Abbiamo deciso di unire le forze con un progetto che moltы di voi già conoscono e stimano. Con Andergraund Rivista, tradurremo in italiano una selezione di articoli della Novaja Gazeta. NG ha sempre dato voce al coraggio del dissenso, coraggio che è costato caro ad alcune/i collaboratori e collaboratrici della rivista: Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov, Anastasia Baburova, Viktor Popkov, Natalja Estemirova. Oggi NG diretta dal premio Nobel per la Pace 2021, Dmitrij Muratov, aggira la censura con piglio sagace e ironico proponendo contenuti brillanti e coraggiosi. Il nostro intento è rendervi accessibili questi contenuti!

“Portami via, qui è un incubo”

La moglie di un soldato di leva di Saratov sta cercando di ottenere il suo ritorno a casa dall’Ucraina

Il portavoce del presidente Dmitrij Peskov ha dichiarato che Vladimir Putin “non ha fino a questo momento ricevuto alcun tipo di informazione dal procuratore militare” sul perché i soldati di leva sono finiti in Ucraina. “Un lavoro tanto serio richiede naturalmente del tempo”, ha sottolineato Peskov.

Ricordiamo che inizialmente il Ministero della Difesa aveva negato la partecipazione dei soldati del servizio di leva all’operazione militare speciale. Il 9 marzo il delegato ufficiale del ministero Igor’ Konašenkov ha ammesso che “sono comparse alcune prove della presenza dei militari del servizio di leva”. “In sostanza, tutti questi soldati sono già stati ricondotti su territorio russo. Attualmente, sono state prese misure esaurienti per impedire l’invio di militari del servizio di leva nelle aree di combattimento”, ha dichiarato Konašenkov.

Poi, due settimane fa, Dmitrij Peskov ha reso noto che alcuni infiltrati avevano ingannato il comandante in capo: “prima che iniziasse l’operazione militare speciale, a tutti i comandanti dei reparti delle forze armate era stata data la seguente direttiva: escludere categoricamente il coinvolgimento dei soldati di leva nell’esecuzione di qualsiasi attività sul territorio dell’Ucraina. Il presidente Putin era stato informato riguardo l’adempimento di tale direttiva”. Il capo procuratore militare è stato incaricato di trovare e punire “i funzionari, responsabili dell’inadempimento di tale direttiva”.

“Sta bene”

“Al centralino del Ministero della Difesa dicono che Artëm è in missione di guerra, e sta bene. Io chiedo: quando rimanderanno indietro mio marito? Il presidente lo ha promesso due settimane fa! L’operatore risponde: non è una domanda per me, io posso solo controllare i nomi delle liste di morti, feriti e prigionieri”, afferma Svetlana Kuz’mina, abitante di Saratov.

Scorre la chat dei parenti dei soldati che si sono ritrovati in Ucraina. Parliamo con Svetlana al tavolo di un caffè del centro commerciale. Intorno palme di plastica, una fontana mormora, una cameriera grida dallo sportello i numeri degli ordini pronti. “Ho sempre freddo, perché so che lui ora ha freddo. Ho chiesto del vitto ed è rimasto in silenzio. Mi ha detto che ha visto degli uccisi. In sottofondo sentivo le esplosioni.”, racconta Svetlana, sfregandosi i palmi bianchi.

Felicità homemade

Sveta ha conosciuto il futuro marito mettendo un annuncio per cercare un tecnico per le riparazioni. Artëm era venuto e aveva detto di esser pronto a lavorare in cambio di cibo. Raccontava che dall’età di cinque anni era cresciuto in un orfanotrofio nel distretto di Pugačëv, perché sua madre beveva. Aveva studiato come intonacatore alla scuola professionale. Dopo il diploma, non aveva ricevuto il dovuto appartamento destinato agli orfani, e aveva vissuto dove capitava. Svetlana era vedova, cresceva da sola una figlia piccola. Questa triste storia l’aveva commossa. I due giovani si sono avvicinati.

