Abbiamo deciso di unire le forze con un progetto che moltы di voi già conoscono e stimano. Con Andergraund Rivista, tradurremo in italiano una selezione di articoli della Novaja Gazeta. NG ha sempre dato voce al coraggio del dissenso, coraggio che è costato caro ad alcune/i collaboratori e collaboratrici della rivista: Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov, Anastasia Baburova, Viktor Popkov, Natalja Estemirova. Oggi NG diretta dal premio Nobel per la Pace 2021, Dmitrij Muratov, aggira la censura con piglio sagace e ironico proponendo contenuti brillanti e coraggiosi. Il nostro intento è rendervi accessibili questi contenuti!

La crocifissione di Kirill

Il patriarca cerca una via d’uscita dal baratro morale e politico, mentre i teologi di diversi paesi discutono di una sua scomunica

L’attuale catastrofe dell’umanità è diventata una sfida per la coscienza religiosa. In Russia c’è stato un certo numero di figure religiose che ha dimostrato di poter “giustificare” assolutamente tutto. Può un cristiano, seguendo i dettami della coscienza, non adempiere all’ordine delle autorità, venendo costretto a commettere un grave peccato?

Dopo aver letto la preghiera “Sul fratello Caino”, la sera del 16 marzo Papa Francesco ha parlato in videocollegamento con il patriarca Kirill. I particolari della conversazione non sono noti, ma il patriarcato riferisce stringatamente che “c’è stata una dettagliata discussione della situazione nel territorio ucraino” e le due parti hanno espresso “la speranza di raggiungere al più presto una giusta pace”.

La stessa sera Kirill ha parlato con l’arcivescovo della chiesa anglicana Justin Welby. Entrambi gli interlocutori in precedenza avevano duramente condannato ciò che è vietato chiamare con il proprio nome. Così come l’ha condannato tutto il mondo cristiano, rimasto a bocca aperta (eccetto rare eccezioni, che coincidono perlopiù con la linea di confine della Federazione Russa). Dopotutto, la suddetta… “situazione” è di una portata davvero biblica e metafisica.

La “giustificazione” o almeno la “spiegazione” del male e della violenza è un problema chiave di qualsiasi sistema filosofico, di qualsiasi religione.

L’attuale catastrofe dell’umanità è diventata una sfida per la coscienza religiosa. In Russia c’è stato un certo numero di figure religiose che ha dimostrato di poter “giustificare” assolutamente tutto.

Come lo fanno e come risponde loro la tradizione cristiana?

 

L'arcivescovo Justin Welby, capo della Chiesa d'Inghilterra.

“Diritto legittimo”

“Una lotta che ha un significato metafisico”, così ha descritto ciò che sta accadendo in Ucraina il capo della Chiesa ortodossa russa (RPZ * – Russkaja Pravoslavnaja Zerkov’- Русская Православная Церковь – Chiesa Ortodossa Russa) durante l’omelia nella Domenica del perdono. Significa che questa lotta non si compie solamente in terra, ma anche in cielo, nel mondo invisibile. È difficile liberarsi delle associazioni con la jihad islamica, una guerra santa in cui la violenza esterna è solo un riflesso del contenuto spirituale. Kirill ha paragonato la propria posizione in questa lotta alla crocifissione.

 

Tre giorni dopo, il 9 marzo, in un’altra omelia ha affrontato la questione della natura dello stato e del diritto di alcuni paesi di usare la violenza ad altri. Gli stati “sono delle istituzioni, che hanno il diritto legittimo di usare la forza, costringendo… altri stati, quando riconoscano in quelli una minaccia, a garantire che non ci siano minacce.” Un’interpretazione di questo tipo giustifica in linea di principio qualsiasi guerra tra stati, inclusa la Seconda guerra mondiale. Il concetto sociale della Chiesa ortodossa russa, adottato più di 20 anni fa come dottrina ufficiale, al contrario, condanna la violenza dello stato, se questa comporta il peccato: “Se l’autorità costringe i fedeli ortodossi… a commettere peccati ignobili, pericolosi per l’anima, la Chiesa deve rifiutarsi di obbedire allo stato. Un cristiano, seguendo i dettami della coscienza, può non adempiere ai comandi del potere che lo costringono a commettere un peccato grave”.

