La storia delle fiere in Russia

In Russia quella che nel periodo prerivoluzionario era definita fiera, oggi si chiama festival. Le fiere non erano soltanto dei mercati ma anche dei grandi centri culturali: qui si mettevano in scena opere e balletti, si tenevano concerti e veniva proiettato il primo film. Artisti e cantanti famosi in tournée si esibivano durante la fiera. Dai giochi dei buffoni con gli orsi ai concerti di Šaljapin, scoprite com’è cambiato l’intrattenimento fieristico in questo articolo di Kultura.ru.

Le Fiere antiche: da teatri popolari a centri culturali
Aleksandr Čeredničenko. Jarmarka – frammento (trad. “La fiera”). 2009. Collezione privata
Boris Kustodiev. Balagany – frammento (trad. “I teatri popolari”). 1917. Gosudarstvennij Russkij Muzej, San Pietroburgo

Le prime fiere si svolsero in Russia nei secoli X-XII. All’epoca venivano chiamate “torgi” o “toržiki” (trad. mercati).  Esse erano organizzate sia in città che nei villaggi, duravano solo qualche giorno e vendevano un solo tipo di merce: ad esempio, il pane, il bestiame oppure le stoffe. La parola “jarmarka” (trad. fiera) fu introdotta nella lingua russa dal tedesco (da Jahrmarkt: Jahr significa anno mentre markt, mercato) nel XVIII secolo quando nei mercati iniziarono a giungere i mercanti stranieri.

In quegli anni l’intrattenimento delle piazze fieristiche era affidato ai buffoni. Essi si esibivano con orsi e capre, suonavano flauti, balalaiche e battole. Tuttavia, i “programmi culturali” non erano apprezzati dai sacerdoti.

Essi, infatti, scrissero a Mosca numerose petizioni sugli eccessi e i disordini delle fiere. Alla fine del XVII secolo un sacerdote di Kašin ne inviò una allo zar. Nella fiera cittadina, secondo le sue parole, “il lunedì, nella prima settimana di Quaresima sono state perpetrate grandi indecenze e illegalità”, i contadini e le loro mogli bevevano molto, scatenavano “risse tra loro fino allo spargimento di sangue sia durante tutto il giorno che fino alla mezzanotte”, mentre i  buffoni durante il digiuno intrattenevano il popolo. “I commercianti commerciano, mentre coloro senza decenza e regole si dedicano a ubriachezza, liti e gioco diabolico”, inveiva l’autore indignato. Giunse la risposta dal sovrano che ordinò al governatore locale di mantenere l’ordine in maniera più rigorosa.

Già alla fine del XVIII secolo e all’inizio del XIX le fiere si tenevano in tutto il paese. I mercati pre rivoluzionari più conosciuti e di ampia portata erano quelli di Nižnij Novgorod, Irbitskaja (negli Urali), Perm, Orenburg, Barnaul. In Russia le grandi fiere duravano a lungo: in un arco di tempo che andava dalle due settimane a un mese e mezzo presso di esse si poteva comprare qualsiasi cosa. Proprio qui si tenevano le rappresentazioni popolari, gli artisti intrattenevano il pubblico con canzoni e spettacoli di marionette. La polizia e le guardie si occupavano di far mantenere l’ordine. Il loro compito era quello di supervisionare i punti vendita per far sì che non ci fossero furti e atti di teppismo.

Nel XIX secolo, le fiere svolsero un importante ruolo informativo e culturale. Presso di esse gli abitanti di diverse città e regioni si scambiavano notizie, qui comunicavano con i commercianti di altri paesi. Durante le fiere venivano pubblicati opuscoli, guide, calendari, cartoline e persino la stampa periodica. Come ad esempio l’ “Irbitskij jarmaročnyj listok” (trad. “Il foglio del mercato di Irbit”), un giornale pubblicato regolarmente nei giorni di fiera  dal 1863 al 1915. Esso conteneva annunci pubblicitari per merci e negozi, notizie sui mercati, note su avvenimenti divertenti e contenuti autoriali. L’  “Irbitskij jarmaročnyj listok” era molto apprezzato non solo dai lettori ma anche dagli scrittori professionisti. Tra questi c’era Dmitrij Mamin-Sibir che scrisse due articoli per la rivista intitolati “Ural’skoe zolotoe dno”  (trad. Il fondale d’oro degli Urali) e “Kamennorezhyj promysel na Urale”  (trad. La provvidenza della pietra scolpita negli Urali).

