Diamanti, spumante e grano saraceno: i successi della Russia nelle esposizioni universali

La prima esposizione universale si svolse a Londra nel 1851, dove la Russia espose formaggio e gioielli. Nei diversi anni gli industriali russi e sovietici presentarono nelle esposizioni la matrioska russa e i mosaici della cattedrale di Sant’Isacco, raffigurazioni ad acquarello lunghe 900 metri dei paesaggi della linea Transiberiana e la riproduzione della navicella spaziale “Vostok”. Scoprite i premi ricevuti dalla gioielleria russa, dalle invenzioni tecnologiche e perfino dai cereali nelle esposizioni universali di Londra, Parigi e Montreal.

Il debutto della Russia nel 1851: grano saraceno, diamanti e porte in malachite

La prima esposizione internazionale, che si svolse a Londra nel 1851, era dedicata all’industria. Appositamente per l’esposizione venne costruito il Crystal Palace a Hide Park; proprio lì, ospiti da tutto il mondo assaggiarono per la prima volta il latte condensato, videro la macchina da cucire “Singer”, i diamanti Koh-i-Noor, la gomma vulcanizzata e il prototipo del fax. Per comodità, i prodotti vennero suddivisi in 30 categorie: “macchine per la produzione manifatturiera”, “prodotti fossili e dell’estrazione mineraria”, “materie prime” e altri. Una giura internazionale premiò i rappresentanti con Medaglie d’Onore, Medaglie di Secondo Grado ed Encomi.

La sezione russa si componeva in tutto di 365 espositori: l’economia della gleba del paese era in crisi, dunque i proprietari terrieri, i commercianti e fabbricanti che vollero prendere parte all’esposizione erano pochi. Tuttavia, la Russia portò grano, cotone, pelle, prodotti dell’industria metallurgica e oggetti di lusso. I cereali e le erbe ricevettero la Medaglia di Secondo Grado, e, in particolare, la giuria esaltò il grano saraceno e il semolino. Vennero premiati con la Medaglia d’Onore la gioielleria di Pavel Sazikov per un candelabro con raffigurazioni della battaglia di Kulikovo e i gioiellieri di corte Kamera e Zeftigen per un diadema di brillanti. La fabbrica di manufatti in malachite dei Demidov fu premiata per degli oggetti di arredamento. Il francese de Valon scrisse: “Noi, poveretti, siamo felici se abbiamo un sigillo o un bottone in questa pietra, mentre in Russia il signor Demidov con questa può costruirci un intero palazzo!”. Le porte in malachite, che pesavano 18 libbre (circa 44 kilogrammi), dopo l’esposizione vennero acquistate dal banchiere inglese Hope per 10 mila sterline, una somma spropositata per l’Inghilterra del XIX secolo, dove un abitante medio spendeva 30 sterline in un anno.

La prima esposizione universale fu visitata da sei milioni di persone provenienti da 32 paesi; iniziò così lo scambio tecnologico-culturale tra i paesi. L’esposizione successiva si svolse nel 1855 a Parigi, in cui per la prima volta vennero presentati i lavori di artisti contemporanei di diversa nazionalità; per questo venne costruito il Palazzo di belle arti. Tuttavia, la Russia non partecipò all’esposizione a causa della guerra di Crimea, e l’occasione successiva arrivò solo nel 1867.

L’esposizione del 1867: l’isba russa, le scuderie imperiali e gli zaffiri

La quarta esposizione venne organizzata dalla Francia nel 1867. Sul campo di Marte a Parigi venne costruito un enorme palazzo a forma di ellissi, composto da sette gallerie: delle belle arti, delle macchine, della storia del lavoro e altre. Dei corridoi suddividevano lo spazio in settori, corrispondenti ai paesi partecipanti. La costruzione fu ideata dall’ingegnere francese Frédéric le Play, e venne edificata da Jean-Baptiste Krantz e Alexandre Gustave Eiffel.

Nella sezione russa vennero esposti più di 1300 oggetti: gioielli, mosaici, armi, tappeti caucasici, pellicce, ricami su stoffa e velluto, manufatti etnografici. Il responsabile del settore caucasico Nikolaj Sitovskij scrisse a proposito degli oggetti in oro e argento dell’artigiano di corte Ignatij Sazikov: “Accanto alla vetrina con i suoi manufatti c’era sempre una marea di persone. La straordinaria varietà dei soggetti e precisa esecuzione resero le opere di Sazikov oggetto dell’ammirazione generale”. Invece, il mosaico realizzato da Ivan Sokolov, capo maestro della manifattura di granito di Peterhof, per la cattedrale di Sant’Isacco, era “decisamente superiore a tutto quello che era stato prodotto dall’arte fiorentina”.

