Amore senza confini

La pandemia di Coronavirus non ha colpito soltanto la salute dell’umanità ma, in primis, anche le relazioni interpersonali. Le statistiche hanno rivelato che a causa del COVID-19 è aumentato il numero di divorzi e di suicidi. Ma, si sa, l’unico che da sempre non è subordinato né alla logica né al buon senso è l’amore. Due cuori che si amano supereranno ogni ostacolo e staranno insieme. Anche il grande Petrarca scriveva così.

“Non avrò mai una relazione a distanza!”, dicevo prima di incontrare Vinz, il mio fidanzato olandese…

NON POSSONO TENERE I CONFINI CHIUSI PER SEMPRE!

Ci siamo conosciuti in Tailandia, dove vivevo e insegnavo inglese in un istituto onnicomprensivo.
Prima dell’ultimo saluto, abbiamo vissuto insieme per tre mesi a casa sua in Olanda e avevamo pianificato un incontro in Russia a fine marzo per visitare Mosca, fare una gita a San Pietroburgo, fargli conoscere i miei parenti e festeggiare il compleanno di mia mamma.

Febbraio 2020.  È stato quando abbiamo sentito la notizia dalla Cina e scherzavamo sulla “corona”, ma già un paio di settimane dopo non era più così divertente. Sono tornata a Mosca allo scadere del visto il 28 febbraio e già sospettavo che ci avrebbero messi in quarantena.

Gli olandesi erano già chiusi in casa una settimana prima che Sergej Sobjanin (sindaco di Mosca) annunciasse il regime di autoisolamento a Mosca. A quel punto la cosa è diventata davvero seria perché il piano per il prossimo incontro era andato in fumo e nella nuova realtà non c’era spazio per nuovi programmi.

Così iniziarono giorni, settimane, mesi di incertezze, paure, discussioni, rappacificamenti, brutti pensieri, tentativi di riunirsi e continue speranze: “Ma se domani all’improvviso tutto questo finalmente finisse?”. Per tutto marzo abbiamo sperato in un miglioramento, ma sentivamo che sarebbe andata per le lunghe. Dopo il prolungamento del regime di autoisolamento a Mosca, ci siamo rassegnati e abbiamo iniziato ad aspettare in silenzio, aggrappandoci al fatto che tutto questo non poteva protrarsi troppo.

Alla fine di giugno avevamo completamente perso le speranze sulla riapertura dei confini russi e sul viaggio di Vinz; però ci venne l’idea di provare a vederci in un terzo paese. In quel momento l’unico paese era la Serbia. Anche Aeroflot vendeva biglietti da Mosca a Belgrado. Un barlume di speranza, svanì velocemente così come era apparso: il numero di contagiati era molto alto e non calava, e Aeroflot chiuse improvvisamente la vendita dei biglietti, nonostante la Serbia fosse rimasta un paese aperto.

#LOVEISNOTTORUSIM

Per mia fortuna ho trovato una chat su Telegram, dove i partecipanti discutevano della possibilità di uscire dalla Russia allo scopo di ricongiungersi con i propri amati e i loro cari. Dopo aver iniziato a monitorare le possibilità di incontrarci in Bielorussia con Vinz, grazie all’esperienza dei partecipanti della chat, mi sono imbattuta all’improvviso sul link della petizione con la quale i leader del movimento internazionale #loveisnottourism (l’amore non è turismo) chiedevano di aprire i confini per le coppie a distanza, sposate e non, e sul link del gruppo su Facebook dello stesso movimento. Quando mi sono unita al gruppo a inizio luglio, i partecipanti erano circa 700. Adesso sono più di 26 000. Anche i russi si sono presto organizzati creando un loro gruppo, che a oggi conta più di 1600 partecipanti.

Allora ho capito che io e Vinz non eravamo soli e questo ci dava forza e ci faceva sperare che ce l’avremo fatta a tornare insieme. Come noi c’erano centinaia di coppie, sposate e non, in tutto il mondo: in Russia, Brasile, negli USA, in Europa, Australia, Ghana, Venezuela, Chile, nella CSI (Comunità degli Stati Indipendenti).

Molti utenti hanno raccontato di trovarsi in uno stato di depressione e che la loro salute fisica e mentale è stata messa a dura prova; una buona parte ha registrato un incremento dell’ansia, altri hanno visto malattie gravi evolversi in stadi cronici e alcuni hanno ammesso di avere pensieri suicidi. Tra i componenti del gruppo: donne incinte, donne con bambini che da alcuni mesi non vedono i loro padri, ci sono anche bambini nati durante la pandemia in mancanza di un genitore, ci sono anche persone di età avanzata che desiderano trascorre il resto della loro vita in compagnia e quelli che hanno già perso i propri cari e senza poter dare loro un saluto né partecipare al funerale, quelli che si sono conosciuti online proprio poco prima dello scoppio della pandemia e quelli che hanno una relazione da anni. Alcune di queste storie mi hanno veramente toccato nel profondo.