Da oltre 60 anni la Chiesa ortodossa russa è membro del Consiglio ecumenico delle Chiese (VSC – ВСЦ – Всемирный совет церквей – Consiglio ecumenico delle Chiese), la più grande associazione ecumenica, che considera il mantenimento della pace la sua priorità. Attualmente il segretario generale del consiglio è il sacerdote ortodosso rumeno Ioan Sauca, che ha fatto appello al patriarca Kirill affinché influenzi la leadership militare e politica della Federazione Russa. Il 10 marzo il patriarca ha scritto una risposta piuttosto dura al segretario del CEC, nella quale ha accusato i paesi della NATO di quanto sta accadendo, che secondo quanto si dice ingannerebbero la Russia e pianificherebbero di attaccarla per mano degli ucraini, che hanno “trasformato mentalmente” in nemici della Russia. Il patriarca ha accusato l’Occidente di sanzioni eccessive contro la Federazione Russa e di una dilagante russofobia.

Questo concetto politico d’ora in avanti è incluso nel culto della Chiesa ortodossa russa. Il Patriarcato ha ordinato di pronunciare una preghiera ad ogni liturgia, in cui le parole sono rivolte a Cristo: “Ferma e rovescia i piani di coloro che parlano lingue straniere e che desiderano essere in guerra e attaccare la Santa Rus’”.

 

In altre parole, alcuni stranieri hanno impugnato le armi contro la Rus’, anche se, nell’altra sua omelia, il patriarca ha chiarito che ad aver attaccato per prima… è stata l’Ucraina:

“Nella nostra vicina, natia terra ucraina sono sorte forze politiche… Com’è disgustoso e vile usare un popolo fraterno per raggiungere i propri obiettivi geopolitici! Com’è terribile aizzare questo popolo contro i suoi fratelli! Com’è terribile armarlo in modo che entri in lotta con i suoi fratelli di sangue e di fede!”. Tuttavia, altrove nella stessa omelia, Kirill afferma che russi e ucraini sono un unico popolo, il che significa che “l’operazione speciale” non si svolge tra paesi, ma all’interno di uno stesso popolo: “Spaventati dal suo potere, i vicini hanno iniziato a fare tutto il possibile per dividere questo popolo, per inculcare ad alcuni di questo popolo che voi non siate affatto un unico popolo.”

L’emerito professore dell’Accademia teologica di Mosca Aleksej Osipov è considerato la principale autorità teologica della Chiesa ortodossa russa negli ultimi. Con disappunto di molti suoi fan, oggi è stato attivamente coinvolto nella propaganda militare. Le sue argomentazioni principali ripetono ciò che trasmette la televisione: “protezione degli abitanti del Donbass”; “contenimento della NATO” e “denazificazione”. All’ultimo slogan ha risposto la Comunità ebraica unita dell’Ucraina, che, in collaborazione attiva con lo Stato di Israele, è impegnata nell’evacuazione della popolazione ebraica dalla zona del combattimento. “La tesi sulla “denazificazione”, afferma la comunità, “è una scelta sbagliata della propaganda russa… C’è bisogno di “denazificare” un paese in cui, per la prima volta in 30 anni di indipendenza, è stata adottata una legge su “Lotta e prevenzione all’antisemitismo”?.. È stata introdotta la responsabilità penale per l’antisemitismo. Durante il conflitto, sono stati danneggiati tanto gli edifici delle sinagoghe quanto il memoriale di Babij Jar a Kiev, dove un tempo si trovava il cimitero ebraico. “Nel Talmud, la profanazione delle ossa è definita una forma simile all’omicidio”, ha ricordato la comunità.

Il professor Aleksej Osipov dell'Accademia teologica di Mosca

La giustizia è al di sopra del perdono?

Nel giorno della festa del Trionfo dell’Ortodossia, il 13 marzo, nella Cattedrale di Cristo Salvatore il Patriarca ha consegnato al capo della Rosgvardija (Guardia Nazionale della Federazione Russa) l’Icona d’agosto della Madre di Dio, apparsa ai soldati russi proprio all’inizio della Prima guerra mondiale, nell’agosto del 1914. Questo fenomeno si verificò nei pressi della città di Marijampolė (che richiama Mariupol’) nella Prussia orientale. Entrambe le città portano il nome della Madre di Dio, ma ciò che sta accadendo a Mariupol’ non è paragonabile a quanto accaduto a Marijampolė. 