Inoltre, la Russia esibì pietre e metalli preziosi provenienti dalla Camera di Sua Altezza Imperiale. Le ametiste, gli zaffiri e gli smeraldi vennero poi acquistati dal British Museum.

Nel parco attorno all’edificio vennero collocate le officine di costruzione e i padiglioni delle nazioni, tra cui un’isba russa. Questa venne assemblata “senza nemmeno un chiodo” e ricordava una casa di campagna, con il cortile coperto, la veranda, l’angolo dedicato alle icone sacre, il forno russo e disegni popolari sulle pareti. Per l’isba, il carpentiere dell’officina di Vladimir venne insignito della medaglia d’argento. Vicino, vi erano le scuderie con i cavalli dello zar; per il contributo nel miglioramento delle razze, l’imperatore Alessandro III venne insignito del Grand-Prix.

Per il quadro “La battaglia di Poltava”, al pittore Aleksandr Koceb venne consegnata la medaglia d’oro. Invece, la copia in acquarello dell’affresco del 1189 della chiesa di Novgorod a Neredice colpì così tanto l’imperatore francese Napoleone III che ordinò di forgiare una medaglia speciale con cui premiò l’artista Nikolaj Martynov.

L’esposizione del 1900: il Padiglione delle regioni russe, la Transiberiana e la Matrioska

Anche l’esposizione del 1900 si svolse a Parigi, sul campo di Marte, e tirò le somme del secolo appena trascorso. In quel momento la Russia e la Francia erano alleati molto stretti, quindi la direzione dell’esposizione assegnò alla sezione russa l’area espositiva più grande: 24 mila metri quadrati. L’allestimento fu compito di un’”Altissima commissione istituzionale”. All’esposizione presero parte 2,5 mila produttori russi; tutti gli espositori dovevano inviare in anticipo il disegno del proprio stand al commissario generale, il principe Vjačeslav Tenišev, per far sì che fossero in linea con il piano generale e l’aspetto artistico.

Il Padiglione della periferia russa venne progettato dall’architetto Robert-Fridrich Mel’cer. Venne costruito imitando lo stile del Cremlino di Mosca e di Kazan’, con torrette, campane e tetti in tegole di diversi colori. L’interno del padiglione venne decorato da Kostantin Korovin: su un pannello vi erano raffigurazioni dei paesaggi del Caucaso, dell’Asia centrale, della Siberia e dell’estremo nord, scene di caccia all’oro e agli animali da pelliccia. Il governo francese premiò l’artista con l’ordine della legione onoraria. Dopo l’esposizione, il pannello venne trasferito al Museo Russo di San Pietroburgo.

La stampa francese chiamò il padiglione “il palazzo Siberiano”: molti artefatti erano dedicati alla conquista della Siberia, come i modelli di rompighiaccio per l’attraversamento del Bajakal. In onore della linea Transiberiana, venne costruita un’attrazione a forma di treno: i visitatori potevano sedersi nel vagone, mentre al finestrino scorreva un panorama di 900 metri con paesaggi in acquarello della tratta Transiberiana, realizzati dall’artista Pavel Pjaseckij. Il Comitato della ferrovia siberiana e il Ministero dei trasporti ferroviari ricevettero il Grand-prix per la costruzione della tratta Transiberiana, mentre all’ingegnere Lavr Proskurjakov venne consegnata la medaglia d’oro per la progettazione del ponte ferroviario di Krasnojarsk sul fiume Enisej.

Vennero insigniti del Grand-prix anche la fabbrica di spumante della Crimea “Novyj Svet” e l’azienda produttrice di cioccolate “Ejnem”, diventata poi l’odierna fabbrica “Krasnyj Oktjabr’”. Il fisico Aleksandr Popov ricevette la medaglia d’oro per un prototipo di radio. Lo stesso premio venne conferito alla matrioska russa; infatti, è proprio all’esposizione del 1900 che la famosa bambola venne presentata per la prima volta.

