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Recensione di “Odessa”, di Isaac Babel’

L’Odessa di Babel’ è assolata e spensierata, è un luogo vivace, di “limpida leggerezza”. Una meta verso la quale i russi tendono e che ai russi ha molto da donare, persino un nuovo messia letterario. L’opera di Babel’ ha contribuito sostanzialmente al mito della città, che percorre a più riprese le fantasie letterarie russe. Oggi questa lettura si arricchisce di una valenza nuova, riportandoci a un’epoca in cui Odessa era sinonimo di “leggerezza”.

Recensione a cura di Olga Maerna


Come si può, nell’estate del 2022, scrivere di un libro che in lingua russa racconta di una città ucraina, scritto da un autore che in questa città nacque? Sono molte in questo momento le difficoltà a parlare della “russa Odessa” (questa espressione è utilizzata dall’autore all’interno del testo) senza dire cose che siano già state dette – o che al contrario suonerebbero audaci e addirittura irrispettose?

Lo stesso impasse è probabilmente quello vissuto anche dal lettore che si accosta alla lettura di Odessa di Isaac Babel’, pubblicato in Italia da Damocle Edizioni con la traduzione di Linda Torresin. Lo scarto tra ciò che si legge nelle pagine e ciò che invece affolla la nostra attualità è dolorosamente lampante.
Ma forse proprio in questo sta la terribile bellezza della letteratura: il mondo cambia, quello che fu scritto decenni fa essere cambiato, ma non per questo perde di verità per lo sguardo del lettore, che dal canto suo finisce immancabilmente per proiettare nel testo il proprio tempo e scoprirci così nuovi risvolti.

Il breve testo fu pubblicato per la prima volta nel 1916 e si concentra sulla città di Odessa dal punto di vista letterario e culturale. Si tratta, in effetti, di una delle opere che maggiormente hanno contribuito a creare il “mito culturale di Odessa” e il “testo odessita” (l’insieme di opere che alimentano l’immagine spesso mitica della città) in tutta la letteratura in lingua russa.

Come anche evidenziato in modo molto preciso nell’introduzione, l’Odessa di cui parla Babel’ è una città idealizzata, simbolo di un sud soleggiato, vivace e cosmopolita verso cui la Russia tende. È un luogo in cui “la vita è facile, limpida”, circondata da un’atmosfera di “limpida leggerezza”. Un’atmosfera completamente diversa da quella della capitale Pietrogrado, città in cui gli odessiti vengono immediatamente notati perché si portano appresso “un po’ di sole e leggerezza” che fa da contrasto con gli abitanti locali.
È per questo che, secondo Babel’, da Odessa arriverà il messia letterario della letteratura russa, portando questo sole e questa leggerezza fino a quel momento assenti.

Odessa Babel'
Odessa, traduzione di Linda Torresin. Damocle edizioni, 2020.

L’edizione del testo curata da Damocle Edizioni sarà senza dubbio particolarmente gradita a tutti gli appassionati di lingua e letteratura russa, in quanto si presenta con testo originale russo a fronte.
Una scelta ancora poco assecondata nel panorama editoriale italiano (se non per qualche raccolta di
poesie e alcune edizioni BUR ormai un po’ datate) ma che riesce particolarmente bene alla casa editrice veneziana, specializzata proprio nella traduzione di testi di autori stranieri e nella pubblicazione di opere bilingui.

Un’altra nota positiva dell’edizione è sicuramente la scelta iconografica. Sia la copertina che l’interno del testo sono arricchiti da immagini a colori di Odessa nel momento a cui Babel’ fa riferimento. E che forse, con tutte le immagini delle città ucraine che abbiamo visto negli ultimi mesi, nel loro panorama di distruzione e devastazione, appaiono ancora di più come uno spiraglio lontano e quasi fantastico.

E, a proposito di città, una menzione merita anche la collana di cui questo testo da parte. Intitolata “Invisible Cities”, raccoglie appunto testi che raccontano città d’Europa e del mondo con lo sguardo di
alcuni autori d’eccezione. Tra questi, le terre della Rus’ sono presenti con la Mosca di Lermontov, la San Pietroburgo di Michail Struve e la Kiev di Aleksandr Kuprin.

Quindi, perché leggere Odessa di Isaac Babel’? Il pregio di questo testo è sicuramente quello di aprire per il lettore una finestra su un importante tassello della storia culturale in lingua russa. Una finestra che, forse, merita di essere tenuta aperta e ricordata sempre, non solamente quando diventa protagonista di eventi terribili.

Isaac Babel'
L'autore

Olga Maerna

Il fatto che mi sia stato messo un nome slavo senza che nessuno nella mia famiglia lo fosse è stato probabilmente un segno del destino. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere studiando tra Milano e Mosca. Ora sogno di riabbracciare presto una betulla siberiana e di aprire un giorno una mia casa editrice. Nel frattempo, recensisco libri e traduco.