Andrej Sacharov, eminente umanista del ventesimo secolo

Andrej Dmitrievič Sacharov, secondo le parole dell’accademico Gaponov-Grechov,  era di pari levatura in tutti i suoi ruoli: come scienziato, come ingegnere e come personalità pubblica.

 SACHAROV FISICO – PROSECUTORE DELL’ATTIVITÀ DEL PADRE

Andrej Dmitrievič Sacharov non è stato soltanto l’eminente scienziato sovietico che prese parte alla creazione dello scudo nucleare ed inventò la bomba all’idrogeno, ma anche uno dei più famosi difensori dei diritti umani del ventesimo secolo. Andrej Dmitrievič intervenne attivamente contro il regime totalitario, in qualità di leader di un movimento dissidente, e fornì un contributo significativo alla formazione di un nuovo sistema di sicurezza internazionale. Sacharov vinse il premio Nobel e fu un brillante fisico teorico. Con i suoi lavori dette un notevole impulso alla ricerca sulla fusione termonucleare.

Andrej Sacharov era nato in una famiglia di intellettuali. Suo padre, scienziato e musicista, era stato autore di popolari manuali di fisica. Egli aveva mostrato al figlio la straordinaria armonia della sua amata scienza.

All’inizio della seconda guerra mondiale Sacharov era già studente all’Università di Mosca e tentò di far parte dell’esercito operante. Venne tuttavia esonerato: la sua salute non glielo consentiva ed inoltre il paese non aveva bisogno di lui al fronte. Il giovane fisico fu inserito in un gruppo scientifico nel quale lavorò alla creazione di una reazione termonucleare controllata per l’invenzione di un’arma fondamentalmente nuova. Nel 1953 Andrej Dmitrievič sostenne la sua tesi di dottorato e ricevette l’onorificenza di Eroe del Lavoro Socialista, ma alla fine degli anni ‘50 si rese conto di avere effettivamente “fatto uscire il genio dalla bottiglia” ed iniziò a manifestare la sua disapprovazione nei confronti della realizzazione di test nucleari nell’atmosfera. Sacharov intervenne perché venisse posto immediatamente un freno alla corsa agli armamenti. A questo proposito, venne a trovarsi in profondo disaccordo con Chrushëv. Iniziò così l’attività sociale dello scienziato.

Gli accademici A.D. Sacharov e I.V Kurchatov. Mosca, 1958.

SACHAROV DIFENSORE DEI DIRITTI UMANI: “SENTIRE IL DOLORE DEGLI ALTRI”

Sacharov si indignò per l’introduzione nel Codice Penale di un articolo che prevedeva la punizione dei dissidenti e nel 1966, già all’epoca di Breznev, si oppose energicamente alla riabilitazione di Stalin. Alla fine degli anni ‘60 Andrej Dmitrievič era uno dei più famosi attivisti sovietici per la difesa dei diritti umani. Donò tutti i suoi risparmi in favore della Croce Rossa per la costruzione di un centro oncologico a Mosca ed un anno dopo, nel 1970, fondò il Comitato per i diritti umani di Mosca.

Nell’ottobre del 1975 ad Andrej Dmitrievič Sacharov venne conferito  il premio Nobel per la Pace “per l’intrepido sostegno ai principi fondamentali della pace tra gli uomini e per la coraggiosa lotta contro l’abuso di potere e contro qualunque forma di violazione della dignità umana”. In quello stesso periodo le pressioni sullo scienziato andavano crescendo nel suo paese natale. Ciononostante Sacharov non si arrese. Nel 1977 si fece avanti con la richiesta di abolire la pena di morte e due anni più tardi protestò contro l’intervento delle truppe in Afghanistan.

A.D. Sacharov con E. Teller. Washington, 1988.

SACHAROV DISSIDENTE: “L’AMARO”* ESILIO ED IL RITORNO

Nel 1980 Sacharov,  insieme alla moglie, fu arrestato e relegato nella città di Gorkij. Non ci fu alcun processo né furono condotte indagini. Il Presidium del Soviet Supremo tolse allo scienziato il titolo di Eroe del Lavoro Socialista del quale era stato tre volte insignito. Rappresentava una punizione per le sue molte parole sferzanti.

La vita in esilio non fu facile. Sacharov veniva costantemente accompagnato dal servizio di guardia e nell’appartamento nel quale viveva non vi erano contatti con il mondo esterno. In Occidente fu avviata una campagna a sostegno dello scienziato, ma il confinamento terminò solo con l’inizio della Perestrojka. Nel 1986 i Sacharov tornarono nella capitale.

Nel 1989 Andrej Dmitrievič divenne deputato del popolo e prese parte alla elaborazione di un nuovo progetto di Costituzione. La nuova fase appena iniziata della vita dello scienziato giungeva tuttavia al termine. A dicembre del 1989 Sacharov morì. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero Vostryakovskoye. Nel suo discorso di commiato, Dmitrij Sergeyevič Lichačëv definendo Sacharov “un autentico profeta, nel senso antico e originale del termine”, evidenziò come Andrej Dmitrievič avesse esortato “i suoi contemporanei al rinnovamento morale per il bene del futuro”, ma, come ogni profeta, non fu compreso e fu emarginato dal popolo.

*L’aggettivo è indicato tra virgolette per alludere al fatto che il nome della città dove Sacharov venne mandato in esilio, Gorkij, in russo significa anche amaro.

FONTE: diletant.ru , 08.04.2021 – di Anna Zarubina, traduzione di Camilla Gentile

Camilla Gentile

Mi sono avvicinata alla lingua russa in modo del tutto inatteso quando, terminati gli studi alla facoltà di giurisprudenza, sono andata a vivere all’estero. La possibilità di abitare in vari paesi molto diversi fra loro mi ha offerto una magnifica occasione per conoscere culture e tradizioni di altri popoli e studiarne le lingue. Kiev è stata una tappa del mio percorso ed il luogo nel quale ho scoperto la mia passione per il russo.