La storia della canzone ‘Gorod zolotoj’

L’8 aprile del 2017 a 82 anni moriva Anri Volochonskij: per un quarto di secolo si dedicò alla scienza, dagli anni ’50 scrisse versi, canzoni e pièce e per circa dieci anni lavorò in “Radio Svoboda”. Anri Griševič è noto al grande pubblico, prima di tutto, come l’autore della poesia “Raj”, Paradiso, che più avanti divenne la celebre canzone “Gorod Zolotoj”, La città dorata, (Sopra il firmamento azzurro, La Città).

Nonostante l’enorme popolarità della canzone, a lungo non ho pensato di scrivere un articolo riguardo alla sua storia, dato che su vari siti da tempo sono state pubblicate approfondite e interessanti ricerche dedicate alla composizione e alla ricerca del significato dell’opera. Ma non sarebbe corretto da parte nostra ignorare questa leggendaria canzone e non onorare la memoria di un incredibile poeta.

Proviamo quindi a capire come questa incredibile canzone è stata scritta e perché molti tuttora la considerano una creazione di Boris Grebenščikov.

La Musica

Non inizieremo però a parlare della poesia, che è stata la base della futura canzone, bensì della musica. Nel 1972 il monopolista sovietico della musica, la casa discografica “Melodija”, produsse il disco “Ljutevaja muzyka XVI-XVII veka” del compositore sovietico, liutista e chitarrista Vladimir Vavilov. Apriva la raccolta una “Suite per liuto: Canzone e Danza” e l’autore indicato era Francesco da Milano. Tuttavia, più tardi venne fuori che l’autore dell’opera era lo stesso Vavilov: fu lui a comporre quasi tutti i brani presenti nel disco, tranne “Spandoletta” e “Maniche verdi”.

La figlia di Vladimir Vavilov, Tamara Vavilova, parla dei motivi che lo costrinsero a nascondere l’autorità sull’opera: “Mio padre era convinto che delle composizioni di un autodidatta sconosciuto con un cognome banale come Vavilov non le avrebbero mai pubblicate. Ma voleva davvero che la sua musica diventasse famosa. Questo era per lui più importante della celebrità del suo cognome.” Il compositore morì l’11 marzo del 1973, circa un anno dopo l’uscita del disco.

Il Testo

Ancora prima della morte di Vavilov, nel novembre del 1972, Anri Volochonskij compose la poesia “Raj”(Paradiso), che iniziava con le parole “Sopra un cielo azzurro…”. Le colorite immagini vennero in mente al poeta grazie alle storie del Vecchio Testamento: “Aksel’ (l’artista Boris Akserol’d) allora faceva proprio quel “cielo sulla terra (un panno in mosaico nel giardino Tavričeskij)”… mentre noi facevamo finta di aiutarlo, bucavamo lo smalto e componevamo pezzetti del mosaico secondo il suo affresco, anche se in modo alquanto mediocre. Ad Aksel’ toccò correggerci, mentre io per lo più non facevo nulla. Direttamente lui non mi disse né suggerì nulla, ma l’atmosfera era quella.”

Secondo quanto ricorda l’autore, le strofе della futura canzone videro la luce in un quarto d’ora. Aleksej Chvostenko, co-autore e caro amico di Volochonskij, lo aiutò a metterle nella “Canzone” di Vladimir Vavilov.

Le versioni della canzone

Chvostenko (Chvost, in ru. Coda, NdT) fu anche il primo ad eseguire la canzone “Raj”, alla sua maniera.

Boris Grebenščikov la incluse nel suo repertorio solo nel 1984, dopo averla sentita nello spettacolo “Sid” dello studio teatrale “Raduga”. Si dice che prima cantò la canzone nell’università di Char’kov. Il Leader degli Akvarium cambiò la prima strofa del testo, spostando “la città dorata” dal cielo alla terra.

Anri Volochonskij considerò una simile interpretazione in maniera filosofica: “Evidentemente, Grebenščikov aveva una copia errata (della registrazione di Chvostenko), è probabile che qualcosa l’abbia cambiata per questioni eufoniche, come la sentiva lui. E per quanto riguarda ‘Sopra il cielo azzurro’, mi sembra che si guardassero da una censura antireligiosa, ed ecco che lo cambiarono…”.

