Gli ultimi romantici: gli allevatori di colombi di Ekaterinburg

Estremamente popolari nella Russia imperiale e durante l’epoca sovietica, quando quasi in ogni famiglia si allevavano uccelli. Caduti nel dimenticatoio negli anni Novanta, quando molti colombicoltori furono costretti a dimenticarsi, almeno temporaneamente, della propria passione.  Fu allora che in città si diede avvio a ingenti opere di sviluppo urbanistico e molte colombaie scomparvero dalle mappe di Ekaterinburg.

Oggi in città vivono circa 20 allevatori di colombi, la loro età media è di 60-70 anni. Nei cortili sono rimasti soltanto poche colombaie, molti hanno deciso di traferire le strutture direttamente nelle case private. Uno dei più celebri allevamenti di colombi di Ekaterinburg è un fabbricato in centro, sulla riva destra del fiume Iset. I cittadini di tanto in tanto pubblicano le foto del posto sui social.

The Village di Ekaterinburg ha parlato con gli allevatori di piccioni del loro hobby, dei principali nemici dei piccioni, di come guadagnare con gli uccelli, della necessità di preservare le specie in via di estinzione e del futuro di questa attività.

Aleksandr Šestakov, 56 anni. Colombicoltore da venti anni.
La passione

Tutto è iniziato con mio fratello maggiore. Fu lui a cominciare ad interessarsi ai colombi, io ho seguito l’esempio. I primi piccioni li abbiamo allevati in giardino, in un quartiere della zona occidentale di Ekaterinburg. Avrò avuto dieci anni all’epoca. Dall’età di dodici anni ho cominciato a gestire i colombi autonomamente, mio fratello nel frattempo era entrato in accademia militare.

Nel 1985 anche io mi diplomai in accademia militare. Fino agli anni 2000 mi sono ritrovato a vagare all’estero e nelle zone di confine del nostro paese, ero in servizio militare e ho ricoperto diverse cariche. All’epoca avevo chiuso con l’allevamento di colombi. Di tanto in tanto però facevo un sogno ricorrente: mi avvicinavo alla mia colombaia e capivo di non aver dato da mangiare o da bere ai piccioni per molti anni. Aprivo la porta delle gabbie pensando di trovarli stesi a terra, morti. Ma i colombi erano vivi.

Subito dopo essermi congedato dall’esercito sono tornato a Ekaterinburg. La prima cosa da fare era ripristinare la mia colombaia. Dopo il ritorno in patria ho lavorato nel settore bancario, dove da semplice economista sono passato a essere direttore regionale. Attualmente sono occupato nel campo immobiliare in un’azienda locale.

I colombi

I colombi sono animali sociali. Fanno affidamento a precisi legami familiari. La loro vita è simile a quella di una kommunal’ka (le abitazioni condivise di epoca sovietica) o di una grande squadra. Ci sono piccioni combattivi, piccioni calmi, ci sono quelli laboriosi e i più pigri. Ci sono i leader, che sono sempre i primi a nutrirsi. Occupano i posti migliori nel nido. Ci sono anche gli outsider: sono sempre gli ultimi. Proprio come succede a noi umani.

Sto spesso a guardare i miei pupilli quando ho tempo. Il problema è che non se ne ha mai abbastanza. I miei colombi non sono numerosi, riesco a riconoscerli tutti. Ci sono coppie che hanno dato vita fino a quattro generazioni di colombi. Molti di loro hanno dei soprannomi legati a qualche episodio o evento accaduto, a dei segni particolari o altri fattori.  Ognuno ha un anello di riconoscimento che viene messo sulla zampa del colombo dopo cinque giorni dalla nascita e rimane con lui per tutta la vita.

Attualmente allevo quattro specie di piccioni. Tre di queste sono autoctone della zona degli Urali. Quella della zona di Demidovskij è una razza antica, risale al 1727. Oggi è una specie a rischio di estinzione. Soltanto alcuni appassionati di Ekaterinburg e della città di Nev’jansk stanno cercando di ripopolare la razza, ma l’intero processo è molto complicato. L’esigua quantità di esemplari implica l’accoppiamento di colombi imparentati. Non svelerò il numero dei miei colombi, tra gli allevatori porta sfortuna e potrebbe causare perdite all’allevamento.