Nižnij Novgorod: le “tasche della Russia”
Boris Kustodiev
Ivan Kulikov. Jarmarka v Murome – frammento (trad. “La fiera di Murom”). 1910-12, Muromskij istoriko-chudožestvennyj muzej, Murom, Oblast’ di Vladimir

Nel XIX secolo la fiera principale in Russia era quella di Nižnij Novgorod poiché era la più grande. Qui si commerciavano tè, manufatti, pesce, sale e pellicce. Oltre ai mercanti russi arrivarono quelli europei, persiani e armeni. In quegli anni, circolava questo proverbio “ San Pietroburgo è la testa, Mosca il cuore e Nižnij Novgorod le tasche”. Nei giorni di fiera, la popolazione della città aumentava vertiginosamente: se normalmente vi abitavano 20 mila persone, durante i giorni di fiera il numero di abitanti superava i 200 mila.

“La natura stessa ha indicato Nižnij Novgorod come una delle città più importanti del mondo. La sua posizione geografica è estremamente vantaggiosa. Potremmo dire che in tutta la Russia interna non esiste un altro punto, se non Nižnij Novgorod, così conveniente per compiere scambi su vasta scala”.

Pavel Mel’nikov-Pečerskij, scrittore

All’inizio del XIX secolo, la fiera di Nižnij Novgorod veniva chiamata Makar’evskaja, poiché si trovava vicino alle mura del monastero Makar’ev. In quegli anni, la fiera fu visitata da Aleksandr Puškin che in seguito la descrisse nel romanzo “Evgenij Onegin”:

Makar’ev si agita, e ferve nella sua opulenza. Qui l’indiano ha portato le perle, e i vini affatturati l’Europeo; qui l’allevatore delle steppe ha sospinto una mandria di cavalli scelti; il giocatore ha portato i suoi mazzi di carte e un pugno di dadi servizievoli; il possidente ha qui trascinato le figlie mature, e le ragazze han portato la moda di un anno fa. Tutti si danno da fare, mentono per due e dappertutto aleggia lo spirito commerciale.

(traduzione di Eridano Bazzarelli, Edizioni BUR, 1985)

Grazie alla fiera di Nižnij Novgorod anche l’aspetto architettonico della città subì un cambiamento; quando il commercio fu spostato dalle mura del monastero Makar’ev a seguito di un grande incendio si iniziò una costruzione su larga scala per organizzare le cooperative commerciali. L’edificio principale fu eretto da Agustín de Betancourt – l’autore del Maneggio di Mosca. La fiera era composta da 60 edifici per un totale di più di 2000 negozi. Nell’organizzazione dei centri commerciali venivano prese in considerazione le specificità dell’attività: ad esempio, per gli asiatici che vendevano tè costruirono dei reparti separati cinesi decorati secondo lo stile nazionale. Nel territorio della fiera fu eretta la Spasskij Starojarmočnyj Sobor (trad. La Cattedrale della Trasfigurazione) progettata dall’architetto francese Auguste de Montferrand che costruì la Cattedrale di Sant’Isacco a San Pietroburgo. I costruttori della fiera tennero conto anche dei rappresentanti delle altre fedi: qui vennero erette anche la Chiesa apostolica armena e la moschea.

Al centro della città commerciale c’era una piazza dove si trovavano non solo negozi e mercatini ma anche farmacie, trattorie, taverne, fucine, barbieri, teatri e la banca. Inoltre, Nižnij Novgorod si serviva di un sistema fognario sotterraneo che manteneva pulita la città, una rarità a quei tempi.

