Aleksandr Rodčenko: breve guida alla sua vita e alla sua produzione artistica

Aleksandr Rodčenko è il simbolo della fotografia sovietica così come Vladimir Majakovskij lo è della poesia. I fotografi occidentali, dai fondatori dell’Agenzia Fotografica Magnum alle stelle moderne come Albert Watson, usano ancora le tecniche introdotte da Rodčenko nel medium fotografico. Inoltre, se non fosse stato per Rodčenko, non ci sarebbe stato alcun design moderno, che è stato fortemente influenzato dai suoi manifesti, collage e foto. Purtroppo, il resto del lavoro di Rodčenko viene dimenticato, non solo fotografava e creava manifesti, ma si occupava anche di pittura, scultura, teatro e architettura.

Aleksandr Rodčenko. Il funerale di Vladimir Lenin. Collage di foto per la rivista “Molodaja gvardija”, 1924.
Rodčenko e l’arte

Aleksandr Rodčenko nasce a San Pietroburgo nel 1891 in una famiglia che si occupa di arredamento scenico teatrale. Fin dall’infanzia, viene introdotto nel mondo dell’arte: l’appartamento in cui vive si trova proprio sopra il palco, attraverso il quale è necessario passare per scendere in strada. Nel 1901, la famiglia si trasferisce a Kazan’. All’inizio, Aleksandr decide di studiare odontotecnica, ma presto abbandona questa professione e diventa un uditore della scuola d’arte di Kazan’ (non poteva essere ammesso a causa della mancanza di un certificato di istruzione secondaria: Rodčenko terminò soltanto le quattro classi della scuola parrocchiale).

Nel 1914, i futuristi Vladimir Majakovskij, David Burljuk e Vasilij Kamenskij arrivano a Kazan’. Rodčenko si reca alla loro serata e scrive nel suo diario: “la serata è finita e lentamente il pubblico è andato via agitato, ma in modi diversi. Oppositori e ammiratori. I secondi non abbastanza. Chiaramente, non ero solo un ammiratore, ma molto di più, ero un sostenitore”. Questa serata è stata un punto di svolta, dopo di essa, Rodčenko, appassionato di Gauguin e degli esponenti della rivista artistica e letteraria “Mir iskusstva(Mondo dell’arte), capisce di voler collegare la sua vita con l’arte futurista. Nello stesso anno Rodčenko incontra la sua futura moglie, una studentessa della stessa scuola d’arte di Kazan’, Varvara Stepanova e, alla fine del 1915, si trasferisce a Mosca con lei.

Rodčenko, Tatlin e Malevič

Una volta arrivato a Mosca, attraverso amici comuni, Aleksandr incontra Vladimir Tatlin, uno dei leader dell’avanguardia, che invita Rodčenko a partecipare alla mostra futurista “Magazin”. Invece di una quota di iscrizione, all’artista viene chiesto di aiutare con l’organizzazione, vendere biglietti e raccontare ai visitatori il significato delle opere. È allora che Rodčenko incontra Kazimir Malevič, ma per lui, a differenza di Tatlin, non prova simpatia, e le idee di Malevič gli sembrano estranee. Rodčenko è più interessato all’arte scultorea di Tatlin e al suo interesse per la costruzione e i materiali piuttosto che alle riflessioni di Malevič sull’arte pura. Più tardi Rodčenko scriverà di Tatlin: “ho imparato da lui tutto: l’atteggiamento verso la professione, le cose, il materiale, le provviste e tutta la vita, e mi ha lasciato un segno per tutta la vita… di tutti gli artisti contemporanei che ho incontrato, non c’è nessuno uguale a lui”.

Aleksandr Rodčenko. Dalla serie “Nero su nero”, 1918.

In risposta a “Bianco su bianco” di Malevič, Rodčenko crea una serie di opere “Nero su nero”. Queste opere, apparentemente simili, risolvono problemi opposti: con l’aiuto del monocromatismo, Rodčenko utilizza la trama del materiale come una nuova proprietà dell’arte pittorica. Sviluppando l’idea di una nuova arte, ispirata alla scienza e alla tecnologia, è il primo ad utilizzare strumenti «non artistici»: compasso, righello, rullo.

