Otto città storiche russe che stanno scomparendo davanti ai nostri occhi

Rostov sul Don, Vyborg, Tobol’sk, Kimry, Ostaškov, Vologda… Nel nuovo episodio del ciclo sulla scomparsa del patrimonio architettonico, lo storico Aleksandr Možaev racconta il degrado dei centri urbani

Si è soliti chiamare ‘insediamenti storici’ (istoričeskie poselenija) quelle città in cui si sono conservati non solo singoli monumenti o complessi monumentali di tipo architettonico, ma anche la cornice in cui essi sono inseriti: dimensioni, profilo, progettazione ed edificazione storica dell’area, panorama e paesaggio circostante. Nel 2010, il Ministero della cultura della Federazione russa ha ridotto l’elenco degli insediamenti storici russi di oltre dieci volte, da 478 a 41. Ma anche per i centri storici che godono dello status di tutela non sono previste misure sistematiche di salvaguardia dell’ambiente urbano, né tantomeno è stata redatta una relativa documentazione. Nelle città in via di sviluppo, gli edifici storici vengono demoliti; nelle città povere, vengono lasciati morire. Un ruolo non secondario viene svolto dalla politica delle autorità cittadine: sviluppare il turismo e andare alla ricerca di sussidi, oppure limitarsi a non fare niente, o ancora fare attivamente amicizia con gli investitori. Per questo articolo abbiamo selezionato otto casi esemplari, ma nell’elenco potrebbero essere incluse decine di altre città e centri abitati.

1. Vyšnij Voločëk, oblast’ di Tver’

I principali elementi monumentali della città sono il suo centro storico, uscito quasi indenne dal XX secolo, e i due canali rettilinei con chiuse e sponde in pietra realizzati su modelli olandesi. Fino a poco tempo fa, Vyšnij Voločëk era uno dei capoluoghi distrettuali russi meglio conservati, ma oggi la città sta attraversando un periodo di difficoltà, a dispetto della posizione eccezionalmente vantaggiosa posta tra Mosca e San Pietroburgo. Dall’inizio degli anni Novanta, la città vecchia è entrata in una fase di degrado definita catastrofica dagli esperti. L’antico mercato ornato da arcate – biglietto da visita di qualsiasi capoluogo distrettuale – è semidistrutto. I proprietari degli edifici storici oggi disabitati rimuovono sculture e stucchi dalle facciate, rivestono le pareti con piastrelle e pannelli, sostituiscono il legno con la plastica. Delle tre residenze più belle della città – quelle delle famiglie Tyrtov, Neruč’eva e Anišin – rimangono solamente le mura. Monumenti particolarmente danneggiati si trovano sulle antiche piazze Sobornaja e Dvorcovaja, situate su entrambi i lati del canale scavato nel 1722 e al cui posto adesso sorgono dei giardini; se fosse stato possibile ricostruire le due cattedrali andate perdute già in epoca sovietica[1], si sarebbe potuto oggi ammirare un paesaggio da sogno per qualsiasi patriota russo.

[1] Il riferimento qui è alla Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo e alla cattedrale d’estate di Kazan’ (vd. fotogallery).

2. Vologda, oblast’ di Vologda

Il patrimonio architettonico dell’antica città di Vologda ha un suo tratto riconoscibile: l’ingresso delle abitazioni era di solito situato in posizione angolare, e sopra di esso era posizionato un ampio balcone coperto. Ma oltre che per la sua unicità, Vologda impressionava per le dimensioni dei suoi isolati storici risalenti al XIX secolo inseriti in un ambiente naturale rimasto immutato per secoli. Questo paesaggio storico, un tempo famoso, è stato però vittima delle eccessive attenzioni ad esso riservate da parte delle autorità cittadine e dei palazzinari locali.