Con i piccioni si può anche guadagnare, ma nei paesi occidentali. In Russia si guadagna dalla vendita di esemplari di specie rare o dalle proli numerose, ma si tratta di casi isolati. Alcuni offrono servizi con i colombi per i matrimoni. Ma anche in questo caso la domanda sta calando. Gli allevatori sono spinti soprattutto dalla passione, e non dal desiderio di profitto.

La piaga peggiore per i colombi sono i predatori. Tre allevatori di piccioni vivono accanto a me a Shuvakish. Nel 2018, una coppia di astori ci ha circondato. In una stagione hanno sterminato 60 dei miei uccelli; gli altri due allevatori hanno perso rispettivamente 60 e 30 colombi. Si tratta di una perdita enorme. Durante l’epoca sovietica la popolazione dei predatori veniva controllata, venivano catturati degli esemplari per contenere i numeri entro determinate soglie. Oggi nessuno se ne preoccupa. Ci si comporta con loro in maniera diversa, qualcuno li avvelena, altri li catturano o gli sparano. Ma col tempo ne arrivano altri, è un processo infinito. Non si riesce a fare le scarpe alla natura. La soluzione migliore è imparare a conoscere le abitudini dei predatori per evitare delle grosse perdite.

La colombaia

Ricordo bene tutte le colombaie che ho costruito, a partire dalla prima, sul tetto del capanno in giardino dove mi infilavo con grande fatica. L’ultima colombaia è stata progettata e realizzata appositamente per la città. Si tratta di una struttura in metallo, rivestita all’interno con pannelli e compensato. Le condizioni da soddisfare per realizzare una buona colombaia sono la comodità di trasporto della struttura, la mobilità, la compattezza e la funzionalità. Il fabbricato a due piani misura 2,5 per 2,5 metri. In città è piuttosto difficile posizionare una struttura del genere in via ufficiale. Io ho provato la strada dell’amministrazione di quartiere, ma non ne è venuto fuori nulla. Allora ho deciso di posizionarla vicino casa mia, nelle vicinanze di alcuni garage.

C’è sempre bisogno che la struttura, all’esterno e all’interno, sia ordinata. La mia compagna pianta tutt’intorno dei fiori, in maniera che la colombaia sia curata. In 10 anni non ho mai incontrato nessuno a cui non sia piaciuta. Sono successe soltanto cose belle. Da quando vivo in una casa privata ho portato la colombaia con me.

L’allevamento dei colombi non può essere un piacere accessibile a tutti. Comporta delle spese. Alcuni provvedono a quelle necessarie per dieci esemplari, altri per un migliaio di uccelli. Ma tutti quelli che sono seriamente impegnati nel settore non si mettono a contare i soldi investiti. I soldi spesi per passione non sono soldi spesi male.

La gestione dei colombi richiede molti sforzi. Innanzitutto, la struttura deve essere pulita quotidianamente. A causa del lavoro, purtroppo, non mi riesce ogni giorno. In secondo luogo, bisogna dar da mangiare e da bere agli uccelli. La gabbia poi deve essere aperta, per permettere ai colombi di volare. Si tratta del minimo indispensabile. Una volta a settimana bisogna pulire in maniera più attenta: liberarsi delle feci, delle penne, delle piume e dello sporco. Le pulizie generali le faccio un paio di volte all’anno, porto fuori tutte le mensole, imbianco le pareti e sterilizzo tutto. La mia compagna mi dà una mano, sebbene lei non sia appassionata di colombi come lo sono io. Quando ero impegnato nei viaggi di lavoro, però, c’era solo lei a occuparsene.

Sulla porta della colombaia di Aleksandr si legge “I colombi devono volare”.

 Il colombo N° 70431

Una volta, a settembre, decisi di organizzare dei corsi di preparazione per piccioni viaggiatori. Il tempo non era dei migliori, quindi non si trattava di una grossa distanza da coprire. Avevo scelto come accompagnatori due colombi adulti, uno tra gli ultimi arrivati e un’altra colomba, col numero 70431, regalatami da un allevatore che conosco. A un certo punto mi ero spaventato, avevo deciso di non liberare la numero 70431 e di tornare a casa con lei. Alla fine, però, non sono riuscito a trattenermi e l’ho liberata a una decina di chilometri dalla colombaia.

Al mio ritorno a casa sei colombi se ne stavano seduti nella colombaia insieme al primo colombo adulto e si pulivano le piume. Ma della colomba numero 70431 non c’era traccia. Non fece ritorno quella sera, e neppure dopo tre giorni. L’avevo già considerata una perdita sul campo, credevo che sulla strada di casa si fosse imbattuta in qualche predatore.

