L’arte del lubok nella Russia prerivoluzionaria

I lubki apparvero in Russia nel XVII secolo e si diffusero rapidamente tra i contadini e i ceti cittadini per la varietà dei temi trattati. Sostituivano le icone, i libri e i giornali e abbellivano perfino gli interni. Leggete come le stampe popolari hanno conquistato il mercato dell’editoria e quali temi piacevano particolarmente agli acquirenti.

Vladimir Taburin. Chi troppo indugia non si sposa. 1900

                       

Il gatto di Kazan’, la mente di Astrachan’, l’intelligenza siberiana.  XVIII sec. (a sinistra) – L’orso e la capra, lubok XIX secolo (al centro) – Canzoni 1868 (a destra)

Storia dei potešnye listy (fogli divertenti)

L’arte della stampa popolare nacque in Cina. In Russia i precursori di questo genere sono considerate le icone di carta, che si vendevano in gran numero alle fiere e nei monasteri. I primi lubki di carattere religioso vennero stampati all’inizio del XVII secolo nel Monastero delle Grotte di Kiev (Kievo-Pečerskaja lavra). Col tempo ai soggetti spirituali si aggiunsero semplici e chiare scenette di vita reale: tali quadretti avevano molto successo.

Nel XVII secolo i lubki venivano chiamati frjazskie o nemeckie potešnye listy (divertenti fogli occidentali o stranieri); molti quadretti riproducevano soggetti che erano diffusi in Europa. Inizialmente a Mosca venivano usati dai cortigiani e dalla nobiltà per decorare gli interni, ma più tardi iniziarono ad essere acquistati anche dai cittadini. Ben presto la produzione dei quadretti venne posta sotto sorveglianza.

I rappresentanti della Chiesa si assicuravano che nei lubki di carattere religioso non fossero presenti eresie, e i funzionari che i membri della famiglia imperiale fossero rappresentati in modo dignitoso. Ma le ordinanze e i decreti venivano rispettati con riluttanza: spesso alle fiere si vendevano fogli di contenuto assai libero.

Già all’inizio del XVIII secolo i lubki passarono di moda tra la nobiltà, mentre i piccoli borghesi, gli artigiani e i commercianti continuavano ad acquistarli volentieri. Nel 1721 il governo prese delle misure nei confronti dell’arte popolare: la libera vendita di quadretti, in quanto potente mezzo di propaganda, venne vietata. Si potevano riprodurre solo nelle tipografie e solo su permesso speciale.

Nel XIX secolo i contadini iniziarono ad appassionarsi al lubok: i quadretti abbellivano le pareti di ogni izba di campagna.

La nobiltà e gli artisti professionisti consideravano questo genere arte popolare di bassa qualità, eppure i lubki venivano stampati in migliaia di copie.

“Le stampe popolari sono di forte interesse per gli amanti e gli studiosi dell’antichità russa: in sé riflettono chiaramente l’anima del popolo, sono un materiale prezioso per lo studio della sua vita quotidiana e dei suoi costumi, danno un’idea di come si guadagnava da vivere nel campo delle arti, presentano le sue credenze, concezioni, i suoi pregiudizi, tutto ciò che suscitava il suo interesse e che lo divertiva, in cui si rivelava la sua prontezza di spirito.”

Dizionario Enciclopedico Brockhaus ed Efron

Negli angoli più remoti del paese e nei piccoli villaggi a commerciare in quadretti erano i venditori ambulanti – i korobejniki o, come venivano anche chiamati, ofeni. Insieme agli articoli di merceria e di altro tipo vendevano stampe popolari e calendari, che venivano acquistati all’ingrosso nelle botteghe di Mosca.

Tecnica di realizzazione del lubok: dalla tavola di tiglio alla litografia

                

Il vecchio credente e il barbiere. 1770 (a sinistra) – Refezione dei devoti e degli empi. XVIII sec. (al centro) – Il’ja Muromec e Solovej il Brigante. XVIII sec (a destra)

Inizialmente i quadretti venivano stampati da tavole di tiglio. Secondo una versione, proprio dal tiglio, che in antichità veniva chiamato lub, nacque la parola lubok. Venivano realizzati in diverse fasi: in un primo momento l’artista-autodidatta eseguiva il disegno sulla tavoletta, poi lo incideva con degli strumenti appositi e copriva il materiale con il colore. Durante la stampa le incavature restavano bianche, ad essere impresse sul foglio erano solo le parti sporgenti e colorate. I primi lubki erano in bianco e nero e venivano stampati su materiale economico di colore grigio.

Ma già nel XVII secolo apparvero le stamperie. Un secolo dopo l’imperatore Pietro I fondò a Mosca un centro di incisione. Vi lavoravano i migliori artisti, che si erano formati in Europa. Le tavole di legno vennero sostituite da matrici in rame: anche sul metallo si eseguiva il disegno, lo si incideva con strumenti appositi, si copriva con il colore e si facevano le stampe. Questa nuova tecnica permetteva di ottenere linee sottili e morbide e di aggiungere al lubok piccoli dettagli.

I semilavorati stampati venivano portati agli artel’[1] nei villaggi vicino Mosca, dove per pochi soldi donne e bambini li coloravano utilizzando solo quattro colori. Spesso il lavoro veniva eseguito in modo approssimativo, ma gli acquirenti apprezzavano i vividi quadretti per l’umorismo e non per la qualità di realizzazione. Nel XIX secolo apparvero le fabbriche, nelle quali i fogli venivano stampati in grandi quantità. Una nuova tecnica ridusse il costo di produzione: la stampa dalla superficie piana della pietra. I lubki erano molto richiesti: verso la fine del XIX secolo gli editori produssero centinaia di migliaia di copie, cosa che portò loro un buon profitto.

Temi diffusi: dalle prediche ai racconti di Puškin

Per i contadini i quadretti diventarono una fonte di notizie e di conoscenze: costavano poco e sostituivano i giornali. Il loro senso era chiaro perfino alle persone non istruite, sebbene i quadretti fossero accompagnati da un testo edificante o scherzoso.

Morale, religiosità, valori familiari. I mercanti benestanti compravano fogli edificanti ed educativi sulle virtù e sulla vita familiare, mentre tra i contadini erano diffusi i lubki che raccontavano di figli dissoluti che andavano in città e sperperavano il denaro. Nei quadretti si condannavano l’ubriachezza, la vita sregolata, l’infedeltà coniugale e si lodavano i valori tradizionali e l’eroismo dei guerrieri russi.

Contadini e cittadini acquistavano volentieri lubki a tema religioso, racconti biblici, vite dei santi, calendari delle feste religiose e copie delle icone. I maestri copiavano gli affreschi sacri e i disegni dai libri – questi quadretti rappresentavano la variante economica delle costose icone. Nei lubki basati sulle parabole evangeliche si ricordavano al piccolo borghese le norme morali e i peccati che sono in agguato ad ogni passo. Erano diffusi quadretti con scritte che indicavano che santo bisognava pregare per quale malattia o disgrazia – ma anche i lubki con i testi delle preghiere e i calendari con le principali feste religiose.

La battaglia di Kulikovo. 1890

Politica e storia. Grazie ai quadretti i contadini ottenevano informazioni sugli avvenimenti nel paese e sulle grandi battaglie militari. Ad esempio, nei lubki venivano raffigurate le battaglie trionfali delle guerre russo-turche del XVIII secolo. I testi per i fogli erano presi dal giornale “Moskovskie vedomosti” (Notizie moscovite), ma gli autori dei quadretti li riscrivevano in modo che la lingua diventasse comprensibile per i lettori poco istruiti, e aggiungevano anche racconti e leggende, spesso esagerando le perdite in battaglia degli eserciti nemici fino a dimensioni straordinarie. Durante la Guerra patriottica del 1812[2] il governo utilizzava il lubok per tenere vivo lo spirito patriottico. Gli artisti professionisti e i maestri popolari sfruttavano a proprio vantaggio i soggetti attuali in quegli anni: sottolineavano il coraggio dei guerrieri russi e deridevano i francesi per la debolezza e la codardia mostrate durante la cacciata di Napoleone dalla Russia.

Baba Jaga va a combattere con il Coccodrillo. XVII sec

Storie singolari e oscenità. Tra la gente comune erano diffuse storie fantastiche di miracoli e di mostri. Simili notizie venivano presentate come fatti reali avvenuti in terre lontane. Nei lubki del XVIII secolo erano frequenti i racconti di un toro che dopo essersi trasformato in uomo aveva appeso il macellaio al gancio.

Vi erano storie di vecchi che si sono trasformati miracolosamente in giovani, di strane creature provenienti da paesi stranieri, di persone che non bruciano nelle fiamme, di bambini con due teste.

Lo storico d’arte Dmitrij Rovinskij descriveva così le immagini dei lubki del XVIII secolo: “un contadino con la testa di uccello catturato in un bosco in Spagna nel 1721 e battezzato al cattolicesimo”; un satiro trovato in Spagna nel 1760 che aveva “la testa, la fronte e le sopracciglia di uomo, le orecchie di tigre, i baffi di gatto, la barba di capra e la bocca di leone.”

Spesso per i fogli venivano ristampate le notizie del giornale “Sankt-Peterburskie vedomosti” (Notizie di San Pietroburgo) su qualsiasi fatto singolare, come la cattura di un’enorme balena nel Mar Bianco. La notizia dell’arrivo a Mosca di un elefante persiano era accompagnata dai versi:

“gli ho dato mele e kalač[3], l’elefante li ha ingoiati come briciole,

sono rimasto sorpreso per un po’, poi sono andato via

ho girato verso il cortile e mi sono detto:

perché pagare rubli o cinquanta copechi per quell’animale,

non ha senso neanche dare dieci copechi, resta sempre un elefante!”

