Che cosa si vendeva nelle prime farmacie russe?

Che cosa si vendeva nelle prime farmacie russe? Risponde Tat’jana Grigor’eva, storica, autrice del portale “Culture.ru

In farmacia si vendevano dei prodotti naturali “leggendari”: “bezuj” (la pietra bezoar) e la sabbia “inrogovyj” (il corno di un unicorno ridotto in polvere).

La “farmacia signorile Superiore”, la prima in Russia, aprì nel 1581 alla corte di Ivan Il Terribile. Era situata presso il Cremlino di Mosca, davanti al Monastero di Čudov e serviva solo la famiglia dello zar. La farmacia fu organizzata da un farmacista inglese James French (Jacob Astaf’ev), inviato dalla regina Elisabetta I su richiesta dello zar.

Sullo sfondo di pareti dipinte e pavimenti ricoperti da tappeti c’erano vetrine argentate con recipienti di cristallo e strumenti dorati. Nelle boccette c’erano merci d’oltremare. French solo introdusse a Mosca 160 nuovi nomi: “gocce d’uva”, “olio di noce moscata”, “radici di mandragora”, “spiritus vini”, “osso del cuore di cervo”, “oppio”, “bolo armeno”. Inoltre nella farmacia si vendevano i prodotti naturali “leggendari” tanto amati dallo zar: “bezuj” (la pietra bezoar) e la sabbia “inrogovyj” (il corno di un unicorno ridotto in polvere) – antidoti universali.

Vladimir Grochovskij, paesaggio invernale con farmacia, 1956

Le persone all’infuori della cerchia dello zar si curavano diversamente: si rivolgevano ai “depositi medicinali” monasteriali; ricorrevano all’aiuto di guaritori e stregoni; utilizzavano le erbe raccolte nella notte di Ivan Kupala, compravano miscele curative nelle botteghe verdi – delle parafarmacie popolari.

 

ʺ…se le persone comuni si ammalano, di solito prendono un bel sorso di vodka e ci versano una carica di polvere di archibugio o una testa di aglio pestato, rimescolano tutto, bevono e vanno subito in un bagno a vapore, così caldo, che quasi non si riesce a sopportare, e rimangono lì finché non sudano un’ora o due…ʺ

Jacques Margeret. “Estat De l’empire De Russie Et Grand Duché de Moscovie”, 1607

Nel 1620 comparve l’Ordine Farmaceutico – un organo dello stato che controllava il lavoro dei dottori degli zar, dei medici e dei farmacisti. A quel tempo queste figure si distinguevano nel seguente modo: “… il dottore dà consigli e ordini, e ne è incapace, mentre il medico mette in pratica e cura con le medicine, ma anch’egli è privo di preparazione scientifica e infine il farmacista è il cuoco di entrambi”.

I membri dell’Ordine Farmaceutico verificavano le anamnesi, ordinavano le materie prime d’oltremare, testavano per primi le medicine prima di somministrarle al signore e le conservavano nei “kazenki” – camere sigillate. Raccoglievano gli “aptečki” imperiali – kit di pronto soccorso lussuosi intarsiati con pietre. Fornivano medicinali rari ai boiari, su richiesta dello zar.

Michail Božij, infermiera, 1955

Presto prese piede anche la sostituzione dei prodotti importati con quelli interni. Per prima cosa a Mosca comparvero gli “aptekarskie ogorodi” (giardini con erbe medicinali). Fu poi stabilita la “jagodnaja povinnost”: ai contadini di altre regioni veniva intimato di “raccogliere erbe, fiori e radici, idonei a fini medici”. Così, sulle mensole della farmacia imperiale si trovavano stabilmente l’iperico di Tobol’sk, le bacche di ginepro di Jaroslavl’, il poligono persicaria di Kazan’, la radice di liquirizia da Astrachan’. In secondo luogo i bibliotecari dell’Ordine Farmaceutico raccoglievano i celebri “libri di medicina” e “libri di erboristeria”, mentre gli interpreti traducevano da altre lingue i trattati di medicina.

Nel 1654, durante un’epidemia di peste, aprì la prima scuola russa di medicina. I figli delle guardie imperiali, degli scrivani e dei funzionari studiavano la botanica medica e lavoravano nei laboratori. E i diplomati Tihon Anan’in e Vаsilij Šilov divennero i primi farmacisti russi.

“Capitolo 304. Sull’oro.

