La nostalgia dell’emigrazione: emozioni, memoria, storia

La nostalgia dell’emigrazione: emozioni, memoria, storia

 

La parola “nostalgia” venne introdotta nella comunità scientifica dalla tesi dello studente svizzero Johannes Hofer nel 1688. Egli coniò questo nuovo termine da due parole greche: “notos” (letteralmente, “ritorno a casa”) e “algia” (desiderio). Il significato originario di questo concetto è, dunque, desiderio di ritornare a casa [1].

Alcuni ricercatori ritengono che la nostalgia sia un termine legato esclusivamente ai fenomeni migratori, la cosiddetta “sindrome dell’emigrante”. Nel ventesimo secolo la nostalgia non venne più associata esclusivamente ai sintomi psicologici, ma divenne una metafora. Secondo Svetlana Bojm, il nostalgico dei giorni nostri è “uno sfollato che fa da mediatore tra locale e universale”; secondo la ricercatrice, nella nostalgia c’è una contraddizione tra locale-individuale e universale-collettivo [2, pag. 15]. La nostalgia passa dal semplice desiderio del comfort domestico a un senso di perdita di legami con la propria nazione e la propria identità.

La nostalgia non è una tematica nuova all’interno dell’ambito scientifico. Alcuni ricercatori proseguirono gli studi di Hofer nel XVIII e XIX secolo, e successivamente Karl Jaspers ne fece un riepilogo nel suo “Nostal’gija i prestuplenie” (“Nostalgia e delitto”) [3]. Nel XX e agli inizi del XXI secolo, a causa dei numerosi fenomeni migratori dilaganti in tutto il mondo, si manifestò una crescente attenzione verso i problemi legati alla nostalgia. I ricercatori considerano la nostalgia, inclusa quella dell’emigrazione, da un punto di vista psicologico e persino psichiatrico. Tuttavia gli studi sulla relazione tra nostalgia ed emigrazione russa non sono numerosi [4, 5].

Quando e perché la nostalgia si manifesta negli emigrati, quali sono le ragioni e le condizioni che la generano? L’emigrazione genera nostalgia non soltanto verso la propria patria e il vecchio luogo di residenza, ma anche verso tutto quello che si abbandona e viene a mancare: ambiente, lavoro, persone, odori, suoni, colori del passato. Naturalmente, la nostalgia non è un aspetto sempre presente nell’emigrazione. La profondità delle esperienze varia, e la sua presenza e intensità dipendono da una serie di fattori: la ragione e le circostanze dell’emigrazione, l’ambiente, le possibilità di adattamento al nuovo luogo di residenza, l’età, la professione, le caratteristiche individuali, i tratti caratteriali nazionali.

Salman Akhtar ritiene che per comprendere i meccanismi della formazione della nostalgia sia importante prendere in considerazione le dinamiche dello spostamento, ossia se una persona lascia volontariamente il proprio paese o se n’è stata espulsa [6, pp. 123-124]. Molti emigrati contemporanei non provano nostalgia. Ci riferiamo fondamentalmente a quelli che, prima di trasferirsi altrove, sono insoddisfatti della propria vita in patria e desiderano andare all’estero. Anche prima della partenza tali emigrati sono chiaramente consapevoli del proprio desiderio di vivere altrove, in un posto migliore e più confortevole: sono degli emigrati non “da”, ma “verso”. Indubbiamente, la realtà non sempre coincide con i sogni, e si potrebbe rimanere insoddisfatti della vita all’estero, e persino provare nostalgia. La domanda importante da porsi è se l’emigrato lascia effettivamente qualcosa o qualcuno a lui cari. Insomma, se ci sarà qualcosa o qualcuno da ricordare e verso cui provare nostalgia. In caso di assenza di legami o di emigrazione congiunta con i propri familiari, la nostalgia potrebbe non presentarsi. Una tale situazione semplifica i processi di adattamento al nuovo luogo di residenza.

