Noi, congelati nonostante il caldo

Gli orsi, la Svizzera russa e il kumis: perché andare in Baškirija.

Il vantaggio e l’unicità della Repubblica di Baškortostan sono il clima, la presenza di un gran numero di fonti curative, di erbe mediche, di fiumi, di grotte e di tradizioni conservatesi fino a oggi, come l’apicoltura e la produzione di kumis di qualità. Molti aspetti della Baškirija godono di fama mondiale, ma non tutti i turisti sono lontanamente a conoscenza dell’ospitalità e della bellezza di questa terra.
L’inviata di Lenta.ru si è diretta in Baškirija e ci ha raccontato le sue principali specialità.

Suoi vostri fianchi, Urali
Avete alzato scuri boschi,
E sui vostri piedi, Urali,
La steppa, verde bellezza.

Fiori bianchi come la neve
Sbocciano sui vostri prati,
E i fiori, e gli usignoli
Rendono onore ad Allah.

 Amore non a prima vista

Nei versi dell’eroe nazionale baškiro e del poeta-narratore Salavat Julaev si trasmette un’immagine precisa di una delle repubbliche più verdi della Russia.
«Rachim itegez! Benvenuti nella terra baškira!», con queste parole ci saluta la guida. L’accoglienza è stata calorosa, ma un po’ sfuggente: nonostante fossimo arrivati a Ufa, non avevamo la sensazione di essere sugli Urali.  Poi, inaspettatamente, abbiamo iniziato a meravigliarci: nuotavamo lungo la corrente e osservavamo.

La capitale della Repubblica si presenta come tale: è un luogo ricco di infrastrutture moderne, musei e altri centri culturali e ricreativi. Nel cuore della città si trova il Monumento all’Amicizia, dedicato al quattrocentesimo anniversario dall’unione della Repubblica di Baškortostan alla Russia, e nelle altre zone della città ci sono sculture in onore a poeti baškiri, artisti e altre personalità illustri. Oggi sulle strade si ergono i monumenti a Mustaj Karim, Sergej Aksakov, Fëdor Šaljapin e, fra 20 anni, sarà possibile ammirare insieme a loro anche la stuatua di Zamfir, Jurij Ševčuk e dei rapper Boulevard Depo e Face.

I paesaggi urbani a prima vista sembravano sbiaditi, ma era necessario solo aspettare il sole. Il sole ha illuminato non solo il terreno roccioso, ma anche i volti sorridenti dei cittadini ospitali, totalmente devoti alla propria terra natìa.

«Ricordo che a Ufa è arrivato un gruppo di turisti, e non si trovava una guida per loro. A quel tempo io lavoravo all’ufficio dedicato alle escursioni e ai viaggi a Ufa. Affinché l’evento non saltasse, durante il viaggio in autobus con i turisti, mi sono alzata e ho iniziato a raccontare loro tutti gli aneddoti che ricordavo sulla città di Ufa. In quel momento ho realizzato che sapevo molto poco della mia città. Ho iniziato a leggere e a raccogliere materiali. Ha funzionato. Sono una guida turistica da 44 anni. Conosco 17 diversi percorsi per fare escursioni in città e nella Repubblica di Baškortostan. Sono diventata un simbolo per lo sviluppo del turismo locale, sono stata insignita di una medaglia commemorativa per i 100 anni della Repubblica, e inoltre mi è stato assegnato il titolo di “funzionario onorario nell’ambito dei servizi turistici».

Ignat’eva Marina Vsevolodovna, guida turistica

La Repubblica non è una meta turistica usuale come lo sono ad esempio la Crimea, Soči o Kaliningrad. Eppure, la pandemia di coronavirus è diventata un pretesto per spingere i turisti più sofisticati a visitare territori precedentemente inesplorati. Proprio per questo motivo il Ministero del Turismo russo ha organizzato un press-tour, ragione per cui ci troviamo qui ora.

Ospitalità e sapore

Gli abitanti locali si relazionano alla propria Repubblica con amore: ne custodiscono la natura, il passato e la cultura. Questo luogo è popolato prevalentemente da russi, tatari e baškiri. Il significato più profondo qui viene dato dalla religione: nella capitale stanno costruendo una moschea di grandi dimensioni, che a breve aprirà le porte. Tuttavia, secondo le parole degli abitanti, i musulmani qui sono sufficientemente progressisti: il temperamento del popolo non è tanto forte e conservatore come nelle altre nazioni.

Indipendentemente dal fatto che i baškiri vivano in città o in campagna, rispettano e osservano le tradizioni. Gli abitanti di città sono un po’ più contemporanei, è tutto civilizzato, mentre nei deserti è tutto più semplice. Il popolo ha una cultura complessa, che è cambiata col tempo. Per farla breve: celebrano le festività musulmane e anche le altre più tradizionali, mentre i matrimoni sono celebrati in modo moderno. 

