La Wonder Woman ucraina: Kiev ha inviato un nuovo ambasciatore negli Stati Uniti

La missione diplomatica a Washington sarà guidata dall’ex Ministro delle Finanze della Repubblica ucraina Oksana Markarova.

L’Ucraina ha inviato negli Stati Uniti il nuovo ambasciatore. Si tratta di Oksana Markarova, che ha studiato in America e detiene stretti legami con Washington, oltre ad essere stata a capo del ministero delle finanze. Fa parte di una nuova generazione di politici e grazie al suo background da Kiev si aspettano che sia un partner con cui per i funzionari e legislatori statunitensi sarà più semplice collaborare e intendersi.

Un biglietto di sola andata

«È la prima volta dal 1999 che salgo sull’aereo con un one way ticket (un biglietto di sola andata). Da oggi, sarò tra le fila della squadra diplomatica ucraina 24 ore su 24, 7 giorni su 7» ha scritto su Facebook la nuova ambasciatrice dell’Ucraina negli Stati Uniti Oksana Markarova. È andata a Washington il 20 aprile.

Si è saputo che avrebbe rappresentato l’Ucraina negli Stati Uniti alla fine dello scorso anno e, a febbraio, il presidente Vladimir Zelenskyj ha firmato il decreto con la sua nomina.

La candidatura della Markarova alla carica di capo della missione diplomatica ucraina negli Stati Uniti è stata attivamente sollecitata dal ministro degli Esteri Dmitro Kuleba. Lo ha proposto per la prima volta al leader ucraino il 20 novembre, poco più di due settimane dopo le elezioni presidenziali statunitensi. Secondo lui, data la precedente esperienza di cooperazione con Washington, diventerà un capo di successo della missione diplomatica. «Chi nominare ambasciatore negli Stati Uniti? Perché non nominare una persona che, grazie alla sua precedente collaborazione di successo con l’America, è in grado di comprendere molto bene questo Paese? Il ministro delle finanze non può che essere un diplomatico per definizione», ha detto.

Non tutti condividono questa opinione. Ad esempio, l’ex ministro degli esteri ed ex ambasciatore ucraino negli Stati Uniti, Konstantin Griščenko, considera la Markarova un candidato inadatto.

Kuleba ha assicurato che la nomina di Markarova non ha nulla a che vedere con l’interesse di Kiev a ricevere assistenza finanziaria da Washington. «Per la prima volta l’Ucraina avrà un ambasciatore a Washington ben noto sia nell’amministrazione statunitense, in particolare nel Dipartimento di Stato e nel Ministero delle finanze, sia nel FMI. Il fatto che la Markarova sia stata scelta solo per ottenere soldi dal FMI è un’assurdità,» ha risposto il ministro alle critiche.

Una donna con tre vantaggi

Nel corso dei quasi due anni e mezzo di presidenza di Volodimir Zelenskyj, si sono succeduti tre ambasciatori ucraini negli Stati Uniti. All’inizio, il nuovo leader ha rimosso da Washington Valerij Chalīj, nominato sotto Petro Porošenko. Quindi è stato inviato nella capitale americana il diplomatico di carriera Volodimir Yelchenko. Fino al 2014 ha lavorato come ambasciatore dell’Ucraina in Russia e, dopo lo scoppio del conflitto nel Donbass, è diventato il rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite. La sua carica di ambasciatore non è durata a lungo: dal dicembre 2019 al febbraio 2021.

Oksana Markarova ha inizialmente studiato ecologia all’Accademia di Kiev-Mohyla, ed è poi andata negli Stati Uniti, dove ha conseguito una laurea magistrale in Commercio e Finanza Internazionale presso l’Indiana University di Bloomington. In seguito la sua vita è stata indissolubilmente legata agli Stati Uniti: ha svolto uno stage presso la Banca Mondiale, è stata consulente di politica economica e responsabile delle relazioni esterne e aziendali nel fondo di private equity americano Western NIS Enterprise Fund (ora gestito da Horizon Capital).