Un’altra situazione di cui tener assolutamente conto riguarda i confini, ossia la loro apertura, la possibilità di visite, la comunicazione, la corrispondenza. A causa della chiusura dei confini sovietici, per gli emigrati della prima ondata migratoria le corrispondenze erano quasi impraticabili, e ciò contribuì a creare un forte senso di nostalgia. N. Chrustalëva osserva come gli emigrati dell’ultima ondata soffrano meno di nostalgia grazie alla presenza degli odierni mezzi di comunicazione, che consentono un facile accesso e un trasferimento veloce di messaggi. Queste circostanze, a suo avviso, riducono la condizione di stress degli emigrati e facilitano la loro esperienza [7, pag. 255]. Alcuni ricercatori ritengono, tuttavia, che la presenza di mezzi moderni (come Skype e molti altri) non garantisce l’assenza di nostalgia [8]: essa può infatti insorgere nei confronti dei luoghi natii, degli odori, del cibo.

Un ulteriore fattore rilevante è il luogo dell’emigrazione. Dopo aver analizzato alcune autobiografie di russi emigrati negli Stati Uniti, N. Friedman ha concluso che questo paese potrebbe caratterizzarsi come un territorio “anti-nostalgia” o “anti-memoria”. La sua intrinseca spinta verso l’alto promette il successo eco-nomico, e sopprime i ricordi che gli emigrati hanno della propria casa [9, pag. 77]. Tuttavia non tutti i ricercatori concordano con questa visione. Ad esempio, i ricercatori contemporanei dell’emigrazione messicana negli Stati Uniti osservano che l’80% degli emigrati messicani sperimenta nostalgia [8]. Maggiori sono le differenze culturali, etnografiche, climatiche, e la distanza della meta di emigrazione dalla propria patria, più intenso può essere il senso di perdita sperimentato dagli emigrati.

La nostalgia è quasi sempre legata a un sentimento di vera e propria insoddisfazione, a cui si contrappone il passato, o meglio, una versione idealizzata dello stesso. Attraverso questa idealizzazione, il passato viene ancor più distanziato dal presente. La nostalgia si manifesta più frequentemente quando la vita all’estero è peggiore rispetto a quella vissuta nella propria patria (l’individuo non ha un lavoro o un lavoro qualificato; non ha una casa propria e vive in un piccolo appartamento in affitto; non gli bastano i soldi; si ritrova ad avere a che fare con una lingua e cultura straniere). Tuttavia si può presentare anche la situazione opposta: la vita in patria è stata tutto il tempo una sfida, obbligava a progredire, a sopravvivere, mentre la vita all’estero non dà stimoli, è prevedibile e persino noiosa. Una situazione del genere potrebbe tranquillamente causare nostalgia.

La nostalgia è inoltre particolarmente evidente negli individui che hanno vissuto un cambiamento radicale. Secondo Fredric Jameson, la nostalgia è diventata un modo per elaborare o accedere al passato tramite una moderna rielaborazione dello stesso. Il critico definisce questa nostalgia come “autentica nostalgia” [10, pag. 526]. Essa è contemporaneamente obiettiva e “stilistica”, poiché costituisce da un lato il desiderio di ritorno al passato e dall’altro un’idealizzazione personale del passato stesso.

Altri fattori che incidono sulla comparsa della nostalgia sono legati alle caratteristiche individuali degli emigrati. Uno tra questi è l’età. Particolarmente dura è infatti la nostalgia sperimentata dagli anziani, per i quali riabituarsi a un tipo di vita dinamica è causa di grande sofferenza. Ma possiamo ritrovare nostalgia anche negli adulti e in persone indipendenti con un forte senso di autonomia. Chi invece emigra in gioventù, soprattutto durante l’infanzia, ricorda meno cose del passato, e prova una minore nostalgia (poiché, non avendo molti ricordi, dimentica più in fretta). Questi individui si integrano e adattano più facilmente alla nuova vita.

Chrustalëva nota come l’insorgere della nostalgia dipenda anche dal tipo di lavoro svolto. Per quelli che svolgono una professione creativa, come giornalisti, letterati, psicologi, insegnanti e artisti, la lingua madre e i ricordi sono importanti. Pertanto ne consegue una reazione dolorosa alla “rottura delle radici” [9, pag. 255]. Ci sono invece persone inclini a cambiare residenza e a spostarsi costantemente: per loro tutto il mondo è “casa”. Queste persone si adattano facilmente alle nuove condizioni, senza necessariamente provare nostalgia, oppure provandola ma in modo meno intenso. Tuttavia per altre persone il cambiamento costituisce un peso e comporta stress e preoccupazioni. Questi individui sono maggiormente portati a provare nostalgia. Adattamento e nostalgia sono, dunque, interconnessi tra loro.

