Nutrire la Cina: i prodotti russi saranno introdotti nel più grande mercato al mondo

Ogni anno la Russia aumenta le forniture, ma sono briciole in confronto al suo enorme potenziale.

La crisi economica provocata dall’epidemia ha portato ad una riduzione dell’importazione di prodotti russi in Cina, che nei primi 10 mesi sono diminuite di quasi il 5%. Nel settore agricolo, al contrario, la crescita si è protratta a ritmi accelerati. Nel periodo tra gennaio e ottobre, la Russia ha venduto alla Cina quasi un quarto di cibo in più rispetto a quello venduto nello stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, il commercio di prodotti agroalimentari nella RPC ha un enorme potenziale, e ciò grazie alla graduale revoca delle restrizioni cinesi sul cibo russo. Ad ogni modo, togliere le restrizioni non sarà facile, poiché i cinesi sono estremamente esigenti riguardo all’import straniero di prodotti alimentari e sono pronti ad autorizzarlo solo se necessario, ritengono gli esperti. I dettagli sono consultabili nel materiale di “Izvestija”.

Nonostante la pandemia e le difficili condizioni metereologiche di alcune regioni russe, l’anno agricolo 2020 si è rivelato un successo per il paese. La raccolta del grano ha quasi raggiunto livelli record: sono stati raccolti circa 137 milioni di tonnellate di cereali, tra cui 88 milioni di tonnellate di frumento. I dati riportano il peso a bunker, quindi il totale sarà inferiore, ma in ogni caso la resa risulterà, come minimo, la seconda nella storia. La raccolta degli ortaggi è da record, mentre la produzione di carne, molto probabilmente, crescerà di circa il 10% rispetto allo scorso anno. La maggior parte della domanda interna russa è soddisfatta dai prodotti locali, quindi si pone la questione della conquista dei mercati esteri, di cui la Cina è il più interessante.

Negli ultimi decenni, nella RPC, la produzione agroalimentare è cresciuta rapidamente. Nel 1978 la raccolta del grano ammontava a 304 milioni di tonnellate, nel 1999 a 508 milioni, mentre nel 2019 è arrivata a 664 milioni di tonnellate. L’aumento della carne e del latte è stato ancora più impressionante: parliamo di un ordine di grandezza e, nel caso del pollo, ancora di più. Tuttavia, anche questa crescita esplosiva non può tenere il passo con l’aumento della domanda. Al momento la Cina è un importatore netto di prodotti alimentari e il volume delle importazioni cresce di anno in anno. Nel 2017, per esempio, il volume totale delle importazioni di cibo nel paese ammontava a 106 miliardi di dollari, mentre nel 2019 ha raggiunto i 140 miliardi di dollari. In pratica, il mercato senza fondo cinese è diventato il più interessante ed attraente per qualsiasi esportatore di cibo, tra cui ora, di fatto, rientra anche la Russia.

Nell’ultimo decennio, l’export alimentare dalla Russia alla Cina è cresciuto costantemente. Nel 2016, tra le destinazioni d’esportazione del complesso agroalimentare russo, la Cina era seconda all’Egitto in termini di volume: circa 1.6 miliardi di dollari. Nel 2019, invece, ha raggiunto i 3.14 miliardi di dollari. A quanto pare quest’anno verrà stabilito un nuovo record. Tra gennaio e ottobre, il volume delle forniture ammontava a 3.7 milioni di tonnellate, che in termini di valore equivale a 3.2 miliardi di dollari. Rispetto allo stesso periodo del 2019, c’è stata una crescita di quasi un quarto e, nel complesso, la Cina ha raggiunto il 14% di tutto l’export agroalimentare russo.

C’è da dire che la Russia non esporta in Cina ciò che c’è negli altri paesi. Nel 2018, i prodotti ittici costituivano quasi il 60% delle esportazioni: pesce congelato, farina di pesce, crostacei e molluschi. Buona parte del restante comprendeva soia, colza e olio di colza. La percentuale di grano, prodotto chiave dell’export russo, costituiva solo una piccola parte. Anche la fornitura di carne era limitata.

Nel 2019 – 2020, la situazione di questi ultimi è notevolmente cambiata. L’esportazione di carne è aumentata più volte, solo il pollame tra gennaio e ottobre è stato fornito a 230 milioni di dollari. L’esportazione di carne suina e di manzo attraverso Hong Kong sta gradualmente crescendo; ciò si spiega in parte con la diffusione dell’epidemia di peste suina africana, che ha colpito il bestiame cinese. In ogni caso, i prodotti d’esportazione insoliti per la Russia rimangono il cuore.

Tale fenomeno deriva dalla politica d’importazione cinese perseguita negli ultimi decenni. I cinesi sono molto attenti nella selezione dei fornitori, in più i seri problemi legati alla qualità produttiva e l’inerzia mentale della Cina, nonché la volontà di limitare  l’accesso al loro mercato salvo per estrema necessità di grosse importazioni, fanno la loro parte.

I dazi sul frumento sono in vigore dal 1976. All’epoca la Cina era un paese estremamente povero, afflitto da frequenti carestie. Ciò non gli ha impedito di vietare l’importazione della principale coltura di cereali dalla RSFSR di allora. Il divieto di ricevere frumento dalla Russia è stato stabilito nel 1977. Il motivo deriva dalla contaminazione dei cereali russi da una malattia provocata dal fungo Tilletia controversa.

