Il poeta muto

Gridò al pubblico “Natе!” (Qui!), lo esortò dicendo “Poslušajte!” (Ascoltate!), lo condannò dal palco del Politecnico[1] e dichiarò che non era ancora nato un bogatyr[2] che potesse zittirlo. Tra i poeti del XX secolo la voce squillante di Majakovskij rimase imbattuta, ma esisteva un’arte per il bene della quale anche lui era pronto a tacere. 

 

“Per voi il cinema è spettacolo. Per me è quasi una concezione del mondo.”

Vladimir Majakovskij

 

Estate 1906. Dopo la morte del padre, il giovane Vladimir Majakovskij si trasferì con la famiglia a Mosca. La città affollata e chiassosa ebbe un grande impatto sul futuro poeta: le automobili, gli omnibus trainati da cavalli, l’illuminazione elettrica e la principale meraviglia dell’epoca moderna: il cinema! Nell’arco di un solo giorno Majakovskij, allora tredicenne, cercava di vedere quanti più film possibili. I soldi, tuttavia, non bastavano nemmeno per un film, e doveva intrufolarsi in sala come una lepre, spesso suscitando scalpore. Ma cosa importava, quando la posta in gioco era il prossimo incontro con il Grande muto.

Otto anni dopo, il poeta non soltanto ammirerà la “decima musa”, ma “collaborerà” con lei. Il cinema, infatti, occupò un posto speciale nella sua vita. “Scrivo sceneggiature, recito, realizzo manifesti per il cinema”, raccontava nella sua autobiografia “Ja sam” (Io da solo). Majakovskij debuttò come attore nel 1914 nel cortometraggio “Drama v kabare futuristov № 13” (Dramma nel cabaret futurista n. 13): il poeta interpretava il ruolo di un demone o della morte stessa. Compare solo alla fine del film con un mantello e un cappello, dopo che la “assassinata” Natal’ja Gončarova viene gettata nella neve. Secondo la stampa, il film non era un dramma, ma una parodia dei film thriller d’epoca. Il film godette di un successo tale da essere ridistribuito più volte. Tuttavia, per noi contemporanei rimarrà impossibile vedere un Majakovskij demoniaco: il film è andato perso, e del “Drama v kabare futuristov № 13” è rimasto soltanto un fotogramma.

Non fu altrettanto fortunato il film del regista Nikandr Turkin (Alatrov), “Zakovannaja fil’moj” (Incatenati dalla pellicola) (1918), in cui Majakovskij recitò, e di cui fu anche sceneggiatore. Il poeta recitò assieme alla sua amante fatale Lilja Jur’evna Brik. Il film racconta la tragica storia di un poeta innamorato (Majakovskij) e di una ballerina (Brik) lontana e vicina al tempo stesso, rivelatasi specchio distorto del destino di Majakovskij. Ma non diversamente dal primo film, non sono che rimasti pochi fotogrammi, assieme al libretto ispirato alla pellicola, scritto dalla stessa Brik.

Nella primavera del 1918, quando Majakovskij prese parte a un film a Mosca, ricevetti da lui una lettera: “Per l’estate vorrei interpretare un film con te. Potrei preparare una sceneggiatura apposta per te.”
La sceneggiatura in questione era “Zakovannaja fil’moi”. La scrisse con serietà e passione, come le sue migliori
poesie.
È un vero peccato che non si sia salvato nulla. <…> è straziante che non riesca a ricordare il nome del paese che il protagonista del film, l’Arista, va a cercare.  Ricordo che vede per strada un poster, da cui Lei, il Cuore del Cinema, è scomparsa, dopo essere stata adescata e riportata nella pellicola cinematografica dall’Uomo del Cinema, una sorta di personaggio hoffmaniano, L’Artista guarda più da vicino la parola stampata in caratteri minuscoli nell’angolo del poster e ha difficoltà a comprendere il nome del paese di fantasia dove vive la persona che ha perso. La parola è tipo “Ljublandija”. (lett. Paese dell’amore). Ci piaceva così tanto allora! Non riesco a ricordarla, come a volte non riesco a ricordare un sogno felice.