La distruzione massiccia degli edifici in legno prosegue dagli anni Novanta. Nel 2010, Vologda è stata depennata dall’elenco federale degli insediamenti storici, e da allora sono andati perduti più di trenta dei 352 monumenti d’importanza federale o locale e oltre un centinaio dei 373 siti di valore culturale appartenenti al paesaggio storico urbano. Alcuni sono bruciati, altri sono stati sostituiti da grezze copie in mattoni rivestite da assi di legno, ma tutto ciò è stato eclissato nel 2018 dal processo di cementificazione delle sponde dell’omonimo fiume che attraversa il centro della città. La decisione di risistemare in tal guisa i versanti del fiume è stata presa dal governatore Oleg Kuvšinnikov. In conseguenza dei lavori, l’ecosistema è stato distrutto, il celebre paesaggio storico è andato perduto, e non vi è dubbio che i posteri patiranno le conseguenze di tale decisione.

3. Vyborg, oblast’ di Leningrado

La più europea tra le più antiche città russe fu fondata dagli svedesi nel 1293, e dal 1917 al 1940 fece parte della Repubblica finlandese. Rispetto alla Königsberg prussiana o alla Narva svedese, danneggiate durante la guerra e completamente rimodellate al termine del conflitto, Vyborg ebbe più fortuna e venne ricostruita. Ma alla fine del XX secolo la città cadde in uno stato di rovina particolarmente evidente a causa del suo aspetto europeo. Nonostante lo status di insediamento storico e i finanziamenti stanziati, negli ultimi anni Vyborg è stata costantemente al centro di clamorosi scandali legati ai fondi destinati alle attività di restauro.

Nel 2013 è stato demolito un intero blocco di edifici risalenti al XIX secolo che, sebbene danneggiati, erano posti sotto la tutela statale: le autorità locali hanno ritenuto che lo ‘sgombramento dell’isolato’ fosse una soluzione percorribile ai fini del salvataggio degli edifici storici. La stessa sorte minaccia adesso uno dei monumenti più significativi della città, la casa d’affitto Goving, realizzata in stile modern, versante in stato di abbandono dagli anni Novanta[2]. Anno dopo anno giungono notizie di ulteriori stanziamenti di fondi per la creazione di un programma globale per la conservazione della città, mentre il World Monuments Fund ha già incluso Vyborg nella lista dei siti culturali in pericolo. Nel corso del restauro statale avvenuto tra il 2017 e il 2019 che ha interessato la famosa tenuta di Monrepos, metà dell’area del parco è stata abbattuta e il palazzo in legno è stato completamente smantellato.

[2] L’edificio, costruito in un austero stile modern nordico, apparteneva al libraio e mecenate Viktor Goving. All’inizio del secolo scorso rappresentava una mecca per i bibliofili ed era un vero vanto della città.

4. Tobol’sk, oblast’ di Tjumen’

L’unicità di Tobol’sk è dovuta alla sua geografia: il Cremlino e i blocchi residenziali del centro ad esso adiacenti sono situati su un altopiano sovrastante qualche decina di metri la città bassa, che sorge sulla piana alluvionale del fiume Irtyš. Uno degli scorci più suggestivi è la vista dall’altura del Cremlino sull’ampia pianura sottostante punteggiata dai vecchi tetti della Podgora (altro nome con cui è nota la città bassa) e sui boschi che si estendono a perdita d’occhio.

Nel XX secolo, il vecchio sistema d’irrigazione della pianura alluvionale è stato interrotto – le strade sono state rialzate, le canalizzazioni asfaltate – e da più di trent’anni si parla della situazione disastrosa in cui versa la città bassa, che ha cominciato a trasformarsi in una grande palude. Adesso la zona è in fase di sgombero, mentre sulla zona asciutta del parterre sono comparsi un paio di nuovi isolati, ma ciò non sarà sufficiente per risolvere la questione della Podgora intesa come area d’interesse storico. Gli edifici in legno scompariranno sempre più rapidamente lasciando spazio ad abitazioni che, nella migliore delle ipotesi, avranno dimensioni loro analoghe.

