I frutti del cambiamento

Fonte: Kommersant 14/12/2015 Articolo di Oleg Trutnev Traduzione di Federico Soragni

I produttori nazionali non sono riusciti a coprire il fabbisogno dei prodotti vietati

La banca centrale ha pubblicato i risultati dell’embargo sui prodotti introdotto dalla Russia a partire dall’agosto dell’anno scorso in risposta alle sanzioni emesse da Stati Uniti, Unione Europea, Canada, Norvegia e Australia. Per la maggior parte delle categorie di prodotti non si è riuscito a coprire il deficit di domanda che si è creato. I cali più significativi riguardano l’offerta di manzo, burro, pesce e verdura, mentre si registra un aumento solo per pollo, maiale e patate.

L’analisi della situazione del mercato alimentare dopo l’entrata in vigore dell’embargo sui prodotti alimentari è contenuta nel rapporto della Banca centrale russa sulla politica monetaria-creditizia pubblicato venerdì. La Banca centrale si è basata per i suoi calcoli sui dati della produzione e dell’import, sottraendo la quota che è stata destinata all’export. I dati sono stati raccolti nel periodo gennaio-settembre 2014 e 2015.

L’embargo sui prodotti alimentari, insieme alla svalutazione del rublo tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, aveva portato ad un calo dell’import e aveva creato le premesse per una crescita della produzione nazionale, come si evince dal rapporto. Ed effettivamente, per la maggior parte delle categorie di prodotti si è registrato un aumento: la produzione nazionale di manzo e patate è cresciuta del 25%, quella di maiale del 18%, formaggio e latticini +15%, pollame +11%, burro +6%, verdura +3%. C’è stato un calo solo nella produzione di pesce (-5%) e insaccati (-4%).

Tuttavia, nonostante i dati positivi sulla produzione, la banca centrale riconosce che non si è riusciti a coprire il deficit d’offerta che si era creato per la maggior parte dei prodotti alimentari: “Nonostante la quota di produzione russa sia aumentata, i volumi del mercato, che includono i prodotti nazionali e quelli importati, sono diminuiti” recita il dossier. I segni meno più significativi si sono registrati nei prodotti con un’alta quota di import, come ad esempio: manzo (-42%), burro (-15%), pesce fresco e congelato (-14%), verdura (-10%). Una dinamica opposta si è registrata solo per pollame (+ 6%), maiale (+7%) e patate (+19%)

Il direttore generale dell’istituto di analisi del mercato agrario Dimitrij Ryl’ko spiega la riduzione dell’offerta per certe categorie di prodotti alimentari con la riduzione del potere d’acquisto della popolazione e con il fatto che in molti dei settori dove è attivo l’embargo c’è un ciclo d’investimento prolungato. “Ad esempio”, dice il signor Rylko “per quanto riguarda il manzo, che è la carne più costosa, il periodo che va dalla nascita del capo alla sua macellazione è di un anno e mezzo, mentre lo stesso processo per il pollame dura soltanto 40 giorni. Naturalmente, gli investitori sono più disposti a concentrare le loro risorse nei prodotti che in caso di riduzione del potere d’acquisto possono essere richiesti di più”.

L’influenza negativa dell’embargo introdotto dalla Russia sui prodotti alimentari era già stata rilevata anche dai tecnici del centro analisi del governo russo in agosto, tramite il rapporto “Embargo sui prodotti alimentari: sostituzione dei prodotti importati e cambiamento della struttura del commercio estero”. In questo documento, i tecnici evidenziavano il verificarsi di un aumento dei prezzi al dettaglio su tutti i generi alimentari di prima necessità. Secondo i dati del centro analisi, a maggio i prezzi medi al consumo sono cresciuti: +23% per quanto riguarda la carne di manzo (rispetto a maggio 2014), per la carne di maiale +22%, formaggi +20%, pesce intero congelato +38%, carote +39%, mele +37%, legumi e cereali +49,2%. Un’altra conseguenza dell’embargo, secondo il centro analisi, è il peggioramento della situazione competitiva che, a sua volta, ha portato non solo ad un aumento dei prezzi, ma anche ad una diminuzione della qualità dei prodotti. “Senza garanzie sulla concorrenza interna, queste due conseguenze sono destinate ad aggravarsi nel lungo termine” recita il documento.

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