Papa Francesco ha dedicato la sua ultima omelia di domenica alla tragedia universale di Mariupol’: “La città che porta il Suo nome, Mariupol’, è diventata una città martire 

della straziante [parola che il Roskomnadzor (RKN – Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell’informazione dei mass media) vieta] che sta devastando l’Ucraina. Davanti alla barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile [parola proibita dal Roskomnadzor] armata, prima che riduca le città a cimiteri… In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro!”.

Come in risposta all’appello di 286 religiosi della Chiesa ortodossa russa a fermare le ostilità e ricordare il perdono reciproco, Kirill ha detto: “Il perdono senza giustizia è capitolazione e debolezza”.

È evidente come di questa “debolezza” siano stracolmi l’intero Vangelo e tutto il cristianesimo, che andrebbe sostituito da una religione che sollevi lo spirito combattivo e alimenti l’odio per il mondo occidentale.

Il “mondo russo” come eresia e manicheismo

Teologi ortodossi di diversi paesi hanno recentemente firmato un documento in cui il concetto di “Mondo russo” – uno dei fondamenti ideologici dell’“operazione speciale” – è inteso come un’eresia teologica. Questo documento può costituire la base per la condanna della Chiesa ortodossa russa e la scomunica del suo patriarca al vertice della Pentarchia (le cinque chiese più antiche dell’Oriente ortodosso), che si terrà ad aprile a Costantinopoli. Nel suo “discorso storico/a carattere storico” nella notte del 22 febbraio, Vladimir Putin ha fatto appello alla dottrina del “mondo russo”. Il professore di teologia, l’archimandrita Kirill (Govorun) (Chiesa Ortodossa Russa) identifica questa visione di Putin con il manicheismo, una dottrina sincretica gnostica diffusa tra il III e VI secolo, che influenzò l’occultismo successivo. Il manicheismo di Putin è la convinzione che la NATO e gli Stati Uniti siano una specie di male ontologico e tutto ciò che dicono sia una bugia. L’Ucraina, invece, si è rivelata un teatro di uno scontro di luci e tenebre: essendo un tutt’uno con il “mondo russo”, è passata improvvisamente sotto il completo controllo dell’Occidente, il che è contrario alla sua natura, quindi l’Ucraina deve essere “salvata”.

 

Padre Kirill richiama l’attenzione sul fatto che l’“ortodossia” di Putin in molti punti contraddice chiaramente la tradizione della chiesa. Ad esempio, il presidente ha dichiarato che l’islam è più vicino all’ortodossia che al cattolicesimo e che i santi Boris e Gleb non si dovrebbero venerare, poiché sono andati volontariamente incontro alla morte invece di combattere il nemico Svjatopolk il Dannato. Il professore rileva gli evidenti aspetti occulti di questa religiosità: numerologia (l’inizio di “operazioni militari speciali” in date “belle” come 08/08/08 o 22/02/22) e il far affidamento a ciarlatani-parapsicologi.

 

Secondo il direttore dell’Istituto internazionale del patrimonio del monte Athos, Sergej Šumilo, l’ibridismo sovietico-ortodosso relativo alla concezione del mondo “combina idee malate che sono state instillate nel popolo russo negli ultimi 30 anni. Credono che non ci fosse l’Ucraina, che qualcuno “si inventi” costantemente gli ucraini. La città di Kiev in questa dottrina prende il posto di un simbolo magico”.

 

Tra i firmatari del documento teologico di condanna del “mondo russo” ci sono solamente pochi teologi russi. Si tratta del rettore dell’Istituto biblico e teologico, il dottor Aleksej Bodrov, la professoressa dell’Università statale di Leningrado intitolata a Pushkin Tat’jana Pronina, il vescovo Grigorij (Lоurié) e l’ex redattore della Rivista del Patriarcato di Mosca, Sergej Čapnin. Va dato atto del loro coraggio. In breve, gli autori del documento definiscono il “mondo russo” “un fondamentalismo religioso etnofiletico di natura totalitaria”. La dottrina si fonda sul fatto che “esiste una civiltà russa transnazionale chiamata Santa Rus’, che include Russia, Ucraina e Bielorussia (e talvolta Moldova e Kazakistan), così come persone di etnia russa e di lingua russa in tutto il mondo. Si dice che questo “mondo russo” abbia un centro politico comune (Mosca), un centro spirituale comune (Kiev), una lingua comune (il russo), una chiesa comune (la Chiesa ortodossa russa, il Patriarcato di Mosca) e un patriarca comune (il Patriarca di Mosca), che lavora in “armonia” con un presidente/leader nazionale comune (Putin) nel campo della gestione di questo mondo russo, e difende anche una spiritualità, una morale e una cultura originarli comuni… A questo “mondo russo” (come dice la dottrina) si oppone un Occidente corrotto, guidato dagli Stati Uniti e dai popoli dell’Europa occidentale che hanno ceduto al “liberalismo”, alla “globalizzazione”, alla “cristianofobia”, ai “diritti degli omosessuali” promossi alle parate gay e al “secolarismo militante”. All’Occidente… si oppone il Patriarcato di Mosca, insieme a Vladimir Putin, in quanto autentici difensori della dottrina ortodossa, che considerano in termini di moralità tradizionale, comprensione rigorista e intransigente della tradizione e venerazione della Santa Rus’”.

