Il divieto come uno sparo

Georgij Bovt – Dottorando in scienze storiche, politologo

Dopo ogni crimine legato all’uso di armi da fuoco che ha grande risonanza tra la popolazione echeggiano proposte per inasprire la circolazione di armi civili nel paese. Le menti dei legislatori, come al solito, cercano delle soluzioni semplicistiche di tipo proibitivo. E…?

Alla Duma, discutendo di come svolgere in modo appropriato l’incarico, già in corso, del presidente sull’inasprimento del controllo sulla circolazione delle armi, i deputati enunciano le più disparate proposte, talvolta anche esotiche: dall’aumentare l’età per ottenere il porto d’armi, al concederlo solo a chi ha servito nell’esercito fino a monitorare i canali social di coloro a cui è già stato concesso il porto d’armi. E così Tat’jana Moscal’kova, rappresentante in carica dei diritti della persona, ha proposto di alzare l’età minima per possedere un’arma dai 18 ai 21 anni. In precedenza aveva proposto di portare il limite di età a 25 anni. Quindi in esercito tenere in mano un mitra a 18 anni si può, ma possedere un fucile a canna liscia no.

Secondo la tradizione politica tipica del nostro paese, risuonano anche proposte non direttamente relazionate con quanto accaduto, ma che erano presenti nelle menti degli autori, che aspettavano solo il momento giusto per esprimerle; tale momento di solito, come una sorta di “catarsi del divieto”, coincide con un evento drammatico. Qui nel clamore generale si può proporre qualcosa che vada oltre l’inasprimento della procedura di controllo delle richieste per il porto d’armi.

Tutti ricordano, ad esempio, come, secondo questa logica, dopo la tragedia nella scuola di Beslan furono revocate le elezioni dirette dei governatori. E adesso alcuni (ad esempio lo speaker della Duma Vjačeslav Volodin) parlano di vietare l’anonimato su Internet. L’idea dell’“Internet secondo passaporto” alla bielorussa da tempo vive nelle menti degli organi di controllo – ovviamente, si capisce, tutto in nome della sicurezza delle persone. Ed ecco che adesso qualcuno ha deciso che è arrivata l’ora.

Tuttavia il principale problema è che la panacea per tutti i mali della vita non c’è e non può esserci. I nostri politici non capiscono in nessun modo che nella vita non esistono semplici decisioni unidirezionali rispetto ai problemi, e ciò è stato dimostrato per l’ennesima volta proprio dal “tiratore” di Kazan’. In quanto qui non si cela un problema solo. E se bisogna fare qualcosa, è comunque complesso.

Qualcuno adesso parla giustamente di fallimento del lavoro degli psicologi scolastici, che a loro tempo furono quasi scacciati, e il lavoro dei rimanenti ricorda per lo più una profanazione. Ma davvero da noi è risolto il problema del bullismo a scuola? Di questo sa bene Il’naz Galjaviev, che la mattina dell’11 maggio ha ucciso 7 bambini e 2 adulti nella scuola numero 175 di Kazan’, dove tempo addietro lui stesso studiò. Adesso alcuni allievi che lo conoscevano dicono che essendo un adolescente strano ma tranquillo era soggetto anche lui a bullismo.

Qualcuno mira più in alto, discutendo della situazione generale della società, che farebbe uscire di testa qualsiasi persona normale e non solo i soggetti psicologicamente squilibrati. Si dice che in giro, in ogni luogo, partendo dalla televisione e dai suoi talk show violenti e finendo con i videogiochi, c’è aggressività e propaganda alla violenza. E la violenza domestica? Nella famiglia di Galjaviev non c’era una simile violenza, anzi era una famiglia perfettamente agiata e felice. Ma solo all’apparenza. E adesso emerge che lui odiava la propria famiglia e progettava di dar fuoco all’appartamento. Poteva in un altro paese non diventare oggetto di attenzione della famigerata “giustizia minorile”? Ma no, per noi è troppo difficile e “antitradizionale”. E inoltre dicono: sembra che i giovani non abbiano degli “scopi positivi” nella vita e che la società stessa nel suo complesso non abbia immagine del proprio futuro e, in generale, dell’ideologia dello stato (se tutti marciassero come soldatini, non ci sarebbe criminalità). Oppure dicono che tutto il sistema di valori è deformato, gli ideali dell’amore umano vengono infamati e gli ideali della tolleranza verso l’eterodossia, qualsiasi comportamento “diverso”, vengono denigrati e umiliati – noi dopotutto ridiamo tutti insieme amichevolmente del “tollerantismo” europeo.

