Recensione de “I ragazzi di Leningrado”, di Carlo Fredduzzi

Recensione di "I ragazzi di Leningrado", di Carlo Fredduzzi

Viaggio nell’URSS degli anni Sessanta: Carlo Fredduzzi, direttore dell’Istituto di cultura e lingua russa di Roma, racconta in un nuovo volume edito da Sandro Teti le sue memorie della “città universale”

Recensione a cura di Simona Carosella

Agli inizi degli anni Sessanta un gruppo di giovanissimi italiani, figli di dirigenti comunisti, sale a Roma su un treno che li condurrà verso uno dei paesi più importanti del mondo, l’Unione Sovietica. Stanno partendo con una borsa di studio per poter studiare e soggiornare in questa affascinante terra, sono forse tra gli ultimi a poter usufruire di questa grande opportunità perché i patti italo-sovietici stanno per cambiare, e chissà se sarà più possibile ottenere altre borse di studio.

Tra questi ragazzi c’è Carlo Fredduzzi, che saluta con emozione la famiglia e la fidanzata Maria Teresa, pronto a partire per Mosca. Già, la destinazione iniziale dei suoi studi doveva essere Mosca, ma il destino ha voluto diversamente e la magia che avvolge Leningrado (oggi Pietroburgo) è entrata all’interno del dottor Fredduzzi rendendolo a tutti gli effetti parte di un mondo del tutto peculiare.

Leningrado: la città dai mille nomi o anche “senza nome”, come suggerisce l’autore, la città dei sogni e dei romanzi, ma anche del freddo glaciale del Baltico che tempra i suoi residenti e li abitua a vivere nelle condizioni più difficili, donando una tranquillità interiore che non si perde durante il corso di tutta una vita, persino in periodo di pandemia. Leningrado ti cambia, la Russia ti entra dentro e anche se adesso la città ha un altro nome e l’URSS di allora non esiste più, c’è un incantesimo che resta per sempre e che si imprime con grande chiarezza nelle pagine del dottor Fredduzzi.

Scorci di vita, avventure, incontri: sembra quasi di entrare in un romanzo storico, l’esperienza di Carlo Fredduzzi e in generale dei “ragazzi di Leningrado” sembra un diario uscito fuori da un vortice spazio-temporale, ci regala il racconto di un mondo andato ma al contempo ancora vivo oggi. Basti pensare all’esperienza dello studentato, che nonostante il tempo che passa rimane un punto fermo di tutti gli stranieri in Russia che si raccontano a vicenda le surreali sistemazioni nell’obščežitie.

I ragazzi di Leningrado
I ragazzi di Leningrado. Memorie di uno studente italiano in URSS. Sandro Teti Editore, 2021

Il sottotitolo del volume è “Memorie di uno studente italiano in URSS”, infatti è la memoria a guidare il lettore in questo viaggio nei ricordi; ci si muove per tematiche, si racconta con semplicità coinvolgente passando da un aneddoto all’altro senza mancare di citare le circostanze storiche degli anni Sessanta, una giovinezza votata alla scoperta della Russia senza perdere di vista il contatto con la madrepatria, dove l’autore non mancherà di ritornare per le vacanze.

Carlo Fredduzzi diventa uno dei responsabili del collettivo universitario italiano e in generale diviene un partecipante attivo della vita studentesca e non solo. Le esperienze che racconta nel libro variano da avventure dal sapore sinistro – ad esempio, quando il rettore dell’università lo chiama a colloquio per cercare di scoprire che fine ha fatto uno studente italiano che non rientra da nove giorni allo studentato, vicenda che porta l’autore a compiere una serie di indagini degne di uno 007 – ai grandi incontri con personaggi che hanno fatto la storia, come la serata passata con un giovanissimo Sergio Endrigo dopo un concerto alla Casa della Cultura Kirov (di cui il cantautore non era rimasto soddisfatto), o la conoscenza di Anna Achmatova nel salotto della sua casa, durante un incontro della donna con l’altrettanto grande poeta Brodskij.

Ma le memorie di Fredduzzi non sono solo racconti dei personaggi celebri che ha incontrato, egli si addentra anche nel narrare gli aspetti culturali che differenziavano l’URSS dall’Italia, in particolare l’atteggiamento delle donne. “L’universo femminile sovietico”, come intitola l’autore, è fatto da donne molto diverse dalle italiane, molto più attive e di iniziativa e, sebbene non fosse possibile ballare con loro un lento “all’italiana” nei locali della città (bisognava mantenere una certa distanza per non risultare sconvenienti), la stessa distanza non esisteva nel loro modo di rapportarsi agli uomini.

Il racconto delle diverse storie d’amore dei suoi compagni e conoscenti con ragazze russe accompagna il lettore a scoprire i segreti di amori di altri tempi, nati quasi sempre come grandi passioni che conducevano ad un matrimonio frettoloso; ma anche il diverso universo dei rapporti coniugali tra russi in un mondo dove il divorzio era già legale e non era per niente un tabù.

Carlo Fredduzzi
Carlo Fredduzzi è attualmente il direttore dell'Istituto di cultura e lingua russa a Roma, oltre ad essere un traduttore e giornalista. Ha studiato presso la Sapienza Università di Roma e successivamente, nel 1967, si è laureato all'Università Ždanov di Leningrado.

Il valore aggiunto del volume è dato dal repertorio fotografico che, così come la narrazione, intervalla l’universale al particolare, il grande al quotidiano: si alternano infatti foto in bianco e nero che rappresentano luoghi di città o scatti che catturano i simboli della Russia – si passa dal mastodontico Cavaliere di Bronzo alla tipica isba campagnola –, a scatti che sono i veri e propri ricordi dell’autore.

Si vede, ad esempio, il giovane Fredduzzi disteso nel suo lettuccio nell’angolo della sua stanza di via Ševčenko, o ancora lo si vede nella stessa stanzetta tappezzata da foto di famiglia che strimpella una chitarra, ma anche in pose meno informali, come durante il suo intervento nell’aula magna dell’università a sostegno di Cuba, in occasione dell’anniversario dell’attacco alla Baia dei Porci.

Qui lo studente scanzonato indossa giacca e cravatta, degli occhiali dalla montatura pesante e lo sguardo è assorto e concentrato sul discorso che sta pronunciando. Queste foto arricchiscono il libro come diamanti su una collana già di per sé preziosa: è bello ed emozionante vedere con le immagini quello che l’autore racconta a parole, il lettore si sente chiamato a partecipare alla proiezione di un film esclusivo.

Lo stile semplice e accattivante di Fredduzzi rende la lettura fluida e piacevole e quando si arriva all’ultima pagina ci si rende conto sorpresi che il viaggio è già finito e bisogna tornare con la testa sulle spalle e i piedi nel presente. Nonostante questo, però, la patina del ricordo e del racconto di vita autentica non lasciano la mente del lettore e suscitano, a chi guarda il volume riposto già in bella mostra su uno scaffale, un sincero sorriso.

 

Gli abitanti di Leningrado hanno resistito durante l’assedio nazista per 900 giorni con il freddo e la fame, resisterete anche voi.

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