La nostalgia è anche legata ai tratti caratteriali e alla mentalità nazionali. In alcuni paesi le persone cambiano spesso luogo di residenza in virtù dei propri studi, del proprio lavoro, e della rendita. Questi individui non sono legati al proprio luogo di residenza (come, ad esempio, accade negli Stati Uniti), e non sono inclini (o lo sono in misura inferiore) a provare nostalgia. I popoli invece legati alla propria storia, le proprie radici, la natura, la famiglia, e che non sono soliti cambiare con frequenza la propria residenza, sono maggiormente predisposti a provare nostalgia. Tutti questi elementi possono essere considerati come un’ancora di memoria: più ancore di memoria si hanno a disposizione, maggiore diventa la probabilità di soffrire di nostalgia.

Il tempo di permanenza al di fuori della propria patria influisce sulla profondità dell’adattamento e può avere un duplice impatto: da un lato riduce la nostalgia; dall’altro, la rafforza, poiché col tempo si tende a idealizzare la propria patria e il passato. Inoltre, se da un lato la nostalgia degli emigrati comporta tristezza, disturbi emotivi, desiderio di ritornare in patria e una certa riflessione, dall’altro, costituisce un insieme di azioni volte a preservare i ricordi della propria patria e finalizzate al ritorno a casa.

La nostalgia non trova terreno fertile solo nella nostra psiche, ma anche nelle opere letterarie, artistiche e musicali. I. A. Bunin, I. S. Šmelev, B. K. Zajcev, M. A. Osor-gin, A. I. Kuprin, e altri scrittori emigrati, hanno donato i propri sentimenti nostalgici agli eroi delle proprie opere. Il sentimento nostalgico per eccellenza è quello legato alla Russia pre-rivoluzionaria, percepita come un mondo immacolato [11]. Le continue conversazioni con la letteratura classica russa per mezzo di numerose citazioni, allusioni, reminiscenze, e immagini della madrepatria, non fanno altro che confermare la grande importanza che la Russia ha rivestito all’interno delle opere di questi poeti-emigrati. La nostalgia divenne una vera e propria musa per Aleksandr Vertinskij, uno degli esponenti dell’emigrazione russa; egli scrisse alcuni versi nostalgici dedicati a Kiev, che gli apparve persino in sogno: ricordò le castagne, le vie, le case. Oltre al forte legame con il suo luogo d’origine e i suoi compatrioti, a mancargli erano proprio le esibizioni sul palco e i suoi spettatori.

Una delle tendenze comuni tra gli scrittori della vecchia generazione era il desiderio di imprimere la “vita uscente”, il passato della Russia e le sue tradizioni. Questo ricordo nostalgico della vita e della patria perdute divenne uno degli elementi cardine della letteratura degli emigrati. Il sentimento di nostalgia si presenta anche nelle opere degli emigrati della seconda metà del XX secolo: A. Galič, I. Brodskij, A. Tarkosvkij. In alcuni esponenti dell’intellighenzia russa il sentimento di nostalgia per la patria fu così acuto da portare a una vera e propria crisi creativa. Così, ad esempio, il compositore Sergej Rachmaninov, emigrato nel 1918, non scrisse alcuna opera significativa fino al 1926. Molti critici d’arte attribuiscono una tale crisi a una profonda nostalgia di casa.

Il ricercatore E. V. Novikov ritiene che l’arte e la letteratura siano gli ambiti in cui la nostalgia si manifesta in modo più evidente. Egli ricollega la memorialistica direttamente al “genere della nostalgia”. Osserva inoltre che, oltre alle evidenti esperienze nostalgiche nella vita di tutti i giorni, gli autori di questi testi influenzano latentemente i processi alla base dello sviluppo dell’umanità, inclusa l’arte, la religione, la filosofia, la storia, la politica e persino le scienze naturali [12].