MILIONI DI PERSONE VIVONO COSÌ

Jahon cittadina tagika. Suo marito è andato in Russia 7 mesi fa per ottenere la cittadinanza russa ed è rimasto bloccato là, mentre lei era in Tagikistan con i parenti. Durante la pandemia ha perso il suo bambino appena nato e adesso sta affrontando questo dolore senza il marito, lontano da diversi mesi. “Come è possibile?” – scrive. “Perché non ci lasciano partire? Perché non posso vivere normalmente con mio marito? Con i confini chiusi le famiglie si sgretolano.”

In effetti, nel corso della pandemia tante famiglie e coppie o hanno interrotto i rapporti o si sono trovate sull’orlo della separazione. Sinceramente li capisco: vivere in una tale situazione di incoscienza è davvero doloroso, perfino a livello fisico.

Kym Ok: “Rafael prima lavorava in Russia e insieme avevamo un’idea del nostro futuro. Adesso lavora in Francia e stiamo per lasciarci, perché condurre una relazione a distanza è difficile, soprattutto quando non hai nemmeno modo di incontrarti in un paese terzo.

Se per gli adulti è così dura, come deve essere per i bambini i cui genitori non hanno la possibilità di ricongiungersi?

Lina, dal 2014 ha un partner svedese: “Con mio marito abbiamo ristrutturato una casa a Kaliningrad, lui ha vissuto qui con visti studenteschi annuali, ha studiato russo, è tornato più volte in Russia tramite inviti individuali da parte mia e io sono stata in Svezia. Nel 2018 è nato nostro figlio. L’ultima volta ci siamo visti a febbraio, poi è scoppiata la pandemia e hanno revocato il suo permesso per venire qui ad aprile. Nostro figlio, che ancora non sa parlare bene, non appena vede il telefono dice “papà” e ogni mattina cerca il suo telefono giocattolo per “chiamare” il papà. Io e mio marito siamo adulti, ma non so come tutto ciò inciderà sul bambino. Il Ministero degli Esteri è stato informato del problema – ci hanno promesso tramite il governatore di presentare la questione a livello federale. Ho scritto anche una lettera al delegato per i diritti dell’infanzia, perché questa rappresenta una brusca interruzione dei diritti di mio figlio a relazionarsi con uno dei genitori”.

Grazie alle iniziative del movimento e alla sensibilità di alcuni politici, per le coppie non sposate hanno già aperto i confini Danimarca, Norvegia, Olanda, Repubblica Ceca, Islanda, Austria, Svizzera, Finlandia, Germania, Francia, Spagna e Belgio.

In Russia hanno scelto di non accorgersi del problema. I membri del gruppo del movimento russo #ljubov’bezgranic (#amoresenzaconfini) hanno indirizzato lettere collettive e individuali a vari enti, in particolare al governo della Federazione Russa, al Servizio federale per i diritti del consumatore e la salute del cittadino, alla polizia di frontiera, al Ministero degli Affari Esteri, ma sfortunatamente arrivano risposte automatiche e le richieste vengono snobbate, senza nemmeno essere lette.

Dall’amministrazione presidenziale vengono mandate al governo, dal governo al Ministero degli Affari Esteri e al Servizio federale per i diritti del consumatore e la salute del cittadino, dai quali inviano risposte automatiche, non degnandosi nemmeno di cambiare il nome del cittadino al quale si rivolgono: a Svetlana hanno risposto indirizzandosi a Georgij Ivanovič.

Eppure la richiesta delle partecipanti del movimento è semplice: aprire i confini per il ricongiungimento di coppie, famiglie, figli e genitori. Non per turismo. Non per divertimento. Soltanto per stare con i propri amati.

Olga non vede il suo amico italiano da marzo: “E’ davvero triste che i nostri concittadini, poiché la Russia ci ignora, siano costretti a ricorre a piani difficili e talvolta rischiosi per incontrare le persone che amano, ad esempio in paesi con un alto tasso di contagiati o in Bielorussia, dove adesso ci sono delle rivolte.

Non capisco affatto come mai ancora oggi la Russia non possa elaborare un decreto legislativo per le coppie divise dalle frontiere. Non capisco perché lo stato si comporta così con i cittadini che si trovano in questa situazione, con la loro salute mentale e fisica. Non li ascoltano e non li vogliono ascoltare. Siamo pronti a rispettare le misure di prevenzione, a stare in quarantena, a fare documenti, dateci solo la possibilità di incontrare i nostri amati, aprite loro i confini.”