L’incapacità di regolamentare lo sviluppo del settore privato è un problema comune a tutte le città storiche russe. Nel 2011 sono stati fabbricati condomini di 3-4 piani nella zona architettonicamente più interessante della città bassa, vale a dire l’antico quartiere commerciale adiacente al Cremlino. I nuovi palazzi ricordano le costruzioni di bassa qualità sorte nella periferia di Mosca negli anni Novanta e sono divenuti la parte più luminosa del celebre panorama dall’altura del Cremlino. Proprio uno di questi palazzi, ubicato in via Rosa Luxemburg, ha reso impossibile la ricostruzione della Chiesa dell’Epifania, demolita nel 1949 e un tempo collegante visivamente la città bassa con la collina del Cremlino.

5. Rostov sul Don, oblast’ di Rostov

Rostov sul Don è una delle dieci città sovietiche che hanno subito maggiori danni nel corso della Grande guerra patriottica. Ciononostante, qui si sono conservati interi isolati d’epoca prerivoluzionaria con tanto di elementi originali quali porte, finestre, balconi inferriati, pensiline e persiane in ferro degli antichi negozi (che a Mosca sono una grande rarità). I vicoli e i cortili polverosi – ma per questo motivo ancora più pittoreschi – sui quali si affacciano i portici con ingressi distinti per gli appartamenti, costituiscono l’autentico tessuto della città vecchia e permettono di immaginare, ad esempio, quale dovesse essere dall’interno l’aspetto dello storico quartiere Zarjad’e di Mosca, ormai andato perduto.

Gli appassionati locali riparano le porte di legno con le proprie mani, cercano e restaurano le vecchie insegne, ma il processo inverso previene i loro sforzi. Le finestre in legno vengono sostituite con finestre a doppio vetro scelte alla bisogna, mentre nelle cavità che si affacciano sulle strade storiche appaiono nuovi e sgraziati fabbricati destinati a uffici. Le autorità cittadine annunciano regolarmente la loro intenzione di ‘demolire e ricostruire daccapo’, non scorgendo il valore che risiede nei materiali autentici. E così, nel 2016 sono state demolite sia la casa munita dell’insegna ‘Billiardnaja’ restaurata dai cittadini, sia la principale attrazione ufficiosa della città, ossia la piscina naturalmente formatasi tra le rovine dei magazzini abbandonati ‘Paramonov’ (l’investitore ha consolato i cittadini assicurando che sul sito della pericolante piscina popolare sarebbe stato realizzato un complesso termale con appartamenti).

6. Kimry, oblast’ di Tver’

Questo antico villaggio industriale ha ottenuto lo status di città solamente nel 1917. Si dice che per molto tempo gli uomini d’affari del luogo abbiano deliberatamente impedito che Kimry ottenesse tale status al fine di eludere una tassazione più severa. Il villaggio aveva perciò l’aspetto di un piccolo centro distrettuale, con tanto delle cupole dei templi ortodossi, un proprio mercato e una strada principale costeggiata da abitazioni a due piani. I templi ortodossi sulla piazza della Cattedrale sono stati distrutti negli anni Trenta, ma il complesso residenziale più interessante si è conservato. Kimry è chiamata la ‘riserva dello stile modern ligneo’: l’unicità della città risiede proprio nel fatto che qui sono state costruite case private in spirito modern non solo in epoca prerivoluzionaria, ma anche durante gli anni della Nep. Il declino ha avuto inizio negli anni Novanta: da allora, la popolazione si è ridotta di un quarto, molte case sono rimaste vuote, gli edifici vengono bruciati, demoliti o ricostruiti secondo il gusto dei proprietari. La città non ha denaro per finanziare opere di restauro: la più famosa residenza in legno della città, appartenuta alla famiglia Lužin, è stata recentemente restaurata da un investitore privato. Nel centro della città, le rovine delle botteghe un tempo fiorenti sono scoperchiate e nel 2019 è crollata la facciata dell’edificio di spicco della città, il Gostinyj dvor (antico mercato coperto, n.d.t.), costruito nel 1914 sul modello del GUM di Mosca e da tempo in stato di abbandono.