Nella seconda metà di ottobre, però, ricevetti una mail da un uomo sconosciuto di nome Sergej che aveva trovato il mio indirizzo su un sito di colombicoltori. Mi raccontava di come, due settimane prima, avesse trovato la colomba numero 70431 in dača, e di come i suoi vicini avessero assistito a una scena in cui la colomba veniva attaccata da un grosso uccello selvatico. Aveva catturato la colomba, ma questa era riuscito a liberarsi. Sergej le aveva dato frumento e pane. Chiedeva come dovesse comportarsi con l’uccello, dal momento che il freddo era alle porte.

Quando terminai di leggere la mail avevo il cuore a pezzi dalla gioia. Chiamai subito al numero di telefono lasciato in mail. Ho conosciuto la nonna di Sergej, Antonina Timofeevna, e siamo andai a trovarlo in dača. Avevo portato con me una gabbia con dentro John Silver, il compagno della colomba numero 70431.

Nella colombaia avevo insegnato agli uccelli a volare al momento del pasto in caso di segnale. Avevo quindi riempito con un po’ di piselli una bottiglietta di plastica e ne avevo ricavato un sonaglio improvvisato. Ho iniziato a fare rumore. Dopo cinque minuti, la colomba è volata da me, ha sibilato sulla mia testa e si è abbassata all’altezza della gabbia, vicino al suo colombo.  Io, John Silver e Antonina Timofeevna eravamo molto contenti.

Perché allevare colombi?

La passione per i colombi era una pratica molto comune in Russia tra il XVI e il XIX secolo. Il settore era molto sviluppato anche in Unione Sovietica. Adesso tutto è andato in rovina, è rimasta soltanto la nostalgia per quei tempi. In Europa, in Cina e in America l’allevamento di colombi cresce di anno in anno, in particolar modo in ambito sportivo. Lì molti si interessano di colombi. Spero che anche noi seguiremo l’esempio di questi paesi.

Il mondo dei colombicoltori è piccolo. Ci conosciamo tutti, anche se viviamo in città o stati diversi. Internet ha semplificato ogni cosa. Gli allevatori che si occupano seriamente di determinate specie possono anche stabilire a occhio nudo a quale allevamento appartenga un determinato esemplare. Con i colleghi ci incontriamo spesso in centro. Ci incrociamo nelle mostre che il Club degli allevatori di colombi dell’Oblast’ ha ripreso ad organizzare dal 2016, dopo una pausa di 22 anni. Ci incontriamo anche ai funerali degli allevatori, che, purtroppo, aumentano ogni anno.

L’allevamento dei colombi è un rischio. L’uccello è libero e non ha legami come un cane al guinzaglio. Ha a sua disposizione un cielo senza confini. Un colombo in ambito sportivo deve essere in grado di trovare la sua colombaia da grandi distanze e nel minor tempo possibile. Quando aspetti dei colombi, non riesci a pensare a nient’altro: non riesci a stare al cellulare, non guardi la TV. Fissi l’orologio e guardi nella direzione da cui dovrebbero arrivare gli uccelli. Poi durante le gare la grinta non fa che aumentare.

Igor’ Starkov, 90 anni. Colombicoltore da una vita.
L’allevamento di colombi in URSS

Nel 1938 io e altri ragazzi catturammo un colombo. Decidemmo poi di comprarne un altro e iniziammo a prendercene cura. Nel 1941 i ragazzi più grandi partirono per il fronte. Non tornò nessuno e io rimasi solo con i colombi.

In quegli anni ogni cortile aveva una colombaia, oggi invece gli allevatori si sono estinti come i mammut. Le nuove generazioni crescono diversamente, gli uccelli non possono rientrare tra i loro interessi. In epoca sovietica c’erano centinaia di colombicoltori, adesso si possono contare sulle dita di una mano. Prima mi chiamavano dal comitato cittadino del partito in qualità di vicedirettore del club degli allevatori per liberare i colombi durante l’incontro con la delegazione ungherese. In quei tipi di eventi potevano partecipare anche più di cento allevatori con centinaia di colombi.

Liberavamo gli uccelli durante tutte le festività principali, come il giorno della Rivoluzione d’ottobre. Ricordo che per l’inaugurazione del monumento agli afghani liberammo cento colombi: volavano in stormo, in alto, a ritmo di musica. Avevamo le lacrime agli occhi.

