Il curioso fenomeno dei garage nel nord della Russia

Che cosa poteva mai sognare un cittadino sovietico una volta diventato felice proprietario di un’automobile? Certamente un garage dove nascondere l’auto allo sguardo invidioso degli altri. E dove cambiare l’olio e le candele, conservare le gomme invernali così come pure altri pezzi di ricambio, comprati preventivamente non tanto perché si dovesse all’improvviso rompere qualche cosa, ma perché prima o poi qualcosa si sarebbe rotto di sicuro. La “cultura dei garage” sovietica è da tempo svanita sulla scia delle ormai estinte “Moskvič” e “Kopeika” e delle cooperative di garage, sostituite oggi da appartamenti su più piani.

Le auto ora vengono parcheggiate, se non per strada, per lo più in classici parcheggi, senza muri divisori tra le auto, ma non per questo i loro proprietari sono diventati più vicini l’uno all’altro. Tutto ciò che può unirli sono casi di proprietà contese, come quelli che tengono fuori casa fino a tardi i protagonisti del film “Garaž” del regista Rjazanov. Eppure ci sono ancora luoghi dove il garage è più di un semplice posto dove custodire l’auto, è una vera e propria subcultura. E proprio a questo fenomeno è dedicata la serie di fotografie dal titolo “Inoe naznačenie” (“Un uso diverso”) di Oksana Özgür – un progetto che non solo è diventato virale su internet, ma che è stato anche selezionato in occasione del Makers of Siberia Photo Prize per la categoria “Serie”. “Avtopilot” ha chiesto ad Oksana di parlare del suo progetto.

Qualche anno fa, volendo dedicarmi seriamente alla mia passione per la fotografia, ho iniziato a studiare presso la scuola “Dokdokdok” a San Pietroburgo. Come tesi di laurea dovevamo presentare un progetto. E così, mentre pensavo ad un possibile soggetto, riflettendo su cosa e dove fotografare, mi sono venuti in mente i nostri garage del nord. Io stessa sono cresciuta a Nadym, nel circondario della Jamalia, e quei garage sono parte della mia infanzia.

Soggiorno con tavolo da biliardo in un garage a tre piani. Oltre al posto auto, qui ci sono anche una sauna, una cucina e una camera da letto. In programma c’è la realizzazione di un’apertura che dia accesso al tetto.

All’inizio vivevamo in un piccolo villaggio di letteralmente mille abitanti, impiegati nell’estrazione del gas, distanti 130 km dalla città, dove faceva freddo nove mesi all’anno e non c’era alcun tipo di svago. Non è possibile tenere l’auto all’esterno a meno quaranta gradi sotto zero: i miei genitori, così come quasi tutti gli altri abitanti del villaggio, avevano un garage. E lì ci ritrovavamo con tutta la famiglia per cambiare un po’ ambiente: per l’8 marzo, il 23 febbraio e altre feste non c’era altro posto dove andare e dunque ci radunavamo semplicemente lì con gli amici e preparavamo gli šašlyki.

In un angolo era parcheggiata la UAZ Bukhanka (fuoristrada sovietico anche soprannominato “pagnotta”, ndt) di mio padre, mentre l’altra parte del garage piano piano cambiava aspetto: prima portammo degli sgabelli da casa, poi fu la volta di un vecchio angolo cottura e così via. E quelle serate in garage erano una prassi nel villaggio.

Poi ci siamo trasferiti a Nadym. La cultura dei garage si è sviluppata anche lì, ma negli ultimi tempi – direi cinque o sette anni fa – questo fenomeno ha assunto una dimensione particolare. Oggi, ad esempio, i miei genitori hanno due garage: uno a due e l’altro a tre piani. E ogni piano è di cinque metri per dodici, ovvero sessanta metri quadrati ciascuno.

Parte di questo garage è stato trasformato in una zona ricreativa da condividere con gli amici. La superficie totale dello spazio è di circa 50 metri quadrati.

Le cooperative di garage di Nadym non si limitano a sole strade, bensì costituiscono ormai interi quartieri. Ai quali tra l’altro vengono dati appellativi carini: il nostro, ad esempio, si chiama “Arbat”.

 

E dietro le pareti di cemento dei garage si può trovare di tutto: una dacia con vista sulle colline, una sala da biliardo, l’atelier di un artista, uno studio di registrazione, un home theatre, una palestra, un motoclub, una tipografia, un bar… I garage sono dotati di tutto l’indispensabile: elettricità, acqua, riscaldamento, fognature. Al primo piano può esserci una piccola banja: prima si va in sauna, poi sotto la doccia e in inverno ci si tuffa nella neve. Ora va di moda costruire dei caminetti – noi abbiamo persino il “nostro” pečnik (artigiano che costruisce stufe e camini, ndt) dei garage. C’è forse qualcosa di strano nell’evitare di fare un barbecue all’aperto con meno quaranta gradi e preparare invece la cena in pantofole direttamente accanto al camino? Nei garage che ho fotografato non ci sono nemmeno macchine parcheggiate qua e là, anzi, succede che per la macchina venga affittato un altro garage. Ma il più delle volte il piano terra è ancora adibito a posto auto, mentre il primo piano o il seminterrato vengono personalizzati nella misura in cui i mezzi, il tempo e la fantasia del proprietario lo permettono.

Soggiorno all’interno di un garage standard 5x6m.
Al primo piano del garage si trova una sala prove per musicisti amatoriali. Sempre qui c’è anche una zona relax con camino e bancone da bar. I proprietari hanno in programma di costruire una banja. Al piano terra sono parcheggiate alcune auto.
Soggiorno con camino e vista sulle colline del nord situato al secondo piano di un garage.
Garage di un proprietario creativo.