Ecco un’altra citazione dell’autore in merito: “Verso la fine degli anni ’80 ci misero la televisione sovietica, e d’un tratto vedo BG (Boris Grebenščikov, NdT) cantare la mia canzone. Ma cos… canta bene. Travisa un po’ il testo, ma non è così grave. Succede. Tutte le canzoni sono più o meno travisate. Prendiamo, ad esempio, “Chasbulat udaloj.” Lì il testo è completamente diverso rispetto a quello cantato. Comunque, mi sono addirittura rallegrato. Inventano tutte quelle sciocchezze, sa, parlano di quel povero BG che, dicono, non aveva alcun diritto…. Perché? Certo che l’aveva!”

Aleksej Chvostenko si espresse più duramente: “Sì, ha cambiato un po’ il testo, forse lo ha imparato a orecchio. Aveva un orecchio un po’ così… che farci…”. Boris Borisovič (Grebenščikov, NdT) provò a spiegare il cambiamento delle parole in questo modo: “Allora abbiamo confrontato le nostre versioni: io, non avendo sentito bene, cantavo ‘Sotto un cielo azzurro, mentre lui (Chvostenko), ‘Sopra un cielo azzurro’. Una differenza principalmente teologica, sulla quale allora, a Parigi, abbiamo discusso fino a tarda notte. Confrontammo le nostre versioni, gli dico: ‘In quanto autore, tu, naturalmente, sei tenuto a sostenere la propria versione, ma io questa canzone l’ho sentita e memorizzata così, e a me sembra che il paradiso non debba essere cercato da qualche altra parte, mi sembra che lo si possa vedere sulla Terra.’ Secondo me apprezzò il mio punto di vista.”

La canzone, intitolata ”La città”, fu inclusa nell’album “Desjat’ Strel” del gruppo Akvarium.

E dopo che la canzone fu utilizzata nella colonna sonora del film “Assa”, del regista Sergej Solov’ev, divenne sorprendentemente popolare in tutta l’URSS.

Curiosità:

  • La canzone “Paradiso” è tradotta in ebraico, inglese, ucraino, greco, bielorusso, spagnolo e altre lingue.
  • La canzone è entrata nella lista “le 100 migliori canzoni del rock russo del XX secolo (“Naše Radio”) e “le 100 canzoni che hanno cambiato la nostra vita (Time Out)”.”

“Paradiso”, Anri Volochonskij

Sopra un cielo azzurro c’è una città dorata
Con porte diafane e una stella luminosa.
E c’è un giardino in questa città, con piante e fiori
Ci sono lì animali di una rara bellezza:

Un leone dalla criniera infuocata,
Un bue con infiniti occhi;
Con loro c’è una celestiale aquila d’oro,
Il cui sguardo luminoso è indimenticabile.

E nel cielo azzurro arde una stella;
è tua, angelo mio, per sempre tua.
Chi ama è amato, santo è chi splende
che la stella ti conduca nel giardino incantato

Lì troverai un leone dalla criniera infuocata
E un bue azzurro con infiniti occhi;
Insieme a loro ci sarà una celestiale aquila d’oro
Il cui sguardo luminoso è indimenticabile.

А в небе голубом горит одна звезда/ Она твоя, о, ангел мой, она твоя всегда / Кто любит, тот любим, кто светел, тот и свят /  Пускай ведет звезда тебя дорогой в дивный сад…

Citazioni sulla canzone

“Io gli sono incredibilmente grato (a Boris Grebenščikov). Ha reso questa canzone così popolare. Grebenščikov la eseguì quando il mio nome non poteva neanche essere pronunciato e per di più in un film così popolare! Quello che si dice sul fatto che io lo avrei voluto portare in tribunale, sono tutte sciocchezze.” – Anri Volochonskij.

“Il regno di Dio si trova dentro di noi, e per questo mettere la Gerusalemme celeste in cielo…. Non ha alcun senso.”- Boris Grebenščikov.

Fonte: song-story.ru

Anna Mangiullo

Originaria della Terra d'Otranto, ho poi intrapreso gli studi di Lingua e Letteratura Straniera presso l'Università di Torino, dove tutt'ora frequento la magistrale in Lingue e Letterature Comparate. Tra lo studio delle "cose russe" ci sono finita tramite la musica: galeotto fu Rachmaninov!, e da allora la Russia non mi avrebbe più abbandonata...

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