Storia e segreti del Mausoleo di Lenin

Il 21 gennaio è stato celebrato l’anniversario della morte del primo leader dello Stato sovietico, teorico del marxismo e fondatore del bolscevismo Vladimir Lenin Ul’janov. Il capo del partito bolscevico e presidente del Consiglio dei commissari del popolo dell’Unione Sovietica morì il 21 gennaio 1924. Da quel momento, il suo corpo venne sottoposto ad uno speciale trattamento e posto nel Mausoleo nella Piazza Rossa.

Il corpo di Lenin si trova nel Mausoleo da ormai più di 90 anni e, anno dopo anno, sono sempre più le persone che sostengono che si debba dare al capo del partito bolscevico una degna sepoltura; allo stesso tempo, cresce significativamente il numero di coloro che faticano a prendere posizione in merito alla questione.

Secondo il VCIOM (Centro russo per lo studio dell’opinione pubblica, n.d.r.), nel 2009, una relativa maggioranza di russi riteneva che tenere il corpo di Lenin nel Mausoleo della Piazza Rossa fosse sbagliato e innaturale (41%). Il 15% degli intervistati sosteneva l’opposto, affermando che “il corpo del leader del popolo abbia tutto il diritto di trovarsi in un mausoleo nella piazza principale del paese”. Fino a tre anni prima, il numero di coloro che si opponevano alla sepoltura corrispondeva al 22% della popolazione.

Alla domanda “Cosa fare del corpo di Lenin?” la maggior parte dei russi (66%) riteneva che lo si dovesse spostare e seppellire in un cimitero. Di questi, il 38% credeva fosse necessario farlo il prima possibile, mentre il 28% riteneva saggio aspettare che non ci fosse più la generazione a cui il leader sovietico era vicino. Di questo 66%, i più inclini alla necessità di una rapida sepoltura erano gli abitanti di Mosca e San Pietroburgo.

Secondo il deputato della Duma di Stato Vladimir Medinskij, ad oggi, nel Mausoleo di Lenin non si troverebbe più del 10% del suo corpo. Stando alle sue parole, le attuali autorità russe avrebbero almeno quattro buoni motivi per seppellire il corpo di Vladimir Lenin, che si trova ormai in stato di mummificazione. Secondo il deputato, non avrebbe alcun senso mantenere il corpo di Lenin nel Mausoleo, poiché “tenere un artefatto ideologico nel centro della capitale è un atto immorale, insensato per la spesa di bilancio, dannoso ideologicamente e disumano sia nei confronti dei discendenti di Lenin che delle persone che non si trovano a condividere il pensiero comunista”.

Già nel 1924 all’idea dell’imbalsamazione del corpo di Lenin si erano opposti la sua vedova Nadežda Krupskaja e suo fratello Dmitrij Ul’janov. Allo stesso tempo, però, la nipote di Lenin, Ol’ga Ul’janova, si è dimostrata contraria allo spostamento del corpo dalla Piazza Rossa.

Tra i sostenitori della sepoltura del corpo di Lenin secondo la tradizione cristiana spiccano nomi come quello della vice-presidente della Duma di Stato Ljubov’ Sliska, del presidente della Fondazione culturale russa Nikita Mikhailov e del rappresentante del presidente del Distretto federale centrale Georgij Poltavčenko.

Tra coloro che si oppongono alla proposta di sepoltura, ha preso una rigida posizione il presidente del Comitato centrale del Partito comunista della Federazione russa Gennadij Zjuganov, il quale ha affermato che “l’iniziativa di spostamento del corpo di Lenin è solo l’ennesima manifestazione di un fascismo liberale”.

Una piramide sulla Piazza Rossa

Il giorno della morte di Lenin, il 21 gennaio 1924, nel Comitato centrale del partito e nel Sovnarkom iniziarono ad arrivare telegrammi e lettere con la richiesta di non affidare alla terra il corpo del leader del partito bolscevico.

Già dopo pochi giorni, il 27 gennaio 1924, accanto alla torre del Senato del Cremlino, sulla Piazza Rossa comparì il Mausoleo, nato da un progetto di Aleksej Ščusev. Secondo le parole dei colleghi dell’architetto, Ščusev era familiare all’architettura delle piramidi egizie, per cui gli ci volle una sola notte per ideare il progetto di una piramide a tre stadi e meno di tre giorni per la sua realizzazione.

L’edificio presentato da Ščusev era composto da cubi di legno di tre metri sopra i quali erano stati posti altri cubi di dimensioni minori.