La nostra conoscenza della tradizione e della cultura della zona è iniziata a 130 chilometri da Ufa, nella riserva geologica Toratau, che si trova ai piedi della omonima montagna. Il geoparco si trova all’incrocio con la parte meridionale degli Urali.

Percorrendo un campo estesissimo e cosparso di girasoli, sembra di essere in un luogo che vive sotto l’influenza di un incantesimo sortito dalla Repubblica. Le jurte disposte lontane l’una dall’altra, i baškiri con indosso i costumi locali che accolgono gli ospiti, il tradizionale kumis e il čak- čak su un vassoio offerto ai passanti in segno di accoglienza.

Soffia un vento tiepido, intorno è tutto verde e a pochi metri dalle persone un cavallo spizzica l’erba, e il sole scalda attraverso i cappelli. Subito un uomo in rosso inizia a suonare il kurae, uno strumento a fiato baškiro. Il timbro morbido e il suono inusuale sembrano arcani, enigmatici e subito si immergono nell’oblio. Il mondo per un attimo si ferma e sembra di essere completamente in un’altra dimensione, lontana dal trambusto metropolitano. E proprio grazie a questa sensazione viene voglia di tornare in Baškirija ancora e ancora.

“La Svizzera degli Urali”

Il giorno successivo ci aspettava la partenza verso la regione di Beloreckij. Le strade lasciavano a desiderare, ma la scomodità veniva compensata dalla bellezza del paesaggio. Più ci allontanavamo da Ufa, più respiravamo profondamente: l’aroma di aghi pino ci avvolgeva completamente. Dopo un paio d’ore di percorso fatto di alberi fitti, cominciava a intravedersi dell’acqua: avevamo raggiunto il lago più profondo della Repubblica, intorno al quale si trovava una grande quantità di sanatori, centri ricreativi e alberghi.

Il lago Bannoe o Jakty-Kul’ nella traduzione dalla lingua baškira significa “lago limpido”. Il nome stabilito nel popolo è collegato a Emel’jana Pugačëva: la leggenda natta che nel 1774 l’esercito di Pugačëv si sarebbe fermato proprio in questo luogo un giorno per farsi un bagno, evento a seguito del quale il lago ha ottenuto il suo nome.

Questo luogo e i suoi dintorni ricordavano qualcosa di familiare e sovietico. Un vero e proprio cocktail d’ossigeno, l’asciugamano sottobraccio, Panama, i suoni di una discoteca improvvisata che gli adulti hanno organizzato sulla riva, nonni con canne da pesca e nonne che chiacchierano sulle panchine. E, cosa più importante, nessuna fretta.

Come raccontano gli abitanti del posto, i sanatori locali sono molto popolari fra i cosmonauti: i cosmonauti vengono qui per lunghi periodi per rimettersi in sesto dopo aver volato. Ma nella Repubblica è possibile anche un tipo di vacanza più dinamica, come lo sono ad esempio le attività invernali. Spesso i russi partono alla ricerca della bellezza e dell’avventura e percorrono migliaia di chilometri, dimenticandosi che la “Svizzera degli Urali”, come molti la chiamano, è molto vicina.

Così nella repubblica ci sono due grandi e famose stazioni sciistiche: Abzakovo, che si trova a 60 chilometri da Magnitogorsk e Metallurg-Magnitogorsk, eretto sulla cima di Jamankaj a 942 metri d’altezza. Raggiungere la vetta del secondo è possibile prendendo la funivia e allo stesso tempo vederlo dall’alto da una cabina sul lago Bannoe.

Kumis: una faccenda di famiglia

Ai piedi della montagna siamo venuti a conoscenza dell’autentico kumis baškiro in un’azienda agricola locale. Lì un piccolo trattore, una radura in cui pascolavano dei cavalli, e sullo sfondo di tutto questo un paesaggio pittoresco. I baškiri sono devoti non soltanto alla propria terra, ma anche ai propri mestieri. Di questo ci ha parlato Ajtugan, il proprietario sorridente della produzione di kumis. Lui e la sua famiglia si occupano dell’allevamento di cavalli purosangue baškiri, da cui ricavano carne e latte. Nella stagione da giugno a settembre, producono quotidianamente dai 500 ai 1000 litri di kumis.

Per produrlo le grandi aziende agricole utilizzano appositi macchinari specializzati nella mungitura, ma qui ci sono solo aziende locali dove della produzione di kumis ci si occupa manualmente. Come racconta Ajtugan, per lui questa è una faccenda di famiglia ed è la prosecuzione della tradizione degli antenati.

Prima di preparare il kumis, fanno affumicare il liquido. Questo si fa innanzitutto per sterilizzarlo, e poi anche per ottenere un retrogusto di ontano. Successivamente, nello stesso barile affumicato versano latte e lievito, che montano a neve per un intero giorno. Verso sera si lascia riposare il prodotto, per poi ottenere una bevanda gassata e leggermente acida.