  1. L’oro grattuggiato finemente e assunto scaccia la lebbra da tutto il corpo e rinvigorisce tutte le parti del corpo, apriamo tutte le ulcere o gli ascessi con strumenti dorati, in questo modo quell’ulcera non produrrà pus.”

 

Libro parlante «Prochladniy Vertograd», (lett. Giardino Ombreggiato) selezionato da molti saggi su vari argomenti medici per la salute delle persone nobili,1672

Nel 1672 durante il regno di Aleksej Mikhajlovič a Mosca venne inaugurata la prima farmacia accessibile a tutti. “La Farmacia Signorile Inferiore” era collocata nel nuovo Mercato stabile, sulla Il’inka. In poco tempo le farmacie statali comparvero a Vologda e a Kazan’.

Pietro I portò in Russia una vera e propria riforma farmaceutica. Vietò le “botteghe verdi”, dove si commerciavano “polveri”, “mazunya”, “vodka alle erbe” e “legumi”. Al loro posto nel 1701 a Mosca aprirono 8 farmacie “indipendenti”.

Nel 1704 aprì la prima farmacia pubblica nella Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo. Inoltre, per ordine di Pietro I, a Mosca e a San Pietroburgo vennero piantati degli “orti farmaceutici” – giardini botanici con delle serre in cui venivano coltivate persino piante esotiche. Nel 1721 la gestione di tutti gli affari farmaceutici venne affidata alla Cancelleria medica e aprì la prima fabbrica di “scorte sanitarie statali” sull’Isola Aptekarskij.

Nella seconda metà del XVIII secolo il settore farmaceutico cambiò radicalmente. Comparvero le prime farmacopee russe – le uniche raccolte di nomi di medicine di tutto il paese. Nel 1789 venne emesso un listino prezzi approvato per tutti i medicinali – la tariffa farmaceutica. E ancora il Regolamento Farmaceutico, un codice professionale dei farmacisti.

Nel XIX secolo l’attività farmaceutica divenne un business redditizio. Secondo il Regolamento Farmaceutico del 1836 “si permetteva a chiunque lo desiderasse di istituire farmacie sia nelle capitali, che in tutte le città e cittadine dell’Impero”, l’importante era avere titolo di farmacista e non avere meno di 25 anni. Divennero popolari i “negozi farmaceutici”, dove i “droghisti” commerciavano farmaci confezionati spesso senza avere una formazione medica.

A quel tempo la farmacia moscovita Ferrein sulla via Nikols’kaja divenne la più grande d’Europa ed era conosciuta per le sue boccette firmate e per i suoi show con un orso vero. Ed ecco cosa si vendeva in questa farmacia:

“Davanti a lui cominciava a baluginare dapprima ogni possibile tipo di radici: genziana, pimpinella, tormentilla, zedoaria e così via. Dopo di che dietro le radici balenavano tinture, oleum, semi, con nomi tra i più astrusi e antiquati. […] Cerchi di gomma, sfere, perette, vasetti di dentifricio, gocce di Pierrot, gocce di Adel’gejm, saponi per il viso, unguento per la crescita dei capelli…”

Anton Čechov. «In farmacia», 1885

All’inizio l’attività farmaceutica era concepita come esclusivamente maschile. Solo nel 1888 si permise alle donne di svolgere gli esami per conseguire il titolo di aiutante farmacista o farmacista. Nove anni dopo Antonina Lesnevskaja e Zinaida Akker furono le prime donne nel paese a ottenere il vero e proprio titolo di “farmacista”.

Nel 1901, grazie alla tenacia di Lesnevskaja, sul viale Nevskij comparve la prima farmacia “al femminile”. Negli interni, colorati di bianco-oro, lavoravano ragazze dai 16 ai 26 anni, che davano farmaci potenti e pozioni dietro presentazione di ricette e copie di ricette e, in più, dovevano “chiedere due volte al cliente da chi fosse stato mandato e a quale prezzo gli era stata proposta in precedenza la medicina” – per la vendita dei farmaci proprio ai malati e non a tutti indiscriminatamente.

FONTE: Culture.ru, 20/04/2021 – di Tat’jana Grigor’eva.

Traduzione a cura di Eleonora Groppi: Da quando ho avuto l’occasione di studiare la lingua e la cultura russe all’università, non ho mai smesso di innamorarmi di tutte le loro sfaccettature. Tradurre è per me un modo per rendere accessibile a tutti questa meravigliosa cultura. LINKEDIN

Russia in Translation

Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa. Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.