Dieci prodotti sovietici di qualità che mancano a tutti

Non possiamo certamente accusare tutti i nostalgici del sapore, del basso prezzo, ma soprattutto della qualità del cibo sovietico, di averne un ricordo esageratamente positivo. All’epoca, infatti, tutti gli alimenti venivano prodotti nel rispetto dello standard statale sovietico GOST e non c’era posto per coloranti nocivi, addensanti o altre strane sostanze. 

Le bibite gasate 

Le bibite gasate in epoca sovietica si vendevano in bottiglie di vetro da mezzo litro e sapevano di infanzia. Dio solo sa come sia stato possibile sostituirle con quei prodotti chimici importati dagli Stati Uniti. È stato un grave errore, non si può negare. Nel “Buratino” sovietico c’era il succo di mela, nel “Tarchun” erba di dragoncello e nel “Bajkal” l’eleuterococco, comparabile al ginseng per le sue proprietà toniche. In nessuna di queste bibite si nascondevano velenose sostanze chimiche e a conferire loro dolcezza era semplicemente lo zucchero. 

 I succhi 

Erano naturali. Solo succo, polpa e (non sempre) zucchero. Il succo di melograno arrivò in Unione Sovietica dall’Azerbaigian e costava molto: mezzo litro in una bottiglia di vetro costava 80 copechi. Però era buono e una bottiglia si poteva bere in un sorso. Il succo di arancia e quello al mango arrivavano dall’estero nelle lattine e, dato che pagavano in oro per importarli, la qualità era molto alta e il succo al mango spesso si comprava ai malati dopo un’operazione allo stomaco. Un barattolo da 0,3 litri costava 1 rublo e 80 copechi. 

L’industria alimentare sovietica produceva altri tipi di succhi: di mele, di pesche, di albicocche, di uva e di pomodoro. Si vendevano in barattoli da tre litri. In una calda giornata, i bambini potevano rinfrescarsi in una bottega e comprarsi un bicchiere di succo con pochi copechi. I succhi venivano versati in grandi coni di vetro e da lì poi direttamente nei bicchieri che successivamente venivano risciacquati in un apposito lavello. Nessuno sdegnava tale pratica: a quel tempo i malati di tubercolosi e di altre brutte malattie non andavano in giro ma venivano registrati e sottoposti a regolari cure.

Un prodotto unico di produzione sovietica era la linfa di betulla. Barattoli da tre litri pieni di questo liquido trasparente quasi inodore e insapore riempivano gli scaffali dei negozi, ma la gente preferiva comunque andare alla ricerca di questa pianta nel bosco intorno alla dača: veniva considerato più sano e gustoso.  

Kvas e birra nelle botti di strada 

Gli adulti, durante una giornata afosa, potevano godersi uno kvas o una birra alla spina, secondo il loro gusto. In molti degli angoli delle strade sovietiche si potevano trovare delle grandi botti gialle con la scritta “kvas” o “Pivo” (birra). Il kvas veniva servito talmente ghiaccio da far male ai denti ed era davvero frizzante e dolce, perfetto per placare la sete. Si poteva comprare un bicchiere, un piccolo boccale o un grande boccale da mezzo litro, oppure si riempivano dei tipici barattoli smaltati, si tappavano e si portavano a casa. 

Il gelato 

 

Il gelato era naturale: al latte, alla panna o “plombir” (fior di latte). Si vendevano in un attimo. Quello semplice al latte costava 10 copechi e 12 con qualche aggiunta, quello alla panna 18 copechi e per il plombir se ne pagavano 20. Si trovavano anche gelati più costosi come, per esempio, coni da 38 copechi con un sapore indimenticabile e poi, ovviamente, c’era il GUM con i suoi famosissimi plombir. 

In provincia, invece, l’assortimento era un po’ più ridotto. Poi nacque un altro strepitoso fenomeno: il gelato con il pomodoro. Aveva un colore tendente al rosa e sapeva al punto giusto di pomodoro che gli conferiva un po’ di acidità. Anche questo era assolutamente mangiabile e non conteneva conservanti. 

Il pane

Per essere giusti, dobbiamo dire che il pane non era buono ovunque. Dipendeva dalla correttezza dei produttori e dagli strumenti utilizzati, ma in ogni caso conteneva sempre e solo acqua e farina. A nessuno poteva venire in mente di fare un pane con 30 ingredienti. L’assortimento era limitato e nei piccoli villaggi arrivava solamente pane di segale e frumento, mentre nelle città i consumatori avevano più scelta: oltre al pane nero e bianco, c’erano anche quello “grigio”, cioè fatto di segale e frumento. Vendevano anche delle immancabili pagnotte con semi di papavero e i panini glassati. 