Il giornale francese Liberté scrisse: “nel giro di pochi anni, l’industria e il commercio russo hanno avuto un tale sviluppo che ha lasciato tutti a bocca aperta”, mentre Alexandre Millerand, in quel momento ministro francese del commercio, definì l’esposizione russa come “l’attrazione più interessante nella celebrazione parigina del lavoro”. In totale, la Russia ricevette più di 1.500 premi, di cui 212 Grand-prix e 370 medaglie d’oro.

L’esposizione del 1967: il “tetto volante”, la conquista della Siberia e il viaggio nello spazio

L’esposizione del 1967 si sarebbe dovuta finalmente tenere a Mosca, in onore dei 50 anni dalla Rivoluzione d’ottobre. Tuttavia, a causa delle dimissioni del primo segretario del Comitato Centrale del PCUS, Nikita Kruščëv, l’evento fu spostato a Montreal, in Canada, dove, appositamente per l’esposizione, vennero costruiti la metro, lo snodo stradale Turcot e l’isola artificiale Notre-Dame. Il tema principale era “L’uomo e il suo mondo”. Come simbolo, vennero raffigurati degli uomini che si tenevano per mano; dunque, un appello all’amicizia tra i popoli.

Il padiglione dell’URSS fu il più grande e il più visitato: era collocato nella parte settentrionale dell’isola di Notre-Dame e si estendeva per 1,6 ettari. Nell’arco di sei mesi, fu visitato da 13 milioni di persone. L’edificio fu progettato dagli architetti sovietici Michail Posochin, Ašot Mndojanic e Boris Tchor.  Le pareti erano di vetro e il tetto sembrava un grande trampolino; per questo, nella stampa occidentale, il padiglione sovietico ricevette il nome di “tetto volante”.  La sera, le vetrate delle pareti si illuminavano, così che l’edificio sembrava ancora più aereo, mentre sul tetto appariva il profilo di un aereo a reazione: il Tu-144, uno dei più veloci dell’epoca. Quest’ultimo costituiva una delle attrazioni principali dell’URSS.

La mostra iniziava con una grande cartina dell’URSS, su cui degli schermi mostravano dei cortometraggi sulla popolazione di diverse aree del paese. Gli stand raccontavano di come si stava sviluppando l’elettronica sovietica, il settore energetico, la metallurgia. Furono presentati per la prima volta al mondo i plastici della centrale nucleare di Obninsk, della centrale idroelettrica di Krasnojarsk, il reattore termonucleare “Tokamak”.

Una parte dell’esposizione era dedicata alla conquista dello spazio. Infatti, non era trascorso molto tempo dal primo volo di Jurij Gagarin, e nel padiglione dell’URSS era esposto un modello del razzo “Vostok” a grandezza naturale.  Al terzo piano issarono una cabina chiusa, chiamata “Čečevica”, dove i visitatori entravano, si sedevano sulle poltroncine oscillanti e guardavano il diorama con raffigurazioni di razzi nel cosmo; tutto ciò ricreava la sensazione di un viaggio nello spazio. Inoltre, veniva mostrato un panorama con viste lunari: la stazione “Luna-9” le aveva registrate il 3 febbraio 1966.

Nella sezione dedicata all’arte, vennero esposti manufatti in pietre degli Urali: paesaggi in diaspro e malachite, la statuetta dello “zoccolo d’argento”, collane e orecchini in cristallo affumicato. Vennero presentati diamanti iacuti, 25 modelli di orologi e foulard di piume di Orenburg. Nel padiglione veniva mostrato un documentario dedicato a questo antico mestiere e si tenevano sfilate di moda.

Il giornale canadese “Montreal star” definì il “tetto volante” il migliore tra tutti i padiglioni sovietici della storia. Tuttavia, nel 1967 l’URSS non ricevette nemmeno un premio. Gli organizzatori dichiararono che “il motivo furono i numerosi reclami avanzati dai singoli partecipanti riguardo l’incorrettezza di alcune decisioni prese dalla giuria”. Dopo l’esposizione, il padiglione fu smontato e collocato al VDNСh, con il numero 70.

Fonte: culture.ru – di Dar’ja Martynenko, tradotto da Alice Bonacina

Alice Bonacina

Da sempre appassionata di lingue e culture straniere, ho deciso di studiare russo con l’inizio dell’università, desiderosa d’intraprendere nuove sfide. Dopo un soggiorno di studio a Nižnij Novgorod e poi a Mosca, che hanno alimentato la mia passione verso la Russia, ora che sono tornata nella mia Bergamo, tradurre per RIT mi aiuta ad alleviare la nostalgia verso questo affascinante paese.