Puškin servì mai da ufficiale?

Al Liceo imperiale di Carskoe Selo, alma mater di Alexander Puškin, studiavano principalmente i figli dei nobili. Il programma era progettato per formare futuri funzionari di alto rango. Si studiavano discipline storiche, fisiche e matematiche, belle arti, letteratura e lingue straniere. I laureati del Liceo venivano premiati con l’acquisizione di un grado nell’esercito e la possibilità di servire in posizioni prestigiose.

 

Quindi, dopo la laurea, Puškin ricevette il grado di segretario collegiale. Nel 1817, cinque giorni dopo la fine degli studi, fu arruolato nel Collegio degli Affari Esteri, un’istituzione che si occupava della politica estera del Paese. I giovani funzionari venivano incaricati di riscrivere i messaggi diplomatici e di preparare dichiarazioni e certificati. Puškin parlava correntemente il francese, quindi durante il suo periodo di servizio fece anche da traduttore. Ma al poeta non interessava fare carriera: nella sua giovinezza era più interessato alla vita sociale di San Pietroburgo, e quindi visitava raramente il Collegio.

A seguito degli epigrammi scritti su funzionari influenti e sullo stesso imperatore Alessandro I, Puškin cadde in disgrazia presso il sovrano. Il poeta fu minacciato di esilio, ma lo storico Nikolaj Karamzin e altri influenti amici lo difesero. Riuscì così a scampare all’esilio in Siberia, ma fu mandato a sud con il pretesto di affari ufficiali. Nel maggio 1820, per ordine dell’imperatore, partì per Ekaterinoslav per consegnare dei documenti importanti.

Andrej Bogačev. L’ultimo autunno. Puškin. 1986-1990. Museo d’arte regionale di Voronež.

Il nuovo capo di Puškin, il generale Ivan Inzov, trattò cordialmente il poeta e gli concesse un lungo congedo. Il poeta viaggiò attraverso il Caucaso e visitò la Crimea, e dopo la fine della sua vacanza fu trasferito a Chisinau. Inzov raramente richiedeva che il poeta si occupasse di affari ufficiali, lo incaricava principalmente di tradurre e di occuparsi della corrispondenza in francese. Puškin godeva dunque di una relativa libertà, poteva andare a trovare amici e viaggiare per la Moldavia. Scrisse molto: fu in questo periodo che creò, ad esempio, le poesie Il prigioniero del Caucaso e La fontana di Bachčisaraj.

Nel 1823, Puškin ottenne il trasferimento a Odessa, dove entrò alle dipendenze del generale Michail Voroncov. Il periodo trascorso sotto la guida di Voroncov non fu felice: nel poeta, il generale non vedeva che un funzionario sfaticato. Un anno dopo, Puškin si ritirò e fu mandato nella provincia di Pskov, nella tenuta della famiglia Michajlovskij, sotto la supervisione dei genitori. Scrisse molto, sempre senza riuscire ad entrare nelle grazie dell’imperatore.

Dopo l’ascesa al potere di Nicola I, l’atteggiamento nei confronti del poeta cambiò: il nuovo sovrano era indulgente nei suoi confronti. Puškin tornò al servizio pubblico nel 1831: dopo aver sposato Natalia Gončarova, aveva bisogno di soldi per mantenere la famiglia. Per ordine dell’imperatore, il poeta fu nuovamente iscritto al Collegio degli affari esteri come segretario collegiale, e fu presto promosso a consigliere titolare. Fu mandato negli archivi, a lavorare con i documenti per le opere sulla storia della Russia e sul regno di Pietro I. Tuttavia, Puškin non completò mai il lavoro: servì come funzionario fino alla fine della sua vita, pur volendo sempre lasciare il Collegio.

 

Fonte Kultura.ru – di Margarita Kovyneva, Traduzione di Elena Vaccaro

Elena Vaccaro

Laureata in Mediazione Linguistica. Il russo è stato una forza che ho sentito tirarmi molti anni fa, ma che ho ignorato: pensavo che l’attrattiva sarebbe presto scomparsa. Dopo nove anni, immensi giri, e la certezza che il desiderio di studiare russo mi avrebbe perseguitata per sempre, ho finalmente ceduto e mi sono trasferita in Russia. Ora che l'ho lasciata, la nostalgia si fa sentire. Tradurre per RIT è per me un modo per colmare la distanza che mi separa da questo Paese così affascinante e così mal rappresentato.