Arsen Avakov e Oksana Markarova

Ha quindi iniziato a impegnarsi a fondo nell’economia ucraina. Dal 2018 al 2020, è stata ministro delle finanze del Paese. Allo stesso tempo, insieme al capo del Ministero degli affari interni Arsen Avakov, è diventata uno dei due capi di dipartimento che sono riusciti a mantenere la loro posizione dopo la salita al potere dell’amministrazione di Vladimir Zelensky.

Lo stesso presidente dell’Ucraina, ha dichiarato di aver scelto la Markarova perché ha «tre vantaggi chiave: patriottismo, un alto livello di professionalità e una percezione molto positiva negli Stati Uniti.» Il nuovo capo della missione diplomatica ucraina si troverà ad affrontare compiti difficili: deve stabilire un dialogo con l’amministrazione Biden, oltre a ripristinare la fiducia di Washington nelle riforme ucraine. La Markarova dovrà anche lavorare attivamente con il Congresso e rafforzare il sostegno a Kiev da entrambe le parti.

Il leader ucraino ha anche osservato che «è importante coinvolgere gli Stati Uniti nel processo di risoluzione dei problemi nel Donbass, così come negli sforzi per disoccupare la Crimea.» Ha detto che sarà imperativo per il nuovo ambasciatore rafforzare le sanzioni statunitensi contro la Russia, in particolare sul progetto del gasdotto Nord Stream 2. «Sono anche sicuro che Oksana Markarova darà l’esempio nello sviluppo della diplomazia economica: nell’attrarre investimenti esteri diretti in Ucraina, nel promuovere l’esportazione e nel difendere gli interessi delle nostre imprese, che è una questione particolarmente importante per tutti i nostri rappresentanti diplomatici, ed ciò che chiedo loro,» ha spiegato il presidente.

Benvenuto alle armi

Markarova si è già messa al lavoro. Poco dopo essere stata nominata, ha richiesto da parte degli Stati Uniti le più dure misure restrittive contro Mosca. Ha inoltre in programma di creare a Washington la Casa ucraina: «una piattaforma e un luogo di incontro per lo scambio di idee di tutti gli amici dell’Ucraina, un luogo di discussione e promozione della cultura ucraina.»

Il 22 aprile, nel suo microblog, la nuova ambasciatrice ha annunciato che la commissione per gli affari esteri del Senato degli Stati Uniti ha adottato un disegno di legge bipartisan «sul partenariato con l’Ucraina nel campo della sicurezza» (Ukraine Security Partnership Act). Secondo questo documento, si propone di aumentare gli aiuti militari annuali a Kiev, compresa la fornitura di armi letali, a 300 milioni di dollari. Il disegno di legge dovrà ora essere considerato da entrambe le camere del Congresso.

Ultimamente, la collaborazione tra Washington e Kiev si è intensificata notevolmente. Dunque, il Segretario di Stato americano Anthony Blinken ha parlato con il ministro degli Esteri ucraino Dmitro Kuleba, promettendo assistenza militare ed economica attiva a Kiev. Ha osservato che gli Stati Uniti «danno la priorità alla sovranità, all’integrità territoriale e alle aspirazioni euro-atlantiche dell’Ucraina.»

La fornitura di armi a Kiev è stata ripetutamente criticata dalle autorità russe. Secondo l’addetto stampa del presidente russo, Dmitry Peskov, continuare su questa linea non può che portare a un’escalation del conflitto nel Donbass. Anche i politici europei si sono espressi contro l’invio di armi in Ucraina. Ad esempio, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha affermato che «questa è una via d’uscita dalla crisi molto rischiosa e controproducente».