Tušёnka (carne stufata in scatola) 

Non c’è, non c’è mai stato e, chiaramente, non ci sarà mai qualcosa di meglio della tušёnka sovietica. Fatta solo di carne, sale e spezie. Alcuni la portavano con sé durante le spedizioni nella taiga, altri si rallegravano se riuscivano a portarne a casa qualche scatola.  Questo prodotto accompagnava molti dei piatti tipici sovietici, sempre presenti ad ogni pasto: grano saraceno e tušёnka, maccheroni e tušёnka, zuppa e tušёnka. Oppure, un sovietico particolarmente affamato poteva semplicemente aprire la scatoletta con un apriscatole e poi divorarlo con il pane. 

Cubetti di gelatina 

 

Oggi questo miracolo dei miracoli è fatto quasi esclusivamente di sostanze chimiche e coloranti, mentre all’epoca c’erano solo frutta o di frutti di bosco, amido e zucchero. I ragazzini affamati, una volta rientrati a casa, se la mangiavano semplicemente a morsi. 

I cioccolatini “Kara-Kum” e le caramelle mou “Buratino 

Erano due poli opposti: da una parte i cioccolatini “Kara-kum” che costavano 12 rubli al kg, dall’altra le caramelle al mou dell’infanzia che si potevano comprare a basso prezzo. Queste ultime si acquistavano spesso durante una passeggiata o per accompagnare il tè. Allora l’odontoiatria non era di qualità e le otturazioni si facevano in due secondi. Invece, i cioccolatini “Kara-Kum” erano un vero e proprio lusso, si compravano solo per le feste come capodanno o per una festa di compleanno. Oggi cioccolatini come questi non si fanno più: il nome è rimasto lo stesso ma non il gusto. Anche il prezzo è ormai diverso. 

 Latte 

I latticini erano fatti con il latte, tutti. La qualità compensava lo scarso assortimento. I latticini con aggiunta di frutta si facevano solo nelle grandi città, mentre in provincia si mangiavano tvorok e smetana e si bevevano latte, “Snežok” e kefir. Di solito si riportava al negozio il contenitore di vetro. La smetana si vendeva alla spina e un barattolo da un litro costava 1 rublo e 21 copechi. 

Quando i caseifici non riuscivano a vendere tutto, mandavano le lattaie per le strade delle città sovietiche. Di solito erano signore un po’ in carne che spingevano un carrello pieno di enormi barattoli di alluminio con latte e smetana. Passando vicino alle case, nellaa profondità degli atri, urlavano: “Mo-lo-ko-o! Mo-lo-ko!” (trad. latte). 

I ragazzi prendevano di corsa le lattine e i barattoli, i soldi dai genitori e scendevano giù in un secondo. Lì, nella corte dei palazzi, la signora, usando un mestolone, riempiva i loro barattoli con il latte.  

Il salame “due e venti” 


Questo salume dal prezzo di due rubli e 20 copechi potevano permetterselo in tanti. Erano molte le battute e le leggende su questo prodotto: qualcuno raccontava di come vi aggiungessero carta igienica o cartone, qualcuno parlava delle zampe dei topi. Con grande brama, i sovietici raccontavano di quanto fosse speciale il salame in Occidente, di quanti tipi diversi ne esistessero. In segreto, sognavano il salame ma di fatto non sapevano cosa fosse veramente. Quando poi finalmente questa rarità arrivò negli scaffali ad un prezzo molto alto, i sovietici corsero in massa ad acquistarlo e …. ne furono delusi. Troppo tardi. In quel semplice salame da “due e venti” non c’erano glutammato monosodico o stabilizzanti.  

Fonte: life.ru
Autore: Maja Novik
Traduttore: Chiara Azie

Chiara Azie

Mi sono laureata in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università per Stranieri di Siena e attualmente sono iscritta al corso di laurea magistrale in Specialized Translation (Unibo). La lingua e la cultura russa sono la mia più grande passione e sono ciò a cui sto dedicando tutte le mie energie e il mio tempo. Amo tradurre perché mi permette, in qualche modo, di creare dei ponti e di avvicinare mondi apparentemente diversi e lontani.