Rodčenko e il fotomontaggio
Aleksandr Rodčenko. “Scambio di tutti”. Progetto di copertina di una collezione di poeti costruttivisti, 1924.

Rodčenko è uno dei primi in Unione Sovietica a rendersi conto del potenziale del fotomontaggio come nuova forma d’arte e inizia a sperimentare questa tecnica nel campo dell’illustrazione e della propaganda. Il vantaggio del fotomontaggio, rispetto alla pittura e alla fotografia, è evidente: grazie all’assenza di elementi di distrazione, un collage conciso diventa il modo più vivido e accurato di trasmissione non verbale delle informazioni.

Lavorare con questa tecnica porterà Rodčenko alla fama in tutta l’Unione. Illustra riviste, libri, crea manifesti pubblicitari e di propaganda.

“Costruttori di pubblicità” Majakovskij e Rodčenko

Rodčenko è considerato uno degli ideologi del costruttivismo, una tendenza nell’arte in cui la forma si fonde completamente con la funzione. Un esempio di questo pensiero costruttivista è il manifesto pubblicitario “Libri” del 1925. È basato sul manifesto di El’ Lisickij “Spezza i bianchi col cuneo rosso”, di quest’opera, Rodčenko riprende solo la struttura geometrica, un triangolo che invade lo spazio di un cerchio, e lo riempie di un significato completamente nuovo. Non è più un artista-creatore, è un artista-costruttore.

Aleksandr Rodčenko. Pubblicità di Dobrolet, 1923.

Nel 1920 Rodčenko incontra Majakovskij. Dopo un episodio piuttosto curioso relativo alla campagna pubblicitaria di “Dobrolet” (Majakovskij critica lo slogan di Rodčenko, pensando che fosse stato scritto da un poeta di second’ordine, offendendo così gravemente Rodčenko), Majakovskij e Rodčenko decidono di unire le forze. Majakovskij inventa il testo, Rodčenko è impegnato nella progettazione grafica. L’associazione creativa “Costruttore di pubblicità Majakovskij – Rodčenko” è responsabile degli esempi più brillanti della pubblicità sovietica degli anni ‘20: i manifesti del GUM, Mossel’prom, Rezinotrest e di altre organizzazioni sovietiche.

Creando nuovi manifesti, Rodčenko studia riviste fotografiche sovietiche e straniere, ritagliando da lì tutto ciò che può tornare utile, è in stretto contatto con i fotografi che lo aiutano a riprendere soggetti unici e alla fine, nel 1924, acquista la propria macchina fotografica e diventa immediatamente uno dei principali fotografi del paese.

Rodčenko fotografo

Rodčenko inizia a fotografare abbastanza tardi, quando è già un artista maturo, illustratore e insegnante al VHUTEMAS (Istituto superiore d’arte di stato russo). Trasferisce le idee del costruttivismo alla nuova arte, mostrando spazio e dinamiche nella fotografia attraverso linee e piani. Dalla serie di questi esperimenti, si possono distinguere due importanti tecniche che Rodčenko apre alla fotografia mondiale e che sono rilevanti ancora oggi.

Aleksandr Rodčenko. Scalinata, 1930.

La prima tecnica è l’angolazione. Per Rodčenko, la fotografia è un modo per trasmettere nuove idee alla società. Nell’era degli aerei e dei grattacieli, questa nuova arte dovrebbe insegnare a vedere da tutti i lati e mostrare oggetti familiari da punti di vista inaspettati. Rodčenko è particolarmente interessato alle angolazioni “dall’alto verso il basso” e “dal basso verso l’alto”. Oggi, questa è una delle tecniche più popolari e negli anni ‘20 è diventata una vera rivoluzione.