Intanto, secondo quanto riferito dalla Markarova, i diplomatici ucraini e l’ufficio del presidente si stanno preparando per un incontro tra Zelensky e Biden. I due leader avevano già parlato al telefono, e questa conversazione, che l’addetta stampa del presidente ucraino, Yulia Mendel, ha definito sorprendente, è stata la prima telefonata che il nuovo presidente degli Stati Uniti ha fatto da quando si è trasferito alla Casa Bianca. La discussione è durata circa un’ora. I capi di Stato hanno discusso le riforme in Ucraina e la forte escalation della situazione nel Donbass. Washington ha assicurato che «di fronte alla continua aggressione russa nel Donbass e in Crimea» Kiev non sarebbe stata lasciata da sola.

«Ora è tutto in un limbo»

La vittoria di Biden alle elezioni presidenziali ha fortemente incoraggiato l’élite politica ucraina, afferma Eduard Solov’ev, capo del Centro per gli studi post-sovietici presso l’IMEMO RAS. «Kiev ripone grandi speranze nel nuovo leader americano, e in particolare, nell’attuazione di una politica nei confronti di Mosca. Secondo Kiev, una maggiore pressione esterna potrebbe portare alla vittoria nel confronto con la Russia,» ha detto il politologo in un’intervista a Izvestja.

A detta dell’esperto, Trump è sempre stato piuttosto indifferente all’Ucraina. «Biden, invece, ha già stabilito contatti con vari politici ucraini. Si ritiene che abbia una posizione filoucraina, sebbene difficile per lui dimostrarlo in maniera inequivocabile a causa di una serie di scandali, tra cui quello in cui è coinvolto il figlio. Kiev ha dunque ragione di credere che Biden sia più esperto negli affari ucraini, perché vi è stato direttamente coinvolto,» sottolinea Solov’ev.

Lo specialista ritiene che la sostituzione dell’ambasciatore sia collegata all’ascesa al potere alla Casa Bianca della nuova amministrazione. «L’ex ambasciatore è un diplomatico di carriera della scuola sovietica, mentre qui c’è una scuola americana. Per gli americani, la Markarova è comprensibile, trasparente, ed è un segnale che la parte ucraina è pronta ad una cooperazione più attiva con gli Stati Uniti in tutti i settori,» afferma fiducioso il politologo.

Ma quanto strettamente la nuova amministrazione coopererà con Kiev dipende, in gran parte, da come si svilupperanno le relazioni tra Stati Uniti e Russia, e finora Victorija Žuravleva, capo del Centro per gli studi nordamericani, IMEMO RAS, ritiene che l’amministrazione Biden non abbia assunto una posizione chiara sul tema. «L’Ucraina funge da strumento di pressione nei negoziati tra Mosca e Washington. L’amministrazione non ha ancora deciso quanto sostenere Kiev, perché in realtà dipende tutto dalla posizione della Russia,» ha detto l’esperta in un’intervista a Izvestja. «Se vi saranno azioni attive dell’Ucraina nel Donbass, allora, molto probabilmente, andrà a dimostrare che gli Stati Uniti hanno deciso di sostenere le autorità ucraine. Ma non penso che daranno il via libera a Kiev, sarebbe una misura estrema. Dipende tutto dalla possibilità che Mosca e Washington giungano ad un accordo. Ora è tutto in un limbo.»

 

 

Fonte Izvestja.ru, 24/04/2021, di Ksenja Loginova – Traduzione di Elena Vaccaro

Elena Vaccaro

Laureata in Mediazione Linguistica. Il russo è stato una forza che ho sentito tirarmi molti anni fa, ma che ho ignorato: pensavo che l’attrattiva sarebbe presto scomparsa. Dopo nove anni, immensi giri, e la certezza che il desiderio di studiare russo mi avrebbe perseguitata per sempre, ho finalmente ceduto e mi sono trasferita in Russia. Ora che l'ho lasciata, la nostalgia si fa sentire. Tradurre per RIT è per me un modo per colmare la distanza che mi separa da questo Paese così affascinante e così mal rappresentato.