“Chiedo che la colpa ricada sulla Federazione Russa”

Perché è morta la giornalista Irina Slavina?

Gli agenti di sicurezza danno la caccia ai giornalisti in tutto il Paese.

Questo venerdì [il 2 ottobre 2020, N.d.T.] Irina Slavina, direttrice della testata locale “Koza.Press”, si è uccisa davanti alla sede del Ministero dell’Interno di Nižnij Novgorod. I medici non sono riusciti a salvarla. In precedenza Slavina aveva scritto sul suo profilo Facebook: “Chiedo che la colpa della mia morte ricada sulla Federazione Russa”.

Un giorno prima del suicidio l’appartamento della giornalista era stato perquisito nell’ambito di un’indagine per la presenza di una “organizzazione non gradita” (articolo 284.1 del codice penale) e in seguito alla perquisizione Slavina era stata portata via per essere interrogata.

La giornalista non è l’unica ad aver subito pressioni da parte degli agenti di sicurezza nel corso degli ultimi giorni. “Novaja Gazeta” analizza alcuni casi eclatanti.

La perquisizione di “Novye Kolesa”

Venerdì a Kaliningrad alcuni agenti hanno perquisito la redazione del giornale “Novye Kolesa”, che aveva dato voce ad alcune critiche riguardanti le mazzette del direttore della sezione regionale di ricerca operativa del Ministero dell’Interno.

È stato il direttore del giornale, Igor’ Rudnikov, a diffondere sulla sua pagina Facebook il mandato di perquisizione.

Secondo i documenti, la visita dei poliziotti è stata dovuta a un procedimento penale per diffamazione (parte 5 articolo 128.1 del codice penale della Federazione Russa). Secondo l’istruttoria, il 14 maggio un “soggetto non identificato” all’interno della sede della redazione aveva pubblicato “informazioni notoriamente false a proposito del direttore della sezione di ricerca operativa degli uffici regionali del Ministero dell’Interno, Peršikov”.

In quello stesso giorno è stato il giornalista di “Novye Kolesa”, Aleksej Malinovskij, a essere sottoposto a perquisizione. Secondo quanto riportato dalla moglie, alle sei del mattino un poliziotto si è presentato al loro appartamento insieme ad alcune persone con il volto coperto da mascherine, sfondando la porta. In quel momento nell’appartamento c’erano due bambini piccoli.
Durante la perquisizione a Malinovskij sono stati sequestrati il telefono, l’hard disk e due computer portatili. In seguito, gli agenti hanno portato il giornalista nella redazione di “Novye Kolesa”.

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Igor’ Rudnikov. Foto di Georgij Markov
Rostelekom e TVK

Lo scorso giovedì Rostelekom [una delle principali compagnie russe di telecomunicazioni, N.d.T.] ha eliminato il canale televisivo di Kraznojarsk TVK dalla lista dei suoi clienti abbonati.
Rostelekom già a luglio aveva minacciato di farlo: come ha comunicato la redazione del canale televisivo, la scorsa estate era stata ricevuta una lettera in cui Rostelekom li informava dell’intenzione di chiudere unilateralmente il contratto e bloccare la trasmissione il 30 settembre. Le ragioni alla base della rescissione dagli accordi nel testo della comunicazione non erano stati specificate.

Per tutto questo tempo il canale televisivo aveva tentato di fare luce sul motivo della chiusura. Rostelekom, tuttavia, non ha chiarito con alcuna comunicazione “il punto centrale” della questione e il direttore della compagnia ha comunicato a TVK di non essere al corrente di quanto stava succedendo.

La decisione è risultata inaspettata anche per il fatto che gli accordi erano stati siglati proprio alcune settimane prima che la comunicazione venisse inviata. Come ha fatto notare a “Novaya Gazeta” la direttrice di TVK Marija Buchtueva, la rescissione dal contratto non poteva essere stata causata da una qualche violazione da parte del canale televisivo, per cui un eventuale diverbio tra le parti coinvolte non poteva essere il vero motivo.

Alla fine i rappresentanti di TVK si sono rivolti al tribunale arbitrale dell’oblast’ di Novosibirsk con la richiesta di riconoscere la chiusura del contratto come azione non valida. Oltretutto, i giornalisti hanno richiesto al tribunale alcune misure cautelari per impedire che Rostelekom interrompesse la trasmissione del segnale prima del verdetto finale. La richiesta è stata però respinta.

“Gli spettatori che vogliono guardare l’edizione locale del telegiornale abbandoneranno Rostelekom, ma per fare questo sarà necessario compiere tutta una serie di azioni poco piacevoli: restituire l’apparecchio, scrivere una nota. Ci stiamo preparando al fatto che perderemo una parte del nostro pubblico e cerchiamo di fare di tutto perché questo non avvenga” dice Buchtueva.

Foto di tbk6.ru
Il direttore di “MK v Pitere” e le autorità di tutela

A Pietroburgo alcuni poliziotti si sono presentati da Maksim Kuzachmetov, direttore del quotidiano “MK v Pitere”. Con loro c’erano anche alcuni assistenti sociali e si presume che le autorità avessero ricevuto la segnalazione che il giornalista picchiava i suoi bambini. Kuzachmetov stesso, dal canto suo, ritiene però che la visita sia stata dettata da motivazioni politiche.

Come ha raccontato il giornalista in un suo post su Facebook, l’arrivo nel suo appartamento degli organi di sorveglianza potrebbe essere legato al suo rapporto con Russia Unita [Edinaja Rossija, il partito di Vladimir Putin, N.d.T.].
Inoltre, potrebbe trattarsi di una vendetta del capo della municipalità Ekateringofskij di San Pietroburgo, Oleg Smakotin, che il giornalista nei suoi pezzi descrive come “un delinquente, che si è impadronito del potere sulla municipalità grazie a documenti contraffatti”.