Lilja Brik

Sempre nel 1918, Majakovskij scrisse un’altra sceneggiatura: “Ne dlja deneg rodivšijsja” (Non nato per il denaro), basata sul romanzo “Martin Eden” di Jack London. Ancora una volta Majakovskij interpretò il ruolo principale, quello del poeta futurista Ivan Nov, e ancora una volta, come sottolinea il filologo Boris Uspenskij, il film si rivelò in parte biografico, e tutte le copie andarono perdute.  Il dramma “Baryšnja i chuligan” (La signorina e il teppista), pubblicato sempre nell’anno 1918, fu un vero e proprio successo per il poeta.  La sceneggiatura, scritta in collaborazione con Evgenij Slavinskij, era basata sul racconto “La maestrina degli operai” dello scrittore Edmondo De Amicis. Il regista e operatore del film E. Slavinskij ha ritratto Majakovskij ai posteri come un attore intelligente e talentuoso:

Molto sensibile a tutte le minuzie della vita scenica, potrebbe esser considerato un modello per tutti gli attori: era sempre puntuale per le riprese, nel suo semplice e spericolato abbigliamento da attaccabrighe di strada. <…> Prima di avviare le riprese, mi chiese di essere severo ed esigente con lui, e promise una sottomissione incondizionata al regista. Tuttavia, a volte, Vladimir apportò alcune modifiche nei mise-en-scène. Queste modifiche portarono sempre, di norma, a una concisione, semplicità e chiarezza. Non c’era modo di controbatterle.

“Baryšnja i chuligan” è l’unico film di Majakovskij ad aver raggiunto i posteri. Del film è stato anche recuperato l’episodio della confessione del teppista in fin di vita, tagliato negli anni ’20 del XX secolo. Secondo i ricordi della regista Esfir Šub, il poeta definì la sua opera una sciocchezza sentimentale, ma rimase sinceramente soddisfatto del lungo destino distributivo del film. Negli anni ’60 venne realizzato un libretto di un balletto dal titolo omonimo, basato su questo film.

La successiva sceneggiatura del poeta fu “Oktjabrjuchov e Dekabrjuchov”, eccentrica commedia scritta per il decimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. È la storia di due fratelli, che incarnano nei loro personaggi le storie delle Rivoluzioni d’ottobre e dicembre, e della loro amata, probabilmente la Russia. È uno dei primi film realizzati con l’uso dell’animazione. Il film include anche filmati di cinegiornali pre-rivoluzionari, documentari polacchi e tedeschi degli anni 1918-1922.

Viktor Šklovskij, che conosceva bene Majakovskij, scrisse che il poeta amava i documentari, nello specifico i film strutturati a mo’ di documentario. Eppure il poeta prese parte soltanto una volta a questo tipo di film: ci riferiamo al documentario propagandista “Evrei na Zemle” (L’ebreo e la terra). La lavorazione del film iniziò nel 1926, nello stesso periodo in cui fu avviato il progetto per il reinsediamento di alcune famiglie ebree dai loro villaggi impoveriti alla steppa della Crimea. L’idea delle autorità era quella di concedere appezzamenti di terreno ai coloni ebrei per un uso agricolo. Alle riprese del film parteciparono Lilja Brik, Viktor Šklovskij e Abram Room. L’atmosfera sul set era nervosa, e la realizzazione del film fallì, così come l’impresa del reinsediamento.

Il poeta prese attivamente parte anche a una sceneggiatura della stessa Lilja Brik, “Ljubov’ i dolg, ili Carmen” (Amore e dovere, oppure Carmen) (1929).

Majakovskij era entusiasta dell’idea. Mi elogiò in tutti i modi per la sceneggiatura, e volle interpretare il ruolo principale. <…> Reagì molto calorosamente alla sceneggiatura, e al suo ruolo, e così decidemmo di richiamare tutta la nostra compagnia: Osip Maksimovič, Kirsanovy, Aseev, Kručenych, e io… della parte illustrativa doveva occuparsene uno della nostra cerchia di amici artisti, ma non ricordo chi. Igor’ Terent’ev e Kulešov ci avrebbero aiutati. Non avremmo preso soldi per il lavoro. Avremmo chiesto al Sovkino il set per un mese, e se il film si fosse rivelato interessante e fosse uscito sugli schermi, avremmo pagato.

Lilja Brik

La sceneggiatura fu respinta dal Comitato centrale del repertorio[3]. Lilja Brik affermò che il film voleva essere una parodia del “cinema estero”, tuttavia i membri del comitato videro nella sceneggiatura un’allusione alle proprie attività.

L’ultimo progetto cinematografico realizzato da Vladimir Majakovskij fu la sceneggiatura “Kak pojivaete?” (Come state?). Inizialmente vietato, ne fu permessa la proiezione solamente con delle modifiche significative e con un titolo diverso: “Tri komnaty c kuchnei” (Tre stanze con cucina). Il poeta non prese parte alle riprese del film e il suo nome non comparve nemmeno nella lista degli sceneggiatori. Majakovskij raccontò del tragico destino di questo lavoro nell’articolo “Karaul!”.

