Analisi della poesia “Insonnia” di Fëdor Ivanovič Tjutčev

 

Fëdor Ivanovič Tjutčev nella sua opera “Insonnia” parla di elementi metafisici nello spirito della tradizione romantica tedesca.
 
Ф. И. Тютчев. Бессонница

Часов однообразный бой,

Томительная ночи повесть!

Язык для всех равно чужой

И внятный каждому, как совесть!

 

Кто без тоски внимал из нас,

Среди всемирного молчанья,

Глухие времени стенанья,

Пророчески-прощальный глас?

 

Нам мнится: мир осиротелый

Неотразимый Рок настиг –

И мы, в борьбе, природой целой

Покинуты на нас самих.

 

И наша жизнь стоит пред нами,

Как призрак на краю земли,

И с нашим веком и друзьями

Бледнеет в сумрачной дали

 

И новое, младое племя

Меж тем на солнце расцвело,

А нас, друзья, и наше время

Давно забвеньем занесло!

 

Лишь изредка, обряд печальный

Свершая в полуночный час,

Металла голоспогребальный

Порой оплакивает нас!

F.I. Tjutčev. Insonnia

Delle ore un monotono rintocco

Della notte angosciosa novella!

lingua a tutti estranea,

ma chiara a tutti come la coscienza!

 

chi è senza angoscia stia attenta a noi,

nel mezzo dell’universale silenzio,

sordi gemiti del tempo,

la profetica voce dell’addio?

 

A noi sembra: il mondo deserto

L’inesorabile fato raggiunto-

e noi, nella lotta, dalla natura tutta

siamo abbandonati a noi stessi.

 

E la nostra vita dritta davanti a noi,

come un fantasma sul bordo della terra,

e insieme al nostro secolo e amici,

impallidisce nel cupo orizzonte

 

e una nuova, giovane stirpe

nel frattempo fiorisce al sole,

mentre noi, amici, e il nostro tempo

ormai l’oblio ci ha sepolti!

 

Solo raramente, il triste rito

Celebrando alla mezzanotte

La funebre voce del metallo

Qualche volta ci piange!

La poesia è stata scritta nel 1829. All’epoca Tjutčev aveva 26 anni, era sposato, un padre felice e viveva in Germania – lirica filosofica, che per quanto riguarda il metro, è composta da una tetrapodia giambica con rima alternata e incatenata (nella seconda strofa). La poesia è composta da 6 strofe, rime aperte e chiuse. L’eroe lirico è il poeta stesso, ma chiunque potrebbe essere al suo posto, infatti nella poesia Tjutčev utilizza il pronome personale plurale “noi” al posto del singolare “io”.

Le esclamazioni, le domande retoriche e i puntini di sospensione sottolineano l’agitazione del poeta. Un involontario brivido corre sulla schiena del lettore contemporaneo, perché “l’angosciosa novella della notte” per l’autore di questi versi è già finita. Il poeta non descrive la notte, la sua camera o esperienze di vita personale. Lui si rivolge alla paura nascosta dell’essere umano: lingua a tutti estranea e chiara a tutti. Il rintocco dell’orologio, tanto sereno quanto forse minaccioso e spietato.

Il tempo che passa non solo sotterra il passato nell’oblio, ma ricorda – “come la coscienza” – gli errori fatti e i crimini: “Nell’universale silenzio” della notte “la nostra vita dritta davanti a noi, come uno spirito”. Nella terza strofa c’è quasi disperazione: dalla natura siamo abbandonati a noi stessi. In questo momento lui ha già perso la fede nell’immortalità dell’anima, cerca protezione non in Dio, ma nella natura, la quale non gli risponde. Secondo un’antica concezione, la parola russa “Rok” starebbe a significare un destino malvagio, inesorabile. Egli scrive questa parola con la lettera maiuscola. Mentre invece la parola “morte” non è mai nominata esplicitamente. Non quadri, ma suoni – principali in questa poesia sono: lingua, lamenti, voce, voce metallica.

Il poeta quasi supera il vecchio genere popolare del pianto, ponendolo su un altro livello: “Amici e il nostro tempo è da tanto che l’oblio ci ha sepolti!” e poi “ una nuova, giovane stirpe” riescono a far capire perfettamente l’avvertimento del poeta. Perché Tjutčev stesso in questo momento è ancora giovane. Tormentato dall’insonnia, lui scruta improvvisamente nell’oscurità della notte, dove lo aspetta la sua fine. Il lessico è  elevato, in certi punti ricorda l’ode classica; c’è l’epiteto dell’autore individuale: profetica voce. Altri esempi di epiteti che si possono elencare sono: inesorabile, deserto, monotono, cupo, funebre. Vi è nella poesia una combinazione di metafora e personificazione: la voce metallica (l’orologio) ci piange. Sono presenti anche similitudini: “come un fantasma”, “come la coscienza”.

 

Tjutčev ha poi consegnato la sua “Insonnia” alla rivista “Galateja” pubblicata a Mosca. Il poeta è stato in grado di dar nuova vita alle vecchie immagini, riuscendo in questo modo ad evocare una risposta nel cuore dei lettori di qualsiasi età.

 

FONTE: rustih.ru – Traduzione di Lisa Cannarella

Lisa Cannarella

Mi sto laureando in mediazione linguistica presso l'Università per Stranieri di Siena in russo e tedesco. Durante gli studi mi sono perdutamente innamorata della letteratura russa (i racconti di Čechov così come le piccole tragedie di Puškin mi fanno morir dal ridere) e spero tanto di fare la magistrale alla Ca' Foscari di Venezia per poterla approfondire. Adoro tradurre dal russo, soprattutto poesie, ma mi interesso anche di politica tra una poesia e l'altra.