 

L’“etnofiletismo”, inteso come dottrina che prevede un luogo speciale o diritti particolari di un popolo nella Chiesa ortodossa, era già stato condannato durante il Concilio di Costantinopoli nel 1872. L’identificazione della chiesa con la missione di uno stato terreno contraddice le parole di Cristo: “Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei” (Giovanni 18,36). I sostenitori del “mondo russo”, al contrario, riducono la funzione della chiesa a un lavoro ausiliario nell’interesse della nazione e dello stato. “L’Associazione degli esperti ortodossi” della Chiesa ortodossa russa scrive che “dopo la “liberazione” dell’Ucraina, la Chiesa si impegnerà a “restituire… l’identità nazionale russa agli ucraini, che hanno bisogno di essere aiutati a ricordare “da dove viene la Terra Russa”.

 

Non è chiaro se il Nuovo Testamento sia un testo autorevole per i sostenitori del “mondo russo”. Nel testo, per esempio, l’apostolo Paolo scrive che “non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna; poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Galatas 3,28). Qual è il significato della famigerata “identità russa” per unirsi a Cristo e salvare l’anima?! Il cristianesimo riconosce l’unità di tutta la natura umana, in cui si è incarnato Cristo, il Figlio di Dio, e la natura dei russi in questo senso non differisce in alcun modo dalla natura degli americani. Inoltre, scrivono i teologi, “lo scatenamento della <…> è il fallimento finale della legge dell’amore di Cristo”.

 

Lo conferma anche il Sinodo della Chiesa ucraina del Patriarcato di Mosca, che chiama ciò che ci è proibito chiamare con il proprio nome, il più terribile peccato.

 

“Non toccate i miei unti e non fate alcun male ai miei profeti” – questo comandamento è contenuto nel Salterio (Salmo 104). Nella tradizione ortodossa era consuetudine interpretarlo nel significato di inviolabilità di zar e sacerdoti. Ma nel corso dell’“operazione speciale” si sono registrati fatti di distruzione e profanazione di chiese e violenze contro i chierici. La notte prima della festa del Trionfo dell’Ortodossia, un razzo ha colpito gli edifici del monastero di Svjatogorsk del Patriarcato di Mosca, che in precedenza era considerato una roccaforte del “mondo russo”. E a Berdjansk, dopo la sua “liberazione”, è scomparso il sacerdote Oleg Nikolaev, che appartiene alla Chiesa ortodossa ucraina. La missione di padre Oleg era quella di studiare la gloriosa impresa dei Nuovi Martiri del Ventesimo secolo, e ora i parrocchiani temono che possa seguire la via del martirio.

 

Proprio in Russia c’è già il primo sacerdote condannato per aver detto “Beati gli operatori di pace”, padre Ioann Burdin, di una località nei pressi di Kostroma.

 

L’eccezionale scrittore ecclesiastico, l’arciprete Valentin Svencickij, scrisse nel 1906, riferendosi alla gerarchia a lui contemporanea: “Guai a voi, farisei e scribi, che avete tormentato il popolo, che benedite gli stupratori, i delinquenti, i ladri, che avete ricoperto l’intera terra russa di ferite mortali. Guai a voi, metropoliti, vescovi, sacerdoti, che insieme ai servi dell’Anticristo avete tormentato Cristo, che è venuto a voi sotto le spoglie di uno schiavo. Guai a voi, che avete soffocato la luce di Cristo, che avete allontanato dalla Chiesa le persone migliori, che avete custodito la fede con mitragliatrici, soldati e gendarmi”. Non c’è altro da aggiungere.



Archimandrita Cirillo, professore di teologia