Gogol’ In Europa

Nikolaj Vasil’evič, creatore nelle sue opere di personaggi rappresentativi del mondo russo, trascorse circa 10 anni oltre il confine del proprio paese natale.

 

NIKOLAJ GOGOL’ – SCRITTORE E VIAGGIATORE

Dopo la rappresentazione teatrale de L’ispettore generale, Gogol’ decise di varcare il confine dell’impero russo per un periodo di tempo indeterminato. La decisione di lasciare la patria era connessa ai giudizi discordanti che aveva suscitato la sua opera teatrale. Dopo la messa in scena de L’ispettore generale il 19 aprile del 1836 a San Pietroburgo, il pubblico si divise: Gogol’ fu da alcuni elogiato, altri, al contrario, investirono di critiche il drammaturgo. Lo stesso Nikolaj Vasil’evič si rammaricò ritenendo che neanche la recitazione degli attori si fosse rivelata un successo. L’estate dello stesso anno Gogol’, in compagnia dell’amico Aleksandr Danilevskij, lasciò la capitale della Russia diretto a Kronštadt, dove lo scrittore, per raggiungere la città tedesca di Lubecca, dovette imbarcarsi su un piroscafo.

 

“La nostra navigazione è stata estremamente sfortunata”, scrisse Gogol’ a Vasilij Zhukovskij, raccontando di avere impiegato più di una settimana di navigazione per arrivare in Germania, invece dei previsti quattro giorni. Il cattivo tempo aveva ostacolato la navigazione e causato il conseguente ritardo. Dopo essere arrivato a Lubecca Gogol’, insieme al suo amico, si diresse ad Amburgo e successivamente, passando per Brema e Düsseldorf, arrivò ad Aquisgrana. Lì Nikolaj Vasil’evič si separò da Danilevskij, il quale desiderava rimanere nelle località della Germania. Gogol’ continuò il viaggio verso la Svizzera e lungo il percorso visitò le chiese tedesche.

A Bade-Baden l’autore de L’ispettore generale incontrò i Balabin, suoi conoscenti. Gogol’ definì Baden-Baden “ la dacia di tutta Europa”. In questa stessa “dacia” Nikolaj Vasil’evič trascorse circa un mese, nonostante inizialmente avesse programmato di restarci per un paio di giorni. Gogol’ era rimasto incantato dalle montagne e dalle acque del luogo. Da Baden-Baden lo scrittore proseguì verso Ginevra.

Ritratto di N.V. Gogol’. A.F. Moller

Per tutto l’autunno del 1836 Gogol’ soggiornò in Svizzera. Lì riprese slancio la sua attività creativa e cominciò a lavorare alle bozze di nuove opere. “La Svizzera da quel momento mi appare più bella, le sue montagne tinte di grigio, lilla, azzurro, blu e rosa sembrano più lievi ed eteree”, scriveva Gogol’ a Zhukovskij. Gogol’ non dimenticò neppure i laghi e gli incontri con i conoscenti che erano andati oltre confine. L’autunno a Vevey fu mite e le condizioni metereologiche favorevoli indussero Gogol’ a rimettersi a lavorare ad una delle sue opere più importanti. Scriveva infatti Gogol’ in una lettera a  Zhukovskij: “La mia camera è divenuta più calda e ho ripreso a scrivere Le anime morte che avevo iniziato a Pietroburgo…Ho rielaborato tutto. Ho riflettuto meglio sull’intera stesura del progetto ed ora lo porto avanti con calma, come se si trattasse di annali… Se eseguo quest’opera come deve essere fatto, allora… che soggetto immenso ed originale! Che straordinaria varietà! In esso vi compare la Russia intera! Questa sarà la mia prima opera valida, una cosa che porterà il mio nome…! (ndr: l’ortografia e la punteggiatura dell’autore sono state conservate). Secondo le parole di Gogol’, egli ogni mattina iniziava la giornata con la stesura di tre pagine del suo nuovo poema.

Con l’arrivo in Svizzera del freddo Gogol’ si trasferì in Francia. A  Parigi continuò a lavorare a Le anime morte; nella capitale della Francia la creazione del poema, secondo Gogol’, divenne “più fresca e vigorosa”. Incontrato Danilevskij, che si era trasferito a Parigi, Gogol’ insieme a lui visitò il Louvre, le antiche vie ed i parchi parigini. Oltre a Danilevskij entrarono nella cerchia delle frequentazioni di Nikolaj Vasil’evič altri intellettuali russi che soggiornavano in Europa, come Vladimir Sollogub e Andreij Karamzin. Sempre a Parigi Gogol’ incontrò  il grande poeta polacco Adam Mickiewicz.

Dopo la notizia della morte di Aleksandr Puškin all’inizio del 1837 Gogol’ sprofondò in una grandissima tristezza. Lasciava questo mondo un amico,  idolo spirituale e mentore letterario di Nikolaj Vasil’evič. Ciò lo costrinse a cambiare ambiente e lo scrittore russo si recò a Roma –  città che, con vari intervalli, divenne il rifugio di Gogol’ per circa 10 anni.