In verità non è ancora stato chiarito il tema del Corano rinvenuto nell’appartamento dell’assassino, che il ragazzo o non ha letto come si deve, o ha letto, ma non ha capito. In ogni caso difficilmente per le autorità del Tatarstan sarà piacevole sviscerare il tema del “terrorismo islamico”. Per quanto riguarda le già sentite proposte di monitorare i social network di coloro che hanno ricevuto il porto d’armi, sui canali social dell’assassino di Kazan’ quasi fino all’ultimo momento era tutto più o meno pulito. Tuttavia chiaramente c’è il desiderio di investigare su tutti.

Del resto i nostri politici non vogliono, per abitudine, vederci chiaro in una situazione così stratificata, che è sfociata in una sparatoria di massa. Solitamente la loro mano si allunga verso…no, non la pistola, ma la “chiave inglese”.

Per avvitare ancora qualche dado nella nostra vita e far finta che “le misure siano state prese”. Si può in generale percorrere la strada più semplice e “ottusamente vietare” un concreto tipo di arma: il fucile a canna liscia di produzione turca Hatsan escort, che ha utilizzato sia l’aggressore di Kazan’, sia Vladislav Rosljakov, che organizzò un’uccisione di massa nell’istituto politecnico a Kerč’ nel 2018. In quell’occasione morirono 21 persone. A proposito, dopo la tragedia a Kerč’ il presidente incaricò anche il capo della Guardia Nazionale della Federazione Russa, Viktor Zolotov, di inasprire urgentemente le regole del possesso di armi. Tuttavia qualcosa non si è “avvitato” bene.

Se parliamo delle regole in vigore oggi in Russia per l’assegnazione del porto d’armi, vediamo che sono già abbastanza rigide, molto più che nei paesi europei e neanche paragonabili a quelle americane. Per l’acquisto di un fucile da caccia serve un certificato medico, una cassaforte speciale a casa dove tenerlo (tutti gli anni vengono effettuati dei controlli sulle condizioni in cui l’arma è custodita) e bisogna seguire dei corsi preparatori. L’ottenimento della licenza per l’acquisto di armi non significa però il permesso di portarle e custodirle. Questa autorizzazione si riceve separatamente. Si possono acquistare alcuni tipi di armi (ad esempio il fucile rigato) ma solo avendo almeno 5 anni di anzianità nel possesso di armi più semplici senza aver commesso infrazioni.

Tutti questi ostacoli burocratici hanno già avuto come risultato la diminuzione, negli ultimi anni, del numero di persone che legalmente detengono armi da fuoco. La popolazione “si disarma” per non avere grattacapi con la Guardia Nazionale della Federazione Russa (che gestisce il giro di armi civili). L’anno scorso, secondo i dati della stessa Guardia Nazionale, meno di 4 milioni di persone in Russia possedeva un’arma da fuoco. Su queste persone erano registrate 6,6 milioni di armi. Qualche anno fa il numero di persone con porto d’armi superava i 5 milioni di persone e il numero di armi legali in loro possesso – i 7,3 miliardi.

Dopotutto neanche per quanto riguarda l’inasprimento delle regole per l’acquisto e il possesso di armi è tutto lineare e univoco, come vorrebbero i nostri politici. In molti paesi di gran lunga più armati della Russia gli omicidi con uso di arma da fuoco, in realtà, non sono di più, ma di meno. E di molto.

Dall’ultima sparatoria di massa a Kerč’ sono passati quasi 3 anni. Ora, nel corso di ognuno di questi 3 anni in Russia sono stati compiuti in media non meno di 20.000 omicidi all’anno su 146 milioni di persone (in verità nell’ultimo periodo il numero di omicidi sta diminuendo). Come metro di paragone, negli USA, dove il numero di armi possedute dalla popolazione civile supera il numero degli abitanti, che ammonta a 320 milioni di persone, nel 2019 sono stati registrati 16,4 mila omicidi. Ne risulta che, su 100 mila persone, in Russia gli omicidi sono circa il doppio, rispetto all’America armata fino ai denti. E persino nella stessa Guardia Nazionale riconoscono che le armi ufficialmente registrate si usano molto raramente per commettere crimini.

Quindi in un anno hanno luogo 500-600 crimini con uso di armi registrate. Ma questo dato riguarda tutti i crimini e non solo gli omicidi. In un anno non più dello 0,2% di persone che possiedono legalmente un’arma da fuoco subisce un’azione penale. Ciò significa che, di norma, si tratta di persone rispettose della legge. E più precisamente gli omicidi con uso di armi legali da noi, come in molti altri paesi, rappresentano una fetta insignificante. Per la stessa semplice ragione per cui l’arma legale non è anonima, ma è tracciabile tramite gli archivi. Da noi in generale la maggior parte degli omicidi avviene in ambito domestico usando la prima cosa che capita sottomano. Eppure a nessuno viene in mente di vietare i coltelli da cucina o le accette. Per ferite da armi da fuoco nel nostro paese muoiono 4-5 mila persone all’anno. E quasi sempre per fini criminali si usano proprio le armi illegali, la cui circolazione nel nostro paese, secondo diverse stime, va da 1,5 a 15 milioni di armi.