Svetlana: “Io e mio marito siamo sposati da 7 anni. Adesso lui è bloccato in Moldavia. Qui in Russia lui ha un lavoro e la casa è intestata a lui. Ma per un qualche motivo questo non basta per farlo tornare in Russia. Attualmente soffro di una forte depressione, mi devo occupare della nonna di 90 anni e di una bambina di 9 anni: faccio davvero fatica a sopportare il distacco.

Eppure, per i team di Formula 1 che gareggeranno a settembre emettono visti gratuiti per entrare liberamente in Russia. Quindi significa che lo sport e il mercato valgono più della famiglia, più della salute dei cittadini?

FLASHMOB

I membri del gruppo #amoresenzaconfini hanno dato vita a un flashmob: hanno lanciato messaggi attraverso post sui profili social di persone famose, personalità al potere e leader di pensiero, chiedendo di porre l’attenzione su questo problema al momento ignorato. Ma al posto di pubblicità e reazioni hanno ottenuto commenti cattivi dagli utenti che hanno pubblicamente offeso gli appartenenti al movimento.

Ecco alcune “perle”: “Chi sono le coppie non sposate? Innamorati e innamorate? Chiunque può rappresentare una coppia non sposata, quindi è bene che per loro restino chiusi i confini di ogni tipo”.

“Che stupidaggine è? Chi vi dovrebbe aiutare e perché? Siete invalidi? Ammalati? Se siete in salute risolvete da soli i vostri problemi! A quale scopo tentate di manipolare la gente?”

“Le ragazzine si sono trovate uomini all’estero e non possono raggiungerli”

Nel gruppo #amoresenzaconfini ci sono sia uomini che donne, giovani e di età avanzata, cittadini russi e persone che hanno una relazione con cittadini russi.

Monik, cittadina olandese, ha una relazione con Sergej, cittadino russo: “A giugno di quest’anno ho compiuto 50 anni, e Sergej ne finirà 45 il prossimo. Lui fa parte del coro russo dei cosacchi del Don. 7 anni fa il direttore del coro (unico olandese nel gruppo) mi chiese di gestire il fanclub del coro. Da quel momento io e mia mamma assistevano ogni anno ai loro concerti, dato che adoriamo questo tipo di musica, che ci fa ricordare la nonna: lei era nata in Unione Sovietica e ascoltava sempre la musica popolare russa. Durante la seconda guerra mondiale fu deportata in un lager in Germania, dove conobbe mio nonno, che era olandese. Quando la guerra era quasi finita, scapparono in Olanda insieme, si innamorarono, si sposarono e rimasero a vivere là.

Nel 2015 il coro cosacco era di nuovo in tour in Olanda e io viaggiavo con loro, aiutandoli con le foto e la vendita di souvenir. Ogni sera dopo il concerto uno dei cosacchi mi tirava un bacio dal palco. Abbiamo iniziato a conoscerci e ci siamo innamorati. Sergej mi ha invitato a Tula a festeggiare capodanno con lui. Da quella volta mi trasferisco a Tula due mesi all’anno.

A dicembre 2019 Sergej è stato in tour in Olanda e da allora non ci vediamo da 8 mesi a causa dei confini chiusi. Abbiamo dovuto spostare il matrimonio pianificato per il 20 agosto 2020 al 21 maggio 2021. Siamo stati così felici quando Sergej è riuscito a venire in Olanda il 15 agosto e ad essere con me nel giorno del matrimonio annullato. Per ora sta qui un mese e spero che non si debba stare lontani per altri 8 mesi. Ho davvero voglia di tornare a Tula e andare a trovare Sergej e suo figlio, che mi manca da morire”.

IL MIO VIAGGIO VERSO L’OLANDA

L’olanda ha aperto i confini per le coppie non sposate dal 27 giugno 2020. Il centro visti a Mosca il 4 agosto ha iniziato a ricevere i documenti per il visto delle coppie non sposate (invito di categoria “C” ma con un pacchetto di documenti aggiuntivi che comprovano una relazione di minimo 3 mesi). Il 5 agosto ero già lì, e il 20 avevo finalmente ottenuto il visto tanto atteso. Tra l’altro, mentre stavo andando al centro visti a ritirare il mio passaporto, in metro ho visto una notizia sul nostro movimento internazionale #loveisnottourism.

Devo ammettere che i 15 giorni di attesa del visto sono stati insopportabili. Ho dormito poco, mi innervosivo continuamente per il fatto che non mi davano il visto, mi sono addirittura venuti i capelli bianchi. In questi sei mesi sono stata nervosa come non mai. Per di più ho avuto paura dell’ignoto, sofferto d’ansia, di senso di solitudine e ho anche avuto paura di morire.

