Берёзка - Berëzka

Etimologia

In russo Berëzka è il diminutivo della parola berëza (betulla), ma richiama anche un serie di negozi per stranieri nati in URSS negli anni ’60 in cui potevano acquistare cibi o merci pregiate direttamente in valuta straniera. Assunsero questo nome in quanto all’estero era fortemente associato all’immagine dell’Unione Sovietica: nel 1930 ingegneri occidentali risiedevano in un distretto di Magnitogorsk chiamato Berëzka e nel 1948 sorse in Russia un gruppo folk con questo nome che spesso si esibiva anche al di fuori del suolo sovietico. In seguito si cominciò però a denominare con il nome Berëzka tutte le attività che in Unione Sovietica avevano a che fare con la valuta estera, ovvero anche i Vnešposyltorg, cioè i negozi riservati ai cittadini sovietici che disponevano di moneta straniera.

Berëzka

Durante gli anni di Chruščëv l’Unione Sovietica partecipò a numerosi progetti internazionali, aprì nuove ambasciate in altri Paesi, inaugurò nuove alleanze commerciali e offrì assistenza tecnica a molti Paesi del terzo mondo. I molti cittadini sovietici che lavoravano all’estero (detti in russo zagrabotniki) ricevevano il proprio salario in moneta straniera, parte del quale veniva ovviamente speso in loco per le normali necessità quotidiane. A questi non era però permesso accumulare i guadagni sui conti correnti sovietici in valute diverse dal rublo, potendo soltanto aprire conti in valuta straniera presso la Vneštorgbank (banca per il commercio estero dell’Unione Sovietica) e usare quei soldi per l’acquisto di beni di consumo attraverso trasferimenti bancari. I soggetti ordinavano infatti i beni desiderati da appositi cataloghi, trasferivano la somma necessaria in valuta estera sul conto della rispettiva Vneštorgbank e, al loro ritorno, ritiravano i prodotti in specifici negozi, appunto i Vnešposyltorg.

Berezka

Nel 1965, per permettere ai cittadini sovietici di accumulare la propria valuta estera in Patria, vennero introdotti i sertifikaty, una sorta di assegni in rubli che fungevano da mezzo di pagamento nei negozi Vnešposyltorg: questi convertivano in rubli la rispettiva somma in valuta straniera e permettevano al titolare di usarli come denaro per l’acquisto di merci dal valore equivalente. Inizialmente erano di tre tipi, a seconda della valuta convertita: con banda gialla (emessi in cambio di valuta con convertibilità limitata, ovvero quella dei Paesi in via di sviluppo), con banda blu (emessi per le valute dei Paesi socialisti) e senza banda (emessi in cambio di valuta liberamente convertibile come dollari, sterline, marchi, ecc). Ognuno di questi deteneva poteri d’acquisto diversi, conferendo possessore l’accesso solo a specifiche categorie di beni (i certificati senza banda erano quelli con valore maggiore, mentre quelli con banda blu i meno pregiati). Nel 1977 le tre tipologie di assegni vennero abolite e sostituite dai čeki vnešposyltorga, ricevute egualmente emesse per qualsiasi tipo di valuta estera.

Parallelamente al sistema Vnešposyltorg, anche un altro tipo di commercio in valuta cominciò a svilupparsi in Unione Sovietica: i negozi per stranieri. La nascita di tali realtà pare legata al forte ampliamento del turismo mondiale verificatosi in quegli anni. I turisti portavano ovviamente con sé molta valuta estera e l’URSS decise di creare per loro una serie di servizi in cui spenderla grazie a Inturist, l’organizzazione che si occupava del mercato turistico in Unione Sovietica. Tra i suoi compiti principali figuravano quelli di attirare visitatori stranieri, vendere loro i biglietti per i mezzi di traporto e dotarli di alloggio (i turisti soggiornavano nei vari Hotel VAO – Vnešneėkonomičeskoe Akcionernoe Obščestvo Otelej – che accettavano contanti stranieri nei loro ristoranti e bar), occuparsi dell’organizzazione di escursioni e tour nei luoghi di maggiore interesse e dar loro la possibilità di acquistare prodotti locali in negozi specializzati in cui potevano pagare direttamente con la moneta del loro Stato di provenienza (se era liberamente convertibile), ovvero i cosiddetti Berëzka.

La gamma di articoli acquistabili nei Berëzka era ovviamente ampissima e differiva molto da quello a cui un normale cittadino sovietico potesse mai ambire. Pur di accedervi, molti ricorrevano ad acquistare illegalmente i certificati o čeki in cambio di una cospicua somma in rubli, in quanto non riportavano il nome del legale possessore e raramente veniva chiesto ai clienti di presentare i documenti attestanti l’effettivo diritto di possederli. Per entrare, era di solito sufficiente mostrare di avere degli assegni con sé. Un’altra strategia largamente adoperata era ricorrere alla propria rete di amici o conoscenti, contattando coloro che detenevano privilegi per poi, in cambio di favori, negoziare con loro un accordo per ottenere ciò che più desideravano. Questo sistema portava il nome blat.

Proprio per il fatto di favorire l’élite, contribuendo ad ampliare le differenze sociali tra la popolazione, e di stimolare la nascita di pratiche illegali, i negozi Berëzka vennero chiusi nel 1988 sotto direttiva di Gorbačëv, con l’intento di portare maggiore giustizia sociale nel Paese.