L’esperienza di molti paesi dimostra che dopo l’inasprimento radicale del controllo sulle armi civili, di norma, si verifica un boom di crimini gravi. E, al contrario, la liberalizzazione delle regole di possesso di armi civili non ha quasi mai provocato tali conseguenze. Anzi, il numero di crimini gravi diminuisce. C’è solo un’eccezione alla regola generale: il Venezuela. Dopo che, ancora sotto Hugo Chavez, le armi civili erano state autorizzate, il paese fu invaso da un’ondata di violenza. Mentre in Moldavia, relativamente vicina a noi, l’autorizzazione al possesso libero di armi civili ha portato alla diminuzione del numero di omicidi e crimini violenti. E così anche in Estonia, Repubblica Ceca e Bulgaria.

Ancora un’altra, apparentemente ovvia, semplice soluzione: rinforzare la protezione delle scuole. Della scuola di Kazan’ si sa che non ha prolungato l’accordo con la società di sicurezza privata a causa dell’aumento dei prezzi da 40 a 47 mila rubli. Ma la società di sicurezza privata protegge da un assassino con chiari disturbi mentali? Alcune amministrazioni locali (ad esempio a Magadan) sono già corse dalla Guardia Nazionale per concludere contratti sulla difesa di ogni scuola. E adesso i ministri della Forza pubblica possono raccogliere laute somme. Tuttavia, ad esempio, l’esperienza degli USA dimostra che dopo il rafforzamento della difesa della scuola i criminali iniziano semplicemente a sparare in altri luoghi. Ad esempio nelle chiese, nei centri commerciali ecc. Collochiamo anche lì un “nido di mitragliatrici”?

La stessa statistica americana parla del fatto che spesso l’inasprimento della protezione della scuola (polizia, metal detector ecc.) amplifica solo l’atmosfera di violenza in quel determinato luogo, dove, di conseguenza, avvengono ancora più crimini, tra cui sparatorie. E se si trasforma la scuola in un distretto fortificato, allora si mette in moto una catena di montaggio per la produzione di criminali: i bambini si abituano all’atmosfera poliziesca e violenta. E molti “tiratori di massa”, e anche questo è ben noto, hanno tendenze suicide. Si preparano a commettere tali crimini, prevedendo il “suicidio tramite i poliziotti”, cioè in cui anche loro sono vittime della sparatoria. Per questi criminali una guardia in uniforme è un’ulteriore provocazione. Ma anche questo è troppo difficile e non univoco per i fanatici delle soluzioni semplici con l’uso della “chiave inglese”.

E, per finire, la cosa più difficile per i nostri politici è trattenersi dal continuare a generare entità proibitive e concentrarsi invece sul rispetto delle leggi e dei regolamenti già adottati in abbondanza. Oppure, come dicevano un tempo i dissidenti sovietici (e ciò veniva considerato una pericolosa congiura): “rispettate la vostra Costituzione”.

Questo è quanto. È emerso che Il’naz Galjaviev non tanto tempo fa era stato considerato idoneo al servizio militare nonostante i gravi danni cerebrali. Nel 2017 gli fu diagnosticata un’encefalopatia. Tale malattia conduce alla disfunzione del cervello e al degrado della personalità. Doveva ricevere la chiamata al servizio militare quest’estate. E inevitabilmente avrebbe avuto accesso alle armi. Il ragazzo però non nascondeva i sintomi. Già in passato si lamentava del mal di testa quando frequentava quella stessa scuola e inoltre aveva iniziato a manifestare problemi più seri l’estate scorsa quando aveva smesso di parlare con i suoi parenti e si era isolato. A fine aprile di quest’anno gli hanno dato il porto d’armi (si sente per caso odore di corruzione?). Nel quartiere alle 9 del mattino l’11 maggio lui si avviava lungo le vie di Kazan’ verso la scuola, agitando ben in vista l’arma davanti ai passanti e alle camere di videosorveglianza. E nessuno lo ha fermato. Anche se, a quanto pare, qui è difficile che accada.

 

FONTE: expert.ru, 13/05/2021 – di Georgij Bovt

Traduzione a cura di Eleonora Groppi: Da quando ho avuto l’occasione di studiare la lingua e la cultura russe all’università, non ho mai smesso di innamorarmi di tutte le loro sfaccettature. Tradurre è per me un modo per rendere accessibile a tutti questa meravigliosa cultura. LINKEDIN

 

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