I COMMENTI DELLA PSICOLOGA

Katerina Sarkisova: “Quando ci troviamo lontani dalla persona amata, proviamo dolore, solitudine, noia, senso di smarrimento, ansia per il partner e per la relazione, ci manca la relazione interpersonale e anche il contatto. Spesso si manifestano irritazione, mancanza di fiducia verso l’altra metà, diffidenza, rabbia.  

A maggior ragione è dura se a tutto questo si aggiunge la paura dell’ignoto, quando non si conosce la fine di questo distacco. La situazione odierna aggiunge forte tensione e angoscia per colpa del Coronavirus. Una delle sensazioni più forti durante la lontananza è il dolore che può essere paragonato al dolore per una perdita e di cui può risentire la salute sia fisica che mentale. Anche un distacco temporaneo implica stress e sconvolgimento, che portano a frustrazione, disagio e senso di inutilità. Tra l’altro, per l’invidia e la sfiducia nel partner può calare l’autostima. Una crescente aggressività e la sensazione di vuoto portano alla depressione. Inoltre, se si prova un costante senso di solitudine ci sono buone probabilità di cadere nello sconforto. Su questa base possono svilupparsi malattie psicosomatiche – dolore alle ossa, influenza, abbassamento delle difese immunitarie. La depressione può manifestarsi come affaticamento, aumento della pressione arteriosa, apatia, debolezza, attacchi di panico. Le donne potrebbero riscontrare interruzioni del ciclo mestruale e calo del desiderio”.

COME AFFRONTARE LA LONTANZA

La psicologa suggerisce di creare nuove intese con il partner e affrontare gli obiettivi e i traguardi della relazione. “Pianificate vacanze insieme, visite ai parenti, acquisti importanti. Sforzatevi di essere in contatto con l’amato, così che per entrambi sembri tutto nella norma basta una chiamata o qualche messaggio. Trovatevi nuovi impegni, scegliete dei rituali di coppia: datevi a un appuntamento online, guardate un film insieme, datevi il buongiorno e la buonanotte. Abbiate fiducia, parlate con il partner dei vostri sentimenti, affrontate le vostre paure e le preoccupazioni. E, ovviamente, aggiungete un pizzico di sensualità: non solo aiuta a tenere vivo il rapporto, ma aumenta le difese immunitarie. Abbiate cura l’uno dell’altra e ricordatevi sempre che lo stare a distanza è solo temporaneo e che sicuramente finirà”.

L’INCONTRO TANTO ATTESO

Il 29 agosto il distacco con Vinz è finito. Sono volata ad Amsterdam facendo scalo a Istanbul. Il viaggio è stato pesante sia dal punto di vista fisico che morale. Portavo con me un intero “dossier”, ecco come la ragazza all’aeroporto di Vnukovo, al banco del check-in delle compagnie turche, ha chiamato la mia cartella di documenti: dichiarazione di comprovata relazione in inglese e olandese, certificato di salute, invito di Vinz in forma libera, invito autorizzato dall’ente locale olandese, lettera di sua mamma, ricevuta di pagamento, biglietto di ritorno per Mosca, foto della Tailandia e dell’Olanda, timbri di entrata sul passaporto, screenshot di chat e conversazioni telefoniche, cartoline e biglietti dell’autobus. Il tampone per il Covid-19 non era obbligatorio, in quanto per volare verso l’Olanda ero obbligata a stare in autoisolamento per 10 giorni. Alla fine il mio viaggio è filato liscio e senza intoppi, a parte l’ultima tappa. L’ufficiale della polizia di frontiera all’aeroporto di Amsterdam ha minuziosamente controllato il mio dossier per 15 minuti. Io ero seduta davanti alla porta dell’ufficio e mi sentivo morire dentro. Poi è uscito e ha detto sorridendo: “Grazie per aver preparato tutto con cura. Benvenuta in Olanda”. Adesso siamo insieme. Voglio dire alle persone che ancora stanno aspettando di vedersi: sempre più paesi permettono alle coppie di ricongiungersi, e la Russia deve rientrare fra questi il prima possibile. Di fatto per l’amore non possono esistere confini, anche se gli argomenti a favore di chi non la pensa così sembrano del tutto razionali e convincenti.

FONTE: sovsekretnno.ru , 17/09/2020 – di Anna Ul’ihina, traduzione di Giulia Conti

Giulia Conti

Ho iniziato a studiare russo per curiosità e mi sono appassionata sempre di più. Negli anni universitari ho avuto modo di studiare e lavorare in Russia per svariati periodi. Non mi sono fatta mancare i viaggi: Mosca, San Pietroburgo, l'anello d'oro, Ekaterinburg e poi fino a Vladivostok, percorrendo la tratta ferroviaria Transiberiana . Un pezzo del mio cuore è rimasto a Mosca. Laureata in Mediazione linguistica e culturale e in Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale.