Come le donne dettero il via alla Rivoluzione di Febbraio

L’inizio della Rivoluzione di Febbraio coincise con la celebrazione della Giornata internazionale della donna: le donne giocarono un ruolo non secondario nel colpo di stato rivoluzionario.

 

Il 23 febbraio (1) del 1917, o l’8 marzo secondo il calendario gregoriano, nelle prime ore del giorno le donne scendevano sulle strade di Pietrogrado. Una manifestazione ebbe inizio nel quartiere di Vyborg, dove erano situate le fabbriche le cui operaie divennero anche le prime a partecipare alla mobilitazione. Le loro rivendicazioni erano chiare, le donne erano intervenute con lo striscione: “Guerra, carovita e condizione delle donne operaie”. “Comincia ad esserci qualcosa che non va! Nel quartiere di Vyborg si sono verificati grandi disordini a causa delle difficoltà per il pane”, scriveva all’epoca nel suo diario l’artista russo Aleksandr Benois.

Революционный Петроград в 1917 году.
Pietrogrado in rivolta nel 1917

L’atmosfera nella città era tesa, Pietrogrado era coperta di neve, motivo per cui erano sorti problemi con la fornitura del pane. Quello che arrivava veniva immediatamente spazzato via dagli scaffali, non bastava per tutti, e perciò sin dalla mattina presto davanti ai negozi si formavano lunghe code. Le donne, che costituivano la maggior parte di esse, con facilità aderirono allo slogan delle operaie scese in strada e si unirono alla manifestazione. Oltre al pane chiedevano che i loro mariti, figli e fratelli facessero ritorno dalla lunga guerra che in quel momento durava già da alcuni anni. La partenza dell’imperatore Nicola II per Mogilëv fu come gettare benzina sul fuoco: il capo dello Stato aveva lasciato la capitale il 22 febbraio.

 

“LA GIORNATA DELLA DONNA” COME PRETESTO PER L’INIZIO DELLA RIVOLUZIONE

In realtà le operaie di Pietrogrado nel 1917 avevano già assistito alle celebrazioni per la giornata della donna. Nell’impero russo l’avevano festeggiata anche nel 1913 per la prima volta ma in seguito non era stata celebrata con regolarità. Nella capitale dell’impero, all’inizio del ventesimo secolo, comparvero delle organizzazioni specifiche che tentarono di ottenere la parità dei diritti tra uomini e donne. Ad esse appartenevano ad esempio la “Società russa di mutua assistenza tra le donne”, l’”Unione per la parità dei diritti delle donne” ed il “Partito progressista delle donne”.

Женская демонстрация в Петрограде, 1917 год.
La manifestazione delle donne a Pietrogrado nel 1917

La manifestazione nel quartiere di Vyborg, che inizialmente non era molto estesa, progressivamente andava radunando un numero sempre maggiore di partecipanti. Iniziarono ad echeggiare le grida: “Sulla Nevskij!”(2). Le donne in tal modo spingevano i rivoluzionari di Pietrogrado alla mobilitazione. Nella sua opera “Storia della rivoluzione russa” Lev Trotskij osservava tra l’altro che le operaie durante i tumulti agivano manifestando un maggiore spirito di sacrificio rispetto agli uomini. Queste, secondo le parole del “demone della rivoluzione”, tentavano di imbracciare le armi e persuadevano i soldati ad unirsi ai dimostranti.

Per partecipare alle azioni di protesta, secondo le valutazioni degli storici, in totale quel giorno nella capitale scesero in strada quasi 130.000 lavoratori provenienti da 50 fabbriche. Praticamente un terzo degli operai di Pietrogrado aveva preso quindi parte alla manifestazione. Le donne dettero l’esempio puntando a raggiungere il centro della città. La polizia cercò di impedirlo bloccando le strade. I dimostranti tuttavia trovarono ugualmente il modo per passare: qualcuno camminò sulle lastre di ghiaccio (3) mentre qualcun altro, staccandosi dalla moltitudine, riuscì a sgusciare attraverso i cordoni di polizia a cavallo.

 

PIETROGRADO IN RIVOLTA ED INVASA DAI TUMULTI

Lo stesso Nicola II non sembrava fosse particolarmente preoccupato dagli eventi che si svolgevano nella capitale. Scriveva quel giorno sul suo diario: “In tutto il tempo libero ho letto un libro sulla conquista della Gallia da parte di Giulio Cesare. Ho pranzato con gli stranieri e con i nostri. La sera ho scritto e bevuto il tè con gli altri”. Mentre l’imperatore si trovava a Mogilëv, a Pietrogrado sul viale Suvorovsky gli operai si unirono alle donne (di sera la folla si era avvicinata al centro della città).

Петроградские работницы во время митинга.
Le operaie di Pietrogrado durante un comizio

La gente camminava verso Nevskij Prospekt ignorando le intimazioni a fermarsi da parte della polizia. Benché la manifestazione avesse acquisito un assetto ordinato,  gli slogan che risuonavano erano sempre gli stessi: i dimostranti chiedevano che si provvedesse alle forniture alimentari e che si ponesse fine ad una guerra sanguinosa. I partecipanti alla manifestazione ad un certo punto si dispersero pacificamente, ma questa azione di massa dette impulso a nuove mobilitazioni. Durante una seduta della Duma di Stato (4), Matvej Skobelev, deputato dell’ala moderata del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, in particolare, dichiarò: “Questi bambini sfortunati ed affamati, le loro madri, le mogli, le massaie, che per più di due anni, senza protestare, sono state umilmente alla porta delle botteghe in attesa del pane, hanno alla fine perso la pazienza e, forse con un senso di impotenza ed anche prive di speranza, sono scese pacificamente per le strade ed ancora disperatamente chiedono imploranti: “pane! pane!”. Per il governo gli eventi si evolvettero in modo catastrofico: in una riunione, che si tenne il giorno della prima manifestazione, il Governatore della città di Pietrogrado, rendendosi conto della massiccia partecipazione del popolo alla manifestazione, trasferì parte dei suoi poteri ai militari che avrebbero a quel punto dovuto mantenere l’ordine nella città.

Le manifestazioni, come era presumibile, non si limitarono ad un solo giorno: proprio a Pietrogrado iniziò uno sciopero generale al quale parteciparono più di 200.000 operai. Le  fabbriche della città si erano fermate, ovunque si andavano formando raduni spontanei ai quali si univano immediatamente non solo gli operai ma anche gli studenti della capitale. Le forze di polizia restavano inerti, reparti militari furono schierati a presidio di importanti edifici amministrativi. Andava crescendo la moltitudine di persone insoddisfatte, pronte a scendere in strada per far valere i propri diritti. Il governo fu costretto a rinunciare all’incarico e presentare le proprie dimissioni, dopo qualche giorno Nicola II abdicò al trono. “La giornata della donna”, scrisse in seguito Fëdor Raskolnikov, illustre diplomatico sovietico, era destinata a diventare il primo giorno della rivoluzione.

 

L’EMANCIPAZIONE DELLE DONNE: LE CONCESSIONI DEL GOVERNO PROVVISORIO

Le lavoratrici di Pietrogrado, occorre dire, non si fermarono qui: il giorno stesso dell’abdicazione dell’imperatore russo, diverse organizzazioni femminili della città inviarono una petizione al Governo provvisorio: si chiedeva che le donne partecipassero ai lavori dell’Assemblea costituente. Non avendo ricevuto alcuna risposta, il 19 marzo le donne scesero nuovamente per le strade di Pietrogrado per avanzare le proprie richieste: esse ora vertevano sulle libertà civili ed il suffragio universale.

Михаил Родзянко на митинге.
Michail Rodzjanko durante un comizio

Un corteo di 40.000 manifestanti giunse alle porte del Palazzo di Tauride (5) dove si insediò il Governo provvisorio (6). Michail Rodzjanko, presidente della Duma di Stato, dovette promettere che entro breve tempo si sarebbe occupato della soluzione della “questione femminile”. Nel 1917 fu approvata dal governo una legge secondo la quale tutte le donne di età superiore ai 21 anni acquisivano il diritto di voto alle elezioni. La Russia risultava essere la prima grande potenza al mondo nella quale alle donne veniva riconosciuto il diritto di voto al pari degli uomini.

 

(1) Secondo il calendario giuliano vigente allora in Russia.

(2) Il Prospekt Nevskij è il viale principale che attraversa la città di San Pietroburgo. Le grida: “Sulla Nevskij!” rappresentano una esortazione a dirigersi in massa verso il centro della città.

(3) Sulla superficie dei canali ghiacciati.

(4) La Duma di Stato (Gosudarstvennaja duma) dell’Impero Russo era un’assemblea legislativa. Fu introdotta per la prima volta nel 1906 ed eletta 4 volte fino al suo scioglimento definitivo nel marzo del 1917 a seguito della Rivoluzione di Febbraio che portò all’abolizione dell’autocrazia in Russia.

(5) Il Palazzo di Tauride (Tavričeskij Dvorez) a partire dal 1906 divenne la sede del primo Parlamento russo, la Duma Imperiale di Stato. Dopo la Rivoluzione di Febbraio alloggiò il Governo provvisorio, il Soviet di Pietrogrado ed in seguito l’Assemblea costituente che vi si riunì per un solo giorno, il 18 gennaio 1918, e venne bruscamente sciolta dalle Guardie Rosse bolsceviche nella notte stessa. Nel maggio del 1918 i bolscevichi vi tennero il loro settimo congresso in cui presero il nome di Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

(6) Istituito a seguito dell’abdicazione dello zar nel marzo 1917 e soppresso nel novembre dello stesso anno. Avrebbe dovuto governare fino alle elezioni dell’Assemblea costituente ma di fatto il suo potere venne limitato da quello del Soviet di Pietrogrado.

 

FONTE: diletant.media, 08.03.2021 – di Ivan Šteinert, Traduzione di Camilla Gentile

Camilla Gentile

Mi sono avvicinata alla lingua russa in modo del tutto inatteso quando, terminati gli studi alla facoltà di giurisprudenza, sono andata a vivere all’estero. La possibilità di abitare in vari paesi molto diversi fra loro mi ha offerto una magnifica occasione per conoscere culture e tradizioni di altri popoli e studiarne le lingue. Kiev è stata una tappa del mio percorso ed il luogo nel quale ho scoperto la mia passione per il russo.