Ma gli artisti dell’intellighenzia non erano gli unici a soffrire di nostalgia: questa “malattia” si percepisce nelle pagine della memorialistica e della diaristica della maggior parte degli emigrati. Tali fonti sono le più cospicue, e questo testimonia l’importanza che per gli emigrati aveva la trasmissione e rivisitazione del passato sotto forma di ricordi. La nostalgia preserva l’identità attraverso la custodia delle tradizioni e della cultura. La paura della perdita di russità era una costante nella vita degli emigrati. Questi cercavano di preservare i valori spirituali nazionali, creando musei, archivi e biblioteche. Ad esempio, i libri più letti nella biblioteca russa di Praga negli anni ’20 del secolo scorso erano i romanzi di L. N. Tolstoj e F. M. Dostoevskij. Queste letture riuscivano in parte ad attenuare la nostalgia.

Molto importante fu la creazione di nuove tradizioni, al fine di preservare l’identità russa. Ad esempio, il giorno del compleanno di A. S. Puškin gli emigrati cominciarono a celebrare il Giorno della cultura russa. Per gli emigrati era importante far progredire la cultura russa, ed era fondamentale trasmetterla alla nuova generazione, instillando in quest’ultima l’amore per la patria abbandonata, che non tutti ricordavano, e che alcuni non avevano mai conosciuto.

Come osservano Pokering ed Keightley [13, pag. 926], la nostalgia è una soluzione complessa per “navigare e interagire col passato” piuttosto che per esprimere un rimpianto sentimentale. Essa potrebbe essere uno strumento di consapevolezza creativa di un presente in continua evoluzione e di un futuro dalle tinte ignote. Inoltre, come afferma Vanessa May [14], la nostalgia può essere usata come uno strumento che consente di viaggiare “con echi di appartenenza passata” per le strade della memoria, per creare un senso di appartenenza al presente.

La nostalgia è quindi legata alla salvaguardia dell’identità e, parzialmente, della memoria collettiva. Una situazione di questo tipo non va circoscritta solo all’emigrazione russa. Anche gli emigrati italiani, ad esempio, provano nostalgia per l’Italia, cercano di tenersi in contatto con la patria, preservano la lingua e la trasmettono ai propri figli e nipoti. Il loro “è un modo per rimanere ancorati alle origini, per non separarsi dalle proprie radici, per importare la cultura italiana all’estero. Gli emigrati italiani continuano ad ascoltare le canzoni italiane e a guardare i programmi televisivi italiani…” [15]. Da un lato, c’è la tutela della memoria, individuale e collettiva, che a sua volta porta alla salvaguardia delle tradizioni, alla trasmissione di informazioni di generazione in generazione, alla preservazione di certe istituzioni. Dall’altro, c’è un’importante esperienza psicologica, attraverso cui gli emigrati possono raggiungere un nuovo livello.

Per gli emigrati pre-rivoluzionari la nostalgia si esprimeva nella “estrapolazione”, ossia l’esportazione dell’abituale stile di vita russo pre-rivoluzionario all’estero, col tentativo di preservarlo sotto forma di istituzioni politiche e comunitarie, di tradizioni, di modi d’essere e così via. Il russo residente all’estero era molto distaccato, non tanto perché non volesse comunicare col mondo circostante, ma piuttosto perché non ne sentiva il bisogno. A testimonianza di ciò troviamo una minuscola percentuale di naturalizzazioni, la presenza di un sistema educativo e di istituzioni religiose personali, l’edificazione di strutture e istituti tradizionali per i russi, e un’elevata capacità auto-organizzativa. Per i russi fu un fenomeno su larga scala. Tuttavia, simili riscontri pratici non sono tipici soltanto dell’emigrazione russa. Molto spesso gli emigrati, assimilandosi e adattandosi alla vita estera, preservano un pezzo del proprio passato all’interno delle proprie case.

Abbiamo visto come la nostalgia si manifesti nella salvaguardia delle tradizioni, delle istituzioni, del ricordo, e della cultura. Sotto molti aspetti, ciò avvenne non soltanto grazie, ma anche contro la nostalgia: divincolandosi da questa, gli emigrati furono attivamente inclusi nella vita comunitaria, e crearono diverse organizzazioni sociali e associazioni culturali. A loro volta, questi istituti ebbero un ruolo significativo nella vita degli stessi emigrati, aiutandoli ad adattarsi e a preservare la propria identità. Come osservano alcuni ricercatori, i problemi dell’immigrazione e dell’identità vanno di pari passo, e spesso si intersecano tra loro [16].