Le foto che fanno parte del progetto “Inoe naznačenie” non ritraggono i proprietari dei garage. Questo perché ho pensato che avrebbero solo distolto l’attenzione dagli interni. Ad ogni modo è possibile riconoscere una sorta di collegamento tra il tipo di persona e il modo in cui questi ha trasformato il garage secondo il proprio gusto, la propria visione. Ho l’impressione che stiamo iniziando solo ora a manifestare un approccio più personale al design dei nostri appartamenti, mentre il garage è puramente privato, è uno spazio proprio, un mondo prettamente “maschile”.

Forse più di tutti mi ha colpita il garage-colombaia. Si tratta del classico box 5x6m, ma il proprietario ha appositamente abbassato un po’ il soffitto in modo da ricavare un altro piano e l’accesso al tetto. Al piano terra si trova la macchina e una gabbietta per gli uccelli in quarantena; sopra ci sono vari compartimenti dove vivono gli altri uccelli, al momento delle riprese ne aveva circa 150 di specie diverse. Ora ha ottenuto il permesso per costruire una sovrastruttura, vuole mettere un’altra voliera sul tetto. E lo stesso proprietario di questo garage è molto simpatico, tutti lo conoscono e gli vogliono bene.

Garage standard adibito a colombaia. Al piano terra è stato creato uno spazio per tenere gli uccelli in quarantena, al primo piano (improvvisato) sono tenuti gli altri uccelli. C’è anche l’accesso al tetto.

Un altro garage invece sembra più che altro una mostra. Il proprietario, un grafico, è venuto a Nadym molto tempo fa da San Pietroburgo. È un appassionato di viaggi in auto, con la moglie è andato persino in Asia col suo crossover, il quale, tra l’altro, è parcheggiato all’interno del garage. Ha realizzato tutto con le sue mani: dal bancone del bar, al divano, al tavolo. Si capisce subito che è il mondo di una persona creativa: la porta è dipinta, alle pareti sono appesi quadri patchwork fatti con brandelli di jeans e tasti della tastiera del computer.

Questo garage invece appartiene ad un grafico. Ha fatto tutto con le proprie mani. Anche la stanza al piano terra verrà adibita ad un nuovo utilizzo.

In uno dei garage c’è un motoclub. È stato pensato in grande: alto e spazioso. Accanto alla porta ci sono le moto, poco più in là c’è una zona relax con bar e un piccolo angolo musica con una batteria e delle chitarre. Tutto molto suggestivo.

In uno dei garage c’è un motoclub. È stato pensato in grande: alto e spazioso. Accanto alla porta ci sono le moto, poco più in là c’è una zona relax con bar e un piccolo angolo musica con una batteria e delle chitarre. Tutto molto suggestivo.

Mi è rimasto impresso il garage più semplice di tutti, quello che chissà perché ha le pareti coperte di tappeti. Viene affittato come sala prove dalla nostra rock band locale, F.P.F., che sta per Face Place Forgiven.

Un garage “classico” trasformato in sala prove per una rock band locale.

In un altro garage al primo piano c’è uno studio di registrazione, le pareti sono decorate con dischi in vinile.

Questo garage è stato trasformato in uno studio di registrazione. Al piano superiore c’è il posto auto, nel seminterrato lo studio.

La cultura dei garage implica anche un particolare rapporto di vicinato. Qui tutti si conoscono, se compare qualche volto nuovo lo si viene subito a sapere. Oltre alle regole ufficiali (ad esempio, il pagamento delle tasse o lo smaltimento dei rifiuti), esistono anche regole non scritte, che però tutti rispettano, come ad esempio mantenere pulito il proprio garage e lo spazio circostante.

 

Nadym è una città molto giovane, è stata costruita negli anni Settanta, perciò tutti sono venuti qui da posti diversi. A volte i garage rispecchiano alcuni tratti caratteristici della terra natale di ciascuno: ad esempio, in una foto si possono vedere un nardy (gioco da tavolo, ndt) e un samovar. Il proprietario di questo garage è originario dell’Azerbaigian, è arrivato qui già da adulto, dopo il servizio militare. Ma qualunque siano le proprie origini, chiunque venga al Nord diventa un cittadino del nord, ovvero già di per sé un fenomeno tutto particolare.

Credo che anche questi garage siano una peculiarità del nostro Nord. Ho provato a cercare informazioni su come vengano trasformati i garage altrove, ma non ho trovato niente di simile. Ora vivo a Istanbul, non credo che qui possa esistere un fenomeno del genere, anche per il semplice fatto che qui non ci sono garage: le alternative sono o un parcheggio sotterraneo o la strada vicino a casa.

Tutte le foto sono di Oksana Ögzür.

Oksana è un’aspirante fotografa documentarista originaria di Uman’, città dell’oblast di Čerkasy (in Ucraina, ndt.), e che oggi vive ad Istanbul. Il suo progetto “Inoe naznačenie” è stato realizzato nell’ambito della sua formazione presso la scuola di fotografia contemporanea Dokdokdok. Nei suoi progetti Oksana Ögzür affronta temi riguardanti identità nazionale, etica, il passato storico e il futuro potenziale della comunità globale. Nel 2019 il progetto “Inoe naznačenie” è stato selezionato in occasione del Makers of Siberia Photo Prize (categoria “Serie”).

Fonte: kommersant.ru, 17/03/2020 – di Natalja Afanaseva, Traduzione di Elisa Angelone