 

Un particolare tipo di lubki era costituito dai fogli divertenti e dalle caricature. I loro autori ricorrevano a immagini piuttosto grossolane e nei testi erano presenti parolacce. I lubki raccontavano storie sconce e oscene delle avventure dei personaggi Paramoška, Erëma e Savos’ki[4]. Questi quadretti venivano creati solo per divertire, non contenevano discorsi moralistici. I lubki descrivevano anche feste popolari, come le fiere nel periodo della Maslenitsa, con baracconi, zoo, giostre e combattimenti coi pugni[5].

I topi seppelliscono il gatto. Fine XVII inizio XVIII sec.

Fiabe popolari e letteratura d’autore. Molto richiesti erano i lubki con soggetti tratti dalle amate fiabe popolari: fantastici, agiografici ed epici[6]. I loro protagonisti principali erano Bova korolevič (Il principe Bova), Il’ja Muromec, Ivan Zarevič. I personaggi delle leggende antiche e dei byliny (N.d.T. poemi epici popolari) venivano rappresentati nel momento in cui trionfavano sul nemico. Il personaggio folklorico di Eruslan Lazarevič combatté con un terribile dragone a tre teste e Il’ja Muromec con Solovej il Brigante[7]. Molte volte vennero ripubblicate la satirica Fiaba di Erš Eršovič, figlio di Ščetinnikov e la stampa popolare Come i topi hanno seppellito il gatto.

Il testo veniva posizionato sullo fondo dell’immagine o incluso nella composizione del disegno. Tra il popolo circolavano le cosiddette fiabe illustrate: venivano divise in 8 o 16 frammenti e stampate su un unico foglio, che poi veniva tagliato. Le pagine venivano unite in un certo ordine ottenendo un libricino. In questo modo venivano stampate le fiabe di Bova korolevič, Ivan Zarevič i Car’ devica (Il principe Ivan e la principessa guerriera) e molte altre.

Nel XIX si pubblicavano lubki basati sulle opere di Nikolaj Karamzin, Aleksej Kol’cov, Michail Lermontov, Ivan Krylov e di altri scrittori russi e si acquistavano volentieri i fogli sulle fiabe di Aleksandr Puškin.

Spesso gli autori travisavano anche il testo e il soggetto dell’opera letteraria, dando una libera interpretazione dei caratteri dei personaggi e delle loro azioni. I lettori colti consideravano i lubki arte di bassa qualità, tuttavia i quadretti continuavano ad essere stampati in un gran numero di copie, portando agli editori enormi profitti.

“Nei lubki si osservava la totale assenza di prospettiva, il colorare era simile all’imbrattare, le espressioni erano volgari e rozze, l’elevato e il maestoso si trasformavano in qualcosa di esagerato e mostruoso, il divertente e il buffo in comicità di basso livello e spiritosità, ma non si coglieva il senso e l’anima nel contenuto, l’idea nelle immagini”.

Storico e ricercatore del lubok russo Ivan Snegirëv. Dal libro Lubočnye kartinki russkogo naroda v moskovskom mire (Stampe popolari russe nel mondo moscovita)

In Russia i lubki continuarono ad essere diffusi fino all’inizio del XX secolo. Nel 1918, quando l’arte tipografica passò sotto il controllo del governo, la loro pubblicazione venne interrotta. Tuttavia il genere trovò espressione nelle opere degli avanguardisti: molti artisti degli anni ’20 utilizzavano lo stile artistico e i procedimenti folklorici del lubok. Ciò risultò, ad esempio, nei famosi manifesti “Finestre della ROSTA” (Okna ROSTA[8]).

FONTE: Culture.ru – di Margarita Kovyneva

Traduzione di Teresa Tortora: Laureata in Traduzione Specialistica e Interpretazione di conferenza, ho iniziato a studiare il russo per curiosità per poi appassionarmi sempre più giorno dopo giorno. Tradurre è per me un modo per avvicinare quante più persone a questa meravigliosa cultura, spesso poco conosciuta. LINKEDIN

[1] Corporazioni nelle quali più individui si riunivano in forma cooperativa con finalità di raccolta di prodotti, caccia, lavoro o commercio.

[2] Invasione francese dell’Impero russo nel 1812, terminata con una disastrosa sconfitta.

[3] Pane bianco russo fatto con farina di frumento e modellato a forma di maniglia.

[4] Personaggi comici autoctoni presenti nel repertorio della stampa popolare russa come protagonisti di una serie di buffe avventure.

[5] Antica tradizione russa secondo cui durante le feste gruppi di uomini si sfidavano vestiti in abiti tradizionali.

[6] I bogatyry, guerrieri eroici della tradizione medievale slava orientale.

[7] Personaggio epico-mitologico che derubava i passanti diretti o di ritorno da Kiev, addormentandoli con il suono del suo magico flauto.

[8] Tabelloni illustrati esposti nelle vetrine dei negozi tragicamente vuote durante gli anni della guerra civile, che affrontavano in chiave anche satirica problemi correnti socio-politico-ideologici. Rosta è l’acronimo del nome dell’agenzia telegrafica russa nei primi anni del potere sovietico.

Russia in Translation

Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa. Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.