Struttura originaria in legno
I segreti dell’imbalsamazione di Lenin

Il processo di imbalsamazione della salma di Lenin venne avviato solo due mesi dopo la sua morte, a fine marzo del 1924. A quel punto i cambiamenti post-mortem dei tessuti del corpo, specialmente del viso e delle mani, erano arrivati a un punto critico. Il compito di “conservare il corpo di Lenin” venne affidato al chimico Boris Zbarskij e all’anatomista di Charkiv Vladimir Vorob’ev. Quest’ultimo, in realtà, vedendo il corpo di Lenin, aveva inizialmente pensato di rinunciare a un incarico di tale difficoltà, ma i suoi colleghi lo convinsero a restare nella capitale.

Il compito affidato a Zbarskij e Vorob’ev non era affatto semplice: avrebbero dovuto inventare un metodo innovativo per la conservazione del corpo del leader. Il congelamento non era adatto a questo scopo, poiché per una qualunque casualità sarebbe potuto avvenire uno scongelamento dei tessuti e dunque il loro successivo e irrimediabile deterioramento, scrive il Farmacevtičeskij vestnik. Non si prestava a ciò neanche il trattamento egizio della mummificazione, poiché questa procedura non solo avrebbe richiesto diversi decenni, ma avrebbe anche alterato la fisionomia.

 Fu così che i due studiosi optarono per l’imbalsamazione. Per il procedimento si appoggiarono a degli studi precedenti di Nikolaj Mel’nikov-Razvedenkov, che già nel 1896 propose un metodo originale per preservare il colore naturale dei tessuti, grazie alla realizzazione di preparazioni a base di alcol, glicerina e acetato di potassio.

Dopo aver studiato senza sosta per quattro mesi, Zbarskij e Vorob’ev si posero come unico obiettivo l’imbalsamazione del corpo per intero, con la totale conservazione dei volumi, delle forme e della struttura cellulare e tissutale.

Prima dell’apertura del Mausoleo del 26 luglio, Vorob’ev e la sua squadra passarono la notte nella “camera mortuaria”. Allo studioso rimanevano ancora dubbi in merito al lavoro realizzato e discuteva di continuo con Zbarskij, reo, al tempo, di averlo persuaso a gettarsi in questa impresa rischiosa.

I timori dei due scienziati si rivelarono tuttavia privi di fondamento. La commissione appositamente creata per il progetto, dopo aver fatto visita al Mausoleo il giorno successivo, giudicò positivamente i risultati ottenuti dall’imbalsamazione.

Occorre sottolineare che il successo di Zbarskij e Vorob’ev si dovette anche al lavoro di un’altra persona, l’architetto Konstantin Stepanovič Mel’nikov, il quale realizzò il primo sarcofago per il corpo di Lenin.

Il progetto iniziale di Mel’nikov andò incontro a problemi di natura tecnica. Al tempo, l’architetto nel giro di un mese lavorò a più di otto versioni, di cui solo una venne approvata. Il sarcofago di Mel’nikov rimase nel Mausoleo fino alla fine della Seconda guerra mondiale.

L’evacuazione del corpo di Lenin

La realizzazione della versione attuale in pietra del Mausoleo ebbe inizio nel 1929. Si trattava di una copia del mausoleo in legno ideato da Ščusev, ma, questa volta, la monumentale costruzione venne realizzata in tonalità rosse e nere di granito, porfido e labradorite nera. Sopra all’entrata, con lettere in quarzite rossa, la scritta LENIN. Su entrambi i lati dell’edificio, lungo le mura del Cremlino, erano state invece poste delle tribune che avrebbero potuto ospitare 10.000 persone.

Per quasi settant’anni, una guardia, istituita per ordine del capo della guarnigione di Mosca, è rimasta all’ingresso del Mausoleo. Il corpo di Lenin, però, rimase lì solo fino al luglio 1941, poiché durante la Seconda guerra mondiale venne temporaneamente evacuato e trasferito a Tjumen’. Quando nel 1945 venne riportato a Mosca, fu costruito un nuovo sarcofago, realizzato secondo un progetto di Aleksej Ščusev e dello scultore Boris Jakoblev.