I diplomati degli orfanotrofi spesso si muovono in gruppo, per sopravvivere alla realtà al di fuori delle mura istituzionali. Gli amici non volevano concedere ad Artëm una nuova prospera vita. “Gli amici dell’orfanotrofio lo hanno convinto ad andare a Piter, dicendo che lì si fanno un sacco di soldi”. Tëma è ingenuo, si fa guidare. Glielo hanno detto, e lui è andato. Al lavoro a Pietroburgo lo hanno. È rimasto senza un centesimo, alla stazione, con delle sneakers estive. Mi ha chiamato”.

Sveta ha preso in prestito del denaro dai parenti per un biglietto di ritorno per Artëm. “Gli dico: ora vai al bancomat, preleva una banconota e avvertimi. Ora vai alla cassa. Sei precisamente alla stazione da cui parte il treno per Saratov? Chiedi al cassiere. Hai scoperto come arrivare alla stazione giusta? Torna dal tipo dei biglietti, chiedi!”. La ragazza racconta divertita come da lontano guidasse gli spostamenti del giovane nella metro di Piter, e spiegava dove potesse ricaricare il telefono, dove potesse aspettare la partenza del treno. “Mi sono sentita sollevata solo quando Artëm mi ha mandato un selfie dal vagone giusto”. 

Svetlana ha sistemato il marito come venditore in un negozio, lo ha iscritto a scuola guida e lo ha aiutato a comprare una macchina. “Io stessa mi occupo di pulizie”, la ragazza mostra un biglietto da visita nero con scritto in grande “Klining”.

Faccio infoltire le ciglia, preparo carne affumicata. In generale, mi do da fare”. 

“Quando sono rimasta incinta, Artem si preoccupava per me. Avevo voglia di prendere una boccata d’aria fresca sotto la pioggia, uscivo in strada, e lui mi seguiva con un ombrello. Quando Kiriucha è nato, gli faceva il bagno e gli dava da mangiare. Quando nostro figlio ha compiuto tre mesi, Artëm aveva un giorno libero. Gli dico: vestiti sportivo, andiamo, ho una sorpresa per te. L’ho portato a Kumysnaja Poljana e abbiamo fatto mountain bike! Quante emozioni, saltava in tutte le discese, rimaneva solo la polvere! D’estate siamo andati alle isole. Là, una barca trascina i turisti su una ciambella gonfiabile. Sapevo che non lo aveva mai provato, e vedevo che voleva provare. Gli dico: va bene, vai, io intanto preparo la tenda.”

La giovane coppia andava spesso al cinema. Svetlana portava con sé le ali di pollo fatte da lei. “Tëma rideva: il boršč non ce l’hai?”

“Una volta abbiamo litigato. Aveva una tale espressione, così smarrita, come se fosse crollato il cielo. Tutta la mia vita è un casino, dice, non so a chi credere”. Ho da allora deciso che non avremmo litigato mai più”. Dice con fermezza la ragazza. 

La coppia ha una ‘tradizione di famiglia’. “Il minuto di danza – ride Sveta –. Quando Artëm torna dal lavoro, io e i bambini saltiamo in corridoio e balliamo tutti insieme. Lui dice: se qualcuno ci vedesse, penserebbe che siamo degli svitati. In realtà, siamo tutti felici”.

“Non era in servizio, lavava il pavimento, puliva il parco”

Svetlana ha insistito affinché Artëm si arruolasse, perché per un impiego ufficiale è necessario il tesserino dell’esercito. Il 24enne Kuz’min è stato richiamato nell’aprile 2021. È capitato in una divisione motorizzata. Al telefono il giovane diceva di voler “prestare servizio al più presto e andarsene”. Non raccontava quel che accadeva in caserma, ma spesso chiedeva di mandare del denaro.

Nel 2015 l’agenzia Reuters ha comunicato, con riferimento ai documenti degli appalti pubblici, la creazione di una nuova base militare nell’oblast’ di Belgorod. Come indicato nella documentazione concorsuale, per la costruzione erano stati stanziati 3,3 miliardi di rubli. Il contratto era stato vinto dall’azienda “Megalajn”. Si è impegnata a costruire un complesso militare su un’area di 300 ettari, per 3500 soldati. Il progetto prevedeva la costruzione di dieci caserme, un ospedale, un complesso residenziale, una pista di pattinaggio, un poligono di addestramento etc.

Nel 2016 il canale televisivo “Belgorod” ha riferito che i soldati stavano popolando la “città militare del futuro”. 