Nel suo lavoro cinematografico il poeta fu un artista attento e talentuoso. I suoi personaggi si differenziavano da quelli del cinema d’epoca moderna: Majakovskij con il suo aspetto straordinario e il suo temperamento esuberante si distingueva dagli attori professionisti del primo cinema. Al tempo stesso, rendendosi conto dell’età ancora acerba del cinema e della assenza di un vero e proprio linguaggio cinematografico, sperimentò senza mai provocare.

In qualità di artista e direttore dello studio cinematografico[4] ero molto interessato a vedere in che modo le riprese venissero attuate. <…> Con il permesso di Majakovskij mi affrettai sul set. Ma là non accadeva nulla di particolare: gli addetti alle luci cambiavano posto ai faretti, i macchinisti del set disponevano le cose più ordinarie nello scenario più ordinario. Nessun futurismo! Nessun cubismo!

Ivanov-Barkov

Il filologo Boris Uspenskij ritiene Majakovskij un pioniere nella creazione del cinema “in prima persona”. L’esplicito carattere autobiografico del poeta-futurista Ivan Nov, ad esempio, è rafforzato dai motivi autobiografici del romanzo di Jack London. La distanza tra attore e personaggio è già nel nome del personaggio stesso, o nella sua mancanza: il teppista e l’artista senza nome, il poeta il cui nome è semplicemente un gioco di parole, un’allitterazione.

Uspenskij attribuisce al poeta l’invenzione di una varietà di maschere d’autore:

“Una maschera d’autore simboleggiava la visione del mondo di Majakovskij; un’altra, il processo della sua creatività poetica; un’altra ancora, la sua vita privata ecc.”.

Il poeta ha lasciato anche una serie di sceneggiature non realizzate: “Deti”, “Slon i spička – kurortnaja komedija chudejušej semejki”, “Ljubov Škafoljubova”, “Istorija odnogo nagana”, “Tovariš Kopytko, ili Doloj žir!”, “Pozabud’ pro kamin”. Sebbene gran parte delle sue sceneggiature venne semplicemente vietata, gli storici del cinema ci vedono un altro motivo, secondo cui questi testi vennero bloccati in fase di sceneggiatura. Secondo le parole di Semjon Ginzburg, i film live action non erano difatti in grado di dar vita alle idee di Majakovskij sceneggiatore:

“… i mezzi artistici del poeta sono antitetici a quelli dei film. In questi Majakovskij cercò, senza mai trovarle, tutte quelle possibilità che invece l’animazione consentiva. Tuttavia, negli anni in cui visse Majakovskij l’animazione non aveva ancora accumulato abbastanza esperienza per tradurre i suoi piani sullo schermo.”

 

Si ringrazia il Museo statale di Vladimir Majakovskij per i fotogrammi.

 

[1] Il Museo del Politecnico (Politechničeskij muzej) è uno dei più antichi musei di scienza del mondo ed è situato a Mosca. Vi sono importanti reperti sovietici scientifici e tecnologici, così come invenzioni moderne. La parte dell’Anfiteatro, che è quella in cui si esibì Majakovskij e a cui si fa riferimento nell’articolo, era adibita come luogo in cui tenere letture, lezioni, dimostrazioni di esperimenti scientifici, dibattiti, serate letterarie, conferenze ecc. Oltre a Majakovskij, tra i tanti ad essersi esibiti presso l’Anfiteatro troviamo: Niels Bohr, Aleksander Blok, Evgenij Evtušenko, Bulat Okudžava e molte altre prominenti figure appartenenti al mondo della scienza e della cultura.

[2] Guerriero eroico della tradizione medievale slava orientale.

[3] 8 Il Comitato centrale del repertorio era parte del Glavrepertkom, forma abbreviata di Glavnoe upravlenie po kontrolju za zreliščami i repertuarom (Direzione centrale per il controllo degli spettacoli e del repertorio), dipendente dal Consiglio dei Commissari del popolo, e fu creato nel 1923 per controllare l’ortodossia ideologica non solo dei film, ma anche delle opere teatrali.

[4] Si fa riferimento allo studio cinematografico Goskino.

 

Fonte: Culture.ru

Traduzione a cura di Serena Milella: Classe 1994. Il mondo russo ha da sempre esercitato un grande fascino su di me, a partire dalla cinematografia di Tarkovskij e dalle poesie di Brodskij. Ho approfondito la mia passione per la letteratura grazie agli studi universitari presso la facoltà di Comunicazione linguistica e interculturale. Tradurre mi ha sempre permesso di sfiorare con occhi e mani questo mondo apparentemente tanto lontano. LinkedIn

 

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