Mi sono diplomato all’istituto tecnico.  Ho lavorato per 25 anni nella fabbrica Vektor: sono entrato come fabbro e ne sono uscito come capo ingegnere, dopodiché ho deciso di cambiare occupazione e sono diventato direttore di un negozio per animali, settore nel quale ho lavorato per altri 32 anni. Sono sempre stato affascinato dagli animali.

Nel 1974 mi sono trasferito nella mia attuale abitazione. Prima qui davanti c’era un grande immondezzaio. Poi l’hanno tolto ed è rimasta una piazzola in cemento, dove ho costruito una piccola colombaia. Dopo qualche tempo, ho completato la struttura. La colombaia è a 20 metri da casa mia.

Si tratta di una delle poche strutture sopravvissute dai tempi sovietici. Il permesso lo ricevetti in quegli anni, mentre ad esso a Ekaterinburg non esiste un posto dove posizionare la propria colombaia, viste le ingenti opere di urbanizzazione. Inoltre, non lo permettono nemmeno. Un tempo c’era un’ordinanza ufficiale da parte del comitato esecutivo cittadino rispetto alle installazioni di colombaie, con una serie di norme e regolamentazioni da rispettare. Adesso invece permessi simili non vengono più concessi. Così, nei quartieri abitati, le colombaie rimaste sono davvero poche. Molti allevatori sono stati costretti a trasferire gli allevamenti nelle abitazioni private.

Un tempo avevamo anche un grande mercato agricolo dove venivano portati colombi da tutta la regione. Ne è rimasto solo uno e i colombicoltori sono stati relegati nei cortili. Ma è la vita: ogni cosa cambia. Nei mercati oggi ci sono ragazzi giovani che vengono da Azerbaijan, Uzbekistan, Kazakistan e Georgia. Allevano i colombi solo per interesse, per loro stessi. Non sono colombicoltori.

Una volta il club di metallurgia ci riservava gratuitamente anche degli spazi per mostre e riunioni.  Nel 2019, dopo molti anni, ci hanno concesso nuovamente di organizzare mostre, gratuitamente. Abbiamo fatto il pienone: sono arrivati allevatori da Tjumen’, da Cheljabinsk e dal Kazakistan. Attualmente, per partecipare alle mostre, c’è bisogno di una serie di permessi veterinari, delle autorizzazioni molto costose. Organizzavamo le esposizioni ogni anno, prima, ma adesso è tutto più complicato, anche se per gli allevatori incontri del genere sono delle grandi feste.

La colombaia e i colombi

Al giorno d’oggi quasi nessuno realizza gabbie di grandi dimensioni. è difficile mantenerle. La mia, ad esempio, ospita 15 coppie di colombi. Ci vado ogni mattina: spazzo a terra, do da mangiare, verso altra sabbia, argilla e sale, cambio l’acqua. Gli esemplari possono essere educati in maniera ottimale solo se vivono in un ambiente curato. Passo circa un’ora al giorno qui dentro.

Al mondo, secondo le ultime stime, si contano circa 800 specie di colombi. A casa ho molte riviste e album con le foto delle diverse razze. Quando ero ragazzo mi piacevano soprattutto le specie che erano in grado di volare molto in alto. Oggi invece mi interessano in particolare le specie degli Urali.

Io penso che nella vita non si possa strafare. Per questo non capisco gli allevatori che gestiscono nelle proprie colombaie molte specie. Ho scritto diversi articoli su delle riviste per colombicoltori, in cui espongo i motivi per i quali l’allevamento di colombi non significa collezionarli. Molti comprano specie diverse, se ne vantano, ma il collezionismo non porta a nulla. La selezione invece dà molti frutti. Tu cerchi di allevare i colombi, accoppi specie diverse e poi finisci per cambiare le combinazioni.

I miei colombi scorrazzano in una voliera aperta. Quando esco, chiudo la porta. Durante l’estate però sia le finestre che la porta restano spesso aperte. Una volta i delinquenti rubavano i miei colombi senza sosta, ma adesso anche questo, fortunatamente, non succede più. Anche gli altri uccelli predatori disturbano raramente la colombaia.

