centro delle manovre romanzesche c’è un funambolico nucleo familiare, straordinariamente in equilibrio per la maggior parte della narrazione, ma non per questo meno degno del più famoso incipit tolstojano.

Un fatale gioco di omonimie lega i destini sentimentali di due Sergej Sergeevič, padre e figlio. Il primo, apparentemente glaciale, celerà spiccata sensibilità fino alla fine del romanzo; il secondo, giovane e naif, non nasconde mai di essere l’opposto del prototipo paterno. Da questo strano binomio derivano gli altri rapporti notevoli del romanzo: un legame scandaloso tra un nipote e una zia, un non-amore libero tra una moglie e un marito, un rapporto intimo ma asimmetrico tra due cognati.

In questo giardino di linee narrative si innestano poi personaggi che riescono a sfumare le storie e a diluire i legami: amanti, amici, conoscenti, dipendenti che inseriscono il loro vissuto nelle vite del nucleo principale.

Unico elemento capace di raccogliere tutti i mondi e i modi di vivere è l’ironica tragicità del Caso, che gioca ad intrecciare rami e a romperne qualcuno quando lo ritenesse necessario, diventando l’ultimo e più importante personaggio del romanzo. Caso si manifesta per tutta la narrazione: annaffiando un cuore arso da anni o donando romantiche e galeotte piogge a due amanti ancora inconsapevoli. Ciononostante, come ogni étoile che si rispetti, Caso viene a riscuotere la propria fama solo a sipario calato.

In quel piccolo spazio all’interno dell’aereo che volava sulla manica si era concentrato in quegli ultimi minuti un intero mondo di cose differenti e irripetibili, alche lunghe vite, una moltitudine di sentimenti compresi in modo corretto e sbagliato, di rimpianti, di speranze e di aspettative – era un intero sistema complesso di rapporti umani per la cui dettagliata narrazione sarebbero serviti, forse, anni di tenace lavoro

Gazdanov
La tomba di Gazdanov nel cimitero francese di Sainte-Geneviève-des-Bois.

Il romanzo ha tante anime quante ne racconta, pur non essendo un romanzo corale. La mano che guida il punto di vista è quanto meno presente, e l’impressione è quella di un’invisibile cinepresa che scende dall’alto sulle esperienze, creando una rete di connessioni tutte da sciogliere e fondendo il titolo e il contenuto nella tecnica narrativa a volo d’uccello.

Nonostante questi prolegomeni facciano presagire una struttura farraginosa, non stiamo descrivendo un romanzo ingarbugliato; tutt’altro. In questo sta il merito dell’autore e il valore della scrittura, che sa alleggerire tanto una struttura complessa quanto una materia a tratti pesante.

La lodata leggerezza è pure notevole considerando che un’alta percentuale del romanzo è costruita su un piano sequenza di digressioni, che annoda il lettore al testo senza concedergli pause di lettura. Ritrovare il senso di pagine abbandonate è però sorprendentemente semplice, tanto quanto è facile, a fine lettura, ricordare impressioni ed episodi raccontati.

Ci sono dei passaggi e delle frasi di una liricità semplice ma non banale, per questo di effetto ed eleganza, inframezzate da una prosa evocativa ma lineare, su cui il lettore glissa piacevolmente.

La chiamata del finale è udita più volte tanto che, arrivati in fondo al libro, ormai non si fa altro che attendere una sorpresa sventata. L’autore allora ci concede, per un’ultima volta, di entrare a turno in tutti i piccoli mondi individuali che costellano il romanzo.

Il compito dello scrittore è mostrare al lettore il mondo che ha creato, dargli, al lettore, la possibilità di confrontare quel mondo con le proprie concezioni, trarre da questo le deduzioni corrispondenti e comprendere qualcosa che, senza leggere questo libro, forse egli non avrebbe compreso e non avrebbe percepito1

 

1 Parole dell’autore G. Gazdanov, citate nella postfazione a cura di M. Venditti, p. 231.

Giulia Gallo

Romana, classe 1996. Il mio amore per la lingua e la cultura russa nasce per puro caso, spinta dall'interesse per il diverso e l'ignoto, stimolata lungo il cammino da docenti e persone meravigliose. E alla fine, è il russo che ha conquistato me. Dopo la laurea triennale in Lingue e Letterature Moderne a Roma ho avuto l'occasione di trascorrere, nell'ambito della magistrale, il tanto desiderato semestre a San Pietroburgo nel 2019; ho avuto l'ennesima conferma che la strada intrapresa era quella giusta. Non resta che continuare a percorrerla, colmando la nostalgia con la pratica traduttiva e continuando ad imparare, guidata da interminabile curiosità.