Ricordiamo che un anno fa Maksim Kuzachmetov era stato eletto tra i deputati del distretto Ekateringofskij per il partito Jabloko [partito d’opposizione, N.d.T.] e dieci giorni prima delle elezioni alcuni assistenti sociali gli avevano fatto una visita simile.
Appena prima che questo accadesse nel giornale della municipalità era apparsa la pubblicazione anonima “Aiuto! Mio papà è un oppositore!”, in cui si affermava che Kuzachmetov presumibilmente utilizzava i propri figli come “scudo umano”. Motivo di tale gesto era stato il fatto che il candidato si fosse presentato in commissione elettorale con il bambino nella carrozzina.

 Il blocco alla stampa del giornale “Bonus” in Baškirija

Giovedì nella tipografia Baškirostan è scomparsa un’intera tiratura del giornale “Bonus”. In quel numero della pubblicazione sarebbe dovuto essere inserito anche un articolo sugli affari della famiglia di Aleksandr Sidjakin, il direttore degli uffici amministrativi della repubblica della Baškirija, e sulla restrizione della concorrenza nella regione.

Il giorno prima alla redazione era stato comunicato che il numero del giornale non sarebbe uscito, mentre la mattina successiva l’intera tiratura “è scomparsa” dalla tipografia.

Parallelamente, per via del fatto che la tipografia sarebbe potuta incorrere nel pagamento di penali se non avesse consegnato le copie stampate, nella giornata di giovedì ai membri della redazione del giornale è stato consigliato di firmare comunque le fatture e il conto per la stampa dell’edizione.

Nel frattempo la tipografia Baškirostan ha affermato che quanto stava succedendo non aveva legami con la politica. Oltretutto, gli operai hanno notificato alla polizia un comunicato contenente una falsa denuncia alla direzione della società Sem’ Veršin, che pubblica il giornale “Bonus”.

– L’intera tiratura non può essere stata sottratta, dal momento che non è nemmeno stata stampata (cosa di cui il giornale è stato avvisato in anticipo). Non si può scaricare sulla politica i propri problemi economici, ogni lavoro deve essere pagato per tempo! Il giudizio sui materiali che vengono pubblicati nel giornale non è il nostro lavoro. – ha detto il direttore della tipografia Anton Danilenkov.

“Bonus” esce una volta a settimana con una tiratura di sessantamila copie. Nell’inchiesta che sarebbe dovuta essere pubblicata nel numero 29 del giornale veniva riportato come la moglie di Sidjakin sia comproprietaria di un’azienda di ascensori con un fatturato di miliardi di rubli. Il fatto che in Baškirija in questo momento il numero di appaltatori registrati per le forniture di ascensori venga ridotto potrebbe andare a vantaggio della moglie del burocrate nell’ottenere più contratti.

Sebbene l’inchiesta non sia stata pubblicata nella versione cartacea del giornale, all’interno degli uffici amministrativi della Baškirija di reazioni ce ne sono state. Alla stampa è stato comunicato che i fatti di cui si parla non corrispondono alla realtà, mentre ora la direzione amministrativa della repubblica si prepara a querelare il portale Proufu.ru.

La copertina del numero sequestrato di “Bonus”
Perquisizioni al direttore di Koza.Press e attivisti civili a Nižnij Novgorod

Giovedì a Nižnij Novgorod è stato aperto un procedimento penale contro il responsabile della chiesa pastafariana locale, Michail Nosilevič, in base all’articolo sull’esistenza di attività di organizzazioni indesiderate (articolo 284.1 del codice penale). La faccenda è legata a “Otkritaja Rossija” [“Russia Aperta”, è il nome condiviso da due organizzazioni politiche russe che combattono per la democrazia e i diritti umani, N.d.T.].

Nel corso di indagini successive, a essere sottoposti a perquisizione sono stati anche Roman Tregubov – il coordinatore della sede locale dell’opposizione guidata da Naval’nyj – e gli attivisti Jurij Šapošnikov, Dmitrij Silovončik e Michail Borodin.

Anche la direttrice del portale di Nižnij Novgorod “Koza.Press”, Irina Slavina, ha ricevuto lo stesso trattamento. Come ha raccontato la giornalista in un suo post su Facebook, alle sei del mattino dodici persone sono entrate nel suo appartamento “con una motosega e un piede di porco”. Si trattava di membri del comitato investigativo, poliziotti, membri della SOBR [Squadra Speciale di Reazione Rapida, N.d.T.] e alcuni testimoni.

Alla donna non è stata data la possibilità di chiamare il proprio avvocato.

Secondo quanto riportato da Slavina, nel suo appartamento gli agenti cercavano brochure, volantini e ricevute di Otkritaja Rossija. Alla fine sono stati sequestrati una chiavetta USB, i telefoni, alcuni portatili, un computer e dei taccuini. Dopo la perquisizione la giornalista è stata portata via per essere interrogata.

Venerdì Irina Slavina si è tolta la vita davanti alla sede locale del Ministero dell’Interno.

Irina Slavina (a destra). Fonte: Facebook

FONTE: Novaya Gazeta, 2 ottobre 2020 – di Dar’ja Kozlova, Traduzione di Olga Maerna. 

Olga Maerna

Il fatto che mi sia stato messo un nome slavo senza che nessuno nella mia famiglia lo fosse è stato probabilmente un segno del destino. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere studiando tra Milano e Mosca. Ora sogno di riabbracciare presto una betulla siberiana e di aprire un giorno una mia casa editrice. Nel frattempo, recensisco libri e traduco.