Conquiste e perdite

Conosco un tipo nella città di Nev’jansk. Gestisce tre colombaie con centinaia di uccelli. Passa 4 ore al giorno a pulirle. Vende colombi e guadagna relativamente bene. Io penso che non ci sia bisogno di essere schiavo dei propri allevamenti, bisogna saper godere dei piaceri dell’attività.

Oggi il prezzo medio per un colombo è di 300 rubli per esemplare. Recentemente ho dato via 10 colombi a 250 rubli ciascuno, ne ho ricavato 2.500 rubli. Con i soldi guadagnati ho comprato il mangime per gli uccelli e della cioccolata per i nipotini. Se i colombi non rispecchiano gli standard del mercato, allora non li comprano neppure per 100 rubli. Ma io non me ne prendo cura per il profitto. Il mio cuore è con loro, l’allevamento dei colombi è un dono divino. Io vendo soltanto i colombi di troppo.

Negli anni 2000 cominciò una serie di episodi di speculazione attorno ai colombi, venivano liberati durante i matrimoni. Ai tempi guadagnavo bene. Vennero a cercarmi degli impiegati dagli uffici per la registrazione dello stato civile, mi chiesero una coppia di colombi, io gliela concessi per 500 rubli. Due coppie all’epoca costavano, rispettivamente, 1.000 rubli. Quando i colombi furono rilasciati durante il matrimonio, tornarono indietro da me, conoscono bene la propria casa. Adesso i colombi non occorrono a nessuno, non li si accetta neppure in regalo. Una volta qualche allevatore rimaneva seduto negli uffici per la registrazione dello stato civile e aspettava che qualcuno chiedesse di farsi una foto con gli uccelli. Hanno smesso anche loro a un certo punto, la domanda per certi servizi era praticamente scomparsa.

I piccioni spesso contraggono delle malattie per le quali capita anche di perdere l’intera popolazione nel giro di una settimana. I microbi si diffondono molto velocemente, è per questo che l’acqua deve essere cambiata spesso. L’estate del 2010, ad esempio, fu molto calda. Avevo allora 70 colombi. In città si diffuse la salmonella (una serie di batteri che causano infezioni del tratto intestinale). Rimasero vivi soltanto 4 colombi su 70. Qualche allevatore perse un numero ancora più alto di uccelli. Un mio conoscente rimase con un solo colombo dei 70 che possedeva. Si trattava di un’infezione che, proprio come il coronavirus, si propagava attraverso l’aria ed era impercettibile.

Il futuro

Quando ho installato la prima colombaia vicino casa è accorsa molta gente. Per prime vennero da me le signore anziane e iniziarono a urlare: “Gli allevatori di piccioni! Tutti ladri e delinquenti! Portano sporco e merda, puzzerà tutto”. Ce ne fu una che protestò con particolare veemenza, stava per buttarsi sotto la mia auto. Erano indaffarati, raccoglievano firme tra i condomini. Riuscivo a fatica a placare queste donne. La questione però non si fece troppo seria. Le persone a cui piaceva l’idea di una colombaia vicino casa furono comunque più numerose.

Adesso di tanto in tanto i genitori accompagnano i bambini alla colombaia e si inteneriscono davanti ai miei colombi. A volte si mettono a fare foto. Una volta, molto tempo fa, si avvicinò un rompiscatole e mi chiese in base a quale diritto fosse stata installata la struttura. Ma, nella gran parte dei casi, tutti passano oltre e nessuno si preoccupa.

Penso che in futuro l’allevamento di colombi verrà ancora praticato, ma diventerà un fenomeno sempre meno diffuso. Probabilmente a un certo punto i colombi torneranno a essere di moda, ma per adesso siamo ancora molto lontani.

In Unione sovietica tutti, ogni due o tre case, avevano dei colombi. Oggi nessuno se ne occupa. Se durante la nostra infanzia a qualcuno veniva comprata una bicicletta, allora anche gli altri iniziavano a chiedere in regalo una bici. Adesso si rimane seduti davanti ai computer, prima si compra il notebook a uno, e poi lo si regala a tutti gli altri. Gli interessi sono cambiati. L’amore però si inculca durante l’infanzia. Se un bambino si ritrova tra le mani un pc, è difficile che a 30 anni gli venga voglia di mettersi ad allevare colombi.

Quando noi, ormai vecchi, ce ne andremo, l’allevamento di colombi scomparirà del tutto, e con esso scomparirà un’intera epoca.

FONTE: The Village, 2 giugno 2020 – di  Michajl Verbickij, Traduzione di Maria Castorani