Dal 2006, gli stati hanno iniziato le trattative per la revoca delle restrizioni. Nel 2015, a seguito di alcune ispezioni, è stato revocato il divieto di fornire il frumento da quattro regioni della Siberia occidentale: Novosibirsk e Omsk, nonché i territori di Krasnojarsk e dell’Altaj. Nel 2018, all’elenco delle regioni autorizzate, si sono aggiunte quelle di Čeljabinsk, dell’Amur e di Kurgan. Il risultato, tuttavia, è ancora modesto. Secondo Andrej Sizov, direttore del centro analitico “Sovekon”, le regioni oltre gli Urali hanno un potenziale d’esportazione limitato. Il raccolto totale di grano in tutti i soggetti federali della Siberia non supera il 15% di quello dell’intera Federazione.

Nel 2019 hanno revocato le restrizioni sulla fornitura di soia. Prima le restrizioni riguardavano alcune regioni russe e i mezzi di trasporto con i quali si esportavano i prodotti in Cina. Ad esempio, è stato vietato di importare semi di soia per vie navigabili. L’anno scorso è stato ufficialmente aperto anche il mercato dell’orzo, che in Russia ammonta a più di 22 milioni di tonnellate. Tuttavia, le forniture non potranno ancora partire a causa della formalizzazione del certificato fitosanitario.

Le restrizioni sono anche sulla carne suina. L’apertura del mercato del pollame ha permesso ai fornitori russi di guadagnare dall’export centinaia di milioni di dollari annui. La carne suina potrebbe avere gli stessi risultati se solo i cinesi ne consentissero l’importazione. Ora nel mercato russo si sta verificando un eccesso di offerta: il consumo interno è saturo, e per un suo incremento qualitativo è necessario un notevole aumento del reddito pro-capite. Se i produttori non avranno accesso a nuovi mercati, tra i quali la Cina sembra il più promettente (la carne suina in Cina costa 2/3 volte tanto quella europea o statunitense, eppure lo stesso mercato è di gran lunga il più grande al mondo), l’industria potrebbe andare incontro ad una stagnazione o addirittura ad un crollo, accompagnato da un calo dei prezzi e da perdite per l’agricoltura.

Secondo Dmitrij Rylko, amministratore delegato dell’Istituto per gli Studi sul Mercato Agricolo, la revoca delle attuali restrizioni è estremamente importante, e la Russia ha molto da offrire alla Cina.

Innanzitutto la carne suina, seguita da frumento,  orzo e mais provenienti dalla Russia europea. Nel complesso si parla di ingenti volumi. Le forniture potrebbero crescere 2/3 volte tanto. E’ possibile parlare di vendite del valore di 4/5 miliardi di dollari.

Secondo Andrej Sizov, oltre che del mercato del frumento, dovremmo occuparci anche di quello dei cereali, tra cui l’orzo ha il maggior potenziale. Teoricamente potremmo fornire orzo da foraggio per l’alimentazione del bestiame, soprattutto perché la Cina, avendo litigato con l’Australia, ha smesso di acquistarlo da loro. Anche il mais ha del potenziale, sebbene in questo mercato non siamo un attore significativo. Qui i leader sono i paesi del Nord e Sud America, seguiti dall’Ucraina.

Per quanto riguarda il frumento, secondo Sizov, la Cina non ha una particolare necessità di importarlo, per cui anche il mercato resta chiuso. Qui, nel futuro più prossimo, non ci saranno scoperte o progressi. Se la Cina dicesse: “Vi mandiamo i nostri ispettori, che controlleranno questo e quell’altro, andranno di qua e di là”, sarebbe una buona ragione per negoziare. Soprattutto in questo momento, a causa dell’epidemia, è inverosimile mandare ispettori all’estero.

“Il fatto è che, dopo l’autorizzazione ufficiale, bisogna anche effettuare dei test in delle specifiche strutture russe, e ciò richiede parecchio tempo. Penso che questa stagione sia già persa”, ha ammesso Sizov.

In generale, secondo Sizov, la crescita dei consumi e delle importazioni in Cina è in mano alla Russia, anche se non ci sarà indulgenza verso i nostri produttori.

Se ci fosse una crescita troppo rapida delle importazioni in Cina, l’equilibrio mondiale sarebbe compromesso. Se acquistassero più mais o semi oleosi ce ne sarebbero meno nel mondo e noi, anche non fornendogli direttamente i prodotti, ne saremmo beneficiari indiretti. Ad esempio, i prezzi del frumento negli ultimi mesi sono fortemente aumentati, nonostante la Cina non lo acquisti e importi sempre più mais. Tuttavia, questi acquisti hanno sostenuto i prezzi di tutti i cereali del mondo, tra cui anche il grano del Mar Nero.

Fonte Известия, 24/11/2020 – di Дмитрий Мигунов, Traduzione di Giulia Bianchi

Giulia Bianchi

Nata in provincia di Venezia nel 1995, dopo essermi laureata in lingua russa e inglese all’Università Ca’ Foscari, ho conseguito un Master in Economia e lingue dell’Europa Orientale. Viaggiare e immergermi nelle culture di altri paesi sono la mia passione: se di Mosca mi sono innamorata, ora sogno un’avventura in Transiberiana.