La vita allegra del “grande mercato”
Aleksandr Pušnin. Na jarmarke – frammento (trad. “Alla fiera”). 1960, Gosudarstvennyj Russkij Muzej, San Pietroburgo
Anna Čeredničenko. Na bazar – frammento (trad. “Al mercato”). 1947. Collezione privata

Le fiere del XIX secolo divennero dei veri e propri centri culturali. Nelle piccole città, l’intrattenimento era ancora nelle mani del’intrattenimento popolare nonché di ammaestratori e teatri di marionette. Uno dei personaggi – l’allegro Petruška – divenne il preferito del pubblico. Il popolo veniva intrattenuto anche con l’aiuto dei raëk, così venivano chiamate le scatole, dotate di lenti di ingrandimento e stampe con trame popolari. Gli artisti del raëk cambiavano le immagini e aggiungevano alla performance delle brevi frasi divertenti. Ad esempio: “E questo è il fiume Vistola, la sua acqua è acida, chiunque la berrà vivrà per cento anni”.

L’area di intrattenimento nella città-fiera di Nižnij Novgorod veniva chiamata “Il motore della gioia”; lì si trovavano teatri popolari, giardini, un salone fotografico e dei padiglioni di intrattenimento. In uno di questi fu proiettata persino una pellicola cinematografica. I concerti invece si tenevano nell’edificio principale della fiera della città.

Una delle principali attrazioni degli anni 30 dell’Ottocento fu il teatro della servitù della gleba del principe Šachovskij. Giunsero molti artisti metropolitani ad assistere agli spettacoli di Šachovskij: Michail Ščepkin, Sergej Šumskij, Aleksandr Martynov. Ed è proprio con questa compagnia della servitù della gleba che iniziò la storia del teatro drammatico di Nižnij Novgorod intitolato a M. Gorkij, e che continua ad esibirsi tutt’ora.

Dalla metà del XIX secolo, durante il periodo dei mercati, iniziarono a giungere gli artisti in tournée: si trattava di compagnie di opera e balletto. Per il pubblico furono eseguite persino le opere “Il Barbiere di Siviglia”, “Rigoletto” e “Faust” interpretate dalle stelle della scena italiana. Nel 1855 presso la fiera si esibì Milij Balakirev, originario della città, che capeggiava “Il gruppo dei Cinque”.

Un altro artista in tournée fu il cantante Fëdor Šaljapin.  Egli ricordò la fiera nel suo libro “Maska i dušča” (trad. “La maschera e l’anima”): “La fiera era piena di tutti i tipi di suoni che una persona avrebbe potuto immaginare prima dell’invenzione della radio. Nella fiera, i colori vivaci della Russia si mescolavano con i colori variopinti dell’Oriente musulmano. La vita del grande mercato scorreva  ampiamente, gioiosamente e senza freni.”

Dagli spettacoli delle fiere ebbe inizio anche la storia del teatro drammatico di Irbit intitolato a A.N. Ostrovskj. Lo scrittore Dmitrij Mamin-Sibirjak raccontò la vita culturale di Irbit nel romanzo “Privalovskie milliony” (trad. “I milioni di Privalov”).

Gli spettacoli ebbero così tanto successo che il teatro “era pieno zeppo del pubblico fieristico”. “Su poltrone e sedie sedevano le persone più rispettabili nel raggio di una decina di miglia: pezzi grossi del commercio di Mosca, industriali siberiani, produttori, re della vodka, incettatori di pane e lardo, commercianti di pellicce”, scriveva Mamin-Sibirjak. La fiera influenzò anche l’architettura di Irbit: durante il XIX secolo nella città vennero costruiti numerosi edifici in pietra, negozi e strutture per l’intrattenimento.

 

Fonte Kultura.ru , di Marija Solov’ëva, Traduzione di Martina Fattore

Martina Fattore

Cresciuta nelle terre molisane, non potevo far altro che innamorarmi di un posto altrettanto irreale. Le incomprensioni con perfettivi e imperfettivi non mi hanno impedito di vivere il celebre inverno russo: gelido ma pieno di calore umano condiviso davanti a una buona tazza di čaj e kalitki.

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