La nostalgia per la propria patria permette di proiettare la sua immagine all’esterno, di farla incontrare con altri popoli, di influenzare questi ultimi attraverso la musica, la danza, le belle arti, la scienza, l’istruzione e i singoli oggetti della cultura materiale (quartieri nazionali, ristoranti, prodotti alimentari, moda ecc.). La nostalgia svolge anche un ruolo compensatorio: essendo legata quasi sempre a bei ricordi ed essendo il risultato dell’idealizzazione retrospettiva degli oggetti persi, aiuta gli emigrati a proteggersi dalle delusioni della nuova vita. Gli emigrati russi ricordavano con grande piacere la propria vita durante il periodo pre-rivoluzionario, ma non provavano nostalgia per quello rivoluzionario o per la guerra. Imbattendosi nelle difficoltà quotidiane del presente, gli emigrati si trasferiscono nei propri ricordi e nel proprio passato, che col tempo viene idealizzato. Come sottolinea A. A. Neduva, “una caratteristica della nostalgia è l’atteggiamento eccezionalmente positivo nei confronti della vita del passato; questo slancio verso il passato si manifesta dopo un certo tempo di permanenza nel nuovo paese. Il passato nei ricordi ha sempre tonalità chiare e luminose, e i ricordi degli eventi negativi sembrano essere sostituiti, o almeno offuscati [17, pp. 55-57].

Un simile processo viene spesso inteso come un’incapacità di affrontare il cambiamento, come un atteggiamento disfattista verso il presente e il futuro, e come una specie di ritiro in un passato idealizzato [18, pag. 20; 15, pag. 920; 19, pag. 509-530]. Tuttavia, è necessaria una comprensione più precisa e accurata della nostalgia. Potremmo dire che la nostalgia agisca come una sorta di meccanismo difensivo nei confronti del cambiamento, in quanto può aiutare a salvaguardare la stabilità dell’identità, proteggendo l’individuo dalla sensazione che il tempo passi rapidamente senza lasciare traccia. Tuttavia una simile concezione non sembra essere supportata da argomentazioni sostenibili. Al contrario, la nostalgia potrebbe essere usata come potenziale creativo per il futuro.

La nostalgia non è per forza riducibile a un passato idealizzato (e parzialmente romanzato). Può anche costituire un intervento critico nel presente, teso a riconoscere gli aspetti del passato come base per futuri rinnovamenti. A. D. Ritivoi ha scritto che nella sua forma più produttiva la nostalgia può funzionare come “una posizione interpretante, in cui l’individuo è consapevole dell’incongruenza della sua vita”, e può consentire agli immigrati di inserirsi in un nuovo ambiente e di adottare il presente come realtà [18, pag. 165]. Per la Ritivoi è essenziale che “la nostalgia sollevi questioni importanti sul ruolo del passato e del presente, su cosa significhi appartenere a un luogo, sulla continuità e le lacune nella propria storia individuale” [18, pag. 39]. La nostalgia è anche un desiderio di rivivere il passato, un tentativo di riportarlo indietro. F. Jameson identifica questo processo come “un insieme di ricordi nostalgici di un passato perso” e “un ricordo che alimenta il desiderio di utopia e che, ovviamente, può diventare un elemento vitale nella creazione del futuro [10, pag. 145].

Pertanto la nostalgia può sia condurre all’involuzione e alla fuga che dare forza per superare situazioni difficili, promuovendo un migliore adattamento [20].

 

FONTE: (uniyar.ac.ru) Giornale dell’Università statale di Jaroslavl’, edizione 2019: saggio di Anna Vladimirovna Urjadova.

Traduzione di Serena Milella: Classe 1994. Il mondo russo ha da sempre esercitato un grande fascino su di me, a partire dalla cinematografia di Tarkovskij e dalle poesie di Brodskij. Ho approfondito la mia passione per la letteratura grazie agli studi universitari presso la facoltà di Comunicazione linguistica e interculturale. Tradurre mi ha sempre permesso di sfiorare con occhi e mani questo mondo apparentemente tanto lontano.

 

Riferimenti

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