7. Ostaškov, oblast’ di Tver’

Ostaškov è situata sulla riva del celebre lago Seliger, e grazie alla combinazione di elementi naturali eccezionali e integrità del complesso storico – decine di monumenti in legno e in pietra risalenti al XVIII-XIX secolo – potrebbe diventare una vera e propria località turistica. Tuttavia, la consueta negligenza che contraddistingue i centri storici è stata qui aggravata dal programma di sgombero delle abitazioni fatiscenti, lanciato nel 2013 e da allora accompagnato da continui scandali. Decine di abitazioni d’epoca prerivoluzionaria sono state giudicate pericolanti da persone prive di adeguata competenza: i residenti sono stati sfrattati, e gli edifici rimangono vuoti in attesa di nuove decisioni. Nel 2019 è stata inaugurata una passeggiata lastricata in via Evstaf’evskaya, ma il futuro della strada stessa, dove tre quarti delle case sono vuote, rimane ancora incerto.

A Toržok, un’altra città della regione di Tver’, gli antichi quartieri vengono svuotati e distrutti con motivazioni analoghe. Prima le case vengono sgomberate, quindi si iniziano a cercare investitori e nuovi proprietari. ‘Al fine di aumentare l’attrattiva dell’investimento’, gli edifici vengono liberati dal gravame rappresentato delle misure di tutela: nel 2014 a Toržok ben 45 immobili sono stati depennati in una volta sola degli elenchi degli edifici oggetto di tutela.

8. Tomsk, oblast’ di Tomsk

Tomsk è un esempio a parte di città i cui cittadini e funzionari cercano con successi alterni delle soluzioni per risolvere il problema degli antichi edifici in legno. L’insediamento storico di Tomsk è costituito da circa duemila edifici residenziali in legno e include appartamenti costruiti antecedentemente al 1917. 700 di essi sono inseriti nell’elenco degli edifici sottoposti a tutela. Ciononostante, nel 2004, in occasione del 400° anniversario della fondazione della città, l’amministrazione locale ha iniziato a ripulire attivamente la città dalla ‘legna marcia’. Fortunatamente, le azioni pubbliche per salvare le vecchie case attirarono l’attenzione dell’allora governatore Victor Kress: venne quindi creato un comitato speciale, furono individuate otto aree da sottoporre a tutela e venne dato inizio a opere di restauro degli edifici. Tra il 2005 e il 2011, intere vie sono state restaurate, evitando persino lo sgombero dei residenti.

Dopo il cambio di governatore, la situazione in città è parzialmente regredita. Il finanziamento dei lavori di restauro è stato ridotto e nel 2014 il progetto delle aree di tutela è stato modificato allo scopo di eliminare le restrizioni per le nuove edificazioni. Nuovi edifici hanno invaso la Tatarskaya sloboda, la parte di maggior valore della città vecchia. Questo ha provocato ancora una volta la resistenza della popolazione di Tomsk, che è riuscita ad accelerare la messa a punto del progetto di tutela dell’insediamento storico. Dopo tre anni di battaglie, la documentazione relativa alle misure di conservazione è stata inviata al Ministero della cultura e il numero definitivo di edifici di valore culturale in essa inseriti è salito a 1486. Allo stesso tempo, la città ha lanciato un programma di affitto preferenziale chiamato ‘Una casa per un rublo’, grazie al quale sono state restaurate 27 case di legno.

FONTE: arzamas.academy, 05/02/2020 – Traduzione di Lorenzo Penta

Lorenzo Penta

Nato a Pistoia nel 1993, ho studiato traduzione (inglese, russo e tedesco) presso l’Università di Trieste, dove mi sono laureato con una proposta di traduzione (destinata a rimanere tale) del romanzo Poslednij kommunist di Valerij Zalotucha. Nel 2017 ho avuto la possibilità di vivere cinque mesi ad Astrachan’ grazie a un programma di scambio universitario. Dal 2018 lavoro come traduttore libero professionista.