Come dicono i locali, un buon kumis deve frigolare. Ajtugan ha sottolineato che se non ci fosse stipa, ovvero l’erba di cui si nutrono i cavalli, il kumis non sarebbe lo stesso. Ma la fertile terra baškira possiede tutto il necessario per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento.

I cavalli pascolano nella foresta, dove d’inverno cade la neve. Alla domanda se avesse voluto fare questo per tutta la vita, Ajtugan ha risposto di sì. In futuro vorrebbe ampliare la produzione e renderla una delle più grandi della Repubblica. La carne di cavallo e il kumis sono prodotti salutari e molto richiesti, dal momento che costituiscono il fondamento della forte salute dei baškiri. I locali credono che una volta arrivati qui, i turisti debbano assaggiare queste specialità della Repubblica. E se la carne di cavallo è più semplice comprarla e portarla via con sé, con il kumis la faccenda si complica: non è permesso portarlo a bordo dell’aereo a causa della pressione e del pericolo di esplosione.

Verso la grotta lungo una strada dissestata

La ciliegina sulla torta di questo viaggio è stata la famosa grotta degli Urali, Šul’gan-Taš. Per arrivarci ci vogliono quasi quattro ore: a un certo punto le strade sono così dissestate che si rimbalza sui sedili. Gli scossoni durante il viaggio erano così forti che per errore l’applicazione del cellulare aveva contato più di 50mila passi entro la fine della giornata. Era uno dei giorni più piovosi e una volta arrivati abbiamo aspettato a lungo che la pioggia smettesse sotto il tetto del gazebo della riserva naturale.

Questo luogo è noto per le antiche pitture rupestri risalenti al Paleolitico che vi sono state scoperte. Con gli anni la grotta ha cominciato a essere troppo affollata, dal momento che esploratori e turisti venivano qui da tutto il mondo. Per questo motivo le autorità decisero di chiudere l’accesso e le visite alle pitture antiche. Solo una piccola parte è aperta alle visite, mentre all’ingresso della grotta è stata riprodotta una copia delle pitture rupestri. 

Ciononostante, questo è un luogo molto affascinante. Il prezzo degli studi su questa grotta sono state le vite umane. Recentemente, durante gli studi della grotta di Kapovaja, sono morti due uomini. Il primo caso è avvenuto nel 1964 durante l’avviamento dei lavori idrici nella grotta. Il secondo sfortunato caso è datato 2019: durante un’immersione nel lago Goluboe il sub ha avuto problemi cardiaci.

Alla fine del viaggio la nostra guida turistica Marina Vsevolodovna Ignat’eva, con una timida tristezza negli occhi, ha fatto notare che in Baškirija è necessario stare al massimo una settimana: ci sono troppi bei posti qui. E sicuramente parlava in modo sincero: dopo aver percorso in lungo e in largo quasi tutta la Repubblica, lei ne parla con grande amore.

«Ci siamo congelati nonostante il caldo e non sapevamo che fare»
Ignat’eva Marina Vsevolodovna, guida turistica

Fra tutti i luoghi meravigliosi che è necessario visitare in Baškirija, è difficile sceglierne solo alcuni: ce ne sono troppi. Ma il mio preferito è la congiunzione sul fiume Zilim, lungo il quale è stata scoperta una natura straordinaria, come la grotta Kinderlinskaja e l’arrampicata sul monte Iremel’, bellissima e maestosa. Non è facile percorrerla, ma ne vale la pena. Anche le escursioni in quad o in motoslitta sulla cascata Atyš meritano notevole attenzione: le sensazioni che si provano sono incomparabili.

Lungo il sentiero durante una delle mie escursioni in Baškirija è successa una cosa che ricorderò per tutta la vita. Stavo scalando la montagna più alta, Jamantau (1648 metri), all’inizio dell’estate insieme a un gruppo di 15 turisti. Il nome della montagna si traduce “montagna malvagia”. A metà strada ci è venuto incontro un orso, affamato dopo il suo letargo invernale. Ci siamo congelati dalla paura nonostante il caldo e non sapevamo che fare. Il capogruppo ha ordinato che iniziassimo a fare rumore. Abbiamo preso tutto quello che avevamo con noi: tazze, ciotole e altri oggetti e abbiamo iniziato a battere i piedi e a gridare, ma che dico, a strillare.

Tutti gli uomini del gruppo si sono messi di fronte all’orso per proteggere le donne. Tutto è successo molto velocemente: l’orso si allontanò, si girò, ci guardò un’ultima volta e corse via. Eravamo confusi, non sapevamo se continuare l’escursione o tornare indietro. Alla fine, abbiamo deciso di continuare a scalare la montagna. Eravamo felicissimi quando siamo arrivati in cima, così gridammo di nuovo, ma stavolta dalla gioia.

Fonte Lenta.ru, 19/10/2020 – di Ajsel’ Ejubova, Traduzione di Laura Cogo