Stalinki, chrušëvki e brežnevki. Cara città, ti conosco per filo e per segno

Ancora oggi e in diverse città russe, è possibile trovare molti degli edifici costruiti in epoca sovietica. Le persone sono solite chiamare questi edifici con i cognomi di chi, in quel momento, guidava il Paese: stalinki, chrušëvki e brežnevki.

Che dire… tutti gli appartamenti dell’ex Unione Sovietica possedevano ognuno il proprio carattere ma, allo stesso tempo, non si distinguevano molto l’uno dall’altro. Quasi come nella canzone che recita: «Ciao, cara città, ti conosco per filo e per segno».

Anni 40’ e 50’: gli appartamenti per l’élite e i lavoratori

Ufficialmente, per edifici di “costruzione staliniana” ci si riferisce a quelli realizzati dagli inizi degli anni 30’ alla fine degli anni 50’, i cosiddetti edifici in stile imperiale staliniano. Il popolo li ribattezzò semplicemente stalinki.

L’architettura da parata del periodo stalinista aveva un carattere ideologico e fu progettata per sottolineare l’inviolabilità e la forza del regime sovietico. I pianerottoli erano rifiniti con gusto, i corrimani erano abbelliti con ferro battuto e i pavimenti con piastrelle in ceramica.

I pianerottoli degli stalinki erano piuttosto spaziosi e i tetti erano alti più di tre metri. Gli appartamenti di questi edifici venivano assegnati ai lavoratori, i cui nomi figuravano nella nomenklatura, ai preziosi quadri di ingegneri e scienziati e all’élite culturale.

Contemporaneamente, in quegli anni, vennero costruite file di stalinki, alti dai due ai cinque piani e destinati ai lavoratori semplici. Si trattava di edifici meno confortevoli di quelli sopracitati, con appartamenti in coabitazione (la cosidetta kommunalka – N.d.T), spesso dormitori. Frequentemente, questi appartamenti non includevano un bagno (il quale, di solito, veniva posto nelle vicinanze). Per edificare questi condomini venivano utilizzati sia mattoni che blocchi in calcestruzzo forati. Ormai questi edifici sono per lo più fatiscenti e in cattivo stato di manutenzione.

Anni 60’ e 70’: i miniappartamenti di Chrušëv

 Al cambiare del potere in URSS, cambiò anche la planimetria degli edifici. Nikita Sergeevič Chrušëv cominciò a far realizzare gli appartamenti in chiave diversa. Così, nel lontano 1955, il Consiglio dei Ministri dell’URSS, capeggiato da Chrušëv, adottò un provvedimento “sull’incremento degli edifici abitativi in URSS” a causa della massiccia carenza di spazi adibiti a tale scopo. Poco dopo, venne elaborato il progetto “Chrušëvka”, il cui nome fu ispirato a quello del Segretario Generale.

Dal punto di vista tecnico, il progetto consisteva in edifici a pannelli o in mattoni, di tre, quattro o cinque piani, dal soffitto basso (due metri e mezzo), senza ascensore né scivolo dei rifiuti. E se gli stalinki erano riservati solo all’élite della società, ingegneri di grandi imprese, direttori ed altre persone di particolare importanza ma con minore responsabilità, i chrušëvki furono costrutti per tutti: operai, impiegati e per le loro numerose famiglie.

La costruzione dei famigerati chrušëvki venne inaugurata al motto di “ad ogni famiglia sovietica un appartamento”. Sembrerebbe che i costruttori del comunismo, che tanto avevano faticato, se lo meritassero. E nonostante le minuscole dimensioni e il basso costo dei materiali, quello sarebbe stato un appartamento e sarebbe stato il loro.  

Tali edifici venivano costruiti perlopiù nelle grandi città. Certo, gli appartamenti erano piccoli e dotati delle minime comodità, ma, a quel tempo, per le persone erano motivo di grande felicità.

Statistiche del 1957 alla mano, un monolocale era grande sedici metri quadri, un appartamento con due camere 22 metri quadri  e un appartamento da tre camere 30 metri quadri .

Dapprima i chrušëvki venivano costruiti in mattoni, per poi essere sostituiti, agli inizi degli anni 60’, da pannelli prefabbricati: un grande passo avanti, secondo i costruttori, poiché la velocità dei lavori crebbe di molto. La realizzazione del progetto procedeva a passi da gigante, il che la diceva lunga sulla qualità degli alloggi. E ben presto fu chiaro che quest’ultimi, naturalmente, erano tutt’altro che ideali: al fine di risparmiare denaro, poca attenzione era stata prestata all’isolamento termico e acustico, di scarsa qualità.