Nei forum, le madri dei militari di leva hanno lasciato molti giudizi negativi sulle condizioni di vita in caserma. Secondo le parole dei genitori, le caserme sono fredde e umide, i soldati si ammalano spesso. Le madri lamentano le regolari richieste di denaro “per i bisogni della caserma”.

Nel 2018 il 36enne Aleksej Zolotarev, ufficiale di caserma a contratto, ha registrato un videomessaggio diretto al presidente Vladimir Putin, lamentando la costrizione a prendere parte a sistemi di corruzione. Nel febbraio 2020, nel bosco presso la base fu ritrovato il corpo di Maksim Šerbak, mercenario diciannovenne. 

Nell’autunno del 2021 l’unità in cui serviva Kuz’min è stata mandata per alcune esercitazioni nell’oblast’ di Nižnij Novgorod. Svetlana ci è andata assieme col figlio. “A Mulino entro con Artëm in un negozio, e dico: prendi quello che vuoi, mutande, calze, sapone!”. Rifiuta: dove lo metto, viviamo nelle tende, non ho nemmeno un comodino.

Il sergente maggiore dice che la compagnia è sotto shock, ha detto che per quanto ricorda la moglie di nessuno è mai venuta al campo”. 

A novembre Artëm ha raccontato per telefono di essersi ferito alla schiena in una certa costruzione. “Ho scritto al Ministero della Difesa, al procuratore, al presidente. Nemmeno tre giorni dopo Artëm è stato ricoverato in ospedale. Lo hanno operato. Lo hanno trattenuto ventuno giorni, ma per qualche motivo non lo hanno congedato”.

 Artëm ha raccontato alla moglie, che nell’esercito era impegnato principalmente in faccende domestiche. “Non è in servizio, pulisce il pavimento, cura l’ordine del parco, raccoglie i mozziconi. Io scherzavo: dovesse succedere qualcosa, lancerai mozziconi?” ricorda Sveta, e smette di sorridere.

“Non so se chiamerò ancora”

Artëm ha chiamato la moglie nella notte tra il 23 e il 24 febbraio. “Ha detto: ‘il primo battaglione se ne è già andato, il secondo sta per partire, noi siamo i prossimi. Ritirano i telefoni. Non so se chiamerò ancora”. Cosa ho provato? Niente di niente. I primi tre giorni ero come uscita dalla vita. Sotto antidepressivi, come un robot. La mattina porto il piccolo parco giochi, il grande a scuola. Bisogna andare da chi ha prenotato, ma non riesco a calmarmi, divento pazza, dimentico i prodotti per la pulizia”. 

 

Il 13 marzo Artëm mi chiama dal telefono di un compagno. Mi avverte che la connessione è molto costosa, che non può parlare a lungo: “Ho esattamente un minuto. Dirò solo una cosa: portami via di qui, qui è un incubo”. 

Pochi giorni fa sulla carta del marito sono arrivati inaspettatamente ventinovemila rubli. Svetlana non è riuscita a scoprire dalla banca da dove arrivassero questi soldi. Teme che suo marito sia stato in qualche modo convinto a stipulare un contratto. “Al telefono Artëm ha giurato di non aver firmato nulla. Ha detto che il suo passaporto e il suo tesserino militare sono rimasti in caserma (la registrazione della conversazione è a disposizione della redazione. N. A.)” dice Svetlana. “Non ha mai voluto rimanere nell’esercito”.

Cercando di ottenere il ritorno del marito in Russia, Svetlana ha chiamato l’ufficio del procuratore di Belgorod e il Ministero della Difesa. Rendendosi conto che le conversazioni telefoniche non avevano alcuna utilità, è andata a Mosca. “Ho presentato domanda all’ufficio principale della procura militare. Ho lasciato una lettera nella casella all’ingresso della Duma di Stato. Sono andata all’ufficio del procuratore generale, ma lì mi hanno detto che non ero nel posto giusto”.

Autrice: Nadežda Andreeva, corrispondente dalla regione di Saratov

Fonte: Novaja Gazeta, 25 marzo 2022

Traduzione a cura di Riccardo Mini

Questo articolo è estratto dal N° 32 del 28 marzo 2022 di Novaja Gazeta