Come Stalin si innamorò di Topolino

Nel 1933 il cinema Udarnik ospitò la premiere dei cartoni animati Disney Steamboat Willie e I tre porcellini. Quell’anno fu un punto di svolta per l’animazione nazionale: le creazioni dello studio di Walt Disney vennero riconosciute al livello più alto possibile, da Iosif Stalin.

 

Più di una volta Stalin è stato indicato come il principale produttore cinematografico in Unione Sovietica. Inoltre, si dà il caso che il leader sovietico fosse un grande appassionato di cinema: durante alcune serate al Cremlino venivano organizzate delle vere proprie sale cinema, e in una sola volta il leader sovietico era capace di vedere diverse pellicole (come il film Čapaev, che vide decine di volte). È possibile scoprire come si svolgessero tali proiezioni al Cremlino grazie alla pellicola di Andrej Končalovskyj Il proiezionista.

Prima di tutto, Stalin prestava sempre molta attenzione alla veridicità delle immagini e alla loro conformità con la realtà politica. Il fatto che il leader sovietico fosse un grande fan dei cartoni animati della Disney è quindi ancora più sorprendente. Nel 1930 venne proiettato per la prima volta il URSS il film Disney La danza degli scheletri. La pellicola fu però proiettata senza il cosiddetto “Certificato di noleggio” – ovvero un documento che dava il diritto alla distribuzione di un film sul territorio sovietico – ma con il tacito consenso dei vertici dello Stato. Nel giro di soli tre anni la Disney fece breccia nei cuori del pubblico sovietico.

Scena del cartone Disney “La danza degli scheletri”

Il Topolino sovietico

Nel 1933, presso il cinema Udarnik, si tenne il festival sull’animazione americana. Fu proprio allora che Stalin vide per la prima volta i cartoni Disney Steamboat Willie e I tre porcellini. Venne conquistato dall’estetica, in particolare dalle forme arrotondate (che Ejzenštejn definirà poi “a goccia”) e dall’ingenuità dell’animazione disneyana. Il festival eclissò completamente i risultati ottenuti nel campo dell’animazione nazionale. L’Unione Sovietica cedette al fascino disneyano, e da quel momento i suoi cartoni animati vennero considerati un punto di riferimento. Al primo congresso nazionale sulla commedia cinematografica, venne addirittura creato lo slogan “Viva il Topolino sovietico!”.

Foto del cinema Udarnik a Mosca

I registi sovietici non riuscirono ad adattare la figura di Topolino, ma Stalin era principalmente interessato alle tecnologie di produzione dei film Disney. Nel 1934 Viktor Smirnov, direttore della Amkino, una società Sovietico-americana, fu incaricato di analizzare gli studi cinematografici della Disney e dei fratelli Fleischer. Dopo il suo ritorno in URSS, Smirnov allestì uno studio, di cui lui stesso era l’unico regista, con l’obiettivo di produrre dei cartoni animati comici. Produsse diversi cartoni ispirati alla Disney, tra cui Miška aeronavt (L’orso aeronauta) e Čempion ponevole (Il campione involontario), ma non fu in grado di mantenere un flusso di produzione costante. Ben presto Smirnov fu rimosso dal suo incarico, e il suo studio venne incorporato al collettivo di animatori dello studio Mosfil’m.

Logo della casa di produzione sovietica Lenfil’m

Nel 1935 le opere Disney vennero riconosciute ufficialmente. Durante il festival cinematografico internazionale di Mosca vennero proiettati tre cartoni animati: I tre porcellini, Pinguini innamorati e Fanfara. La giuria, che comprendeva Ejsenštejn, Dovženko e Pudovkin, assegnò loro una piccola coppa d’argento e celebrò la musicalità e la cultura grafica dell’animazione Disney. Ma la linea del partito rimase invariata: il premio più importante venne assegnato alla casa di produzione Lenfil’m per i film Čapaev, Junost’ Maksima e Krest’jan. Tuttavia, subito dopo il festival i cartoni Disney cominciarono a circolare molto velocemente, stavolta con l’autorizzazione dello Stato.

La Disney sovietica

La principale priorità dell’URSS era quella di controllare tutto il flusso di produzione dei cartoni animati. Lo slogan a favore del Topolino sovietico non dovrebbe essere interpretato come una volontà di creare un nuovo eroe, ma piuttosto come una metafora.  Nel 1936 da dei piccoli collettivi di produttori come Mosfil’m, Sovkino e Mežrabpromfil’m si venne a creare la Sojuzdetmul’tifil’m, che dopo un anno cambiò nome in Sojuzmul’tifil’m. La catena di montaggio si mise in moto velocemente, e fino agli inizi degli anni ’50  lo studio riuscì a produrre sei ore di animazione ogni anno. Oggi, per molte delle opere della Sojuzmul’tifil’m, difficilmente si riescono a notare somiglianze con la produzione disneyana.

Nel frattempo, l’espansione della Disney in Unione Sovietica continuava. Uno degli avvenimenti più importanti fu la proiezione di Bambi, cartone animato che la Disney decise di dare in regalo all’URSS in qualità di paese alleato durante la Seconda Guerra Mondiale. Poco dopo nella sale uscì anche Biancaneve e i sette nani,  le cui tracce, secondo i cineasti americani, si possono ritrovare nel film di Ejzenštejn Ivan il Terribile.

Dopo la guerra, la situazione cambiò, e il fascino di Disney cominciò a svanire. La Sojuzmul’tifil’m iniziò la cosiddetta “lotta al cosmopolitismo”, che trasformò drasticamente l’atteggiamento nei confronti dell’animazione Disney. Così Bambi venne definito “misantropico”, mentre nei cartoni animati su Pluto venne riconosciuta una “propaganda sulla crudeltà imperialista”. L’autore di queste affermazioni fu il regista sovietico Lamis Bredis, il quale, con il consenso del pubblico, marchiò Walt Disney come un “mestierante senz’anima”.

Logo dello studio di animazione Sojuzmul’tifil’m

Al tempo di Stalin, fan numero uno di Disney, queste affermazioni sarebbero state ovviamente impensabili. Tuttavia, la storia si concluse con un lieto fine: dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i cartoni Disney fecero ritorno, anche se la loro influenza sul popolo russo non aveva più la stessa portata.

 

Fonte:Life.ru – 8/02/2017 – Autore: Vujačin Filipp

 

Traduzione a cura di Elisa Billone: Mi sono laureata in Mediazione Linguistica alla SSML Carlo Bo di Firenze nel 2019, e frequento l’ultimo anno del corso magistrale in Specialized Translation presso l’Università di Bologna. La lingua e la cultura russa mi hanno a poco a poco incuriosita e infine conquistata nel corso dei miei studi universitari. Tramite la traduzione spero di far appassionare e avvicinare più persone all’affascinante mondo della Russia. – LINKEDIN

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