Gli “attentati” al Mausoleo

Negli anni ’30 c’erano ancora persone che non approvavano l’idea di tenere il corpo di Lenin nel Mausoleo. Nel marzo del 1934, Mitrofan Nikitin, che al tempo lavorava per una delle aziende agricole statali dell’Oblast’ di Mosca, tentò di sparare al corpo imbalsamato del leader, ma gli venne impedito dalla pronta reazione di una guardia. Secondo quanto scrive il quotidiano Tikhookeanskaja zvezda, Nikitin, fallito l’attentato, si sparò. Nella sua abitazione venne trovata una lettera dal contenuto sovversivo indirizzata al partito e al governo. Al suo interno si potevano leggere le seguenti parole: “ Durante questa primavera del 1934 moriranno ancora molte persone a causa della fame, della sporcizia, delle malattie… Forse i nostri governanti che si sono stabiliti nel Cremlino non vedono che il popolo non vuole questa vita, che vivere in queste condizioni non è possibile, mancano la forza e la volontà…”.

Non molto tempo dopo, si verificarono altri incidenti nel Mausoleo. Nell’ottobre del 1957, A. N. Romanov, di Mosca, lanciò nel Mausoleo una bottiglia con dell’inchiostro, senza riuscire, però, a danneggiare il sarcofago. Due anni dopo, un visitatore lanciò invece un martello contro il sarcofago e mandò in frantumi il vetro, tuttavia senza apportare danni al corpo di Lenin.

Nel luglio 1960 si verificò forse l’incidente più serio: un abitante della città di Frunze, K. N. Minibaev, saltò su di una barriera e con un calcio ruppe il vetro del sarcofago, le cui schegge causarono lesioni alla pelle del corpo imbalsamato di Lenin. Dalle indagini risultò che a Minibaev venne l’idea di rompere il sarcofago già nel 1949 e che nel 1960 volò a Mosca appositamente con questa intenzione.

Il gesto di Minibaev divenne il primo di una serie di altri incidenti che avvennero nel Mausoleo negli anni ’60. Un anno dopo, L. A. Smirnova, passando accanto al sarcofago, ci sputò sopra, per poi lanciare una pietra sul vetro, che andò in mille pezzi. Nell’aprile del 1962, A. A. Ljutikov, pensionato della città di Pavlovskij Posad, lanciò anch’egli una pietra contro il sarcofago.

Nel Mausoleo ebbe luogo anche un atto terroristico. Nel settembre 1967, un certo Krysanov, della città lituana di Kaunas, fece esplodere una cintura piena di esplosivo vicino all’entrata del Mausoleo. Morirono il terrorista e altre persone.

Negli anni ’70, il Mausoleo venne dotato delle più moderne strumentazioni e attrezzature per il controllo di tutti i sistemi ingegneristici, venne rinforzata la costruzione e vennero posti più di 12.000 blocchi di marmo, secondo quanto affermato da cominf.ru.

Tuttavia, anche dopo le dovute precauzioni, gli incidenti nella cripta di Lenin non cessarono. Nel settembre 1973, quando il sarcofago era ormai stato dotato di cristallo blindato, all’interno del Mausoleo uno sconosciuto fece esplodere un ordigno improvvisato. Anche questa volta, oltre al colpevole morirono altre due persone.

Chi controlla le spoglie di Lenin?

I funzionari del Centro educativo e metodologico per le tecnologie biomediche, che fa parte dell’Istituto di ricerca russo per le piante medicinali e aromatiche (NPO VILAR), si assicurano che l’aspetto di Vladimir Lenin si trovi in condizioni adeguate. Il loro compito principale è quello di esaminare regolarmente il corpo.

Ogni anno e mezzo, gli specialisti calano i resti in una vasca riempita di speciali soluzioni chimiche e ne verificano lo stato con l’ausilio di specifiche attrezzature e dispositivi fotografici. Secondo gli scienziati, negli ultimi 20 anni, tali attrezzature non avrebbero registrato alcun tipo di cambiamento.

Durante la procedura, che può durare anche due mesi, il Mausoleo non è aperto al pubblico.

Gli specialisti del “Gruppo del Mausoleo” ritengono che il corpo di Lenin oggi si trovi in condizioni ottime grazie alle moderne conquiste della scienza, sebbene non si possa dire la stessa cosa dell’abito del leader, il quale deve essere sostituito di volta in volta.

Fonte RIA Novosti , 21/01/2009 – Traduzione di Francesca Giannotti

Francesca Giannotti

Nata a Roma nel 1996. Laureata in Mediazione Linguistico-culturale e poi in Traduzione specializzata. Dopo aver vissuto qualche mese a San Pietroburgo e a Mosca mi sono innamorata del paese e della sua cultura. Collaboro con RIT per condividere questa mia passione.