La seconda tecnica è chiamata diagonale. Anche nella pittura, Rodčenko ha evidenziato la linea come base di qualsiasi immagine: “la linea è la prima e l’ultima, sia nella pittura che in ogni costruzione in generale”. È la linea che diventerà l’elemento costruttivo principale nel suo lavoro successivo: fotomontaggio, architettura e, naturalmente, fotografia. Molto spesso utilizzerà la diagonale, dal momento che, oltre al carico costruttivo, ha in sé anche la dinamica necessaria. Una composizione statica bilanciata è un anacronismo contro cui combatterà attivamente.

Rodčenko e il realismo socialista

Nel 1928, la rivista “Foto sovietica” pubblica una lettera di denuncia in cui Rodčenko viene accusato di plagio dell’arte occidentale. Questo attacco si rivela essere un presagio di problemi più gravi, negli anni ‘30, gli esponenti dell’avanguardia vengono condannati uno dopo l’altro per formalismo. Rodčenko soffre duramente l’accusa: “com’è possibile, io sono con tutta la mia anima per il potere sovietico, lavoro con tutte le mie forze, con la fede e l’amore per la patria, e improvvisamente siamo nel torto”, scrive nel suo diario.

Nel 1933, Rodčenko ha la possibilità di riallacciare le relazioni con le autorità. Gli viene offerto di preparare un intero numero della rivista “Sssr na strojke” (Urss in cantiere), dedicato alla costruzione del canale Mar Bianco – Mar Baltico. Rodčenko fotografa in modo molto discreto, lasciandosi alle spalle le idee degli anni ‘20. Sebbene queste foto abbiano angolazioni e diagonali, ricordano più le foto moderne: si tratta di uno strumento ausiliario, non di una sfida.

Aleksandr Rodčenko. Fotomontaggio “Crisi”, 1923.

Dopo questo lavoro Rodčenko ritrova il favore dello stato. Ora è tra i creatori di una nuova estetica “proletaria”. Le sue immagini delle parate di educazione fisica sono l’apoteosi dell’idea realista socialista e un vivido esempio per i giovani pittori (Aleksandr Dejneka è tra i suoi studenti). Ma dal 1937, i rapporti con il potere si incrinano nuovamente. Rodčenko non accetta il regime totalitario in vigore e il lavoro non gli porta più soddisfazione.

Rodčenko negli anni ‘40 – ‘50

Dopo la guerra, Rodčenko non crea quasi nulla: illustra solo libri e album insieme a sua moglie. Stanco della politica nell’arte, si rivolge al pittorialismo, movimento che apparve nella fotografia negli anni ‘80 del XIX secolo. È appassionato di teatro classico e circo, dopotutto, queste sono le ultime sfere in cui la politica non definisce il programma artistico. La lettera di Capodanno di sua figlia dice molto dell’umore e della creatività di Rodčenko alla fine degli anni ‘40: “Papà! Vorrei che tu creassi qualcosa simile ad un’opera d’arte quest’anno. Non pensare che io voglia che tu faccia tutto in “realismo socialista”. No, così puoi fare quello che vuoi. E ogni minuto, ogni giorno, ricordo che sei triste e non dipingi. Penso che così saresti più felice e sapresti che puoi fare queste cose. Ti bacio e ti auguro un felice anno nuovo, Mulja”.

Aleksandr Rodčenko. Acrobata, 1940.

Nel 1951 Rodčenko viene espulso dall’Unione degli artisti e solo quattro anni dopo, grazie all’energia infinita di Varvara Stepanova, viene riammesso. Aleksandr Rodčenko muore nel 1956, poco prima della sua prima mostra fotografica, organizzata anche dalla moglie.

 

Fonte Arzamas.academy, 16/12/2016 – di Nikita Slinkin, traduzione di Giada Sanseverino

Giada Sanseverino

Nata a Milano nel 1994. La mia passione per questo paese così affascinante e sconfinato nasce durante gli studi universitari alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere e si intensifica grazie a diversi periodi di studio e volontariato in Russia ed Estonia. Traduco per passione, adoro mangiare i bliny, amo il freddo estremo e i lunghi viaggi in treno.