 

L’ATTIVITA’ LETTERARIA “STRANIERA” DI GOGOL’ ED IL RITORNO A CASA

Nella primavera del 1837 Gogol’ era già a Roma. Prese in affitto una piccola camera in una casa di pietra non lontano da Piazza di Spagna in via Sant’Isidoro 17. Gogol’ rimase colpito dall’architettura italiana ed i ritmi di vita lenti si addicevano perfettamente al narratore. Scriveva a Varvara Balabina: “Ecco la mia opinione: chi è stato in Italia dice “addio” agli altri paesi. Chi è stato in cielo non ha voglia di tornare sulla terra”. In estate tuttavia Gogol’, le cui condizioni di salute si andavano deteriorando, fu costretto ad andare nuovamente a Baden-Baden per curarsi. Già in ottobre Nikolaj Vasil’evič faceva ritorno a Roma dove si stabilì in Strada Felice (ora via Sistina) n. 126, all’ultimo piano di un edificio di tre piani. Gogol’ cercò di dedicare a Le anime morte tutte le sue ore di lavoro. Nei momenti di riposo lo scrittore poté dedicarsi allo studio dell’arte rinascimentale. Allo scopo di sentirsi maggiormente vicino agli abitanti del luogo, Gogol’ si appropriò ai massimi livelli della lingua italiana.

Targa commemorativa collocata in via Sistina a Roma sulla casa nella quale visse Gogol.

Gogol’ trascorse l’estate del 1838 a Napoli e Castellammare. Alla fine di agosto Gogol’ accompagnò Danilevskij in Russia e successivamente tornò a Roma. Poco dopo Zhukovskij andò da Gogol’. Egli raccontò all’autore de L’ispettore generale gli ultimi giorni di vita di Puškin. Gogol’ condivise con il poeta i primi capitoli di Le anime morte.

 

Per quanto riguarda i viaggi il 1839 fu per Gogol’ un anno molto vario. Lo scrittore visitò la Germania, la Svizzera, l’Austria e la sua nativa Russia. A San Pietroburgo Gogol’ continuò a lavorare alla creazione di Le anime morte. Nella primavera dell’anno seguente, Gogol’ partì per Roma ma nel corso del viaggio fece tappa a Vienna. Lì non sospese la composizione del suo poema.  Ad agosto, mentre scriveva Le anime morte, Gogol’ già rifletteva sul modo in cui avrebbe concluso il racconto Il cappotto,  che narrava la storia di un pover’uomo. Un esaurimento nervoso costrinse Gogol’ a letto, ciononostante  in autunno proseguì il viaggio verso l’Italia. A settembre Gogol’ giunse a Roma. Lì leggeva ai suoi amici brani estratti da Le anime morte. V.A. Panov, l’amico di Gogol’, che abitava con lui nell’appartamento romano, lo aiutò personalmente a trascrivere il primo volume del poema. Gogol’ ascoltò i suggerimenti e meditò sulla composizione del secondo volume. Dalla primavera del 1841 Pavel Annenkov aiutò Gogol’ nella stesura di Le anime morte. Entro la fine dell’estate trascrissero tutto il testo precedentemente composto.

In seguito Gogol’ si recò a Francoforte dove ebbe luogo un incontro con Zhukovskij. La reazione del poeta a Le anime morte amareggiò Gogol’. Nel corso della lettura Zhukovskij si assopiva. Lo scrittore gettò il manoscritto nel camino e disse: “Se viene voglia di dormire questo va dato alle fiamme”.

Nel periodo tra la fine del 1841 e la metà del 1842 Gogol’ visse in Russia. In patria pubblicò i capitoli già terminati de Le anime morte. Successivamente Nikolaj Vasil’evič partì nuovamente dalla Russia. Visitò Berlino, Gastein e ritornò ancora una volta in Italia. Fece anche tappa a Venezia ed in seguito naturalmente si trasferì a Roma. Lì abitò nella casa di via Felice insieme agli amici russi.

Dopo diversi anni di stabilità, costantemente in viaggio per l’Europa, subentra nel 1845 un periodo di crisi. L’organismo di Gogol’ pativa molto, un esaurimento nervoso manifestava i suoi effetti. Le continue visite da vari medici non aiutarono lo scrittore. Si giunse al quarto famoso “incendio gogoliano” – l’autore dette fuoco al secondo volume de Le anime morte.

Gogol’ trascorse a Napoli gli ultimi mesi di vita all’estero, in un luogo che si chiamava Hotel di Roma. Lì si dedicò alla lettura di componimenti storici ed opere folkloristiche. All’inizio di gennaio del 1848 Gogol’ decise di realizzare il progetto, a lungo pianificato, di un pellegrinaggio nei luoghi sacri. Si diresse a Malta e da lì partì per Gerusalemme. In aprile con un viaggio via mare, passando per Costantinopoli, a bordo della fregata Chersones Gogol’ fece ritorno ad Odessa per non abbandonare più la sua patria.

 

 

FONTE: diletant.media,  15.04.2021 – di Filipp Tkačëv, traduzione di Camilla Gentile

Camilla Gentile

Mi sono avvicinata alla lingua russa in modo del tutto inatteso quando, terminati gli studi alla facoltà di giurisprudenza, sono andata a vivere all’estero. La possibilità di abitare in vari paesi molto diversi fra loro mi ha offerto una magnifica occasione per conoscere culture e tradizioni di altri popoli e studiarne le lingue. Kiev è stata una tappa del mio percorso ed il luogo nel quale ho scoperto la mia passione per il russo.