Il basso costo dei materiali, gli ambienti piccoli e la totale “spontaneità” del cittadino sovietico rendevano di dominio pubblico tutto ciò che accadeva negli appartamenti. Al fine di isolarsi, le famiglie ricorrevano a degli stratagemmi, ad esempio appendevano tappeti e posizionavano grandi credenze, alte quasi quanto il soffitto. Certamente, entrambi gli elementi svolgevano anche una funzione estetica: nelle credenze venivano sistemati, con orgoglio, libri e oggetti di cristallo, mentre i tappeti in lana, raffiguranti cervi e fiori, abbellivano le pareti spoglie, a dimostrazione dell’agio di chi ci abitava. Invece, per quanto riguarda i soffitti bassi e i servizi igienici in comune, la gente ironizzava dicendo che Chrušëv era riuscito a congiungere gabinetto e bagno ma non soffitto e pavimento.

Spazi da scoprire

Un altro elemento tipico dei chrušëvki era la finestra in bagno. Oggi, per molti la finestra in bagno rappresenta un vero e proprio sogno ma a patto che abbia una vista panoramica, magari su New York, e che si trovi, come minimo, al quindicesimo piano. La ragione per cui, in tempo sovietico, abbiano costruito dei minuscoli “sbirciatoi” tra il bagno e la cucina rimane ancora oggi sconosciuta.

E nel frattempo, gli architetti avevano riposto grandi speranze in queste finestre striminzite: «spazi da scoprire». Eh sì, proprio così dicevano. Queste fessure dovevano creare l’impressione che il bagno “respirasse”. In tal modo, le finestrelle avrebbero dovuto allargare visivamente quei due metri quadrati. E poi, naturalmente, erano fonte di illuminazione aggiuntiva. In passato, l’interruzione di corrente elettrica era un problema frequente nel nostro Paese (se lo ricorderanno soprattutto gli abitanti delle grandi città). Quindi, nel caso in cui fosse stato estremamente necessario lavarsi, la finestrella avrebbe illuminato sapone e rubinetto.

Dalla parte della cucina, sotto la finestra venivano posizionate delle mensole, spesse mezzo mattone, al fine di guadagnare spazio per i prodotti alimentari. Anche per la cucina valeva lo stesso ragionamento sulla finestrella al fine di ovviare alla mancanza di elettricità e, ovviamente, alla metratura limitata della stanza.

Il più delle volte, queste mensole venivano usate per riporre barattoli di marmellata e sottaceti; per tenerli refrigerati, sul muro venivano praticati dei fori che davano sulla strada.

Anni 70’ e 80’: tra la toilette e il bagno

Anche Brežnev aveva preso parte alla questione sugli alloggi. Gli appartamenti, costruiti nel periodo in cui egli guidò il Paese, avevano sostanzialmente la stessa planimetria dei chrušëvki. Poiché i muri venivano realizzati utilizzando pannelli di cemento armato, il processo di edificazione risultò più breve, ma ahimè, gli appartamenti erano molto freddi. Per evitare di congelarsi, spettava agli inquilini isolarli con mezzi propri.

 

La differenza di fondo stava nei servizi igienici: nei brežnevki tra il gabinetto e il bagno c’era il muro; le stanze degli appartamenti venivano isolate termicamente. Era molto più comodo vivere nei brežnevki che nei piccoli chrušëvki.

La finestrella che dal bagno dava alla cucina, retaggio degli anni 30’ del 1980, cominciò lentamente e scomparire perché inutile. Allora nessuno sapeva che negli anni 90’ si sarebbero nuovamente verificate delle interruzioni di corrente…

Ai tempi di Brežnev, i russi ereditarono anche un altro tipo di edificio residenziale: i cosiddetti appartamenti hotel. In sostanza, si trattava di condomini di nove piani, le cui stanze avevano una superficie di dodici metri quadri .

Questi appartamenti venivano assegnati ai cittadini per uso temporaneo, ma come spesso accade nel nostro Paese, ci si rimaneva a oltranza.

Curiosità

  • Il primo luogo in cui venne messa in pratica l’idea di costruire alloggi economici, ovvero i chrušëvki, fu intorno ai campi del villaggio Čerëmuški, nell’oblast’ di Mosca. Da quel momento, “riproduzioni” di Čerëmuški vennero realizzate in tutto il Paese.
  • Durante l’era Brežnev, per i rappresentanti di partito e per l’élite di governo venivano costruiti appartamenti d’eccezione: edifici in mattoni con una planimetria migliore, stanze spaziose, soffitti alti tre metri, grandi cucine, saloni e armadi.

 

 

Fonte: www-back-in-urss.com – Traduzione di Giulia Paola Pattavina